N47 – 14/10/2019

PRIMO PIANO

Giulio Terzi denuncia la pulizia etnica contro i curdi in Siria
Il 13 ottobre, Giulio Terzi di Sant’Agata, Presidente del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella”, ha denunciato i violentissimi bombardamenti dell’esercito turco contro i villaggi curdi in Siria come parte integrante di un criminale disegno di pulizia etnica. L’Amb. Terzi ha aggiunto: “Vengono distrutte le infrastrutture idriche per uccidere e scacciare migliaia di persone, per sostituire l’etnia curda nella Siria settentrionale. Per attuare questo piano, Erdogan si servirà della cosiddetta Free Syrian Army (FSA), sigla scomparsa da anni dal contesto bellico siriano ma che il Presidente turco Erdogan ha già in passato fatto ‘resuscitare’ per attaccare i curdi. Dentro l’FSA compaiono gruppi finanziati, addestrati da anni da Turchia, alcuni con simpatie jihadiste. Non a caso l’FSA è nato nel 2012, contrapposto a lealisti di Assad, poi surclassato da forze estremiste legate ad Al Qaeda ed ISIS.”

Pomigliano d’Arco dedica una piazza a Marco Pannella
L’11 ottobre il sindaco Lello Russo di Pomigliano d’Arco ha intitolato una targa in onore di Marco Pannella dedicando al leader radicale uno slargo nel centro cittadino. Alla cerimonia sono intervenuti, dopo il sindaco, Maurizio Turco, Rita Bernardini, Ernesto Caccavale, Giuseppe Guida, Roberto Giachetti, Salvatore Del Giudice e Matteo Angioli.

Partito Radicale: la strage dei Curdi è una responsabilità comune
Ancora una volta appare del tutto evidente che il disordine mondiale e la mancanza di affermazione di uno stato di diritto basato su regole chiare in conformità con i diritti umani internazionalmente sanciti, sta portando ad un’ulteriore strage di un popolo, con una comunità internazionale che si trova fondamentalmente impreparata ad agire in modo adeguato.

Noi ci auguriamo che l’adozione delle sanzioni annunciate in modo trasversale dal Congresso americano venga approvata al più presto, e che i vari appelli lanciati dalle capitali degli Stati membri dell’Unione europea non tardino a portare ad una posizione forte e comune.

Tuttavia, ci preme ricordare come la strage attualmente in atto non era soltanto prevedibile – e ci rammarica constatare che l’abbandono di popoli alleati contro un nemico comune sia ormai consuetudine, come dimostra ad esempio il caso dei Montagnard in Vietnam, vecchi compagni del Partito Radicale -, ma anche e soprattutto frutto di una mancanza di visione e azione politica in particolare da parte dell’Unione europea, come il Partito Radicale ha sempre denunciato.

Aggiornamento sul ritorno di Sam Rainsy in Cambogia
Il 10 ottobre Mu Sochua, vice presidente in esilio del principale partito di opposizione in Cambogia ha diramato un comunicato su come sta andando la preparazione del rientro di Sam Rainsy e di altri leader del CNRP in patria dall’esilio. Fino a quella data sono stati incarcerati 38 sindaci e consiglieri comunali eletti con il CNRP, di cui quattro donne. Specificando che non è un colpo di stato ma un’iniziativa nonviolenta e pacifica per permettere alla Cambogia di riprendere il percorso democratico, Sochua scrive che gli oppositori democratici devono essere autorizzati a tornare in patria come cittadini liberi, per poter stare con le famiglie, con i cittadini, per parlare liberamente con i sostenitori senza il timore di subire intimidazioni, minacce, persecuzioni, di finire incarcerati o centrati dai proiettili delle mitragliatrici. Nessuno dove essere perseguitato per aver espresso sostegno o aver aderito al nostro ritorno.

Occorrono garanzie internazionali affinché il ritorno in Cambogia dei leader dell’opposizione in esilio avvenga in sicurezza. Per neutralizzare ogni violenza, rappresentanti e media internazionali devono unirsi ai leader dell’opposizione quando tenteranno di tornare in patria. E’ importante che i partner della Cambogia convincano il regime che il ritorno è un’opportunità per superare l’attuale stallo. In questo senso deve essere presa in seria considerazione la proposta del presidente ad interim del CNRP, Sam Rainsy: liberazione di Kem Sokha e dei prigionieri politici e apertura di un vero dialogo monitorato a livello internazionale.

