N 75 – 5/5/2020

FOTO DELLA SETTIMANA – Milano, 4 maggio 2020: nel primo giorno di riapertura dopo due mesi circa di quarantena, tornano i passeggeri nella stazione ferroviaria di Milano Centrale

 

PRIMO PIANO

Appello per il diritto alla conoscenza rispetto ai governi e alle istituzioni internazionali
In occasione del novantesimo anniversario della nascita di Marco Pannella, il 2 maggio, il Comitato Globale per lo Stato di Diritto e il Partito Radicale hanno lanciato un appello ai Parlamenti nazionali e all’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, perché venga riconosciuto formalmente il diritto alla conoscenza. L’assenza di un’adeguata conoscenza è resa più evidente dalle informazioni confuse e frammentate che aggravano la crisi da coronavirus. Segue l’incipit dell’appello:

In memoria del Dottor Li Wenliang e di tutti gli altri eroi silenziati, è l’ora di esigere il diritto civile e umano alla conoscenza. Mai come in questo momento, in cui l’umanità intera sta affrontando la stessa pandemia, è stato così evidente quanto urge adottare il diritto alla conoscenza. Un diritto civile e politico fondamentale soppresso per decenni dai regimi despota, a partire dal Partito comunista cinese, responsabile senza dubbio di aver soppresso informazioni utili e tempestive sull’epidemia di Covid19 all’interno e all’esterno dei suoi confini. Un diritto fondamentale sempre più soppresso anche dai governi democratici di tutto il mondo, nel passaggio ad un modello sempre più evocativo – e apertamente invocato da alcuni – del “modello cinese”. Medici, giornalisti, cittadini e interi territori sono stati messi a tacere nel tentativo di tenere i cittadini al buio, impedendo loro di proteggere il loro diritto fondamentale alla salute. È ora di dire basta! Abbiamo bisogno di uno standard mondiale per controllare i governi e le istituzioni internazionali! Continua a leggere l’appello.

Istituto israeliano completa la fase di sviluppo dell’anticorpo COVID-19
“Sono orgoglioso del personale dell’Istituto biologico che ha fatto un grande passo avanti”, lo ha dichiarato il 5 maggio il Ministro della Difesa d’Israele Naftali Bennett dopo aver visitato l’Israel Institute for Biological Research (IIBR) a Ness Ziona. Gli scienziati hanno dunque completato la fase di sviluppo dell’anticorpo COVID-19 che attacca il virus e lo neutralizza. Ora l’Istituto deve brevettare il suo anticorpo e assicurarsi un contratto per il suo sviluppo commerciale. Le procedure legali saranno coordinate con il Ministero della Difesa.

Il Ministro Bennett ha detto: “La creatività e l’ingegnosità ebraica hanno portato a questo straordinario risultato.” Già lo scorso 2 aprile, l’IIBR aveva annunciato di aver iniziato a testare il prototipo di vaccino a base di anticorpi sui roditori. IIBR ha anche raccolto il plasma di alcuni pazienti che hanno superato l’infezione da coronavirus, nella speranza che possa aiutare la ricerca. C’è anche un secondo gruppo di ricerca israeliano, MigVax, che ha reso noto di esser vicino al completamento della prima fase di sviluppo di un vaccino contro il coronavirus, dopo essersi assicurato un investimento di 12 milioni di dollari grazie ad un crowdfunding sulla piattaforma OurCrowd.

Giulio Terzi ospite della Società Umanitaria
Venerdì 8 maggio 2020, alle ore 17 si terrà una videoconferenza con lectio magistralis dell’Amb. Giulio Terzi di Sant’Agata, intitolata “Re-imparare la democrazia” e organizzata dalla Società Umanitaria nell’ambito della Scuola di formazione politica “Conoscere per decidere”. La lectio sarà introdotta da Maria Elena Polidoro, Direttrice Generale della Società Umanitaria, e sarà possibile seguirla dal sito e dalla pagina Facebook.

Un mondo civilizzato?
Proponiamo l’estratto di un articolo di Norman Baker, ex Sottosegretario agli Interni britannico e membro onorario del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella”, su un rapporto pubblicato lo scorso 27 aprile dallo Stockholm Institute Peace Research Centre (SIPRI) da cui emerge che le spese militari a livello mondiale per il 2019 ammontano a 1917 miliardi di dollari. L’articolo completo è disponibile qui.

Una delle immagini più allarmanti e davvero deprimenti comparse l’ultima settimana è stata quella di uomini robusti e sgradevoli che, muniti di armi automatiche, assaltavano il palazzo del Campidoglio del Michigan per protestare contro le misure che il governatore ha giustamente introdotto per impedire la diffusione del coronavirus.

