N5 – 31/12/2018

PRIMO PIANO

Lettera aperta al Corriere della Sera sulla scelta di nominare Xi Jinping “Personaggio dell’Anno”
Il 23 dicembre, il Corriere della Sera ha deciso di nominare Xi Jinping, Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Personaggio dell’Anno per il suo operato in campo economico. Quella che segue è la lettera aperta inviata al direttore del quotidiano milanese, Luciano Fontana, su iniziativa del Comitato Globale per lo Stato di Diritto e del Partito Radicale sottoscritta, tra gli altri, dai Senatori Rampi, Urso e Paroli.

Buona lettura e buon 2019!

Egregio Direttore Fontana,

Le scriviamo a seguito della sorprendente decisione del 23 dicembre da parte del Corriere della Sera, suffragata da editorialisti e giornalisti economici, di nominare il Presidente cinese Xi Jinping “Il Personaggio dell’Anno”. Secondo il quotidiano da lei diretto infatti, Xi Jinping è “l’uomo che ha maggiormente influenzato l’assetto economico mondiale. Solo Xi Jinping (…) è stato in effetti «leader».” E ancora: “Non c’è nessuno al governo in Occidente che si sia battuto bene come lui per rafforzare il proprio Paese senza confondere l’interesse nazionale con il proprio di breve respiro e che abbia al tempo stesso cercato di presentare la propria nazione come portatrice di valori”.

Purtroppo, è doloroso ed inquietante dover notare come al quotidiano di Milano da lei diretto, che vanta un’autorevole tradizione ispirata ai valori della Democrazia Liberale, sembri – con questa decisione – sfuggire la differenza tra una democrazia liberale e un’autocrazia o dittatura. In democrazia esistono equilibri politico-istituzionali incarnati da pesi e contrappesi, dalla separazione dei poteri, in altre parole lo stato di diritto, l’affermazione delle libertà fondamentali dell’individuo, della dignità umana, dell’universalità dei Diritti Umani.

Tutto ciò ha naturalmente un’influenza determinante in campo economico-finanziario. Soprattutto per tali ragioni la Cina non ha mai potuto ottenere il riconoscimento di un suo “market economy status”. Un regime autoritario, come quello cinese, si è invece voluto sempre sottrarre alle responsabilità che avrebbe dovuto assumersi a livello globale. Invece di cogliere le opportunità offerte dalla crescita economica per introdurre riforme costituzionali, politiche e sociali, che tutti si attendevano in occidente quando Pechino venne accolta nell’OMC, il Partito comunista cinese e la sua leadership hanno proseguito, in particolare con Xi Jinping, a consolidare la preminenza del Partito comunista su tutto l’impianto istituzionale del Paese, accentrando il potere in capo a un direttorio sempre più ristretto e, ora, interamente nelle mani del Presidente cinese.

PARTITO RADICALE

Raggiunto e superato il traguardo dei 3000 iscritti nel 2018
Il 24 dicembre il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito ha raggiunto il superato traguardo di 3000 iscritti fissato dalla mozione del 40° Congresso tenutosi nel settembre 2016. Per il secondo anno consecutivo quindi, il Partito Radicale è riuscito a scongiurare la chiusura che sarebbe scaturita automaticamente dal mancato raggiungimento dell’obiettivo minimo dei 3000 iscritti nel 2017, da confermare nel 2018.

La giornata del 24 dicembre si è chiusa con 3011 iscritti e al 28 dicembre il numero era ulteriormente salito a 3.109. C’è tempo fino alla mezzanotte di oggi 31 dicembre per iscriversi e partecipare al 41° Congresso. Dopo aver assicurato al Partito Radicale la possibilità salvare le speranze e le idee di stato di diritto e democrazia, il 2019 si apre con la lotta per salvare Radio Radicale.

DIRITTO ALLA CONOSCENZA

Firma l’appello a sostegno del diritto alla conoscenza
Dopo decenni di partitocrazia, che ha fatto strame della legalità costituzionale, in cui i regolamenti parlamentari sono stati regolarmente stravolti e ignorati, siamo giunti ad una congiuntura storica, dove al taglio dei diritti e dei tempi parlamentari si sommano proposte di superamento del Parlamento e di introduzione di nuove forme di “democrazia diretta”.

Ad accelerare la discesa verso l’oscurantismo anti-democratico e anti-liberale più pericoloso vi è la decisione del Governo di tagliare i fondi all’emitttente fondata da Marco Pannella, che ha da sempre offerto un servizio pubblico imparziale, senza filtri, senza propaganda, in cui ogni voce ha potuto trovare ascolto e diffusione producendo informazione e conoscenza.

