Bangkok Post: Hun Sen deve trovare un compromesso

Il 26 ottobre, il Bangkok Post ha pubblicato un editoriale in cui invita il Primo Ministro cambogiano Hun Sen a venire a patti con il leader in esilio dell’opposizione democratica, Sam Rainsy, in vista del ritorno di quest’ultimo in Cambogia annunciato per il prossimo 9 novembre.

Come risultato della brutale epurazione politica dell’opposizione, il Cambodia National Rescue Party (CNRP) e dei suoi membri principali, avvenuta negli ultimi anni, il Primo Ministro cambogiano Hun Sen ha ottenuto ciò che voleva. Il partito al potere, il suo Partito Popolare Cambogiano (CPP), ha vinto l’anno scorso una “falsa” elezione, priva di una vera opzione alternativa, prolungando così la sua permanenza al potere. Così facendo ha però consegnato il futuro del suo paese e della sua gente al caos.

Da quando la Corte Suprema ha messo al bando il CNRP e 118 dei suoi membri per cinque anni nel 2017, la Cambogia è diventata di fatto uno stato a partito unico e la democrazia è di fatto morta. Ora il paese si trova di fronte alla prospettiva di sanzioni commerciali da parte dell’Occidente che potrebbero mettere a repentaglio la sua economia.

I leader dell’opposizione chiedono nuove elezioni e il ripristino del loro ruolo. Il loro ritorno potrebbe aiutare a riequilibrare le forze politiche, una buona cosa per il paese. Hun Sen avrebbe dovuto scendere a compromessi per fare in modo che ciò avvenisse, come già accaduto in passato.

Tuttavia la richiesta di tornare al pluralismo politico in Cambogia si è rivelato qualcosa di esagerato per l’uomo al potere. Da quando il presidente ad interim del CNRP, Sam Rainsy, e altri leader dell’opposizione in esilio hanno annunciato ad agosto l’intenzione di rientrare nel paese via terra il 9 novembre, giorno dell’indipendenza del paese, Hun Sen ha fatto arrestare decine di sostenitori e leader locali del CNRP e ha minacciato di dispiegare le forze armate contro coloro che oseranno tornare.

Il governo thailandese, da parte sua, ha segnalato che non consentirà ai leader dell’opposizione cambogiana di far sì che anche i lavoratori cambogiani emigrati in Thailandia marcino verso la loro patria come parte di un “movimento popolare” contro Hun Sen. Domenica scorsa Mu Sochua, vice-presidente del CNRP, si è vista negare l’ingresso proprio in Thailandia all’aeroporto di Suvarnabhumi ed è dovuta tornare negli Stati Uniti, di cui è anche cittadina.

Mentre alcuni dubitano del successo del piano di Sam Rainsy, non cambia il fatto che la Cambogia e il suo popolo starebbero meglio se il partito di opposizione venisse ripristinato e se ai suoi membri fosse consentito di partecipare nuovamente alla vita politica del paese. Hun Sen non può trascurare il fatto che la repressione politica e le elezioni irregolari potrebbero far perdere al suo paese i vantaggi legati al commercio con l’Unione Europea (UE) e con gli Stati Uniti. L’UE sta infatti valutando se eliminare le preferenze commerciali – accesso esente da dazi per tutte le esportazioni verso l’UE, tranne le armi – che sono fondamentali per l’economia della Cambogia, mentre gli Stati Uniti hanno già iniziato a introdurre sanzioni diplomatiche e a rivedere il regime commerciale preferenziale con il paese.

Hun Sen ha puntato sugli investimenti della Cina negli ultimi anni, ma il disagio tra molti cittadini cambogiani per quanto riguarda l’influenza cinese è in aumento, soprattutto perché i benefici di tali accordi non sono mai stati ampiamente goduti dalla popolazione locale.

Si può considerare la “stabilità politica” della Cambogia come un vantaggio che ha contribuito a stimolare la crescita economica, ma è una stabilità frutto della spietata repressione di Hun Sen contro i suoi rivali. Hun Sen dovrebbe smettere di scommettere sull’affidamento che fa sugli investimenti e sul commercio con la Cina. Non è necessario correre il rischio di perdere i benefici commerciali con l’Occidente.

Per la maggior parte degli stranieri, così come per molti cambogiani, la repressione politica contro il CNRP è politicamente motivata e ingiustificata. Hun Sen dovrebbe far partecipare i leader dell’opposizione alla vita politica del paese, prima che la simpatia nei loro confronti cresca ulteriormente, non solo tra chi già li sostiene, ma anche all’interno del partito al potere e tra i vertici militari. Un ritorno alla democrazia non potrà che beneficiare al suo paese politicamente, socialmente ed economicamente.

Leggi l’editoriale originale sul sito del Bangkok Post

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