Conclusioni della conferenza del 12 maggio 2017

Venerdì 12 maggio, presso l’Aula della Commissione Difesa del Senato della Repubblica, si è svolto il convegno: “Informazione e dibattito pubblico nelle democrazie consolidate del XXI secolo a partire dal caso Italia: quali problemi e quali riforme?” organizzato dal Partito Radicale, insieme a Global Committee for the Rule of Law, Nessuno Tocchi Caino, Siracusa International Institute, SIOI e IAI.

Il convegno ha visto la partecipazione di molti esponenti del mondo politico, accademico e giornalistico, oltre a rappresentanti della Commissione di Venezia (Consiglio D’Europa), AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) e OSCE, ed ha fornito l’occasione di un approfondimento sul diritto alla conoscenza e in particolare sul ruolo che il dibattito pubblico, il formarsi di una pubblica opinione informata e libera, hanno quali elementi essenziali di una liberal-democrazia consolidata.

Si sono svolte due sessioni: la prima ha offerto un’analisi in ambito internazionale mentre la seconda si è soffermata sul caso italiano. L’evento, introdotto dalla Rappresentante all’ONU del Partito Radicale, Laura Harth, si è aperto con la proiezione di un estratto di un intervento di Marco Pannella pronunciato nella stessa sede nel luglio 2015 e con la relazione introduttiva dell’Amb. Giulio Terzi, Presidente del GCRL.

Il convegno segue la Conferenza “SOS Stato di Diritto” dello scorso 29 Novembre, che ha come obiettivo il proseguimento del percorso per il riconoscimento in sede ONU del diritto umano universale alla conoscenza e per la comune transizione verso lo Stato di Diritto del mondo occidentale e del mondo a maggioranza arabo-musulmana.

Tutti i relatori hanno ribadito la volontà di difendere un’informazione il più libera e trasparente possibile, e il diritto dei cittadini alla conoscenza, il diritto di conoscere per deliberare. Tantissime le proposte concrete emerse su come assicurare una informazione legale, corretta, libera e completa, oltre che su come fissare standard minimi che una democrazie consolidata dovrebbe assicurare in materia; oltre al rilancio della iniziativa in materia in Italia, sono state poste le basi per portare la questione in tutte le sedi transnazionali, come parte del Diritto Umano Universale alla Conoscenza.

In tempi recenti si è registrato un aumento, non solo in Italia ma in tutta Europa, di conflitti di interessi a causa di un legame, sempre più stretto, tra alcune industrie strategiche dell’informazione e l’industria delle comunicazioni che determinano una serie di assetti molto profondi che incidono sulle modalità di comunicazione. Spesso i giornalisti, spontaneamente, decidono di auto-censurarsi non illuminando le periferie del mondo ed omettendo possibili critiche. Ciò accade non solo per responsabilità degli editori. Ed anche in questo caso è evidente che il problema non sarà risolto da censure, auto-monitoraggi, o affermazioni di verità ufficiali, ma soltanto con l’eliminazione delle cause che impediscono una informazione corretta, completa e “legale”.

E’ anche emerso come, curiosamente, negli ultimi anni da un lato si sia verificato un aumento delle società di comunicazione, e dall’altro una diminuzione dei giornalisti professionisti. Una delle proposte formulate è stata quindi di una elaborazione collettiva di principi universali tramite l’istituzione di un Osservatorio in sede internazionale composta dalle autorità di garanzia, dalle istituzioni e dalle associazioni pertinenti in modo da definire tali regole condivise, che vadano dalle normative antitrust alla definizione di conflitto d’interesse, dalle modalità di nomina delle autorità di garanzia e degli enti pubblici alla regolamentazione sui reati di opinione.

Il filmato del convegno è disponibile sul sito di Radio Radicale.

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