Intervento di Giulio Terzi al Consiglio Generale del Partito Radicale

Quello che segue è l’intervento di Giulio Terzi di Sant’Agata al Consiglio Generale del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito di venerdì 26 giugno.

Ringrazio molto per la convocazione di questo Consiglio Generale Maurizio Turco, Irene Testa e Makarar Thhai. La pandemia del coronavirus cinese si è trasformata nella tempesta perfetta per l’autoritarismo nel mondo. Il Covid-19 segna, da un lato, la fine di una globalizzazione da Far West nella quale le democrazie liberali avrebbero fatto, rimanendo passive e divise, la fine dei pellerossa: decimati e rinchiusi nelle riserve; mentre i comunisti cinesi si stavano appropriando, con metodi e arroganza da cowboys di praterie, miniere d’oro, risorse naturali e umane che un Occidente abbagliato dalla sbornia degli affari lasciava loro; senza reagire in alcun modo, e anzi incoraggiando l’occupazione dei suoi territori.

Nella globalizzazione a senso unico degli ultimi due decenni Pechino ha sfruttato ogni possibile occasione, ogni vantaggio, sia lecito che illecito. La Cina comunista è stata accolta a braccia aperte nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, il WTO; senza però ottemperare mai – per ben vent’anni – ad uno solo, dico uno solo, degli impegni più importanti presi al momento del suo ingresso in quella Organizzazione.

Impegni che esigevano ad esempio: la fine immediata delle pratiche di dumping, di prezzi determinati dal Governo anziché dal mercato, di aiuti di Stato non consentiti, di regolamentazione e riforme bancarie, di reciprocità e di apertura per gli investimenti esteri, di pari condizioni negli appalti, di rispetto e tutela della proprietà intellettuale, di riforme ne mercato del lavoro. Per non parlare di tutte le altre riforme che avrebbero dovuto trasformare la Cina – ed anche queste erano condizioni chiare che Pechino affermava di voler rispettare sin dall’inizio degli anni 2000 – in una vera economia di mercato; con tutte le implicazioni politiche e di riforme istituzionali che avrebbero dovuto fare evolvere l’autoritarismo e il ruolo assolutamente pervasivo, dominante e ultranazionalista del PCC in un sistema molto diverso, più libero e progressivamente pluralista e inclusivo.

Invece, i 20 anni della appartenenza della Cina Comunista al WTO hanno avuto l’effetto diametralmente opposto: e completamente diverso da quello che Clinton, Prodi, D’Alema e altri entusiasti della “Terza via” proclamavano con sogni e previsioni che si sarebbero presto infranti contro la dura realtà.

L’immediato arroccamento del sistema comunista cinese arrivava al punto di riprodurre in Xi Jinping il “nuovo Mao”, come è stato chiamato e come lui stesso ama apparire. Capo di un Partito Comunista rigidamente leninista, sia pure con la deroga di un “enrichissez vous” che come in tutti i comunismi sulla terra crea siderali divari di ricchezza e di potere tra i Capi e i sudditi; Presidente a vita di un paese espansionista ai danni dei Paesi vicini, e Capo di un regime comunista con ambizioni di dominio globale, di sottomissione politica ed economia di quelli che si era impegnato a trattare e a rispettare come partners, e non come avversari.

La tempesta dell’autoritarismo viene dalla Cina, ma diversamente dal coronavirus non è un’esclusiva del Comunismo Cinese. Certamente, l’utilizzo spregiudicato che il PCC fa del Coronavirus un’arma di destabilizzazione di massa, è inteso a sostenere movimenti e forze politiche che nelle stesse democrazie liberali, stanno rivelando pulsioni sempre più autoritarie.

