Dagli Stati Uniti un moto di vitalità Democratica quanto mai necessario

Dichiarazione di Giulio Terzi di Sant’Agata e Matteo Angioli, rispettivamente Presidente e Segretario generale del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella”, sulle elezioni negli Stati Uniti e la vittoria dei candidati Democratici Joe Biden e Kamala Harris alla Presidenza e Vice Presidenza.

Con l’elezione di Joe Biden a 46° Presidente degli Stati Uniti si è conclusa una competizione elettorale che, nonostante la pandemia, il rischio di interferenze straniere e molte altre difficoltà ed incognite, dimostra ancora una volta la vitalità e la forza della grande democrazia liberale che da 233 anni governa l’America. Un Paese afflitto da crescenti tensioni con una popolazione pericolosamente divisa si è rivelato all’altezza del momento avvalendosi prima di tutto del principale strumento a disposizione dei cittadini: il diritto di voto e il suo esercizio. Più che il risultato, è l’affluenza senza precedenti in questa tornata elettorale a mostrare che la democrazia americana non è piombata in una crisi irreversibile.

Quanto all’esito, il cambiamento deciso dalla maggioranza degli elettori e dei 50 Stati che compongono la federazione è netto e ci indica che il principio “non sub homine sed sub lege” continua a dare forma e sostanza in maniera significativa agli Stati Uniti. E se, come ricordava spesso Marco Pannella, la forma è anche sostanza, essa sarà imprescindibile nelle settimane e mesi della transizione apertasi con l’elezione del candidato democratico che si concluderà il 20 gennaio 2021 con l’insediamento ufficiale del Presidente Joe Biden e della Vice Presidente Kamala Harris.

Infatti, il principio secondo il quale nessuno è al di sopra della legge sarà ancor più determinante se la contestazione legale annunciata da Donald Trump giungerà alla Corte Suprema. Dobbiamo avere fiducia nella massima istanza costituzionale del Paese titolata ad esprimersi, che ha già risolto alcuni casi intricati in passato. Da oltre due secoli, le elezioni in America sono oggetto di dibattiti, speculazioni e contestazioni formali. Queste ultime sono sempre state risolte attraverso la legge – fondata su uno dei pilastri dello Stato di diritto, ovvero la separazione dei poteri – e da organi indipendenti, a cominciare dalla Corte Suprema stessa.

I giudici federali incarnano ed esprimono i valori fondanti della Costituzione: ciò varrà anche per l’attuale Corte Suprema, composta in maggioranza da membri conservatori, qualora venga chiamata in causa. Tutti i giudici, dagli “originalisti” come Antonin Scalia, ai “progressisti” come Ruth Bader Ginsburg, hanno responsabilmente affermato tali valori e principi in garanzia dell’applicazione lineare ed equa della legge elettorale. Non saranno né Trump né Biden ad interpretare le leggi statali in materia elettorale, ad interrompere o meno il conteggio, a dichiarare valido o meno un voto. Sarà il libro della legge democratica, federalista, laica.

Giulio Terzi di Sant’Agata

Matteo Angioli

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