Il Parlamento italiano si muova in difesa di Hong Kong

A Hong Kong la polizia ha arrestato almeno 150 manifestanti contro il governo cinese e la nuova legge sulla sicurezza nazionale. L’Italia non può restare a guardare: “Oggi tocca a loro. Se perdono, domani toccherà a noi”, scrive Laura Harth per Formiche.net.

Oggi, nonostante la pandemia Covid-19, a Hong Kong si sono di nuovo svolte manifestazioni di migliaia di persone contro la proposta del governo di Pechino per una cosiddetta legge sulla sicurezza nella ex colonia britannica. Il disegno di legge, definito “draconiano” dagli attivisti per la democrazia a Hong Kong, metterebbe in realtà fine al paradigma “un Paese, due sistemi”, previsto dall’accordo internazionale sino-britannico e dalla Basic Law di Hong Kong, imponendo una supremazia della giurisdizione della Repubblica Popolare Cinese sui cittadini del territorio autonomo.

Come denunciano da tempo da milioni di cittadini, ormai da mesi impegnati in manifestazioni e lotte a difesa della propria libertà come garantita dalla Costituzione, Pechino non solo vuole violare i principi contenuti nei trattati internazionali sottoscritti, ma intende imporre un controllo immediato sulla metropoli, armando di fatto la polizia segreta di Pechino e equiparando le attività dei dissidenti democratici ad atti terroristici – come già accade da tempo nelle regioni autonomi del Tibet e dello Xinjiang – potenzialmente portando a una serie massiccia di arresti, come di costume nella Cina continentale.

Già oggi, la polizia di Hong Kong ha eseguito almeno 150 arresti, soprattutto per manifestazione non autorizzata. Gli agenti in tenuta antisommossa hanno caricato, usato spray urticanti, gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere chi è sceso in strada a protestare contro la legge sulla sicurezza nazionale all’esame del Congresso nazionale del popolo.

Come ha ribadito venerdì l’attivista per la democrazia Joshua Wong, segretario di Demosisto, durante la presentazione del Rapporto di Farefuturo sulla minaccia cinese per l’Occidente, quella di Hong Kong è una lotta per lo stato di diritto e la democrazia che ci riguarda tutti. Wong ha lanciato un appello affinché anche l’Italia si pronunci con forza e fermezza contro questa ulteriore deriva autoritaria, contraria a tutti i principi e gli accordi internazionali.

La sorte di Hong Kong riguarda il destino dei suoi cittadini ma è anche e soprattutto la cartina di tornasole per la sopravvivenza di un sistema multilaterale. La scelta oggi è tra l’affermazione di un ordine mondiale, basato sui valori universali dei diritti umani e delle libertà fondamentali, e l’alternativa autoritaria “socialista con caratteristiche cinesi” messa in campo dal Partito comunista cinese. Uno Stato-partito che, dopo aver scatenato una pandemia sanitaria-economica-sociale nel mondo, vuole approfittare della distrazione dell’opinione pubblica mondiale per rafforzare la sua agenda egemonica, sia nelle vicine Hong Kong e Taiwan che, sempre di più, nel resto del pianeta.

Il sostegno alla battaglia dei giovani attivisti di Hong Kong non è soltanto giusto, ma è un dovere esistenziale per chiunque tenga alla libertà, alla democrazia e allo stato di diritto. Oggi tocca a loro. Se perdono, domani toccherà a noi.

Pertanto, è necessario che il Parlamento italiano si esprima con urgenza e impegni l’attuale governo, troppo spesso accondiscendente se non connivente con il regime comunista di Xi Jinping, a schierarsi con forza contro questa ulteriore violazione dell’ordine internazionale e delle libertà dei cittadini oppressi ovunque. In tal senso si sono già espressi centinaia di parlamentari in oltre 30 Paesi nel mondo.

Oggi più che mai chi ha a cuore i diritti fondamentali e ripete con convinzione il mantra “mai più” rispetto ai crimini atroci contro l’umanità compiuti nel passato, non può rimanere né silente né apparire troppo diplomatico. L’amicizia tra i popoli sì, ma non al costo di questi stessi popoli per una presunta convenienza di rapporti con regimi sanguinari. Il mondo si trova a un bivio e gli strumenti multilaterali attuali spesso si mostrano inadeguati ad affrontare queste sfide moderne: va ricostituito un fronte condiviso sui valori della dignità e della libertà individuale umana, se non vogliamo soccombere tutti. Strumenti come il Global Magnitsky Act, già invocato da alcuni parlamentari americani per colpire chi si renderà direttamente colpevole dell’implementazione di questa nuova legge sulla sicurezza, possono dimostrarsi validissimi per affrontare il nuovo scontro mondiale tra sistemi diametralmente opposti.

Laura Harth

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