Il verdetto sui detenuti catalani è un’ulteriore grave ferita allo Stato di diritto democratico
Dopo anni di inerzia, seguiti da un improvviso e massiccio ricorso all’uso della forza e del diritto penale da parte di Madrid, oggi si consuma l’atto finale di una rivendicazione prettamente politica che non dovrebbe mai finire nelle aule giudiziarie di nessun Paese al mondo, soprattutto in una democrazia e soprattutto se la rivendicazione è condotta con metodi nonviolenti e democratici. La condanna a pene detentive di oltre 10 anni per gli esponenti del mondo politico e dell’associazionismo catalano costituiscono una grave ferita allo Stato di diritto democratico.

Il Relatore speciale delle Nazioni Unite sulle questioni relative alle minoranze, Fernand de Varennes, il 25 gennaio scorso aveva dichiarato che “il dissenso politico nonviolento da parte delle minoranze non dovrebbe dare origine ad accuse penali, poiché tali restrizioni dovrebbero essere imposte solo se strettamente necessarie e proporzionate.”

Con le condanne emesse oggi dai giudici della Corte Suprema, la deriva giudiziaria che interessa la Spagna dal 2017 compie un altro passo autoritario che di fatto porta ad accomunare gli esponenti catalani nonviolenti ai baschi dell’ETA. Una questione di politica territoriale deve essere affrontata nelle aule parlamentari con il confronto e il dibattito democratico, senza prevaricazioni. Quello che distingue una democrazia da un paese autoritario infatti è il diritto all’eresia, perché un paese governato dallo stato di diritto democratico è fondato innanzitutto sulla libertà di espressione.

Xi Jinping minaccia di “schiacciare” e “frantumare” i manifestanti di Hong Kong
Mentre le proteste a Hong Kong continuano, il Presidente cinese Xi Jinping ha avvertito i manifestanti che qualsiasi tentativo di dividere la Cina terminerà con “corpi schiacciati e ossa in frantumi”. Si è espresso così domenica 13 ottobre dal Nepal, dove si trova in visita di stato, dopo che per l’ennesimo fine settimana migliaia di persone hanno manifestato bloccando stazioni della metro o danneggiando negozi ritenuti pro-Pechino.

Almeno 27 stazioni della metropolitana sono state chiuse. La polizia ha affermato di aver usato la “forza minima” per disperdere i manifestanti, ma i filmati televisivi mostrano numerose persone prese all’improvviso mentre facevano shopping a seguito di tafferugli causati da agenti provocatori.

Tatticamente, la decisione di infiltrare agenti di polizia tra i manifestanti ha funzionato per le forze dell’ordine di Hong Kong e ha diffuso la paranoia tra gli attivisti, i particolare i più giovani. Sono state arrestate più di 2.300 persone dall’inizio della disobbedienza civile.

IRAN E MEDIO ORIENTE

Focus sull’Iran nella sede di Venezia del Consiglio d’Europa con l’Amb. Giulio Terzi
Venerdì 11 ottobre il Presidente del Comitato Globale per lo Stato di Diritto, Amb. Giulio Terzi di Sant’agata, ha partecipato assieme a Rodolfo Giannursini e Domenico Letizia al convegno a Venezia su Iran e Medio Oriente, e presentato il secondo numero della rivista Atlantis e il libro Lettere sul Mondo, su iniziativa degli Editori Carlo e Andrea Mazzanti in collaborazione con il Circolo di Studi Diplomatici di Roma. L’Amb. Terzi ha dichiarato: “In questo quadro la sfida rappresentata dall’Iran, come dimostrato dallo scenario siriano e la minaccia nucleare e ad Israele, deve costituire una preoccupazione sempre più immediata e seria per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea”.

Inoltre, a pagina 12, Atlantis contiene l’articolo dell’Ambasciatore intitolato “Europa e Mediterraneo, per una nuova politica estera” di cui proponiamo l’incipit: “Una politica estera e di sicurezza che intenda affermare nel Mediterraneo e in Medio Oriente un ruolo accresciuto dell’Unione Europea e che voglia farlo in chiave affaristica e rinunciataria della propria identità porta dritto allo smarrimento dell’Europa, non a un’Unione che si rafforza. Sembra assurdo che ciò avvenga sulle sponde del Mediterraneo che hanno dato vita a pensiero, cultura e identità delle nazioni europee. Tuttavia questa è l’impressione che danno quanti proclamano la necessità di un decisivo salto di qualità nell’integrazione europea ma si guardano bene dal ricordare i principî sui quali l’Europa è fondata.”