In Europa è soprattutto, più di ogni altra forza politica, il Movimento 5 Stelle a mostrare specialissime affinità, simpatie e convergenze di interessi politici, economici e di rapporti personali con il PCC. Il fatto poi che il leader politico del Movimento sia Ministro degli Esteri del nostro Paese, spiega almeno in parte la virata a 180 gradi della nostra politica estera e di sicurezza. Una rotta di vistoso allontanamento dall’Europa e dalla Comunità atlantica verso il Mare della Cina, intendo quello ben recintato dai noti isolotti abusivamente occupati e militarizzati da Xi Jinping.

In questi mesi di pandemia molte maschere di Carnevale sono definitivamente cadute. I volti di un autoritarismo crescente nel nostro sistema di governo, coincidono con quelli dei paladini  della Via della Seta; e di quanti utilizzano esattamente gli stessi spaeking points del Partito Comunista. Li utilizzano sulle nostre reti, sul web, e nei sempre meno frequenti dibattiti parlamentari. I volti dell’autoritarismo sono gli stessi di quanti ci spiegano ossessivamente che la Cina è stata straordinariamente brava nell’aiutare una povera Italia a difendersi dalla pandemia, e alcuni di questi esegeti del “verbo” di Xi Jinping aggiungono che probabilmente il Corona Virus  è stato diffuso da militari americani; e sono le stesse persone, politici, giornalisti a ringraziare prostrati qualsiasi esponente alto o basso di Pechino per la generosità infinita e per la grande umanità della Cina nel soccorrerci con milioni di mascherine, in realtà pagate dal contribuente italiano, e spesso taroccate e non rispondenti agli standards UA. Cinese, si manifestino ora in forme sempre più inquietanti.

Il Covid-19 deve quindi essere considerato il “virus dell’autoritarismo politico”. Infatti ha:

1) drammatizzato il confronto, la disinformazione, facilitato le false narrative e la propaganda, in tutte le democrazie liberali, dall’America, all’Europa, all’Asia;

2) determinato una improvvisa recessione globale, con nuovi picchi di povertà estrema, disoccupazione, disuguaglianze abissali;

3) fornito alle potenze autocratiche e revisioniste una marcia in più per cercare di sovvertire la legalità internazionale e creare dinamiche pericolosissime all’interno delle società governate da democrazie liberali.

Il Covid-19 è terreno di gioco estremamente favorevole per dare ulteriori spallate ai principi di sovranità dei popoli, di libertà, di rispetto della dignità umana. Lo vediamo da parte cinese a Hong Kong, nel Mar della Cina, in Tibet, nello Xinjiang, in Africa, in Asia, e in America Latina con il sostegno di Pechino di Maduro. Lo vediamo da parte Russa e Turca, in Siria, in Libia, nel Mediterraneo e nel Mar Nero. Lo vediamo da parte Iraniana in tutto il Medio Oriente e sempre più nella impressionante alleanza che salda ormai il narcotraffico di Maduro al terrorismo di Khomeyni e di Rouhani.

Sono tutte questioni per le quali il Partito Radicale Nonviolento è protagonista da molti anni. E in questa stagione così difficile il Partito ha intensificato la sua azione, ogni giorno, insieme alle Associazioni che si riferiscono e collaborano con il Partito. Interveniamo, manifestiamo, pubblichiamo articoli, rapporti, repliche per prendere posizione in tutte le possibili sedi istituzionali e nei dibattiti pubblici, per essere testimoni e protagonisti di quel “Diritto alla Conoscenza” che rappresenta per tutti noi il principale faro della società liberale. Non ci facciamo intimorire da Soloni, o da Grandi Firme, o da guru del pensiero unico o politically correct. Nè tantomeno dai molti che custodiscono gelosamente molti scheletri nei loro armadi.

In un quadro di generali sovvertimenti e destabilizzazioni, dove sarebbe imperativo per l’Italia restare saldamente ancorata? Conoscete tutti la risposta, ce la dà il nome, la storia, l’insegnamento e l’esempio del fondatore, leader indimenticato e indimenticabile del nostro movimento, l’esempio di Marco Pannella.

