Commemorazione a Ginevra: “Europe Stands With Tibet”

Il 10 marzo 2018 il Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella” (GCRL) e il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito hanno partecipato a una commemorazione a Ginevra, in Svizzera, in occasione del 59° anniversario dell’insurrezione tibetana del 1959 contro l’occupazione cinese.

La manifestazione ha avuto inizio con una marcia dal Jardin des Anglais fino a Place des Nations. I manifestanti si sono radunati di fronte all’edificio delle Nazioni Unite, dove sono stati tenuti numerosi discorsi da dignitari e autorità provenienti da diversi paesi europei. Tra questi è intervenuto il Presidente del GCRL, Giulio Terzi, che ha sottolineato l’importanza della ricerca di autonomia politica del Tibet e ha ricordato la profonda amicizia tra il Dalai Lama e Marco Pannella.

Oltre a lui, sono intervenuti altri due membri onorari del GCRL, Thubten Wangchen e Norman Baker. Di seguito è disponibile il testo del discorso pronunciato da Giulio Terzi.

“Signor sindaco Remy Pagani, autorità, cari amici,

Vorrei esprimere anche a nome del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella” e a nome del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, la mia più profonda gratitudine per averci invitati oggi. Il mio sincero ringraziamento va al Professor Ngodup Dorjee, Rappresentante di Sua Santità per l’Europa meridionale Dawa Tsultrim e al Presidente dell’Associazione Italia-Tibet, Claudio Cardelli.

È davvero un onore rivolgermi a questo illustre pubblico per testimoniare che i valori universali, l’esempio e l’insegnamento di Sua Santità il Dalai Lama sono profondamente ammirati in Italia come in ogni parte d’Europa. Soprattutto ispirano tutti coloro che appartengono al movimento radicale non violento e le organizzazioni impegnate a mantenere preziosamente intatta e viva l’eredità di Marco Pannella. Per il Comitato Globale per lo Stato di Diritto, che ha fondato poco prima di lasciarci, la dignità umana, la libertà, il diritto alla conoscenza, la giustizia, sono le linee cardine della sua missione.

Marco è stato sempre guidato da un profondo attaccamento e ammirazione per Sua Santità. E penso che si sentì ricompensato dalle attenzioni speciali a lui riservate dal Dalai Lama. Quando è stato invitato il 21 giugno 2015 a Dharamsala per celebrare il suo 80° compleanno, Pannella ha elogiato la richiesta di autonomia per il Tibet avanzata dal Dalai Lama anni prima e condivisa dal Parlamento tibetano in esilio. Pannella disse: “Questa comunità che oggi si è riunita qui, rappresenta il Satyagraha, è l’amore per la verità e la forza dell’amore che è necessaria anche ai nostri avversari, a cominciare dal popolo Han”.

La stretta intesa e il sostegno del leader del Partito Radicale Nonviolento dimostrate per il popolo e per le tradizioni tibetane non erano una novità. Era una costante della sua vita politica ed intellettuale. Sei anni prima di partecipare alla celebrazione a Dharamsala, l’11 marzo 2009, Pannella aveva contribuito all’approvazione di una Risoluzione al Parlamento europeo coerente con molte altre dichiarazioni e iniziative che aveva intrapreso sulla situazione in Tibet. In quel giorno di marzo Marco espresse un desiderio speciale: “Il Dalai Lama ha fatto appello alla nonviolenza, ha ricevuto il Premio Nobel per la pace per i suoi sforzi e non sta chiedendo l’indipendenza della regione del Tibet, ma la ripresa dei negoziati con le autorità cinesi, in modo da raggiungere un accordo sull’effettiva autonomia, nel contesto della Regione-Paese della Repubblica Popolare Cinese”.

Matteo Angioli, Segretario Generale del Comitato Mondiale per lo Stato di diritto, ha avuto l’opportunità di ricordare a Sua Santità, quando ha visitato Pisa un anno fa, l’eredità di Pannella e la determinazione dei suoi amici più stretti, di continuare la sua missione. Questo è il motivo per cui il Comitato Globale è molto onorato di avere tra i suoi membri più illustri Thubten Wangchen, discepolo di Sua Santità il Dalai Lama e membro del Parlamento tibetano in esilio, a Dharamsala.

