N3 – 17/12/2018

I deputati europei esortano l’Iran a rilasciare l’avvocato per i diritti civili
Il 13 dicembre, il Parlamento Europeo ha approvato a stragrande maggioranza una risoluzione che chiede al governo iraniano di “rilasciare immediatamente e incondizionatamente” l’avvocato per i diritti umani, Nasrin Sotoudeh. I parlamentari hanno adottato il testo sei mesi dopo che Sotoudeh è stata arrestata dopo aver rappresentato alcune delle donne detenute per aver tolto il velo in pubblico per protestare contro il codice di abbigliamento islamico del Paese.

Nella risoluzione, i legislatori europei hanno espresso la loro “simpatia e solidarietà per la campagna contro il codice di abbigliamento obbligatorio del paese” e hanno condannato la detenzione di donne che avevano tolto il velo in pubblico. Il testo invita inoltre le istituzioni dell’UE e gli Stati membri a sollevare preoccupazioni sui diritti umani presso le autorità iraniane e a fornire “tutto il sostegno appropriato” all’avvocato Sotoudeh e ad altri difensori dei diritti umani, tra cui “visite in carcere, monitoraggio dei processi e ogni forma di assistenza che potrebbero richiedere”.

La Vice Direttrice di Huawei semi-libera su cauzione
Dopo l’arresto a Vancouver, in Canada, la Vice Direttrice di Huawei Meng Wangzou ha ottenuto la libertà su cauzione dopo un’udienza di tre giorni conclusasi l’11 dicembre. Il giudice ha detto che Meng è una “donna d’affari istruita e senza precedenti penali”. Gli Stati Uniti chiedono l’estradizione sostenendo che Meng abbia mentito alle banche degli Stati Uniti in merito al rapporto di Huawei con la società di telecomunicazioni Skycom, con sede a Hong Kong, che avrebbe tentato di fare affari con l’Iran.

Tra le condizioni per la concessione della cauzion a Meng vi è l’obbligo di indossare un braccialetto GPS per essere monitorata 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e sostenere i costi associati al suo programma di monitoraggio. Meng sarà autorizzata a viaggiare all’interno di un determinato confine a Vancouver che non include le aree intorno all’aeroporto. Gli Stati Uniti hanno tempo fino all’8 gennaio 2019 per presentare una richiesta formale di estradizione. Nella prossima udienza, prevista a febbraio, la Vice Direttrice potrebbe essere rilasciata.

L’UE appronterà entro la fine dell’anno un meccanismo per aggirare le sanzioni all’Iran
Il 10 dicembre, il capo della politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, ha annunciato per la fine dell’anno la creazione di un veicolo speciale destinato ad aiutare le aziende che vogliono fare affari con l’Iran. “Mi aspetto che questo strumento venga istituito nelle prossime settimane, quindi entro la fine dell’anno, così da proteggere e promuovere affari legittimi con l’Iran”, ha detto la Mogherini ai giornalisti a Bruxelles dopo una riunione dei Ministri degli Affari Esteri. “Il lavoro sta procedendo bene”, ha aggiunto.

La Francia, la Germania e il Regno Unito stanno cercando di trovare una sede in cui istituire il veicolo speciale per gestire i pagamenti all’Iran bypassando le sanzioni statunitensi.

Le minacce terroristiche di Teheran richiedono un’azione collettiva da parte delle nazioni occidentali
Il 14 dicembre la rivista online Townhall ha ospitato un editoriale dell’Amb. Giulio Terzi sui richi legati all’influenza iraniana in Medio Oriente.

Nel corso del 2018, sono stati neutralizzati almeno quattro piani iraniani di stampo terroristico sul suolo occidentale. A marzo, sono stati arrestati in Albania alcuni agenti che stavano preparando un attacco nella residenza che ospita oltre 2.000 membri in esilio del principale gruppo di opposizione iraniano, la Mojadhedin Organization of Iran (PMOI/MEK). A giugno, diverse autorità europee hanno scoperto un complotto per far esplodere gli esplosivi in occasione di un raduno di Parigi organizzato dal MEK, il Consiglio nazionale della resistenza iraniana guidato dalla signora Maryam Rajavi. Sono incalcolabili quanti dei 100.000 partecipanti o quanti dei dignitari politici di alto profilo presenti da tutto il mondo sarebbero stati uccisi se il piano avesse avuto successo.

