N2 – 7/12/2018

Sempre più problematica la strategia dell’UE sull’Iran
In un articolo comparso su U.S. News lo scorso 29 novembre, l’Amb. Giulio Terzi, Presidente del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella” e membro del direttivo di UANI, scrive:

Nel mese di novembre, durante la riunione dei Ministri degli Esteri UE, è stato annunciato il sostegno alle sanzioni introdotte dal governo francese nei confronti di Teheran in risposta alle minacce terroristiche iraniane. Si tratta di un primo passo verso la giusta direzione, infatti in questo modo tali misure potranno essere applicate in tutta l’Unione Europea, anche se da Bruxelles non stati presi impegni concreti per esercitare maggiori pressioni sul regime degli Ayatollah.

Un progresso certamente degno di nota, lungamente atteso, ma ancora insufficiente. Le sanzioni francesi nei confronti degli agenti appartenenti all’intelligence iraniana scaturiscono dallo sventato attacco dinamitardo – grazie all’operato congiunto degli investigatori di Francia, Belgio e Germania – durante l’annuale raduno della Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI) che si è tenuto il 30 giugno scorso nei pressi di Parigi. Un evento che ha visto la partecipazione di oltre 100.000 sostenitori e l’intervento di centinaia di personalità politiche (anche dall’Italia) e di esperti di politica mediorientale provenienti da tutta Europa, dal Nord America e dal mondo.

(…) il mondo politico e i cittadini europei che amano questi valori dovrebbero unirsi a quei 150 europarlamentari nel fare pressione sui leader europei per riaffermare tali valori e far sapere all’Iran che d’ora in poi le sue relazioni con il mondo occidentale saranno condizionate da concreti e sostanziali miglioramenti nel comportamento del proprio governo in patria e all’estero.

Ancora un convegno sull’Iran dove non si parla di diritti umani
Mercoledì 5 dicembre si è svolto a Roma il convegno “Iran e sanzioni: rischi per le imprese italiane e potenzialità“, promosso dall’On. Pino Cabras del Movimento 5 Stelle in collaborazione con l’Istituto internazionale di analisi globali Vision & Global Trends.

Nel trattare principalmente il tema delle sanzioni applicate all’Iran, è emersa l’apertura di un fronte pro-Iran all’interno del governo in cui i diritti umani e lo stato di diritto ancora una volta non sono minimamente presi in considerazione. L’unico oratore a muovere una nota di biasimo al riguardo è stato l’Ambasciatore Bradanini, prontamente neutralizzato con un intervento lapidario del diplomatico iraniano presente, Mahmoud Radboui, che ha affermato: “Human rights are a part of the story but it is not the right place to discuss it” (i diritti umani c’entrano ma non è il luogo giusto per discuterne).

UANI: Ansaldo Energia non parteciperà al Summit Iran-Italia
In un comunicato del 5 dicembre, United Against Nuclear Iran (UANI) annuncia favorevolmente la decisione di Ansaldo Energia SpA, la società di ingegneria energetica italiana leader mondiale attiva in quattro continenti nella costruzione di centrali elettriche, apparecchiature elettriche, produzione, servizi e attività nucleari, di non partecipare al prossimo vertice Iran-Italia previsto a Milano il prossimo 13 dicembre.

A seguito di una lettera di UANI inviata il 29 novembre, Ansaldo Energia ha confermato che annullerà la sua presenza alla conferenza di carattere commerciale pro-Iran in cui i partecipanti discuteranno su come continuare a fare affari con l’Iran cercando di “individuare soluzioni valide ed efficaci per sostenere le aziende italiane e dell’UE interessate a mantenere o stabilire un impegno economico con l’Iran”.

Il settore privato iraniano è inondato da compagnie di facciata che operano per conto del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica (IRGC), designato come organizzazione terroristica dal Dipartimento del Tesoro statunitense nell’ottobre 2017. Gran parte delle attività iraniane esiste in per finanziare il regime proxy del terrore e il programma di sviluppo di missili balistici, con annesse violazioni dei diritti umani.

Arrestata a Vancouver la Vice Presidente di Huawei
Le autorità canadesi hanno arrestato a Vancouver la signora Meng Wanzhou, vice presidente e direttrice finanziaria di Huawei Technologies Co. su richiesta del governo degli Stati Uniti per presunte violazioni delle sanzioni iraniane. Le accuse ufficiali non sono ancora note, ma un portavoce del Ministero della Giustizia del Canada ha detto che Meng Wanzhou è stata arrestata il 1 dicembre ed è ricercata dagli Stati Uniti che hanno avanzato la richiesta di estradizione. Oggi 7 dicembre è fissata l’udienza per la cauzione. Meng Wanzhou è la figlia del fondatore di Huawei, Ren Zhengfei.

L’arresto della signora Meng è l’ultima mossa di Washington per arginare il gigante della tecnologia cellulare cinese e rientra in una campagna governativa statunitense contro un’azienda considerata pericolosa per la sicurezza nazionale. Lo scorso anno, Washington ha intrapreso una serie di iniziative per limitare il business di Huawei sul suolo americano e di recente ha lanciato una straordinaria campagna di sensibilizzazione internazionale per convincere i paesi alleati ad adottare misure simili.