Nel 2012, Thubten Wangchen, ha promosso la “Fiamma per la Verità” per il Tibet, una campagna per difendere i diritti umani promossa dall’Amministrazione centrale tibetana. Il Monaco ha viaggiato attraverso l’America, l’Europa e l’Asia con il sostegno di tutte le comunità tibetane del mondo. Quando Wangchen e la Fiamma arrivarono a Roma, nell’ottobre 2012 furono accolti dal Sindaco e da Marco Pannella.

L’enorme valore che la cultura e le tradizioni del Tibet hanno per il progresso umano, la pace ed il dialogo tra le persone, è particolarmente evidente quando pensiamo alla libertà di religione e di credo. Nessun altro campo dei diritti umani ha un significato vasto come quella specifica libertà per la vita degli individui e di intere nazioni.

Il Comitato Globale per lo Stato di Diritto è fortemente impegnato in questa direzione insieme a gruppi e organizzazioni che condividono obiettivi simili. La storia del Tibet è la prova evidente dell’universalità dei diritti umani, in particolare della libertà di religione e di credo. È ampiamente riconosciuto quanto l’insegnamento e l’esempio di Sua Santità il Dalai Lama stiano plasmando la coscienza delle persone di buona volontà, incoraggiandone la comprensione interiore, la crescita spirituale, l’appello alla tolleranza e all’amore verso tutte le creature.

La libertà di religione sancita nella cultura tibetana precede e rafforza in molti modi l’acquis più importante che, a mio avviso, si sia mai radicato nel sistema dell’Unione Europea di norme giuridiche e di impegno politico: la promozione e la protezione della libertà di religione e di credo. Come diritto fondamentale di ogni essere umano, il suo libero esercizio contribuisce direttamente alla democrazia, allo sviluppo, allo stato di diritto, alla pace e alla stabilità. Ogni volta che viene violato, l’intolleranza, la violenza ed i conflitti si diffondono facilmente.

Sullo sfondo della crescente intolleranza e del dominio autoritario che caratterizzano la situazione nel mondo e l’Asia in particolare, vorrei cogliere l’occasione della riunione odierna per lanciare un appello alle istituzioni e ai governi dell’UE: devono valutare, nuovamente ed più intensamente, gli obblighi precisi che gli europei hanno nel promuovere la libertà di religione e di credo in tutto il mondo.

Troppi all’interno del governo e delle istituzioni dell’UE sembrano aver dimenticato gli orientamenti europei sulla promozione e la protezione della libertà di religione e di credo stabiliti dal Consiglio Affari Esteri a Lussemburgo, il 24 giugno 2013.

Vorrei ricordare questi obblighi:

Par. 33. La promozione della tolleranza religiosa, del rispetto per la diversità e della comprensione reciproca sono di fondamentale importanza al fine di creare un ambiente favorevole al pieno godimento da parte di tutte le persone della libertà di religione e di credo.

Par. 34. L’UE provvederà ad incoraggiare lo stato e altri attori influenti, siano essi religiosi o non religiosi, ad astenersi dall’alimentare tensioni inter-religiose, sia per legge che per prassi. L’UE inviterà gli Stati a promuovere, attraverso il sistema educativo e altri mezzi, il rispetto per la diversità e la comprensione reciproca, incoraggiando una più ampia conoscenza della diversità delle religioni e di credo all’interno della loro giurisdizione.

Par. 42. L’UE si impegnerà a:

A) Contrastare i tentativi di subordinare l’esercizio dei diritti umani all’autorizzazione statale, ad esempio, mediante la registrazione obbligatoria di gruppi che professano una religione o un credo e/o il divieto di attività religiose non registrate.

B) Intervenire quando l’obbligo di registrazione imposto a organizzazioni religiose o di tipo religioso viene usato come mezzo di controllo statale piuttosto che per favorire l’esercizio della libertà di religione o di credo.

C) Incoraggiare gli Stati a garantire la protezione dei siti appartenenti al patrimonio religioso e dei luoghi di culto, specialmente quando gruppi di persone raccolte in questi luoghi si trovano a fronteggiare minacce.

D) Prendere provvedimenti quando le proprietà utilizzate per il culto religioso vengano indebitamente confiscate, o venga in qualche modo impedito alle persone di utilizzarle come dovuto.

E) Condannare una legislazione che preveda il trattamento discriminatorio di persone o gruppi appartenenti a differenti religioni e credo, nonché l’applicazione discriminatoria di leggi formalmente imparziali a tali persone e gruppi.

Questi e altri impegni assunti dall’UE devono essere pienamente attuati e la situazione in Tibet non dovrebbe essere considerata un’eccezione.

Grazie!

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