Siria: intervento di Giulio Terzi all’Astana Platform

Incontro di esperti sulla Costituzione siriana
Ginevra, 10 – 13 luglio 2017

I) La Ris. 2254 del CS delle Nazioni Unite definisce il quadro di riferimento di Ginevra per un esito politico alla guerra civile siriana.

L’art. 5 della Risoluzione “Riconosce lo stretto collegamento tra un cessate il fuoco ed un processo politico parallelo – ai sensi del Comunicato di Ginevra del 2012 – e (riconosce) che entrambe le iniziative dovrebbero procedere speditamente; al riguardo ha espresso il suo sostegno per un cessato il fuoco in tutta la Siria che l’ISSG (International Syria Support Group) si è impegnato a sostenere ed assistere lungo il processo di attuazione. Il cessate il fuoco deve entrare in vigore non appena i Rappresentanti del Governo Siriano e l’opposizione abbiano intrapreso i primi passi verso una transizione politica sotto l’egida delle Nazioni Unite, sulle basi del Comunicato di Ginevra”.

Il processo di Astana, da parte sua, è stato tempestivamente lanciato e sostenuto in modo da assicurare il consolidamento del cessate il fuoco così come proposto e supportato da Russia, Iran e Turchia, in conformità alla Ris. 2254 che – dovremmo ricordare – è datata 18 Dicembre 2015 e si appella “ad un cessate il fuoco su tutto il territorio della Siria”. La costituzione lo scorso Maggio ad Astana di zone deconflittualizzate chiaramente definite in quattro regioni siriane è andata esattamente in questa direzione. Era un po’ troppo tardi? Abbiamo buone ragioni per ritenerlo quando consideriamo le condizioni umanitarie della popolazione e lo stallo delle negoziazioni politiche di Ginevra. Tutto ciò prima che il Presidente Putin e il Presidente Trump si incontrassero ad Amburgo: una discussione che rappresenterà certamente una svolta per la procedura di Astana e Ginevra. Ma se guardiano ancora alla Ris. 2254, dobbiamo rilevare la violazione della cronologia prescritta dalla stessa agli art. 5, 7, 11.

Da dicembre 2015 una situazione profondamente differente ha ulteriormente frammentato l’intero scenario ed ancor di più dopo la liberazione di Aleppo da Daesh. Alcune preoccupazioni stavano emergendo sull’utilità della Ris. 2254 per affrontare il moltiplicarsi dei conflitti causati dalla destabilizzazione politica. Quando nel Dicembre 2015 fu adottata questa Risoluzione, sembrò naturale riconoscere una stretta interazione tra il cessate il fuoco e gli esiti politici delle crisi siriane. Il modello è stato seguito ripetutamente dalle Nazioni Unite. In tutte le situazioni di conflitto l’esito politico è influenzato da azioni sul campo, forze o debolezze dei corpi militari in combattimento, potere di progettazione e volontà politica dei soggetti esterni.

Sono trascorsi due anni e mezzo dall’adozione della Ris. 2254. Essi sono coincisi con un’accelerazione degli eventi che in parte erano già presenti ma che sono drammaticamente peggiorati rinforzando la minaccia del terrorismo jihadista, non ancora sconfitto o scoraggiato con la fine dello Stato Islamico. I colloqui a Ginevra e Astana hanno dimostrato l’enorme sfida che la Comunità internazionale sta affrontando in Siria e l’unicità degli ultimi setti tragici anni nella storia siriana: il fallimento dello Stato siriano, la sua genesi, la sua fase di incremento e l’entità delle violazioni di norme e principi internazionali, con una gravità senza precedenti dagli orrori della Seconda Guerra mondiale.

II) La prospettiva dello Stato di Diritto e i cambiamenti della Guerra civile siriana.

Vorrei esprimere il mio apprezzamento e i miei ringraziamenti a Mrs. Randa Kassis ed ai promotori di questo incontro per l’opportunità di contribuire ad una utile discussione e all’ascolto della società civile su tali fondamentali questioni.