Perché erano armati così? Come europeo fatico a capire la mentalità americana legata alle armi, soprattutto in virtù del numero spaventoso di persone che ogni anno muoiono sotto i colpi di un’arma da fuoco negli Stati Uniti: oltre 35.000 morti e altri 75.000 feriti. Negli ultimi cinquant’anni, negli Stati Uniti, sono morte un milione e mezzo di persone a causa delle armi. Il bilancio annuale delle vittime di armi da fuoco in Gran Bretagna è di circa 50-60 all’anno, ovvero meno dello 0,2% della cifra statunitense.

Abbiamo bisogno di politici con principi onesti che sappiano opporsi alla guerra, che dicano no alla violenza, che cerchino di rafforzare i nostri sistemi democratici e le Nazioni Unite. Purtroppo Marco Pannella non è più con noi, ma possiamo star certi che le idee da lui sostenute – nonviolenza, abolizione dell’energia nucleare, promozione di diritti civili come il diritto al divorzio, il diritto all’aborto e la legalizzazione della cannabis – sono rilevanti oggi come allora.

Chi e quando ha informato l’OMS dello scoppio dell’epidemia Covid19
I notiziari internazionali hanno riferito che sono state le autorità cinesi a informare l’OMS e altri paesi il 31 dicembre 2019 sull’epidemia Covid19. Ma uno sguardo più attento alle comunicazioni dell’OMS in merito, così come una cronologia pubblicata dall’agenzia statale cinese Xinhua sembrano raccontare una storia molto diversa. Una che porta con sé ulteriori grandi domande.

Mentre la trama continua ad addensarsi, la necessità di un’indagine internazionale indipendente diventa sempre più evidente, non solo per arrivare al fondo di ciò che è accaduto (e quel poco che si potrebbe ancora trovare se finalmente la Cina decidesse di far entrare una squadra di esperti esterni), ma per evitare che la stessa cosa accada di nuovo in futuro. Le responsabilità delle autorità cinesi e della leadership dell’OMS devono essere valutate urgentemente, per il bene dell’intera umanità! Il mondo ha diritto di conoscere!

Coronavirus, l’accusa dei Servizi segreti occidentali: “La Cina ​ha ingannato il mondo”
I cosiddetti “Cinque Occhi”, quelli di Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda, mediante un fascicolo top secret trafugato dal quotidiano australiano Daily Telegraph bolla la somma degli atteggiamenti del governo di Pechino come una “colossale aggressione alla trasparenza internazionale”, scrive Luca Marfé su Il Mattino.

Si va dalla negazione del fatto che il virus potesse trasmettersi da persona a persona, fino al silenzio o persino alla scomparsa dei medici che avevano cercato di dare l’allarme, passando per la distruzione fisica di tutte le potenziali prove da laboratorio. Tracciato in maniera specifica al punto che gli 007 sottolineano la censura sui motori di ricerca web di parole chiave quali “mutazione Sars”, “mercato del pesce di Wuhan” e “polmonite sconosciuta di Wuhan”. Questo già a partire dal 31 dicembre 2019.

Con il sigillo di un ordine formale della Commissione Nazionale della Sanità cinese che proibisce, a partire dal 3 gennaio 2020, qualsiasi pubblicazione riguardo alla malattia. E non solo Cina, con il report che si allarga a macchia d’olio fino a sporcare l’Organizzazione Mondiale della Sanità, accusata di aver sposato la linea del dragone negando addirittura l’evidenza, come nel caso, appunto, della possibile diffusione tra individui.

Guardian: i Five Eyes contraddicono la teoria del coronavirus sfuggito al laboratorio
Il 4 maggio il Guardian ha reso noto che secondo fonti d’intelligence britannico non ci sono prove concrete ad indicare che il coronavirus sia uscito accidentalmente da un laboratorio di ricerca cinese. Ciò contraddice le recenti affermazioni della Casa Bianca del contrario. Le stesse fonti hanno anche insistito sul fatto che il dossier di 15 pagine evidenziato dal Daily Telegraph australiano che accusa la Cina di insabbiamento non è circolato tra i servizi dei “Five Eyes”, l’alleanza di intelligence tra Regno Unito, Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e Canada.

I cinque ritengono che Pechino non abbia fatto chiarezza sull’origine del coronavirus diffusosi da Wuhan all’inizio dell’anno. Ma sono restii a farsi coinvolgere in tensioni internazionali. Il 3 maggio Mike Pompeo, Segretario di Stato americano, ha dichiarato: “Posso dire che esiste una quantità significativa di prove che provengono da quel laboratorio di Wuhan”. Pompeo non ha fornito prove a sostegno della sua affermazione, ma nel corso dell’ultimo mese sono state diffuse informazioni nel Regno Unito, Stati Uniti e Australia per sollevare dubbi sui sistemi di sicurezza del Wuhan Institute of Virology, che da tempo si è specializzato nella ricerca di coronavirus.

