Hong Kong: oltraggiose le dichiarazioni del Ministro degli Esteri tedesco

Venerdì 29 maggio, l’UE si era già dimostrata deludente nella sua risposta alla minaccia concreta e immediata ai cittadini di Hong Kong, da mesi impegnati in una lotta nonviolenta per la democrazia e le libertà e i diritti umani. Gli annunci pervenuti dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel circa la ricerca di una “terza via” europea equidistante tra Washington e Pechino, ribaditi lunedì 1 maggio a Funke dal Ministro degli Esteri Heiko Maas fanno presagire ancora peggio in vista dell’assunzione tedesca della Presidenza dell’UE il 1 luglio prossimo.

Maas ha confermato la tenuta del dialogo 27+1 (UE + Cina) a settembre prossimo – nonostante le numerose e accorate richieste di cancellarlo o almeno di rinviarlo, per evitare che si traduca in un’improvvida “legittimazione” di quanto sta facendo Pechino a Hong Kong – e ha sottolineato la volontà della Presidenza tedesca di riportare il mondo ad un multilateralismo ben funzionante, in cui il dialogo con la Repubblica Popolare Cinese su temi come i target climatici e una concorrenza globale equa sono ritenuti centrali. In una serie di tweet sull’intervista del German Foreign Office, salta agli occhi non solo l’enfasi messa sui temi citati, ma soprattutto l’assenza di una menzione esplicita di temi fondamentali secondo i Trattati europei nelle azioni dell’Unione europea dentro e fuori i suoi confini: le libertà democratiche e i diritti umani. Quell’assenza è ancora più lampante nel tweet conclusivo: “Deve sempre essere chiaro che l’Europa rappresenta certi valori e principi, che guideranno anche il nostro dialogo con la Cina.”

L’utilizzo delle parole “guideranno anche” e l’accenno a “certi” valori e principi senza menzionarli esplicitamente sono particolarmente emblematici in un momento un cui la Repubblica Popolare Cinese si dimostra apertamente nemica di questi valori e principi. Non si può che constatare l’abbandono di un vero e significativo sostegno ai cittadini di Hong Kong proprio nel momento in cui ne hanno maggiore bisogno. A settembre la battaglia per Hong Kong rischia di essere superata nel peggior modo immaginabile, e sarà anche l’UE ad esserne responsabile.

Quanto sta accadendo a Hong Kong non è che l’ennesima aggressione comunista al mondo libero – perché Hong Kong è mondo libero, ancora! – paragonabile ad altre aggressioni e brutali repressioni: in Europa, al blocco di Berlino nell’48, alle repressioni di Budapest nell’56, di Praga nell’68, di Danzica nell’80; in Asia, a Tiananmen nell’89, e agli orrori devastanti del Maoismo, del comunismo cambogiano, vietnamita e latin-americano.

Le dichiarazioni tolleranti, amichevoli e persino conniventi con il regime comunista cinese da parte del Ministro degli Esteri della Repubblica Federale di Germania, nel grave momento che attraversa tutta la popolazione di Hong Kong, condannata a perdere ogni libertà democratica e i suoi diritti internazionalmente garantiti, suonano terribilmente offensive per tutte le vittime del comunismo, in Asia, in Europa, e in ogni parte del mondo. Sono parole che sarebbero ingiuriose da parte di chiunque le avesse pronunciate. Ma sono ancor più oltraggiose per i popoli liberi e per tutti coloro che hanno sofferto e soffrono sotto la dittatura del comunismo quando vengono pronunciate proprio da esponenti del Governo della Repubblica Federale di Germania: un grande Paese che ha potuto riunificarsi e risorgere solo dopo essere stato liberato, per ben due volte in meno di mezzo secolo, dall’orrore del nazismo prima, e dell’occupazione comunista e del patto di Varsavia poi; e solo con il determinante sostegno politico, militare ed economico della comunità atlantica.

Nei confronti di un sistema di potere oppressivo – come è quello cinese – della stessa identica natura di quello che ha oppresso la Germania dell’Est – il comunismo sovietico, anziché riaffermare con forza e chiarezza l’impegno a sostenere in ogni possibile modo i diritti e le libertà dei cittadini di Hong Kong, il peggior tradimento sembra provenire proprio dal Governo del Paese che dell’oppressione totalitaria è stato nella storia recente una delle principali vittime, dovendone essere salvato da quanti hanno invece davvero creduto nella libertà. Quale fiducia può dare questa Germania all’Europa e alla Comunità atlantica?

Se l’UE volesse veramente investire su un metodo multilaterale che parte dei suoi principi e valori fondanti – e dunque di dovere istituzionale – non dovrebbe e non può proporre la sua storica posizione di appeasement “neutrale” che nel passato ha portato soltanto a delle stragi di diritto e di popoli. Può prendere spunto dell’iniziativa lanciata dall’ex-Governatore di Hong Kong Lord Patten e Sir Malcolm Rifkind, i quali hanno creato un crescente gruppo internazionale di legislatori trasversali che si sono espressi con forza contro l’introduzione unilaterale di una legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong” e chiedono ai loro rispettivi governi di unirsi contro questa “flagrante violazione della Dichiarazione Congiunta Sino-Britannica”.

Pertanto siamo particolarmente grati al crescente numero di parlamentari italiani che hanno scelto di accogliere il nostro invito di aderire a questo appello di Lord Patten e Sir Rifkind (ad oggi: Antonio Tajani, Alessandro Alfieri, Enrico Borghi, Paolo Formentini, Adolfo Urso, Eugenio Zoffili, Alessandro Giglio Vigna, Matteo Luigi Bianchi, Alex Bazzarro, Roberto Rampi, Lucio Malan, Rita Bernardini, Marco Beltrandi, Elisabetta Zamparutti, Sergio D’Elia, Paolo Grimoldi, Roberto Giachetti, Marco Campomenosi, Marco Zanni, Susanna Ceccardi, Anna Cinzia Bonfrisco, Isabella Tovaglieri, Maria Antonietta Farina Coscioni).

Siamo fermamente convinti che sia questa l’esempio di un’azione multilaterale basata sui valori e principi della libertà e dei diritti da seguire. Una proposta che non cerchi l’equidistanza che equivale ad una sottomissione all’aggressore cinese, ma che unisca chi crede nei valori dello Stato di Diritto al di là dei confini.

Giulio Terzi di Sant’Agata, Matteo Angioli, Laura Harth

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