L’ONG che ho co-fondato e presiedo, il Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella” (Global Committee for the Rule of Law), è composto da personalità ben note nel campo dello sviluppo istituzionale, diritti umani e libertà fondamentali. E’ stato voluto fortemente da Marco Pannella e da Lui fondato insieme a Maurizio Turco, a Matteo Angioli e a me, chiedendomi di presiederlo e a Matteo di esserne il Segretario generale. La missione del Comitato Globale è la promozione dello Stato di Diritto e dei diritti umani, del nucleo dei valori della Carta delle Nazioni Unite, della responsabilità di tutti gli Stati ad un livello globale, rinforzando il controllo democratico che i cittadini dovrebbero esercitare vis-à-vis con i propri governi. Il Comitato Globale apprezza enormemente il ruolo della Corte Penale Internazionale nel garantire giustizia e verità alle vittime di crimini contro l’umanità, alle loro famiglie e alle loro nazioni, assicurando una effettiva persecuzione dei responsabili. Pertanto vorrei offrire il mio contributo dalla prospettiva dei valori e principi promossi anche dal Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”.

Dobbiamo riconoscere che la “guerra civile” siriana – così come è generalmente definita – è iniziata attraverso una prima fase di disarmo rivolta contro la leadership siriana incapace di rispondere alle richieste di riforme per la democrazia e per la giustizia. La Lega Araba, le Nazioni Unite, l’Unione Europea hanno fortemente consigliato al Presidente Assad di avviare un dialogo politico, mettendo a disposizione ispettori e mediatori, assistenza e supporto diplomatico. Ma a Damasco le voci della moderazione furono ascoltate. Nel frattempo altri amici influenti del Presidente Assad insistevano su direzioni opposte: pressare Damasco per una immediata, violenta ed incondizionata repressione contro tutti i siriani che stavano manifestando contro il Governo.

Il Presidente Assad fu apertamente incoraggiato non solo attraverso consigli politici ma anche attraverso la fornitura di risorse, armi destinate alla guerriglia urbana, specialisti e consulenti d’intelligence anti-insurrezione per reprimere con estrema violenza tutti i suoi oppositori politici, orchestrando una strategia di incarcerazioni e sparizioni a migliaia, così da spaventare tutte le popolazioni del Medio Oriente che in questo modo sarebbero rimaste lontane da ogni influenza che le Primavere Arabe avessero potuto esercitare, o da qualsiasi possibile replica della Rivoluzione Verde iraniana del 2009.

Una prima fase, denotata da manifestazioni e rivolte politiche, si è trasformata in una guerra civile solo dopo alcuni mesi di brutale repressione e massacri, quando la rivolta contro la leadership siriana inizialmente disarmata si è trasformata in una risposta armata e maggiormente organizzata attraverso il Free Syrian Army e fazioni di combattenti che chiedevano la rimozione del Presidente Assad e del suo regime.

All’inizio del 2011, quando iniziò il massacro dei civili, tutti i Governi Occidentali espressero le loro preoccupazioni che il protrarsi dello scontro avrebbe portato alla radicalizzazione di rivolte e ad una infiltrazione su larga scala di terroristi sul territorio siriano. Questa preoccupazione è stata espressa migliaia di volte ma senza effetto. Damasco ed i suoi sostenitori all’estero sembravano credere che una guerra civile fosse da considerare quale unica opportunità per rilegittimare il Governo siriano, per etichettare tutti gli oppositori del Presidente Assad come terroristi e per addossargli tutte le colpe per la distruzione del paese, sterminando mezzo milione di persone e generando un flusso di 12 milioni di sfollati e rifugiati espatriati. Damasco e gli oppositori del regime si scambiavano abitualmente le accuse per aver progettato la nascita di Daesh in Siria. Per qualsiasi rilevanza vorremmo dare alla liberazione di Al Suri dal carcere di massima sicurezza di Damasco o ai documenti trovati a Abbottabad e nei nascondigli iracheni che provano connessioni tra enti iraniani e organizzazioni qaediste guidate dallo Stato Islamico, non è discutibile che la guerra civile in Siria sia iniziata con la sanguinosa repressione contro l’originaria rivolta disarmata, che ha creato il terreno fertile per lo Stato Islamico.

III) Una terza metamorfosi

Ci troviamo ora di fronte a una terza metamorfosi. La Guerra civile si è trasformata ancora e questa volta in una “guerra regionale” il cui allargamento ha colpito il più ampio scenario politico ed ha contribuito ad attaccare destabilizzando forze militari contro paesi e parti interessate entro ed oltre il Medio Oriente. Posso brevemente chiarire di cosa sto parlando.