Havrin Khalaf, la leader democratica curda uccisa dai siriani appoggiati dalla Turchia
Sabato 12 ottobre alcuni ribelli siriane che guidano l’incursione terrestre turca nella Siria nord-orientale hanno aperto il fuoco, ad un checkpoint sull’autostrada M4 a Tal Abyad, contro veicoli che trasportavano dei civili. Tra questi vi era un SUV blindato con a bordo la numero uno del partito Future Syria e attivista per i diritti delle donne Havrin Khalaf. Anche l’autista di Khalaf è stato ucciso.

Le forze turche stanno prendendo di mira le forze democratiche siriane nell’area nord-orientale della Siria che i curdi chiamano “Rojava”, cioè “Ovest”, con un gruppo di fazioni ribelli siriane, compresi gruppi jihadisti, sotto la bandiera dell’esercito nazionale siriano. I ribelli hanno precedentemente combattuto contro il regime del presidente Bashar al-Assad nella guerra civile iniziata nel 2011 e si teme che l’incursione si trasformi ben presto in una pulizia etnica nella Siria settentrionale dove vive la popolazione curda. L’invasione di Efrin ha prodotto già moltissimi sfollati e le accuse delle Nazioni Unite di possibili crimini di guerra, come saccheggi, presa di ostaggi e torture, da parte dei ribelli islamici siriani appoggiati dalla Turchia.

Ankara afferma che l’obiettivo dell’operazione “Peace Spring” è liberare la zona dai “terroristi” e di stabilire una zona cuscinetto lungo il confine dove verranno reinsediati dalla Turchia circa due milioni di rifugiati siriani. La Mezzaluna Rossa curda ha dichiarato il 12 ottobre che sono stati uccisi 35 civili e oltre 100 feriti.

Colpita una petroliera iraniana
L’11 ottobre si sono verificate due esplosioni su una petroliera iraniana, denominata Sabiti, che si trovava nel Mar Rosso, a circa 60 miglia da Jeddah, in Arabia Saudita. Inizialmente i media iraniani hanno riferito che la nave è stata centrata da due missili infliggendo gravi danni, ma in seguito hanno fornito una versione più cauta in cui non è chiara la dinamica dei fatti.

La National Iranian Oil Company, proprietaria della petroliera, ha confermato il danno, mentre il portavoce del governo Ali Rabei, tramite l’agenzia di stampa ufficiale IRNA, ha dichiarato che l’Iran “non vuole agire frettolosamente, ma vuole esaminare attentamente ciò che è accaduto e investigare”. Ali Shamkhani, segretario del principale organo di sicurezza iraniano, ha aggiunto: “È stato istituito un comitato speciale per indagare sull’attacco con due missili a Sabiti e il rapporto conclusivo sarà presentato presto alle autorità che decideranno cosa fare”.

Dryad Global, una società di sicurezza marittima, ha osservato che la posizione dell’imbarcazione giustificherebbe il coinvolgimento saudita, anche se teoricamente il regno avrebbe poco da guadagnare da una simile mossa: “In termini di interessi sauditi all’interno della regione, non è chiaro il motivo per cui i sauditi avrebbero cercato di colpire l’Iran in questo modo. Un attacco con poca raffinatezza e con un guadagno strategico limitato se non trascurabile non servirebbe ad alcuna narrativa strategica saudita”.

Il prezzo del petrolio continua ad aumentare
L’inserimento da parte degli Stati Uniti nella lista nera di un importante operatore cinese nel settore dei trasporti ha provocato un’impennata del costo del trasporto del petrolio. Secondo gli spedizionieri, gli Stati Uniti hanno preso questa decisione il mese scorso perché un numero sempre più importante di navi trasportava illegalmente greggio iraniano. Sono 40 le navi gestite da Cosco Shipping Energy Transportation bloccate.

I commercianti di petrolio si sono dunque rivolti agli Stati Uniti per le spedizioni di greggio, ma la maggiore distanza da coprire ha fatto lievitare il costo di trasporto ai livelli del 2008. Il 10 ottobre il costo per alcuni grossi trasportatori di greggio ha superato i 120.000 dollari. I guadagni medi per i supertanker che trasportano carichi in tutto il mondo hanno toccato 94.124 dollari al giorno, in netto rialzo dai 18.284 dollari del 25 settembre, quando Washington ha inserito la flotta Cosco nella lista nera.

