Intervento di Sergio Rovasio alla conferenza “Tutti diversi, tutti uguali”

Torino, 21 novembre 2016

Grazie Ambasciatore Luigi Terzi di Sant’Agata e a al suo staff e a tutti i relatori per aver promosso questo incontro a Torino. Questa è la città che ha visto nascere nel 1971 il Fuori, il primo movimento per i diritti lgbt italiano, grazie all’impegno del suo fondatore Angelo Pezzana. Nel 1974 il Fuori si federò al Partito Radicale che aprì le porte delle sue sedi in tutta Italia a questa organizzazione e fece propri gli obiettivi di lotta e di speranza di questi coraggiosi pionieri dei diritti. Il ricordo quindi non può non andare a Marco Pannella che fu protagonista insieme a pochi altri di questo importante fatto storico.
Nel mio intervento vorrei fare una proposta di azione transnazionale in ambito Ue e Onu. Per farlo occorre dare alcune informazioni.
La lotta per l’affermazione dei diritti Lgbt riguarda tutta la popolazione e tutto l’insieme delle società democratiche che nel corso degli ultimi 30 anni sono riuscite ad approvare leggi locali e nazionali che vanno nella direzione del superamento delle diseguaglianze, delle discriminazioni e delle persecuzioni delle persone omosessuali e transgender. Purtroppo questo oggi avviene solo nei paesi democratici mentre nei paesi dittatoriali-teocratici vi sono ancora gravissime persecuzioni.
Paesi con persecuzioni lgbt previste dalla legge
Come ha ricordato l’amico di Human Rights Watch che mi ha preceduto, nel mondo ci sono 75 Paesi membri dell’ONU e 3 Territori in cui gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso sono ancora illegali.
Dal punto di vista geografico, con 34 Stati, l’Africa è il continente dove la criminalizzazione è più estesa, seguita dall’Asia con 25, dall’America Latina e Caraibi con 11 e dall’Oceania con 8. Di questi dal punto di vista religioso, molti sono portati a credere che il problema riguardi prevalentemente Paesi a maggioranza musulmana, che invece sono “solo” 38, mentre i Paesi cristiani sono 33, i buddisti 3, gli induisti 2 e altri 2 che seguono credenze locali.
La criminalizzazione per atti sessuali tra persone dello stesso sesso è portata alle estreme conseguenze della pena capitale in almeno 12 Paesi membri dell’ONU, tutti a maggioranza musulmana, dove è prevista dalla legge ordinaria o applicata in base alla legge della Sharia, che in alcuni casi funge da codice penale: Afghanistan, Arabia Saudita, Brunei, Iran, Iraq, Mauritania, Nigeria, Pakistan, Qatar, Somalia, Sudan e Yemen.
In 5 di questi 12 paesi è vigente addirittura la pena di morte: Arabia Saudita, Iran, Mauritania, Sudan e Yemen. Purtroppo anche l’Iraq, dove non è prevista dal codice ordinario, vi sono giudici e milizie in tutto il Paese che emettono condanne a morte per rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso. Come “esecuzioni extragiudiziarie” andrebbero invece classificate le decine di uccisioni decise da autoproclamati tribunali della Sharia ed effettuate dallo Stato Islamico (IS) in Siria e Iraq.
Questi dati sono raccolti a aggiornati dall’International Lesbian and Gay Association – Europe e dall’organizzazione Radicale Nessuno Tocchi Caino che negli scorsi mesi ha diffuso un report su quello che accade in ognuno di questi paesi.
Esmplare il caso dell’Uganda: nel 2010 l’Associazione Radicale Certi Diritti e il Partito Radicale Nonviolento invitarono a Roma Davide Kato Kisule esponente del movimento lgbt ugandese; insieme a Marco Pannella organizzammo una conferenza alla Camera dei deputati per raccontare come nel suo paese stesse montando una campagna anti gay spaventosa promossa da predicatori evangelici integralisti. In quel periodo il Governo ugandese stava per approvare una legge che prevedeva la pena di morte per le persone gay. Dopo due mesi dal suo rientro in Uganda David Kato Kisule venne barbaramente assassinato. In tutto il mondo ci fu un’ondata di emozione per questo grave episodio, il Presidente Obama, il Presidente della Commissione europea e molti altri Capi di Stato fecero dichiarazioni di condanna per questo atroce episodio di violena. In Italia l’unico leader politico a fare una dichiarazione su questo episodio fu Marco Pannella. Il nostro impegno contro questa barbarie merita di essere dedicato alla memoria di David Kato Kisule.
Gli altri paesi…
in molti paesi esiste una situazione di omofobia istituzionalizzata per cui anche in assenza di leggi specifiche contro l’omosessualità esiste repressione e impossibilità di manifestare. Si vedano i casi dell’Ungheria, della Russia e di alcuni paesi della ex- Yugoslavia;
esistono episodi di violenza e discriminazioni in tutti i Paesi del mondo, anche con numeri significativi. Ed esistono infatti due giornate contro la violenza: una è il 17 maggio (Giornata internazionale contro l’Omotransfobia) ed una il 20 novembre (Giornata Internazionale contro la Transfobia);
I tentativi a livello internazionale