(…) dovrebbe essere chiaro alla comunità internazionale lo scontro sempre maggiore tra il regime teocratico profondamente impopolare e la sempre più influente resistenza democratica. I politici occidentali hanno a lungo ignorato la presenza di tali alleati all’interno della società iraniana. Adesso non è più possibile farlo. Se c’è ancora qualche dubbio su una potenziale vittoria popolare sul regime, è sufficiente osservare le proteste in corso in Iran.

Grazie agli attivisti che mettono a dura prova le capacità repressive dell’Iran sia in patria che all’estero, è difficile esagerare i potenziali effetti di una strategia occidentale multilaterale assertiva. Rifiutare tale strategia in queste condizioni significherebbe voltare le spalle non solo alla sicurezza delle nazioni occidentali, ma anche alla prospettiva di una democrazia tanto ricercata nel cuore del Medio Oriente.

Conversazione con l’Amb. Giulio Terzi su Hezbollah pubblicata da Formiche
Le parole del ministro dell’Interno su Hezbollah sono “sacrosante”. Si tratta di un’organizzazione terroristica globale, tutt’altro che divisibile dall’ala politica che opera in Libano. Parola dell’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, già ministro degli Esteri con una lunga carriera diplomatica che lo ha visto, tra gli altri incarichi, rappresentare il Paese in Israele, all’Onu e negli Stati Uniti. Presidente di Cybaze, è attualmente impegnato sui temi della politica estera e di sicurezza come senior advisor o membro del direttivo di diverse istituzioni e organizzazioni di rilievo internazionale. Formiche.net lo ha intervistato sul recente botta e risposta tra i minitri dell’Interno Matteo Salvini e della Difesa Elisabetta Trenta. Il primo, che ha definito Hezbollah “terroristi islamici”, ha generato “la preoccupazione” e “l’imbarazzo” di palazzo Baracchini, legati soprattutto alla presenza di circa 1.100 militari italiani nel Sector west della missione Unifil in Libano, la zona in cui Hezbollah è più attiva. Un invito alla cautela è stato poi ulteriormente ribadito dalla Trenta, che sul tema aveva già incassato l’appoggio dell’altro vice premier, Luigi Di Maio.

Pompeo promuove una posizione più dura sull’Iran in sede ONU
Il 12 dicembre il Segretario di Stato statunitense Mike Pompeo ha fatto una rara apparizione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, mettendo da parte il suo noto scetticismo sull’organizzazione, per cercare di allargare il sostegno ad una linea più dura sull’Iran.

Pompeo ha accusato l’Iran di aver destabilizzato il Medio Oriente e attraverso ciò che ha descritto come lo sviluppo “spericolato” dell’arsenale missilistico ha dichiarato che l’Iran possiede ormai il più grande arsenale di missili balistici in Medio Oriente, capace di colpire sia le basi militari americane nella regione, sia alcune capitali europee. Il Segretario di Stato haribadito le critiche all’accordo nucleare siglato sotto Obama, dal quale gli Stati Uniti si sono ritirati a maggio, per aver permesso all’Iran di accedere a flussi di finanziamento.

Funzionari americani bersaglio di hacker iraniani
Un’indagine dell’Associated Press (AP) conclusasi il 13 dicembre mostra un tentativo di violazione da parte di hacker iranaini delle e-mail personali di funzionari americani incaricati di seguire l’attuazione delle nuove sanzioni americane imposte all’Iran. L’indagine conferma quanto sia profondamente radicato il cyber spionaggio nei rapporti tra USA e Iran.

L’AP ha ottenuto i dati raccolti dal gruppo di cibersicurezza Certfa con sede a Londra. I dati mostrano che un gruppo di hacker, soprannominato Charming Kitten, abbia trascorso il mese di novembre cercando di penetrare nelle e-mail private di oltre una dozzina di funzionari del Tesoro degli Stati Uniti. Nella lista degli hacker figurano difensori, detrattori ed esecutori dell’accordo nucleare siglato in precedenza tra Washington e Teheran, a scienziati atomici arabi, figure della società civile iraniana e membri di think-tank con sede a Washington DC.