Per il Generale Hossein Salami gli Stati Uniti non hanno vere opzioni
Il 10 ottobre il comandante del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha affermato che è falso gli Stati Uniti abbiano “opzioni sul tavolo”. Parlando nella città iraniana settentrionale di Ardabil, il generale Hossein Salami ha dichiarato: “Più gli americani investono e meno ne traggono beneficio. Non possono convertire il loro enorme capitale economico e militare in guadagno politico”.

Ha anche affermato che gli alleati americani come l’Arabia Saudita e Israele sono delusi da Washington perché secondo Salami “sanno che gli Stati Uniti non possono aiutarli nei momenti davvero difficili” e ha aggiunto che il potere della Repubblica islamica ha raggiunto un livello tale per cui “ovunque avanziamo, i nemici sono costretti a ritirarsi immediatamente”.

L’Iran ha sostenuto forze proxy in tutto il Medio Oriente e ha svolto un ruolo chiave nella guerra civile in Siria a favore di Bashar Assad per sconfiggere le forze di opposizione. Secondo vari osservatori e analisti, benché i leader militari iraniani abbiano sempre rivendicato il loro potenziale, dopo gli attacchi missilistici di settembre alle installazioni petrolifere saudite, hanno adottato un tono ancora più sicuro e determinato.

Per la prima volta le donne ammesse ad una partita di calcio in Iran
Il 10 ottobre l’Iran ha vinto la partita di qualificazione ai Mondiali contro la Cambogia per 14-0, ma la partita non sarà ricordata per il risultato ma perché per la prima volta hanno potuto assistere le donne. L’agenzia di stampa statale IRNA ha affermato che hanno assistito alla partita, in settori ben separati e avendo acquistato un regolare biglietto, circa 6.000 uomini e 3.500 donne, ma molte donne non sono state potute entrare, benché lo stadio abbia una capacità di 80.000.

Da circa 40 anni infatti, le donne in Iran non possono entrare negli stadi a causa del divieto dei chierici che sostengono che le donne vanno protette dall’atmosfera maschile e dalla vista di uomini semi-vestiti. A settembre, l’organo di governo del calcio mondiale, la FIFA, ha fatto pressioni sull’Iran per rimuovere il divieto. Ciò è avvenuto dopo la morte di Sahar Khodayari, nota come Blue Girl, una ragazza che si è data fuoco il mese scorso dopo aver appreso che sarebbe potuta finire in carcere per due anni per aver tentato per entrare in uno stadio travestita da ragazzo. La FIFA, organo di governo del calcio mondiale, ha definito l’evento di giovedì scorso “un passo avanti molto positivo”, adesso non resta che vedere se sarà solo un’eccezione.

Negate le cure mediche a un detenuto politico in Iran
Il 10 ottobre i familiari di un prigioniero politico nella città di Mashhad hanno riferito a Radio Farda che agenti dell’intelligence hanno impedito che il detenuto ricevesse le cure mediche di cui necessita. L’uomo in questione, Mohammad Hossein Sepehri, è stato arrestato l’11 agosto insieme ad altre 13 persone che avevano firmato una lettera in cui chiedevano le dimissioni del leader supremo Ali Khamenei. Asghar Sepehri, il fratello di Mohammad Hossein ha detto a Radio Farda, “mio fratello è stato in sciopero della fame per 33 giorni dopo l’arresto e adesso sta rischiando il blocco intestinale”.

I contenuti di Wikipedia in persiano sarebbero manipolati dal governo iraniano
L’11 ottobre un’organizzazione per i diritti umani iraniana, Justice for Iran, ha chiesto a Wikipedia e alla Wikimedia Foundation “di adottare misure efficaci per garantire che gli stati autoritari, come la Repubblica islamica dell’Iran, non utilizzino Wikipedia come strumento di censura, repressione e impunità”.

Non è la prima volta che alcuni collaboratori iraniani di Wikipedia accusano membri della redazione persiana di aver sistematicamente modificato i testi cancellando i crimini della Repubblica islamica. Ad esempio, la sezione “Violazione dei diritti umani” della pagina di Mohsen Rezaei, ex capo del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC), è stata rimossa dai redattori. Il contenuto spiegava come il generale fosse finito all’elenco di Interpol delle persone ricercate dal 2007 per il presunto ruolo nel bombardamento del 1994 di un centro della comunità ebraica a Buenos Aires.

“Ciò che rende questo esempio rivelatore è una modifica fatta nel 2013 nella pagina di Wikipedia palesemente fuorviante, in cui si legge che Rezaei è stato rimosso dalla lista di Interpol; questa falsa informazione non è stata ancora cancellata”, ha dichiarato un membro di Justice for Iran il 9 ottobre.

