Hong Kong e Taiwan di fronte alle crescenti minacce della Cina

Proponiamo la versione in italiano di un articolo, pubblicato il 24 aprile da The Hill, di Jianli Yang, membro onorario del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”, fondatore e presidente di Citizen Power Initiatives for China e Aaron Rhodes, presidente del Forum for Religious Freedom-Europe e autore di “The Debasement of Human Rights”.

Il 18 aprile Pechino ha intensificato la repressione a Hong Kong arrestando 14 attivisti democratici di alto profilo con l’accusa di “assemblea illegale”. Tra gli arrestati vi sono l’82enne Martin Lee Chu-ming, considerato il “nonno della democrazia” a Hong Kong, e l’imprenditore dei media Jimmy Lai, proprietario del più grande quotidiano pro-democrazia, Apple Daily.

Questi arresti sono un classico esempio di opportunismo da parte del Partito Comunista Cinese (PCC). Evidentemente il regime di Xi Jinping ha fatto alcune considerazioni:

– La pandemia è una distrazione, e quindi un’opportunità, per uno attacco preventivo contro l’opposizione che si ritroverà indebolita in vista delle possibili manifestazioni che presumibilmente saranno organizzate intorno al 9 giugno, primo anniversario delle proteste contro le leggi sull’estradizione di Hong Kong.

– Gli Stati Uniti, il Regno Unito e altre potenze democratiche, consumate dai problemi interni, non sono in grado di reagire efficacemente, e non vanno oltre la condanna degli arresti. Probabilmente il PCC non dovrà fare altro che sostenere solo a parole qualche principio astratto.

– Con la crisi finanziaria globale causata dalla pandemia, viene meno l’economia di Hong Kong come ragione di moderazione rispetto a quando le proteste erano al culmine e le voci occidentali erano più forti. Dato il massiccio calo delle esportazioni cinesi, lo status commerciale speciale di Hong Kong diventa secondario.

– La paura del virus e le restrizioni severe applicate dalla polizia impediranno ogni manifestazione su larga scala e protestare contro la repressione è assai improbabile. Tuttavia, man mano che il virus viene gradualmente controllato, questa finestra di opportunità si chiude.

Per Xi Jinping, schiacciare il dissenso a Hong Kong è più necessario ora che prima dell’inizio della pandemia di coronavirus. L’epidemia di Wuhan ha messo in luce il fallimento del governo del PCC. Xi deve far fronte a critiche senza precedenti, rabbia e derisioni sempre più sfacciate. Più di una volta è stato umiliato pubblicamente o ha incontrato resistenze sia fuori che dentro il partito. La propaganda e il controllo del PCC potrebbero non reggere alle critiche accese da parte di figure di spicco come Li Wenliang, il medico che per primo aveva lanciato l’allarme sul virus, il professor Xu Zhangrui dell’Università Tsinghua, l’avvocato e attivista per i diritti civili Xu Zhiyong, il professore He Weifang dell’Università di Pechino, il giornalista Chen Qiushi, lo scrittore di Wuhan Fang Fang, Ai Fen, direttorice del dipartimento di emergenze del Wuhan Central Hospital, lo studioso in pensione Zhao Shilin, netizen Ren Zhiqiang e altri.

Data la precarietà della situazione attuale, Pechino non può permettersi che una o più manifestazioni a Hong Kong influenzino la Cina continentale. Per questo deve azzerare lo spazio di libera espressione politica a Hong Kong. Il 13 aprile, il principale funzionario di Pechino a Hong Kong ha proposto di legiferare urgentemente in materia di sicurezza nazionale per annullare il movimento democratico.

La crisi politica interna di Xi apparentemente ha anche guidato le sue recenti mosse verso Taiwan. L’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) ha intensificato le attività attorno all’isola democratica e autonoma. Dalla metà di febbraio, i voli dell’aeronautica cinese hanno attraversato sei volte la mediana dello stretto di Taiwan. L’11 aprile, Taiwan ha mobilitato le navi da guerra mentre un gruppo di navi della Marina Militare cinese, tra cui una portaerei, si dirigeva verso il Pacifico. Il 15 aprile, il sito web ufficiale del Consiglio di Stato cinese dell’Ufficio per gli Affari di Taiwan ha pubblicato un lungo articolo sull’unione di Taiwan con la terraferma mediante la forza.

E’ lecito supporre che questa palese minaccia di conflitto militare con Taiwan, insieme alla repressione di Hong Kong, sia opportuna mentre la comunità internazionale è occupata con il COVID-19, e sia anche una tattica per distogliere l’attenzione del popolo cinese dai fallimenti del PCC e dello stesso Xi, e mobilitare la popolazione sotto il vessillo nazionalista. L’opposizione stava rafforzandosi prima dell’epidemia. Basta tornare indietro di due anni, a quando Xi ha rimosso i termini del mandato dalla Costituzione cinese, rivelando chiaramente l’ambizione di diventare presidente a vita. Ora però non deve solo ottenere il terzo mandato nel 2022, deve anche mantenere il potere.

Con le debolezze interne di Xi esposte e con la sua reputazione internazionale profondamente indebolita, l’opposizione latente è diventata più manifesta. Xi sta valutando come dosare la mano per contenere le minacce interne senza incorrere in reazioni internazionali insostenibili.

In questa situazione fluida, le società libere di tutto il mondo devono fare i conti con la minaccia sovversiva del PCC e assumersi la responsabilità di sostenere il cambiamento pacifico democratico in Cina. Gli Stati Uniti devono comprendere le regole del gioco di Xi ed essere all’altezza dei drammatici eventi politici e militari in Cina, Hong Kong e Taiwan. Anche con la pandemia, i leader mondiali devono essere pronti ad agire.

Jianli Yang
Membro onorario del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”, fondatore e presidente di Citizen Power Initiatives for China, un movimento democratico con sede a Washington. Era tra gli studenti che manifestavano per la democrazia in Piazza Tiananmen nel 1989.

Aaron Rhodes
Presidente del Forum for Religious Freedom-Europe e autore di “The Debasement of Human Rights” (2018).

Leggi l’articolo originale sul sito di The Hill

Traduzione: Matteo Angioli

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