Tra i bersagli vi sono anche obiettivi iraniani: operatori mediatici, un agronomo e un impiegato del Dipartimento dell’Ambiente del paese – un possibile segnale che il giro di vite di Teheran contro gli ambientalisti, iniziato all’inizio di quest’anno, continua a ritmo sostenuto.

L’Iran ammette il livello “notevole” dei test di missili balistici a medio raggio
L’Iran ha confermato l’11 dicembre di aver effettuato un test sui missili balistici, riconoscendo il livello ‘notevole’ dei test di missili balistici condotti a medio raggio. Secondo Jordan Steckler, analista di UANI (United Against Nuclear Iran), il test condotto dall’Iran del 1 dicembre scorso è una deliberata provocazione verso gli Stati Uniti. Come dichiarato al National, “in un momento in cui l’UE è al lavoro per creare un meccanismo che consenta la prosecuzione del commercio e degli investimenti europei in Iran, i test di missili balistici e la campagna iraniana di omicidi e complotti terroristici sul suolo europeo, mostrano che Teheran non ha intenzione di moderare il suo comportamento”.

L’Iran era già stato accusato del lancio del missile a medio raggio all’inizio del mese dal Segretario di Stato statunitense Mike Pompeo, ma era stato smentito da Teheran. “Stiamo continuando i nostri test missilistici e questo recente è stato un test significativo”, ha riferito poi l’agenzia di stampa Fars citando il comandante aerospaziale della Guardia Rivoluzionaria Brig Gen Amir Ali Hajizadeh, senza però specificare il tipo di missile testato. “La reazione degli americani dimostra che è stato un test molto importante per loro ed è per questo che gridano”, ha detto Hajizadeh, che ha aggiunto che il paese effettua fino a 50 test missilistici all’anno.

L’Iran chiede all’Occidente di piantarla con le “assurdità”
Il 13 dicembre le autorità iraniane hanno invitato esortato gli Stati Uniti e i paesi alleati a ritirare le accuse “assurde” sui test missilistici iraniani. L’esortazione è giunta all’indomani della richiesta di Washington all’ONU di adottare misure punitive contro Teheran. “Gli Stati Uniti e gli alleati dovrebbero cessare le loro ipocrite assurdità contro i missili iraniani”, ha scritto su Twitter il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, che ha aggiunto: “I fatti parlano da soli, sono loro che vendono 100 miliardi di dollari di armi per macellare gli yemeniti”, riferendosi alla devastante guerra guidata dai sauditi e sostenuta dall’Occidente contro i ribelli in Yemen. In allegato al testo, Zarif ha pubblicato un grafico che illustra le esportazioni di armi in Arabia Saudita dal 2013 al 2017 utilizzando dati forniti dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI).

L’11 dicembre Teheran aveva confermato di aver effettuato un test missilistico, ribadendo l’intenzione di continuare a svolgere attività balistiche nonostante la condanna occidentale. Le autorità britanniche e francesi hanno dichiarato che il test di Teheran è stato “provocatorio”, ma hanno comunque chiesto un dialogo anziché sanzioni come invece richiesto dagli Stati Uniti.

L’Iran continua a sviluppare tecnologia di missili balistici facendo leva sulla risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che chiede all’Iran di astenersi dal collaudare missili in grado di trasportare un’arma nucleare, ma non impedisce specificamente a Teheran di lanciare missili. Le autorità iraniane ribadiscono di non aver intenzione di acquisire armi atomiche e che i programmi di sviluppo missilistico sono puramente difensivi e conformi alla risoluzione.

Dopo un lungo sciopero della fame è morto in carcere Vahid Nasiri
Un attivista politico iraniano, Vahid Sayadi Nasiri, incarcerato per aver pubblicato alcuni messaggi su Facebook contro il regime di Teheran, è deceduto al 60° giorno di sciopero della fame. La notizia è stta diffusa dalla famiglia. Vahid Sayadi Nasiri era stato accusato di aver insultato il leader supremo, Ayatollah Ali Khamenei. L’attivista aveva già scontato due anni e mezzo di detenzione e lo scorso marzo era stato rilasciato, ma è stato arrestato nuovamente ad agosto.

L’organizzazione Iran Human Rights Monitor ha reso noto che Vahid aveva iniziato lo sciopero della fame ad ottobre per denunciare l’impossibilità di parlare con il suo avvocato e per migliorare le condizioni di detenzione nel carcere della città di Qom. Inoltre, anche il principio della separazione dei detenuti in base ai crimini commessi è stato violato perché Vahid era detenuto assieme a criminali ordinari da cui subiva regolarmente abusi e aggressioni.