Il Partito Radicale ha lanciato un appello per prouovere il riconoscimento, anche in sede ONU, del diritto umano alla conoscenza. Il rischio di chiusura di Radio Radicale è un’altra ragione che purtroppo si aggiunge alle tante importanti e urgenti già esistenti per sostenere il riconoscimento del tale diritto. Per questo ti invitiamo a firmare e diffondere l’appello del Partito Radicale e del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella”, unendoti ai tanti cittadini, Comuni e Regioni che hanno già aderito. Grazie!

IRAN

L’editoriale di Giulio Terzi di Sant’Agata
La sollevazione nazionale degli ultimi dodici mesi in Iran ha lanciato un messaggio politico chiaro e inequivocabile, che non lascia dubbi sul reale desiderio della popolazione di un cambio di regime. Per tutta risposta funzionari governativi ai più alti livelli, incluso il capo supremo Ali Khamenei, si sono dimostrati particolarmente celeri nell’attribuire gli slogan come “morte al dittatore” e l’organizzazione della rivolta al Movimento PMOI/MEK, da sempre in prima linea per la fine del regime teocratico, dei controlli oppressivi e delle violente repressioni – messe in atto dall’apparato di sicurezza e di intelligence iraniano – e la liberazione immediata di tutti i prigionieri politici e per un Iran che rispetti pienamente i suoi obblighi internazionali e lo stato di diritto.

È importante sottolineare, a tal proposito, come la piattaforma politica del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, guidato da Maryam Rajavi, abbia ottenuto negli anni un sempre più ampio sostegno, sia a livello internazionale che tra il popolo iraniano, configurandosi come l’alternativa più valida, affidabile e democratica a un sistema di potere fallimentare, responsabile del disgregamento economico, la corruzione dilagante, le sanguinose repressioni in Iran – e altrove attraverso i “proxies” del regime – che sta decisamente alienando il popolo iraniano.

Sen. Lieberman: “Le sanzioni taglieranno le esportazioni di petrolio iraniano di un milione di barili al giorno”
Il presidente di Uani, il Senatore Joseph I. Lieberman, ha discusso la ripresa delle sanzioni sull’industria petrolifera iraniana il 5 novembre ospite del canale TV Bloomberg. “Credo che l’accordo siglato dall’amministrazione Obama e dai nostri alleati europei sia stato un cattivo affare per noi, abbiamo concesso troppo e abbiamo avuto troppo poco in cambio. Tutto è cambiato con il Presidente Trump, comprese le sanzioni sull’Iran, che sono state reimposte la scorsa settimana. Le stime indicano che tali sanzioni taglieranno le esportazioni di petrolio iraniano di 1 milione di barili al giorno, un vero colpo mortale per l’Iran”, ha detto il Senatore indipendente del Connecticut.

Azienda tedesca interrompe i rapporti con Teheran
Il 27 dicembre, Rainer Westermann, portavoce della società tedesca Krempel, fornitrice di materiale da costruzione ad imprenditori di Teheran utilizzati per la produzione di missili in Iran e di gas in Siria, ha riferito al Jerusalem Post la decisione dell’azienda di interrompere gli scambi con la Repubblica islamica dell’Iran. “Da diversi mesi Krempel non consegna più merce all’Iran”, ha dichiarato Westermann.

Sulla vicenda è intervenuto anche l’Ambasciatore statunitense in Germania, Richard Grenell, che ha dichiarato: “Le aziende si rendono conto che entrare in affari con l’Iran significa finanziare la strategia terroristica del Corpo della Guardia rivoluzionaria islamica”. A Grenell viene ampiamente riconosciuto un forte impegno volto a far sì che sempre più imprese tedesche lascino l’Iran.

Il gruppo Krempel, situato nei pressi di Stoccarda, vendeva ad aziende iraniane schede elettroniche utilizzate nella produzione di missili. Un fotografo siriano aveva trovato parti realizzate dal Krempel Group nei resti di missili di produzione iraniana impiegati per attacchi chimici perpetrati contro civili siriani a gennaio e febbraio. Il gruppo Krempel ha tagliato i rapporti con Teheran dopo l’insediamento dell’Amb. Grenell in Germania e dopo che gli Stati Uniti, a novembre, sono tornati ad imporre sanzioni finanziarie ed energetiche all’Iran.

