Francia: Controllore Generale preoccupato per lo Stato di Diritto

Gli attentati di matrice islamista che hanno colpito la Francia negli ultimi due anni stanno facendo precipitare il Paese in una spirale di deterioramento dello Stato di Diritto.

La necessità per il Governo Hollande di reagire, le pressioni dell’opposizione di estrema destra e il tentativo del Governo di rassicurare l’opinione pubblica hanno portato alla proclamazione dello Stato d’Emergenza nel novembre 2015. Status confermato ed esteso dal Parlamento, ora fino al 15 luglio 2017, che ha conferito poteri eccezionali al Governo e alle forze dell’ordine, tra i quali quello di condurre perquisizioni domiciliari senza l’autorizzazione di un magistrato.

Secondo il Rapporto 2016-2017 di Amnesty, l’utilizzo di questi poteri ha limitato in maniera sproporzionata la libertà di movimento e il diritto alla vita privata, e secondo il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura sarebbe opportuno indagare sull’uso eccessivo della forza da parte della polizia, nel contesto delle perquisizioni amministrative.

Varie personalità politiche e giuristi hanno espresso preoccupazione per quello che sta accadendo in Francia, fra cui anche Adeline Hazan, Controllore Generale dei Luoghi di Privazione della Libertà (CGLPL) che in una intervista pubblicata il 22 marzo 2017 ha detto che “si è costituita una gerarchizzazione fra libertà individuali e diritto alla sicurezza, come se i diritti fondamentali fossero un lusso che non ci si può permettere in periodi difficili. Così, diventa banale criticare una istituzione essenziale in democrazia, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, insinuando che questa compierebbe un’ingerenza nell’azione dei governi”.

Proprio Adeline Hazan, succeduta nel 2014 a Jean-Marie Delarue (Marco Pannella lo incontrò nell’ottobre 2013) a capo del CGLPL, ha concluso la sua relazione annuale dell’ente da lei diretto con una chiamata a resistere: “E’ forte la tentazione in tempi turbati di trascurare il rispetto, la tutela e il miglioramento dei diritti umani. E’ una strada pericolosa alla quale non dobbiamo cedere e io non mi arrendo”.

Vittorio Pecoraro

Leggi l’intervista originale in francese

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