Al Siracusa Institute dibattito su Diritto alla Conoscenza e Stampa Libera

Sabato 17 febbraio 2018 l’Istituto Internazionale di Siracusa per la Giustizia Penale e i Diritti Umani ha organizzato l’incontro pubblico “Diritto alla conoscenza e libertà di stampa” presso la sede dell’Istituto nella città siciliana di Siracusa. L’incontro è stato moderato da Massimo Leotta, giornalista di La Sicilia, per proseguire la strada verso l’affermazione del diritto dei cittadini di sapere come, perché e quali decisioni i governi prendono a loro nome.

Partendo da questo principio, il Segretario Generale dell’Istituto di Siracusa Ezechia Paolo Reale (che è anche membro del Consiglio scientifico del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella”) ha spiegato come dovrebbe essere sviluppato questo diritto e come può essere affermato nell’ambito dei diritti umani a livello internazionale per garantire il controllo democratico delle istituzioni statali e il primato dello Stato di diritto anche nei confronti di attori privati (multinazionali).

Laura Harth, rappresentante del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito e coordinatrice del Comitato scientifico del Comitato Globale, ha evidenziato come la premonizione del Prof. Cherif Bassiouni sull’avversione degli Stati al diritto di conoscere ogni fase del percorso decisionale è purtroppo vera. Tuttavia, sono emersi segnali positivi, per lo meno nella forma della recente affermazione fatta dal Mediatore dell’Unione Europea che ha affermato che i diritti democratici possono essere esercitati solo quando i cittadini sono informati proattivamente durante il processo decisionale, consentendo la loro partecipazione in tale processo e un voto informato negli appuntamenti elettorali. Ha anche aggiunto che qualsiasi pratica contraria a tale principio equivale a cattiva amministrazione. In linea con le affermazioni del Mediatore, il ruolo dei media tradizionali deve essere ripristinato in termini di responsabilità, indipendenza e fiducia pubblica, al fine di garantire che tale diritto possa essere efficacemente attuato.

Affermazione accolta da Paolo Borrometi, giornalista e presidente dell’associazione Articolo 21, che vive sotto la protezione della polizia dal 2014 dopo aver denunciato il crimine organizzato nella sua regione d’origine. Borrometi ha sottolineato l’obbligo dei giornalisti di denunciare la verità e di non cedere alla pressione o alla convenienza, in quanto i cittadini hanno il diritto di essere informati correttamente. Allo stesso tempo, ha lanciato un appello per chiedere attenzione alle gravi pressioni cui sono sottoposti i giornalisti di tutto il mondo.

Guarda l’incontro sul sito di Radio Radicale (in italiano)

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