La crisi economica dell’Iran colpisce la classe media
“L’economia iraniana è in rovina, annientata da anni di cattiva gestione e dalle rinnovate sanzioni economiche”, scrive il New York Times il 26 dicembre. Per più di un decennio, il governo ha stampato moneta nel tentativo di coprire i deficit di bilancio e altre spese ma, oggi, secondo Djavad Salehi-Isfahani, professore di economia alla Virginia Tech University, l’inflazione è esplosa e le cifre ufficiali registrano un tasso annuo del 35%, rispetto a uno scarso 10% di un anno fa.

Il ritiro statunitese dall’accordo sul nucleare (JCPOA) ha complicato il quadro perché “ha azzerato le aspettative di un boom economico creato dal JCPOA e il ritorno dell’Iran nell’economia globale, che avrebbe dovuto aumentare le esportazioni di petrolio e gli investimenti esteri. L’inversione ha indotto i risparmiatori a convertire i loro rial in altre attività, principalmente dollari e oro”, ha afferamto il professor Salehi-Isfahani.

Benché alcuni ritengano Trump responsabile della crisi, la classe media iraniana ha costantemente favorito candidati che vogliono buone relazioni con l’Occidente, come i cosiddetti “riformisti” che fanno capo a Rouhani. Tuttavia, anche sotto il “riformista” Rouhani almeno due persone sono state impiccate dopo essere state condannate, in processi altamente pubblicizzati, con l’accusa di aver manipolato i mercati.

Nonostante le sanzioni statunitensi, l’Iran prevede maggiori entrate petrolifere
Illustrando la legge di bilancio nel Parlamento di Teheran il 25 dicembre, il Presidente Rouhani ha annunciato che, nonostante il dimezzamento delle esportazioni di petrolio a causa delle sanzioni statunitensi, i proventi dal petrolio, dai prodotti petroliferi e dalle esportazioni di gas naturale nel 2019 ammonteranno a circa 1.425 trilioni di rial, il che indica una crescita del 32% rispetto al 2018. L’anno fiscale in Iran ha inizio il 21 marzo.

Non è ancora chiaro in base a quale tipo di proiezioni la previsione di bilancio preveda una crescita dei ricavi dal petrolio. Non ci sono dettagli sul volume esatto delle esportazioni di petrolio, sul prezzo del petrolio e sul tasso del dollaro applicato per calcolare le entrate nella valuta iraniana. Il governo prevede l’esportazione di 1,5 milioni di barili di greggio e condensato di gas al giorno a 54 dollari al barile, con il tasso ufficiale del dollaro che sarebbe di 57.000 rial. Attualmente, il tasso ufficiale deldollaro è di 42.000 rial e ciò potrebbe in parte spiegare la previsione di entrate petrolifere maggiori. Modificando il tasso di cambio ufficiale a 57.000 rial sul dollaro, il reddito petrolifero aumenterebbe anche in valuta locale.

Un altro fattore importante è la ripartizione delle entrate petrolifere totali nel nuovo bilancio. Nell’anno in corso, il Fondo Nazionale per lo Sviluppo ha ricevuto il 32% delle entrate petrolifere e l’anno prossimo dovrebbe subire un taglio del 12%. La differenza dovrebbe andare al bilancio per le spese correnti. Dal luglio 2017 inoltre, l’Iran esporta, in misura limitata, gas naturale in Iraq, ma il volume delle esportazioni è recentemente incrementato a circa 28 milioni di metri cubi al giorno.

Londra critica la detenzione di una cittadina britannico-iraniana
Il Ministro degli Esteri britannico, Jeremy Hunt, ha accusato l’Iran di aver usato una cittadina britannico-iraniana, Nazanin Zaghari-Ratcliffe, in carcere dall’aprile 2016, come pedina per ragioni diplomatiche. Zaghari-Ratcliffe abitava a Londra e l’accusa di Teheran è di cospirare contro il governo, che ha sempre ignorato le ripetute richieste dei familiari e dei funzionari britannici di rilasciarla.

La signora Zaghari-Ratcliffe lavorava per la Thomson Reuters Foundation quando è stata arrestata all’aeroporto di Teheran il 3 parile 2016 e successivamente condannata a cinque anni di carcere per spionaggio, accusa che lei nega totalmente.

Il 28 dicembre, parlando a BBC Radio 4, il Ministro Hunt ha dichiarato: “Benché innocente, Nazanin non è l’unica persona detenuta come pedina per esercitare pressioni diplomatiche. L’Iran è un paese con una grande civiltà alle spalle. Una delle più antiche civiltà del mondo. Chiedono il rispetto da altri paesi. Ma imprigionare una donna innocente come lei non è il modo di farlo e spero davvero che vi sia un ripensamento. Abbiamo differenze diplomatiche con molti paesi in tutto il mondo, ma non abbiamo altri paesi che utilizzano persone innocenti come uno strumento di leva diplomatica”.