1) Il primo e più preoccupante sviluppo è il ripetuto utilizzo di WMD, cioè barrel bomb al gas nervino e al cloro, contro la popolazione civile. L’incidenza e le ferite inferte dal ripetuto utilizzo di armi di distruzione di massa sono tutt’altro che terminate con l’accordo siglato nell’agosto 2015 tra OPCW e la Siria, promosso dagli Stati Uniti e dalla Federazione Russa. La proliferazione e l’uso di armi chimiche sono le principali preoccupazioni della comunità internazionale e dei paesi vicini alla Siria. L’accordo di OPCW non regge. Le forti preoccupazioni sorte dal 2013 in merito all’inadempienza del governo siriano si sono rivelate fondate. Si rendono necessarie ispezioni e monitoraggio più incisivi da parte delle Nazioni Unite e dei Membri Permanenti del Consiglio Sicurezza.

2) Le operazioni militari in Siria sono portate avanti da coalizioni ed eserciti che da una parte combattono contro lo Stato Islamico ma che su un altro livello hanno obiettivi molto differenti, come: rimozione di Assad; contenimento dell’esercito curdo; bloccare la continuità territoriale tra la Regione autonoma del Kurdistan, il territorio siriano curdo e la regione turca in cui vi è la più importante presenza curda; stabilire e consolidare sul territorio siriano una presenza militare permanente e una influenza politica di poteri esteri in Siria; destabilizzare ulteriormente la regione.

3) Il dispiegamento delle forze militare russe, nel corso degli ultimi due anni, è stato rafforzato aumentando la capacità di interdizione aerea con sistemi missilistici terra-aria. Questo ha profondamente modificato l’equilibrio militare delle potenze. Va nella stessa direzione la distribuzione in Siria di eserciti stranieri reclutati da Teheran in Libano, Afghanistan, Pakistan e nel Golfo, addestrati e diretti dagli ufficiali IRGC.

4)Mentre Daesh sta perdendo presa sul territorio, i suoi attentanti per la costruzione di una rete di insurrezione in Siria e in Iraq come uno dei principale attori nella jihad globale, devono essere considerati molto seriamente.

5) Le recenti operazioni militari intorno a Kuneitra sono cessate con gli scontri tra IDF e l’esercito siriano impegnato contro gruppi arabi supportati dagli Stati Uniti. Una tensione crescente che è stata caratterizzata dalle operazioni militari aeree in Siria. Si sente il bisogno di attuare procedure deconflittualizzanti, anche oltre le zone deconflittualizzate. Devono essere perseguite misure di rafforzamento della fiducia e obiettivi politici coerenti. Un impianto politico-militare dovrebbe accelerare la transizione politica di Damasco, stabilita quattro anni fa dal Comunicato di Ginevra e avallato dalla Ris. 2118 (2013). Gli Stati Uniti, la Federazione Russa, Turchia, Repubblica Islamica dell’Iran, Giordania, le Nazioni Unite, l’Unione Europea e la Lega Araba dovrebbero essere riconosciuti come principali in tutti i passaggi del processo.

6) Fino all’adozione della Ris. 2254 nel dicembre del 2015 non è stato fatto alcun progresso in merito alla questione chiave del rendere giustizia alle vittime di crimini contro l’umanità perpetrate in Siria negli ultimi sei anni. Come dichiarato dal Rappresentante Permanente della Svizzera al Presidente del Consiglio di Sicurezza con la Lettera del 14 gennaio 2013, a nome di altri 52 Stati membri: “Già a novembre 2011, la Commissione indipendente di inchiesta delle Nazioni Unite sulla Repubblica Araba Siriana ha documentato modelli di esecuzione sommaria, arresti arbitrari, sparizioni forzate, torture – inclusa la violenza sessuale così come la violazione dei diritti dei bambini – ed ha espresso serie preoccupazioni che i crimini contro l’umanità siano stati commessi fin dall’inizio delle agitazioni del paese nel marzo 2011. Pur sapendo che la responsabilità è primariamente di ordine nazionale e che il ruolo della giustizia penale internazionale è complementare, notiamo con rammarico che la Repubblica Araba Siriana finora non ha reagito alle ripetute chiamate della Comunità internazionale per assicurare la responsabilità attraverso una procedura nazionale che necessita di credibilità, giustizia ed indipendenza. Senza responsabilità non può esserci pace sostenibile in Siria […] il Consiglio di Sicurezza deve assicurare la responsabilità per i crimini che sembrano essere stati commessi nella Repubblica Araba Siriana e inviare un chiaro segnale alle autorità siriane”.