I legislatori statunitensi hanno ripetutamente accusato la società cinese di essere una minaccia per la sicurezza nazionale, sostenendo che la sua tecnologia potrebbe essere utilizzata per operazioni di spionaggio da parte del governo cinese.

L’ONU deve indagare sulle esecuzioni di massa in Iran del 1988
Anche Amnesty International, con un nuovo Rapporto sull’Iran, accusa il regime iraniano di crimini contro l’umanità e di aver coperto le esecuzioni di massa di almeno 5.000 prigionieri politici 30 anni fa. L’organizzazione ora chiede che le Nazioni Unite aprano un’inchiesta sulle uccisioni e le sparizioni nel 1988 perpetrate contro sostenitori dei gruppi di opposizione iraniani.

Kumi Naidoo, Segretario Generale di Amnesty International, ha dichiarato a VOA che molte famiglie non hanno mai saputo cosa sia effettivamente successo ai loro cari dopo le sparizioni aggiungendo che “quel crimine rimarrà vivo e attivo fino a quando lo Stato in questione, l’Iran, non spiegherà cosa sia accaduto a quelle persone. Alcuni funzionari governativi all’epoca entusiasticamente impegnati in sparizioni forzate ed esecuzioni, occupano ancora oggi posizioni di potere, non solo nel governo, ma soprattutto nel sistema giudiziario e ciò blocca ogni progresso per ottenere giustizia”.

Attraverso centinaia di interviste e una folta documentazione, Amnesty spiega in dettaglio come migliaia di attivisti politici imprigionati siano stati giustiziati o fatti sparire in seguito a una “fatwa”, l’ordine religioso impartito dall’allora leader supremo Ruhollah Khomeini.

Da tempo il Partito Radicale e Nessuno Tocchi Caino denunciano questa grave omissione da parte delle autorità iraniane. Nel luglio 2017 è stata tenuta una conferenza stampa alla quale aveva partecipato anche il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury.

La Camera dei Comuni accusa il Governo di “oltraggio al Parlamento”
Il 4 dicembre la Camera dei Comuni ha votato a favore di una mozione che accusa il Governo May di “oltraggio al Parlamento” per non aver pubblicato per intero il parere legale del Procuratore Generale Jeffrey Cox sulla Brexit.

Con 311 favorevoli e 293 contrari, i deputati britannici hanno approvato una mozione di accusa per i Ministri del Governo con cui viene inoltre stabilita l’immediata pubblicazione del parere legale completo sull’accordo di uscita dall’Unione Europea.

Dopo il voto, il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Andrea Leadsom, ha annunciato per l’indomani la pubblicazione del parere del Procuratore Generale, per permettere un voto informato sulla Brexit l’11 dicembre. Il significato e le implicazioni legate all’adozione di questa mozione sono enormi e sono un’importantissima affermazione del diritto alla conoscenza, per i parlamentari, per la democrazia rappresentativa, per i cittadini, per lo Stato di Diritto.

Il testo della mozione votata è il seguente: “quest’Aula accusa i Ministri di oltraggio per il mancato rispetto della precedente mozione del 13 novembre 2018, di pubblicare il parere legale completo e definitivo fornito dal Procuratore generale al Consiglio dei Ministri circa l’accordo di uscita dall’UE e il quadro per le relazioni future e ne ordina la pubblicazione immediata.”

Sanzioni europee in risposta alla deriva totalitaria della Cambogia
In un articolo su Libération del 30 novembre, Sam Rainsy, leader dell’opposizione cambogiana in esilio, iscritto al Partito Radicale e membro onorario del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”, illustra le ragioni e le prime conseguenze della decisione dell’UE di sospendere il trattamento commerciale favorevole di cui la Cambogia ha goduto, o meglio, di cui la famiglia di Hun Sen ha goduto in particolar modo. Scrive Sam Rainsy:

Dal 2001 la Cambogia ha beneficiato di un eccezionale vantaggio commerciale, concesso dall’Unione europea grazie a un’iniziativa nota come “Everything But Arms” (EBA – Tutto Tranne Armi). Si tratta di un accordo che offre la possibilità di esportare in Europa senza quote o dazi doganali. Il vantaggio è stato dato a un gruppo di paesi in via di sviluppo e transizione verso la democrazia. L’intenzione della Commissione europea era di aiutare “i paesi meno sviluppati” a superare la povertà, ma anche – con criteri paralleli e obbligatori – a compiere progressi sulla via della democrazia e del rispetto dei diritti umani.

Dalla sua creazione, il programma EBA si è dimostrato vitale per la Cambogia, la cui economia è basata sull’industria dell’abbigliamento orientata all’esportazione (40% del PIL e 60% delle esportazioni). L’Unione europea acquista il 40% degli abiti prodotti in Cambogia, attraverso importanti marchi internazionali.

(…) Di fronte a Hun Sen, che tiene in ostaggio la sua gente come parte di una campagna per ricattare emotivamente la comunità internazionale, l’Europa deve rimanere ferma e non cedere a un dittatore che è solo un colosso con piedi economici di argilla e con i giorni contati in assenza di riforme imperative e urgenti.

Foto della settimana
Roma, 4 dicembre 2018: il Ministro della Diaspora albanese Pandeli Majko, l’Amb. Giulio Terzi e i dirigenti del Partito Radicale ad un incontro con la comunità albanese in Italia

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