Rilasciato dopo otto mesi di detenzione in Iran
Abbas Edalat, un professore britannico-iraniano è tornato nel Regno Unito dopo aver subito un arresto e un’incarcerazione di otto mesi a Teheran. Il Ministero degli Esteri britannico ha dichiarato: “Continueremo ad agire su tutti i casi consolari che ci riguardano, in Iran, in vista di ottenere il miglior risultato”. Le autorità iraniane avevano arrestato il prof. Edalat lo scorso aprile perché sospettato di far parte di un gruppo anti-Iran presente nel Regno Unito che avrebbe lanciato operazioni di spionaggio e avuto contatti con leader di proteste anti-governative di massa nel 2009.

Diminuiscono i fondi al Ministero della Difesa dell’Iran, aumentano quelli ai Guardiani della Rivoluzione
Il 25 dicembre il Presidente iraniano Hassan Rohani ha presentato in Parlamento il bilancio del Paese per il 2019 e sebbene non sia lecito conoscere in dettaglio la nuova legge, qualcosa è trapelato. Secondo Radio Farda, alcuni parlamentari estremisti e molti iraniani sui social media, principalmente sostenitori del regime, hanno protestato contro quello che hanno definito “un drammatico declino” nel bilancio militare.

L’aspetto più interessante probabilmente è quello rivelato da Hossein Dalirian, direttore del desk difesa dell’agenzia di stampa Tasnim, collegata all’IRGC (il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche), che ha presentato via Twitter alcuni dettagli sul budget. Secondo Dalirian ad un ridimensionamento del bilancio dell’esercito iraniano corrisponde un aumento di quello assegnato proprio all’IRGC.

La somma prevista per “preservare la capacità produttiva delle industrie della difesa” per il 2019 passerà da circa 7 trilioni di rial, a 4 trilioni, con una riduzione del 27,3%. Il budget per il Ministero della Difesa dovrebbe subire una riduzione del 50%, mentre quello complessivo destinato all’IRGC dovrebbe crescere da 202 trilioni a 255 trilioni di rial. Infine, anche il bilancio dedicato all’intelligence aumenterà. E’ previsto addirittura un raddoppio, da 400 a 800 miliardi di rial. A ciò si aggiunge il fatto che l’IRGC ha una sua vasta organizzazione di intelligence con un budget separato.

Il disegno di legge deve ancora essere approvato, perciò le cifre fornite devono essere prese con le molle, trattandosi soprattutto di attività militari e di intelligence su cui vige una totale mancanza di trasparenza.

Ministro degli Esteri iraniano sotto attacco per aver affermato che Teheran non vuole la distruzione di Israele
In un’intervista al settimanale francese “Le Point” del 19 dicembre, il Ministro degli Esteri dell’Iran Mohammad Zarif ha accusato Israele di essere un paese aggressore. “Il Primo Ministro israeliano Netanyahu ha visitato la centrale elettrica di Dimona, dove vengono fabbricate armi nucleari [israeliane], e ha detto che avrebbe distrutto l’Iran”, ha detto Zarif, aggiungendo che nessun membro del governo ha mai chiesto la distruzione di Israele e che la rovina di Israele sarebbe avvenuta per le scelte suicide di Israele stesso. Secondo Zarif, persino l’ex presidente Mahmud Ahmadinejad, noto anti-israeliano, non ne predicava la distruzione: “Ha sottolineato che l’Imam Khomeini aveva detto che Israele sarebbe scomparso dalle pagine del tempo e ma non che lo avrebbe distrutto.”

Osservazioni che non calzano né con le affermazioni dall’ala più evidentemente conservatrice in Iran, che ha accusato Zarif di distorcere le parole e la politica del fondatore della Repubblica islamica, l’Ayatollah Ruhollah Khomeini, né con quelle di quest’ultimo. Il quotidiano Kayhan infatti ha riproposto alcune dichiarazioni del leader supremo che nel 2012 disse che il suo paese “interviene in faccende anti-israeliane, il risultato era la vittoria nella guerra dei 33 giorni di Hezbollah contro Israele [nel 2006], e nei 22 giorni di guerra” tra Hamas e Israele a Gaza. “D’ora in poi, in ogni dove, ogni nazione o gruppo che combatte il regime sionista, avrà il nostro sostegno; non abbiamo paura di esprimerlo”, ha detto Khamenei in un discorso del 2012 citato da Kayhan.