Ad un evento intitolato “Riunione professionale sulla tattica di Wikipedia nelle comunicazioni”, tenutosi presso il Ministero della Cultura e della guida islamica dell’Iran, sono state poste alcune domande sulla neutralità della redazione persiana e poiché il Ministero è responsabile della censura in Iran, un membro della redazione persiana ha detto: “Mettiamola così, questi ragazzi qui svolgono il ruolo del Ministero della Guida in Wikipedia. Significa che possono chiudere un profilo, aprirne un altro, dare avvertimenti ecc. In realtà sono anche più forti del Ministero. Hanno loro le chiavi.”

L’Iran vuole il ritiro della Turchia dal territorio siriano
Il Ministero degli Esteri iraniano ha invitato la Turchia a fermare immediatamente l’offensiva militare in Siria e ritirare le truppe dal paese. In una dichiarazione pubblicata sul suo sito, il Ministero ha espresso preoccupazione per la situazione umanitaria e per i pericoli posti ai civili nella zona di conflitto: “Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica islamica dell’Iran sottolinea la necessità di fermare immediatamente gli attacchi e chiede il ritiro dell’esercito turco dal territorio siriano”.

L’Iran aumenterà l’impiego di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio
L’8 ottobre il capo dell’agenzia nucleare iraniana ha detto che il paese inizierà a utilizzare 30 centrifughe avanzate per l’arricchimento dell’uranio, violando nuovamente i termini dell’accordo nucleare del 2015 e aumentando la pressione sull’Europa che vuole salvare tale accordo. Ali Akbar Salehi, capo dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica (AEO), ha dichiarato alla televisione di stato iraniana che nelle prossime settimane verranno utilizzate ulteriori centrifughe IR-6. Le centrifughe possono arricchire l’uranio 10 volte più velocemente delle centrifughe IR-1. Secondo Salehi, il paese attualmente produce fino a 13 chili di uranio arricchito al giorno.

Tre iraniane arrestate dopo aver pubblicato un video in cui ballavano
Tre ragazze iraniane che hanno pubblicato su Instagram in stavano ballando sono state arrestate l’8 ottobre e adesso attendono il processo. Ballare in pubblico è severamente vietato nella Repubblica islamica dell’Iran e anche l’inserimento nei social media di filmati in cui si balla non è tollerato. E’ un atto che trasforma il “crimine” in un “complotto nemico”. I conservatori in Iran hanno ripetutamente insistito sul fatto che il “nemico” (gli Stati Uniti e i suoi alleati) sta incoraggiando i giovani iraniani a pubblicare post “vergognosi”, come ballare, sui social media.

Nell’inferno yemenita parte il dialogo tra Sauditi e gli Houthi
Per la prima volta in più di due anni l’Arabia Saudita e i ribelli Houthi hanno iniziato a parlare, dimostrando probabilmente che Riyadh vuole ridurre le ostilità nello Yemen sulla scia degli attacchi del mese scorso alle sue strutture petrolifere. Il Financial Times scrive che negoziati sono iniziati dopo che gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno annunciato il 20 settembre che avrebbero cessato gli attacchi con droni e missili contro il regno saudita. Una settimana prima avevano rivendicato gli attacchi che hanno colpito il più grande impianto di lavorazione del greggio dell’Arabia Saudita.

Un diplomatico occidentale ha detto che gli attacchi contro le strutture petrolifere saudite hanno indotto Riyadh a cambiare posizione: “Se la guerra in Yemen non fosse esistita, l’Iran non avrebbe potuto fuggire dalla responsabilità per gli attacchi”. Un altro fattore alla base del cambiamento di Riyadh è stato l’indebolimento della coalizione che sta guidando nel tetro di guerra yemenita dopo che gli Emirati Arabi Uniti, principale alleato, hanno annunciato a luglio una graduale riduzione delle truppe.

Il principe ereditario Mohammed bin Salman, sovrano di fatto dell’Arabia Saudita, ha dichiarato il mese scorso a CBS News che “siamo aperti a tutte le iniziative possibili per trovare una soluzione politica nello Yemen. Tentiamo di trasformare questa discussione in una reale azione sul campo. Gli Houthi hanno annunciato alcuni giorni fa un cessate il fuoco ed è un passo positivo che ci dirige verso un dialogo politico serio e attivo”.

FOTO DELLA SETTIMANA
Tell Abyad, Siria, 12 ottobre 2019: la vettura crivellata di colpi in cui ha perso la vita la leader democratica Havrin Khalaf del partito pro-curdo Future Syria Party

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