In Iran arrestati oltre 100 cristiani per un giro di vite sulle conversioni
Secondo quanto riferito dal Telegraph il 10 dicembre, nelle settimane recenti le autorità iraniane hanno arrestato più di 100 cristiani. Si tratta di una vasta operazione di repressione contro le conversioni e contro un fenomeno definito come il “proselitismo degli evangelici”. Citando Open Doors UK, un’organizzazione di beneficenza che monitora le persecuzioni dei cristiani di tutto il mondo, il Telegraph scrive che il crescente interesse pubblico per confessioni minoritarie, che rappresentano appena l’1% della popolazione (circa 350.000 persone), è causa di preoccupazione per il regime islamico, che ha reagito attuando una repressione che interessa chiese e congregati.

Condannati in Iran tre avvocati diritti dei diritti umani
L’11 dicembre l’AP ha reso noto che le autorità iraniane hanno condannato due avvocati per i diritti umani a sei anni di carcere e un terzo a tredici ann.. Il quotidiano Arman ha spiegato che Ghasem Sholeh-Saadi e Arash Keikhosravi sono stati condannati a cinque anni di carcere per aver preso parte a un “raduno illegale” e a un anno per “propaganda” contro il governo. I due sono stati arrestati ad agosto quando hanno preso parte a una protesta al di fuori del parlamento per chiedere elezioni libere. Sono stati rilasciati su cauzione la scorsa settimana.

Il terzo condannato Mohammad Najafi è stato condannato da un tribunale nella città di Arak a dieci anni per aver “trasmesso informazioni a un paese ostile” attraverso interviste con i media stranieri, a due anni per aver insultato il capo supremo Ayatollah Ali Khamenei e a un anno per pubblicità a sostegno di gruppi di opposizione.

Cosa significa l’adesione di Israele alla FATF
Il Jerusalem Post s’interroga se, con l’adesione di Israele, il FATF (Financial Action Task Force) sarà in grado di lavorare con gli Stati Uniti per esercitare pressione sull’Iran nel prossimo incontro del 17 febbraio. L’Iran ha già problemi con le direttive FATF, essendo stato segnalato, insieme alla Corea del Nord, come un Paese ad alto rischio finanziario.

Significativamente, una dichiarazione del FATF di ottobre richiamava i membri a “continuare a consigliare alle proprie istituzioni finanziarie di applicare maggiore diligenza, incluso ottenere informazioni sui motivi delle transazioni previste, sui rapporti commerciali e le transazioni con persone fisiche e giuridiche iraniane”.

Tuttavia, questi punti sembrano secondari rispetto alla dichiarazione di ottobre, essendo la decisione della FATF di non re-imporre contromisure economiche contro l’Iran che aveva invece imposto prima dell’accordo nucleare Iran del 2015.

Il Progetto Wisconsin, con sede negli Stati Uniti, che monitora una serie di sviluppi iraniani, ha osservato in un rapporto di novembre che la decisione del FATF di non reimporre le sanzioni economiche all’Iran “fornisce un sostegno temporaneo agli sforzi delle restanti parti nell’accordo nucleare con l’Iran per preservare l’accordo, in contraddizione con gli sforzi degli Stati Uniti”. L’agenzia ha anche dichiarato che la decisione del FATF, che in buona parte favorisce l’Iran, riflette “la lotta in corso tra l’Unione europea di trovare un meccanismo finanziario per consentire alle imprese europee di continuare a negoziare con l’Iran e gli sforzi USA per porre fine a quasi tutti i legami”.

Trovati in Yemen due lanciamissili di presunta realizzazione iraniana
Secondo un rapporto riservato delle Nazioni Unite visionato dalla Reuters, due unità per il lancio di missili anticarro, recuperate da una coalizione militare a guida saudita nello Yemen, sembrano essere state fabbricate in Iran nel 2016 e 2017. Il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, non ha ancora specificato se la scoperta rappresenti una violazione di una risoluzione ONU del gennaio 2016 che vieta all’Iran di importare ed esportare armi o materiale connesso senza l’approvazione del Consiglio di Sicurezza.

