Slogan “sangue puro” al Giorno dell’Indipendenza della Polonia

Sabato 11 novembre, migliaia di persone hanno celebrato il Giorno dell’Indipendenza della Polonia a Varsavia a ritmo di slogan come “L’Europa sarà bianca!” e “Sangue puro!”, inneggiando ad una Polonia libera da ebrei e musulmani.

Interpellato da Irene Guidarelli per il Comitato Globale per lo Stato di Diritto, l’ex Presidente del Tribunale Costituzionale polacco, il professor Andrzej Rzepliński, già intervistato da Radio Radicale il 13 dicembre 2016, ha dichiarato: “È grave che la polizia non abbia reagito rispetto ai contenuti razzisti e aggressivi riportati sui cartelli o rispetto al comportamento aggressivo dei manifestanti fascisti”.

Il 9 novembre inoltre, l’Ambasciata americana a Varsavia ha diramato il seguente messaggio di sicurezza rivolto ai cittadini statunitensi: “L’Ambasciata ricorda ai cittadini degli Stati Uniti che anche le manifestazioni convocate con intenti pacifici sono imprevedibili e possono sfociare nella violenza. I cittadini degli Stati Uniti sono invitati ad evitare le aree interessate da queste manifestazioni e ad esercitare cautela se si trovano in loro prossimità. Raccomandiamo di essere attenti al circostante e di monitorare i media locali per avere informazioni più aggiornate”.

Data la rilevanza, proponiamo un estratto dell’articolo La Marcia della Gioventù Nazionalista Polacca Richiama Migliaia di Manifestanti nella Capitale di Drew Hinshaw per il Wall Street Journal.

«La folla, per la maggior parte composta da giovani, sparava fuochi d’artificio, intonava inni alla patria e portava striscioni con scritto “Europa Bianca”, “Europa sarà Bianca” e “Sangue Pulito”. Alcuni dei partecipanti sono giunti da Ungheria, Slovacchia e Spagna, sventolando bandiere e simboli usati durante la loro collaborazione in tempo di guerra con la Germania nazista. Numerosi partecipanti che non appartengono a organizzazioni neofasciste o razziste non hanno trovato alcun problema con il tono generale di quella che è divenuta la più grande celebrazione dell’indipendenza della Polonia.

La marcia, organizzata da un gruppo chiamato “National Radical Camp”, ha evidenziato la politica verso destra di una parte crescente della gioventù polacca. Il National Radical Camp si presenta come l’erede del movimento fascista del 1930, che ha combattuto per sbarazzarsi degli ebrei in Polonia negli anni appena precedenti l’Olocausto.

I funzionari del governo della città hanno dichiarato che, secondo loro, la marcia avrebbe dato una cattiva immagine della Polonia, ma non hanno avuto scelta che accettare la manifestazione, dato che soddisfaceva tutti i requisiti legali, qualificandosi come una celebrazione della storia polacca. Il “National Radical Camp” ha tenuto marce nella giornata dell’indipendenza dal 2009 e fino a qualche anno fa faceva fatica a coinvolgere più di qualche centinaio di persone. Negli ultimi anni è diventata l’evento più grande della Polonia nel giorno dell’indipendenza, e una delle più grande marce nazionaliste di questo genere in Europa. “Questa marcia è l’espressione di un fenomeno sociale più grande, decisamente molto preoccupante che sta crescendo nell’approvazione del nazionalismo estremo e della xenofobia tra i giovani in Polonia” dice Rafal Pankowski, un professore di scienze politiche presso l’università privata Collegium Civitas di Varsavia.

Alcuni polacchi su Facebook e Twitter hanno dichiarato di voler stare lontani dal centro della città nel Giorno dell’Indipendenza del loro paese per evitare possibili violenze. Movimenti simili hanno preso piede e hanno conquistato anche seggi in Parlamento, in Ungheria, in Slovacchia e in Repubblica Ceca. Alcuni di questi paesi sono tra i più prosperi d’Europa. La Polonia è l’unico paese dell’UE che non ha avuto un solo trimestre di contrazione economica dopo la crisi finanziaria. Sabato, la televisione statale polacca ha definito la processione una “grande marcia di patrioti”.

“E’ come se avessimo una necessità interiore” dice Lukasz, un manifestante di 24 anni, “vogliamo una Polonia che sia per i Polacchi”.»

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