Quattro bozze di risoluzioni sono state presentate al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite lungo questa linea, suggerite dalla Lettera Svizzera del 14 gennaio 2013. L’ultima è stata la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite S/2014/348, promossa da 65 paesi – tra cui tutti i paesi membri dell’UE – e sostenuta da oltre cento ONG.

La bozza di risoluzione è stata proposta per riaffermare una forte condanna della violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario compiuta dalle autorità siriane, da milizie pro-governative e da gruppi non governativi; decidere di riferire questa situazione al Procuratore della Corte Penale Internazionale, con la piena cooperazione ed assistenza del governo siriano ed anche dei gruppi armati non governativi.

Il Rappresentante Permanente francese ha riferito quanto segue: “Tutti noi attorno a questo tavolo siamo inorriditi dalla tragedia provata dalla popolazione siriana. Alcune settimane fa, la presentazione al Consiglio e i mezzi di comunicazione del ‘Cesar report’, su iniziativa della Francia, è servito a scoprire la barbarie. Migliaia di foto verificate da esperti indipendenti, hanno mostrato corpi sottoposti a regime carcerario che apparivano denutriti e torturati. Uccisioni, torture e stupri si verificano oggi in Siria non solo come atroci conseguenze della guerra civile, ma come parte di una politica di terrore e punizione deliberata. I comandanti danno carta bianca alle loro truppe nell’ignorare la legge o, detto più semplicemente, l’umanità stessa. Il governo bombarda i quartieri civili con barrel bombs, missili e armi chimiche. I gruppi terroristi effettuato attacchi indiscriminati. Decine di migliaia di persone sono scomparse. Tortura e inedia sono praticate su larga scala. In un paese con una antica civiltà, dove si osserva il propagarsi di brutalità e crudeltà le cui vittime non sono mere statistiche dietro le quali spesso ci nascondiamo, ma sono uomini, donne […] in questo contesto la proposta francese si basa sulla convinzione che l’impasse non dovrebbe portarci a rivolgere lo sguardo lontano dalle atrocità commesse ogni giorno in Siria. Questo dovrebbe portare al superamento delle differenze con l’obiettivo di concentrarci sugli aspetti dell’umanità che tutti condividiamo. La bozza di risoluzione è stata scritta allo scopo di rendere quanto detto accettabile per tutti. Mira all’applicazione nella situazione siriana di principi già concordati nelle risoluzioni 2118 (2013) e 2139 (2013), ossia al rifiuto dell’impunità. Inoltre riguarda l’integrità territoriale della Siria. Con riferimento alle responsabilità delle parti, include un linguaggio ripetutamente accettato e inviti al riconoscimento della giurisdizione della Corte Penale Internazionale nella guerra civile siriana coerentemente a simili previsioni della Risoluzione 1593 (2005) sulla situazione in Darfur, e della Risoluzione 1970 (2011) sulla Libia, cui nessuno stato membro ha votato contro. Quindi, agendo all’unisono, il Consiglio dovrebbe dire che non dimenticherà i crimini che vengono commessi oggi su larga scala in Siria; che non dimenticherà che i leader li hanno tollerati o addirittura incoraggiati o ordinati; che nel 2014 le persone non potevano più comportarsi come fecero nel 1942 o nel 1994; e che non consentiranno il ritorno di uno stato di barbarie”.

Tutti i membri non Permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che rappresentano tutti i cinque gruppi regionali, hanno votato a favore. Russia e Cina hanno posto il veto.

7) La guerra civile siriana si è trasformata in una “guerra regionale”, con enormi effetti domino entro ed oltre il Medio Oriente. La situazione geopolitica in rapida evoluzione e le nuove leadership venute al potere o riconfermate – con grande supporto politico – in paesi attivamente coinvolti in Siria dovrebbero portare a nuovi approcci e a riconsiderare strategie vitali per una nuova Siria fondata su Stato di Diritto, rispetto dei Diritti umani, libertà di Religione e Credo, pluralismo politico, diritti delle minoranza e responsabilità dei governi.