La repressione in Cambogia si intensifica
Di fronte alla crescente pressione internazionale tesa a ristabilire la democrazia in Cambogia, il Primo Ministro Hun Sen non ha trovato risposta migliore che quella di adottare nuove misure per neutralizzare gli ultimi elementi dell’opposizione e rendere ancora più difficile il ripristino della democrazia.

E’ un vero e proprio insulto alla comunità internazionale, all’Unione Europea in particolare, che sta minacciando il regime di Phnom Penh con sanzioni commerciali nel caso in cui Hun Sen non annulli le misure repressive adottate dal 2017, specificamente quelle che hanno decretato lo scioglimento dell’unico partito di opposizione rappresentato in Assemblea Nazionale, il Cambodia National Rescue Party (CNRP).

Tra le nuove misure repressive, vi è un emendamento imposto il 13 dicembre da Hun Sen in Parlamento sulla legge sui partiti politici che punisce con pene detentive di due anni e mezzo i 118 ex dirigenti del CNRP se questi non presenterano, con un vero atto di sottomissione e obbedienza, la richiesta di vedersi ripristinare i loro diritti politici. Sono gli stessi diritti di cui sono stati privati quando il CNRP è stato sciolto dalla Corte Suprema il 16 novembre 2017.

Zapatero rompe il silenzio sullo sciopero della fame di quattro esponenti catalani
L’ex presidente spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero ha respinto le affermazioni secondo cui i leader indipendentisti avrebbero tentato un colpo di stato organizzando il referendum e dichiarando l’indipendenza l’anno scorso, come sostenuto da alcuni partiti unionisti.

“Il loro era un viaggio verso il nulla, che ha superato i limiti della politica”, ha detto Zapatero in un’intervista al quotidiano spagnolo El Mundo. “Ma non hanno fatto un colpo di stato”. Per Zapatero, l’attuale Presidente Pedro Sánchez, anch’egli membro del Partito Socialista, deve fare “un grande sforzo per stabilire un dialogo” con i partiti indipendentisti. Per ora, “non c’è stato quasi nessun dialogo”, ha affermato.

In risposta a Ciutadans e al Partito Popolare, due partiti che chiedono la sospensione dell’autogoverno catalano, Zapatero sottolinea che l’imposizione del governo diretto da Madrid non risolverà la crisi catalana perché “i problemi politici possono essere risolti solo attraverso il dialogo”.

I quattro esponenti catalani in sciopero della fame dal 3 dicembre, in detenzione preventiva, sono Jordi Sànchez ex capo dell’organizzazione denominata Assemblea Nazionale Catalana, Jordi Turull ex portavoce del governo regionale catalano, Josep Rull e Joaquim Forn rispettivamente ex Ministro delle Infrastrutture ed ex Ministro degli Interni del governo catalano.

Il Partito Radicale marca il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
Il 10 dicembre, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani e del 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il Partito Radicale ha tenuto una conferenza stampa nella sede di Via di Torre Argentina 76 in cui hano particpato i coordinatori della Presidenza Maurizio Turco, Rita Bernardini e Sergio D’Elia. Il video integrale della conferenza è disponibile sul sito di Radio Radicale.

Legislatori canadesi chiedono al governo di imporre la legge “Magnitsky” contro l’Iran
Alcuni legislatori canadesi e un ex Ministro della Giustizia hanno proposto al Governo di Justin Trudeau di imporre nuove sanzioni individualli contro i principali funzionari iraniani, come risposta a un forte aumento delle violazioni dei diritti umani nel corso di quest’anno. Irwin Cotler, un ex ministro che ora guida il Centro per i Diritti Umani “Raoul Wallenberg”, ha pubblicato un rapporto in cui chiede sanzioni contro i ministri, i giudici, i pubblici ministeri e direttori di carceri iraniane. Alcuni esponenti del Partito Liberale a cui appartiene il Primo Ministro Trudeau e i due principali esponenti dell’opposizione si sono uniti alla proposta di Cotler per chiedere l’applicazione di sanzioni individuali secondo il modello della Legge “Magnitsky”.

Foto della settimana
Parigi, 15 dicembre 2018: il leader dell’opposizione cambogiana in esilio Sam Rainsy, il Senatore di “En Marche” André Gattolin e Matteo Angioli ad un’assemblea della diaspora cambogiana 

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