Jianli Yang alla commemorazione del 60° anniversario dell’insurrezione tibetana

Il 10 marzo, il dissidente cinese Jianli Yang, membro del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella” e iscritto al Partito Radicale ha preso la parola a Dharamsala, in India, nella sede del governo tibetano in esilio, durante la commemorazione del 60° anniversario dell’insurrezione tibetana, avvenuta nel 1959 contro l’invasione della Cina comunista che provocò la fuga e l’esilio di Sua Santità il Dalai Lama.

Sua Santità il Dalai Lama, signor Presidente Lobsang Sangay, cari fratelli e sorelle:
Tashi Delek.

E’ un onore essere con tutti voi in questo giorno speciale. Sessant’anni fa, il popolo tibetano si sollevò contro l’occupazione del regime comunista cinese in un periodo in cui la sua cultura, religione, proprietà e l’esistenza stessa dei Tibetani erano seriamente minacciate. Sua Santità il Dalai Lama fu costretto all’esilio, poiché la rivolta fu brutalmente repressa. Il Partito Comunista Cinese (PCC) ha trasformato il Tibet in un “inferno sulla terra”. Le sofferenze che il popolo del Tibet ha sopportato negli ultimi 60 anni per mano del PCC sono praticamente ineguagliabili nella storia dell’umanità.

Ma il popolo tibetano, sotto la guida di Sua Santità, sia dentro che fuori dal Tibet, non ha mai abbandonato la speranza. Non hanno mai fermato la lotta per il suo credo, per l’identità nazionale e per la libertà. Il coraggio, la tenacia e i sacrifici hanno conquistato il rispetto e l’ammirazione in tutto il mondo.

Nonostante siano senza terra, esercito o polizia, i 150.000 tibetani in esilio, sotto la guida di Sua Santità e dell’Amministrazione Centrale Tibetana, hanno costruito dozzine di insediamenti in tutto il mondo. Mantenendo i ricordi e il credo, hanno sviluppato il miracolo di uno stato spirituale profondamente coeso che include tutti i Tibetani. Andando oltre la semplice sopravvivenza, hanno raggiunto persone di tutto il mondo, presentando un’immagine di tolleranza, amorevole apertura mentale e ottimismo, abbracciando i valori universali e attuando pratiche democratiche, mettendo in imbarazzo coloro che si affidano alla violenza per perseguire i loro obiettivi.

Oggi il Tibet rimane sotto occupazione dell’impero del PCC. Questa situazione è una sfida per la coscienza dell’umanità, in particolare quella del popolo cinese. È un mio privilegio, in quanto cinese, unirmi a voi nel rimanere uniti per il Tibet. Mentre commemoriamo il 60° anniversario dell’insurrezione nazionale tibetana, riaffermiamo la nostra gratitudine ai nostri fratelli e sorelle tibetani per la loro fratellanza, amicizia e ispirazione spirituale a lungo termine. Ci impegniamo a rispettare e difendere il diritto dei Tibetani di determinare il loro destino, sostenendo la “via di mezzo” raccomandata da Sua Santità e approvata dall’Assemblea del popolo tibetano per risolvere la questione tibetana.

Oggi onoriamo la nostra fratellanza, amicizia e solidarietà con il popolo del Tibet raddoppiando i nostri sforzi a loro favore. Saremo al fianco di Sua Santità sulla via di casa, e continueremo a combattere fianco a fianco con i nostri fratelli e sorelle tibetani per la libertà religiosa, culturale e politica. Tibet libero. Grazie.

Jianli Yang

Leggi l’intervento originale sul sito di Initiatives for China

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