Il 2 maggio Marco Pannella avrebbe compiuto 90 anni
Sabato 2 maggio, su iniziativa del Partito Radicale, si è tenuta una maratona oratoria dalle frequenze di Radio Radicale in cui esponenti demo mondo della politica, del giornalismo, dello spettacolo e della cultura, militanti radicali hanno festeggiato il novantesimo anniversario della nascita di Marco Pannella, il 2 maggio 1930 a Teramo. Una maratona radiofonica di quasi undici ore aperta dal direttore di Radio Radicale Alessio Falconio, il segretario e la tesoriera del Partito Radicale Maurizio Turco e Irene Testa e nella quale, oltre al Presidente del Comitato Globale per lo Stato di Diritto, Giulio Terzi di Sant’Agata, sono intervenuti tra gli altri Vasco Rossi, Clemente Mimun, Matteo Renzi, Stefania Craxi, Roberto Saviano, Francesca Scopelliti, Francesco Rutelli, Sam Rainsy, Saumura Tioulong e molti altri ancora.

L’ultima battaglia di Marco Pannella, quella del diritto alla conoscenza
Il 2 maggio Marco Pannella avrebbe compiuto 90 e Matteo Angioli lo ha ricordato così in un articolo pubblicato su Il Riformista: “Siamo su una strada radicalmente diversa da quella sulla quale eravamo nel 1948. Il ‘48 era l’apertura della strada dei diritti umani, della responsabilità individuale dei vari attori che violavano i diritti, della protezione delle collettività”. Si espresse così, il 29 maggio 2017, Cherif Bassiouni, professore emerito di diritto penale, uno dei padri della Corte Penale Internazionale (CPI). Stando alle scelte compiute da alcuni membri del governo, Di Maio in primis, si direbbe che la strada opposta a quella tracciata nel 1948 sia proprio ciò di cui l’Italia necessita. Una strada verso la modernità che ci conduce dritti a Pechino passando per la via della seta. Poco importa se è in realtà una via della sete di conoscenza che la pandemia Covid19 ha rivelato ed accelerato violentemente.

IRAN E MEDIO ORIENTE

L’Iran taglia quattro zeri alla valuta che continua a precipitare
Il 4 maggio il parlamento iraniano ha approvato un disegno di legge che consente al governo di tagliare quattro zeri dal rial, dopo l’ennesimo calo del valore della valuta causato dalle severe sanzioni statunitensi. Secondo quanto riferito dai media statali iraniani la valuta nazionale dell’Iran diverrà il Toman, che equivale a 10.000 rial. “Il disegno di legge per rimuovere quattro zeri dalla valuta nazionale è stato approvato dai legislatori”, ha riferito l’ISNA Student News Agency iraniana. Il disegno di legge ora deve essere approvato dall’organo amministrativo che controlla la legislazione prima che abbia effetto. La TV di Stato ha detto che la Banca Centrale Iraniana avrà due anni per “spianare la strada al cambio in Toman.”

Hezbollah accusa la Germania di piegarsi a Stati Uniti e Israele
Il 4 maggio il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha accusato la Germania di essersi sottomesso agli interessi statunitensi e israeliani dopo che il 30 marzo la Germania aveva inserito l’intera organizzazione nella la lista delle organizzazioni bandite in Germania. Secondo Hezbollah non è attivo in Europa da anni. La Germania “ha ceduto alla volontà americana” quando ha scelto di metterci fuorilegge. “Questo fa parte della guerra degli Stati Uniti e di Israele contro i movimenti di resistenza nella regione”, ha detto, accusando poi i tedeschi di non aver fornito alcuna prova contro il movimento sostenuto dall’Iran. “Quando diciamo che non siamo attivi in ​​Germania, siamo onesti al 100%”, ha detto Nasrallah.

Il coronavirus in Yemen
Fino ad oggi, nello Yemen dilaniato da una guerra intestina scoppiata nel marzo 2015 tra il governo legittimo aggredito dai ribelli Houthi manovrati da Teheran, sono state segnalati solo 10 contagi da coronavirus e due decessi. Cresce dunque il timore che la pandemia Covid19 provochi ancor più caos in un Paese già sconvolto da una catastrofe umanitaria.

“Il virus ora è in Yemen e potrebbe diffondersi rapidamente”, ha dichiarato Lise Grande, coordinatrice degli aiuti umanitari delle Nazioni Unite per lo Yemen, in una dichiarazione a CBS News il 3 maggio, in cui ha spiegato: “Qui sono presenti tutti i peggiori ingredienti: bassi livelli di immunità generale, alti livelli di vulnerabilità acuta e un sistema sanitario fragile e già collassato. La risposta umanitaria in Yemen è insufficiente. Questo Paese ha un disperato bisogno di aiuti internazionali per far fronte al Covid19 ed altre emergenze umanitarie. Si stima che vi siano 4 milioni di sfollati ammassati in vari campi profughi insediamenti sovraffollati in cui è impossibile mantenere le distanze fisiche.”

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