In una realtà italiana e mondiale di pericolose derive per la democrazia liberale, qualsiasi Governo italiano in carica dovrebbe fare di tutto per rafforzare, e non indebolire, gli ancoraggi allo Stato di Diritto e alla tutela della nostra libertà. Ma purtroppo, lo spettro dell’autoritarismo, la simpatia per i Governi che più tragicamente lo incarnano e diffondo, alita pesantemente tra le forze della maggioranza di Governo, e specialmente nel Movimento 5Stelle.

La politica estera italiana è ormai l’espressione di simpatie e solidarietà inspiegabili per il narco-Stato di Maduro, per la Cina comunista e imperialista di Xi Jinping, per il regime cubano, per il nazi-islamismo antisemita dell’Iran, primo Stato terrorista al mondo. Simpatie e solidarietà inspiegabili in base al buon senso, a meno che la spiegazione non sia quella che forniscono diverse e autorevoli fonti di giornalismo investigativo e dalle indagini giudiziarie in corso in diversi Paesi.

Un’ulteriore possibilità è che la simpatia e la solidarietà verso i Governi e i regimi più autoritari e corrotti esistenti al mondo non si spieghi non con una profonda degenerazione dei valori e dei principi affermati dalla nostra Costituzione, e dai Trattati Europei. Una degenerazione in atto nella politica e nella società italiana: tendenze inclinate verso l’autoritarismo, come forma di controllo e di appropriazione del potere economico, oltre che politico, nel Paese.

I tristissimi episodi registrati nell’Ordinamento Giudiziario, nell’inspiegabile “liberi tutti” per i più pericolosi capi mafiosi, la sequela inarrestabile di fenomeni corruttivi sembra giocare più in direzione delle pulsioni autoritarie nella gestione della “res publica”, che non a favore della “conoscenza” e dello Stato di Diritto. E in effetti, quest’ultima ipotesi non è secondaria se guardiamo al mondo autoritario, infastidito da qualsiasi confronto e dibattito parlamentare, incline a precludere una sana informazione del pubblico, e persino ad opporre il segreto di Stato a qualsiasi richiesta doverosa e legittima di essere informati.

Devo citare casi specifici?

1) Gli Stati Generali, anziché il Parlamento, hanno dibattuto per un’intera settimana del futuro del Paese.

2) La Commissione Scientifica non ha mai pubblicato le motivazioni del lockdown e il Governo ha opposto il Segreto di Stato a un’istanza presentata dall’avvocato Ezechia Paolo Reale per avere accesso agli atti della Commissione, come prevede la Legge.

3) E’ costante il sostegno governativo alla disinformazione cinese sul Covid-19, sulla sua origine, modalità di diffusione e sulle responsabilità legali e scientifiche della Cina Comunista.

 4) Così come il sostegno incondizionato alla “legittimità” di Maduro; talmente forte che abbiamo visto proprio in questi giorni alcune c.d. “Grandi Firme” dei nostri giornalisti sperticarsi in editoriali compiacenti per i narcotrafficanti di Maduro, con l’evidente obiettivo di compiacere il Governo Conte, e in particolare la sua componente 5Stelle.

In conclusione, la pandemia del virus cinese si fonde con un’altra pandemia, di un autoritarismo anacronistico, imperialista, dominatore, e spesso persino razzista, come dimostrano gli Han in Tibet, in Xinjiang, e nei confronti di molti africani (abbiamo letto di casi che hanno provocato la reazione degli stessi Ambasciatori africani a Pechino). E’ mai possibile che il nostro Paesi si faccia trasportare da falsificazioni e interessi di parte verso quel tipo di regime e verso quelle concezioni di vita e di società? Credo proprio che sia ancora di più oggi il momento di combattere una grande battaglia politica: anche contro quanti hanno ormai da tempo fatto cadere la loro maschera che proclamava “onestà, onestà”. Grazie

Giulio Terzi di Sant’Agata

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