Cambogia: quattro secoli a contatto diretto con il Vietnam

Dopo aver guadagnato l’indipendenza dalla Cina nel 10° secolo, il Vietnam lanciò una politica espansionistica conosciuta come la “Marcia verso il sud”. Il Regno di Champa (l’attuale Vietnam centrale) fu la prima vittima di questa ambiziosa politica. La completa scomparsa di questo regno risale al XVI secolo. Il Vietnam ribattezzò questa parte di terra conquistata con il nome di “Annam”.

Successivamente, intorno al 1620, il Vietnam entrò in contatto diretto con il Regno Khmer (Cambogia). Poiché aveva fatto parte della Cina per molto tempo, aveva subito una forte influenza cinese e dunque mise in atto la tecnica ancestrale cinese per ingoiare i suoi vicini. L’Imperatore vietnamita mandò una delle sue figlie dal Re cambogiano e incoraggiando contemporaneamente il suo popolo a stabilirsi nel sud del territorio khmer. In due secoli, i vietnamiti si installarono praticamente ovunque nella parte meridionale della Cambogia, che veniva chiamata “Cochinchine” dagli occidentali, mentre dai khmer “Kampuchea-Krom”. Oknha Son Kuy, governatore della provincia di Preah Trapeang (attualmente provincia di Travinh), aveva combattuto diverse battaglie per proteggere questi territori. Alla fine, fu decapitato dal suo nemico. Accettò di dare la vita in cambio della conservazione della religione buddista e della tradizione Khmer in questa regione.

Con l’arrivo dei francesi nel 1863, l’attività di invasione vietnamita subì un rallentamento soprattutto a livello esterno, ma a livello interno rimase molto attiva. I vietnamiti si infiltrarono in tutti i domini coloniali: amministrazione, economia, difesa, ecc. Grazie alla loro vivace operosità sono stati in grado di realizzare il progetto della “Marcia verso il sud”. Il 4 giugno 1949, con il mandato presidenziale di Vincent Auriol, la Francia firmò un trattato che trasferiva il territorio d’oltremare, Cochinchine, all’Imperatore Bao Dai del Vietnam, senza il consenso del popolo cambogiano.

In seguito, guidato da Ho Chi Minh, il Vietnam proseguì con la sua politica di conquista territoriale sotto il nuovo vessillo “Marcia verso l’ovest”. Sotto lo slogan “Caccia la colonia francese”, nel 1930, Ho Chi Minh creò il Partito Comunista Indocinese (PCI, di cui facevano parte anche laotiani e cambogiani) la cui leadership era però vietnamita. Il PCI si radicò anche a est e nord-est della Thailandia. Poco a poco però, si suddivise in quattro formazioni per gestire meglio il potere in ogni paese membro: Partito comunista vietnamita, Partito comunista cambogiano, Partito comunista laotiano e una formazione più leggera in Thailandia (Thaï Deang). La guida rimase comunque in mano ai vietnamiti che poterono così controllare i responsabili delle altre tre formazioni, inclusi i quadri dei partiti comunisti maggiori come la Cina e i sovietici. In Cambogia, anche il defunto Re Norodom Sihanouk fu vittima di questa manipolazione. In Laos oggi il corpo e la testa del Partito comunista laotiano non esistono più, resta solo il loro aspetto esteriore.

Dopo un tentativo fallito di dividere la Cambogia in due parti (prendendo il Mekong come confine) alla conferenza internazionale sulla decolonizzazione in Indocina nel 1954 a Ginevra, in Svizzera, i vietnamiti lanciarono due offensive in Cambogia: una nel 1970 e l’altra nel 1979. Ciò permise loro di occupare la Cambogia per 10 anni. Alla fine, con il sostegno internazionale, in particolare con le Nazioni Unite, furono firmati gli Accordi di Pace di Parigi il 23 ottobre 1991. Intervento tardivo da questo punto di vista, perché i vietnamiti avevano già messo radici nel paese dei Khmer. Oggi possiamo concludere che la situazione politica in Cambogia è il risultato dell’espansionismo vietnamita di almeno quaranta anni fa.

Fin dal suo insediamento al potere da parte vietnamita, Hun Sen, presidente del Partito Popolare Cambogiano (erede del Partito Comunista Cambogiano), ha firmato diversi trattati relativi alla delimitazione dei confini con il Vietnam a spese della Cambogia: nel 1982, 1983, 1985, 2005 e 2019. Hun Sen ha anche ostacolato lo svolgimento del processo ai leader dei Khmer Rouge. Il Tribunale sui Khmer rossi è divenuto man mano un’istituzione incomprensibile. In nome della sicurezza nazionale, Hun Sen ha distrutto l’unico partito di opposizione democratica del paese nel 2017, il CNRP (Cambodian National Rescue Party), co-fondato da Sam Rainsy e Kem Sokha. Hun Sen ha violato tutti i trattati e gli accordi internazionali che la Cambogia ha firmato o ratificato e lo stesso vale per la costituzione cambogiana. Il regime di Phnom Penh guidato da Hun Sen è lo strumento per realizzare la “Marcia verso l’ovest” che il Vietnam sta usando per espandersi anche in Thailandia. Non è un caso se proprio alla fine del 2019, il Partito Popolare Cambogiano di Hun Sen abbia creato i suoi rami politici in alcune province della Thailandia orientale.

I vietnamiti non hanno mai esitato a usare tutti i mezzi per raggiungere le loro ambizioni. Si sono serviti dell’influenza mongola per staccarsi dalla Cina. Si sono serviti dell’influenza cinese, francese, russa, americana e infine europea per guadagnare territori. Rispetto alla Cambogia, i vietnamiti si mimetizzano dietro i colonialisti per impadronirsi della terra dei khmer. Una volta raggiunta una certa forza nell’ex territorio dell’Indocina, compresa la Thailandia, guarderanno a nord con un nuovo imperativo: “Marcia verso il nord”. Verso la grande Cina?

Makarar Thhai
Presidente del Consiglio Generale del Partito Radicale

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