Vorrei infine ricordare che il Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”, il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito e Nessuno Tocchi Caino il 18 dicembre 2016 hanno adottato il seguente Appello per Aleppo, chiedendo Giustizia per le vittime e la punizione dei responsabili di crimini contro l’umanità commessi dagli eserciti e dalle milizie:

Il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Nessuno tocchi Caino, il Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella” denunciano il consumarsi e il perpetuarsi di uno degli orrori più sconvolgenti e tragici dalla fine della seconda guerra mondiale: l’orrore dei crimini contro l’umanità che forze armate e milizie iraniane, siriane e russe commettono da settimane ad Aleppo, complice e connivente la sostanziale indifferenza e ‘accettazione’ da parte degli Stati Uniti d’America e dell’Unione Europea. Si tratta di crimini di inaudita gravità, la cui efferatezza, continuità e strategia mirata alla sistematica distruzione di ospedali, centri di assistenza e distribuzione di viveri, di rifugi per la popolazione, è stata da tempo provata da una infinità di prove documentali e di centinaia di testimonianze dirette. Negli ultimi giorni, si è assistito al massacro sistematico di donne e bambini che cercavano di attraversare la zona di demarcazione tra Aleppo Est e i quartieri già caduti sotto il controllo di Assad.

Il Consiglio di Sicurezza ONU è stato convocato innumerevoli volte, ma sempre bloccato dai veti Russi. Il Segretario Generale Ban Ki-moon ha detto “la storia non ci assolverà facilmente”, ma non vi è alcuna traccia dell’ipotesi di reali e pesanti condanne a chi ha deciso, a Mosca, di bombardare a tappeto le città siriane, e a chi ha stabilito – all’interno del Governo iraniano – di organizzare un’armata di decine di migliaia di uomini, sulla base del settarismo sciita per scatenare la pulizia etnica e mantenere al potere un regime siriano subalterno a Teheran.

Non basta che il Rappresentante Permanente USA parli in Consiglio di Sicurezza di “sprofondamento dell’umanità, di una tragedia che è il risultato della brutalità degli uni, della complicità attiva e dell’assoluto cinismo degli altri, della vigliaccheria e dell’indifferenza”, e tanto meno sono sufficienti le timide dichiarazioni del Governo italiano e di altri Governi e istituzioni UE sulla tragedia di Aleppo. Tutti i Governi, le opinioni pubbliche, i mezzi di informazione, le società civili, dovrebbero affermare senza mezzi termini le responsabilità di quanti pretendono di fare dell’uso indiscriminato della forza lo strumento illegittimo per affermare le proprie mire egemoniche. Il principio che la forza e il fatto compiuto costituiscono il piano d’azione su cui si muovono diversi Stati e forze sovversive si sta affermando in un quadro di indifferenza diffusa spesso mossa da calcoli utilitaristici e convenienze inconfessabili.

Noi diciamo “‎assolutamente no” e ci batteremo a fondo – così come è nella tradizione forte delle nostre organizzazioni, a cui continuiamo a dare corpo con la campagna in corso per la transizione, ovunque nel mondo, verso lo stato di diritto attraverso l’affermazione in sede ONU del diritto alla conoscenza – contro il sovvertimento delle regole più basilari della convivenza internazionale, contro il riemergere di mentalità e connivenze antidemocratiche che hanno come diretta conseguenza, come nell’esperienza delle guerre generate dal nazifascismo, catastrofi immani per le nostre società.

Rivolgiamo quindi un appello al Governo italiano e all’Alto Rappresentante UE Federica Mogherini affinché una voce forte e coesa di condanna sottolinei esplicitamente i crimini contro l’umanità compiuti dalle Autorità siriane, iraniane e russe. Riteniamo necessario e urgente intraprendere con la massima urgenza iniziative politiche e giudiziarie per incriminare i responsabili dei comportamenti criminali messi in atto in Siria e in particolare ad Aleppo. Invitiamo le organizzazioni della società civile e, in particolare, le istituzioni a tutti i livelli e le personalità del mondo politico a mobilitarsi e manifestare il loro sostegno alla popolazione siriana e all’obiettivo di assicurare giustizia e rispetto della legalità per una nuova Siria.

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