Anche un membro del Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale dell’Iran, Hassan Azghadi, ha accusato Zarif di mentire. “Questi signori sostengono che l’Imam non ha detto che Israele deve essere spazzato via, e che Israele sarà spazzato via da solo, automaticamente. Beh, questa è una bugia”, ha detto Azghadi il 24 dicembre in un incontro a Teheran. Secondo un analista iraniano, Sadegh Zibakalam, il vero punto sollevato da Zarif non è “se l’Iran distruggerà Israele o se Israele si autodistruggerà. Il problema fondamentale”, ha scritto su Twitter, “è chi ha dato all’Iran la responsabilità di distruggere Israele? E la maggior parte della gente è a favorevole a distruggere Israele?”

Due cargo sospetti decollati da Damasco prima di attacchi aerei
Due aerei iraniani sono decollati da Damasco il 25 dicembre poco prima delle segnalazioni di attacchi aerei imminenti Secondo il sito Flightradar24.com un aereo cargo Fars Air Qeshm 747 ha lasciato l’aeroporto internazionale di Damasco alle 21:28, mezz’ora prima che iniziassero a circolare le prime notizie degli attacchi in Siria. Il Boeing 747-281F si è diretto a est verso Teheran, salendo a 10.000 metri e attraversando l’Iraq dopo le 22:00 per entrare poi nello spazio aereo iraniano. Un secondo volo, Maham Air, è decollato alle 22:04 e ha seguito la stessa direzione.

Il volo Far Air Qeshm aveva già fatto notizia in passato in relazione ad un presunto traffico di armi in Siria. Secondo Al-Arabiya il cargo aveva già trasportato armi a Hezbollah all’inizio di dicembre. Il volo della Mahan Air invce è noto al Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti per collegamenti con il Corpo della Guardia rivoluzionaria islamica.

CINA

Chi è scomparso (e a volte ricomparso) in Cina nel 2018
Accade di frequente che chiunque manifesti contrarietà al governo cinese, prima o poi scompaia e il numero degli “scomparsi” è aumentato sensibilmente da quando il Presidente Xi Jinping è salito al potere nel 2013. Non si tratta solo di dissidenti e attivisti; anche funzionari di alto livello, professori, marxisti, stranieri e persino una star del cinema – persone che non si sono mai opposte pubblicamente al Partito comunista cinese – sono stati portati via dalla polizia verso destinazioni sconosciute. La rete messa a punto dall’amministrazione di Xi è disposta a rafforzarsi sempre più per mantenere il controllo e l’autorità.

Nel 2018 sono scomparsi due cittadini canadesi, un ex diplomatico e una guida turistica, a seguito del’arresto a Vancouver della vice direttrice di Huawei; l’ex Presidente di Interpol Meng Hongwei, per accuse di corruzione; la famosissima attrice Fan Bingbing, per evasione fiscale; il fotografo Lu Guang, che stava lavorando ad un reportage nello Xinjiang; 50 studenti marxisti, arrestati per aver tentato di dar vita ad un sindacato. La lista non è breve.

L’agenzia di stampa Xinhua ha elogiato l’operato del governo e sottolineto che: “Tutti sono uguali davanti alla legge, non ci sono né ‘superstar’ né ‘pesci grossi’. Nessuno può disprezzare la legge e pensare di farla franca.” Occorere ricordare che la legge prevede innanzitutto e un processo equo e giusto, condotto pubblicamente e non in luoghi gestiti e accessibili solo a chi abitualmente risulta essere al di sopra della legge. E’ questa la differenza sostanziale tra rule of law e rule by law.

CAMBOGIA

Scongiurata la distruzione del principale partito di opposizione
Il ritorno di Sam Rainsy come presidente ad interim del principale partito di opposizione ha neutralizzato la strategia del Primo Ministro Hun Sen volta a distruggere il Partito di Salvezza Nazionale della Cambogia (CNRP) dall’interno. Hun Sen intendeva servirsi del presidente in carica del CNRP, Kem Sokha, agli arresti domiciliari, come ostaggio per distruggere il partito di opposizione.

E’ stata esercitata ogni forma di intimidazione e di pressione psicologica – non solo su Kem Sokha ma anche sulla sua famiglia e sui suoi colleghi – per costringere il presidente del CNRP a firmare la condanna a morte dell’unica compagine di opposizione scomoda a Hun Sen, il quale puntava a forzare o manipolare Kem Sokha affinché questi prendesse le distanze da Sam Rainsy e/o rinunciare alla reintegrazione del CNRP.

FOTO DELLA SETTIMANA
Roma, 31 dicembre 2018: #salviamoRadioRadicale

Print Friendly, PDF & Email

Add Comment