La prima risoluzione del Comitato Diritti Umani dell’ONU risale al 2011, ma è stata iterata almeno un paio di volte. Così come esiste una dichiarazione pubblica e ufficiale del 2015 delle principali agenzie ONU che condannano discriminazioni e violenze (OMS, FAO, UNICEF, ecc…).

Su proposta del Sudafrica e della Francia ci fu un tentativo di calendarizzazione presso l’Assemblea ONU di una mozione che chiedesse la de-criminalizzazione (anni 2011-2013). Tentativo che è stato un fallimento perché la risoluzione non fu mai sottoscritta dalla maggioranza degli Stati membri nè fu resa possibile una sua discussione.

Anche per bloccare questa situazione il Segretario generale sei mesi fa ha deciso di istituire uno Special Rapperteur sulla situazione nel mondo, e dopo ricerche approfondite ha nominato il tailandese Vititi Muntarbhorn. E’ subito cominciata una azione contro da parte di alcuni Stati, soprattutto africani, che prima hanno contestato la possibilità di istituire questo ufficio e poi hanno dichiarato che l’inviato ONU non avrebbe avuto accesso ai loro paesi.

Europa
Per quel che riguarda i paesi occidentali democratici i grandi temi delle discriminazioni riguardano per lo più la mancanza di leggi come il matrimonio egualitario, la lotta all’omotransfobia e interventi di informazione ed educazione che dovrebbero combattere i pregiudizi radicati da molti secoli.
In Europa il Parlamento Europeo, il Consiglio d’Europa, gli organi giuridici europei negli ultimi anni hanno elaborato documenti politici di grande attenzione e apertura su questi temi, ci sono state anche delle condanne di alcuni paesi con la richiesta di risarcir cimento di alcune coppie gay che non possono accedere a determinati diritti, sta ora ai singoli paesi dare seguito a queste raccomandazioni con leggi ad hoc.
Conclusioni con una nostra proposta:
In ambito Onu occorre che l’Italia si metta a capo dei paesi europei su questo tema. E può agire in modo significativo nei confronti di quei paesi ove la sua influenza è ancora presente. Lo ha fatto sulla moratoria pena di morte, sul Tribunale penale internazionale, potrebbe continuare anche su questo fronte marcando così il suo impegno sulla promozione e la difesa dei diritti civili e umani nel mondo.
Ringrazio tutti per questo incontro che serve ad accendere dei fari in aree ancora troppo buie e a renderci più consapevoli delle lotte da fare in ambito transnazionale. Il Partito Radicale transnazionale e transpartito e Nessuno Tocchi Caino hanno sempre avuto tra i loro obiettivi queste lotte e continuerà a battersi con la nonviolenza per l’affermazione dei diritti civili e umani anche su questo fronte in ambito europeo e Onu. Non possiamo far finta di nulla come per troppo tempo è già accaduto.

Sergio Rovasio, Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito
Con il contributo di Enzo Cucco, Fondazione Fuori – Torino

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