La guerra diplomatica e la pressione cinese per la Presidenza della FAO

Questione cruciale nella strategia di conquista delle agenzie delle Nazioni Unite. L’Organizzazione per l’Agricoltura e l’Alimentazione delle Nazioni Unite (FAO) rinnoverà, il 23 giugno, il suo Direttore Generale, al termine di una competizione che vede candidati da quattro paesi: Cina, Francia, Georgia e India. Campagna ancora più tesa dal momento che, a tre settimane dal voto in cui ciascuno Stato membro dispone di un singolo voto, la candidata francese Catherine Geslain-Lanéelle viene scossa dalla rivelazione sul Guardian, il 3 giugno scorso, di una nota del governo statunitense che dettaglia una serie di garanzie fatte dalla candidata agli stessi Stati Uniti.

Geslain-Lanéelle – tra i candidati favoriti e la quale potrebbe diventare la prima donna a capo della FAO – ha visitato Washington a maggio e, secondo una fonte presente alle discussioni, avrebbe specificamente chiesto agli americani di rinunciare il loro sostegno al candidato georgiano, David Krivalidze, e di votare a suo favore. Secondo la nota citata dal quotidiano britannico, si è impegnata a “non difendere le posizioni europee sulla questione delle biotecnologie e degli OGM”.

“Difenderà un progetto globale che includa gli interessi degli Stati Uniti”, precisa la nota, aggiungendo che la delegazione statunitense era anche preoccupata del desiderio europeo di “vietare il glifosato e ridurre l’uso di erbicidi”. Secondo il documento, la candidata francese si sarebbe impegnata a nominare un vice-direttore americano. Contattata da Le Monde, l’interessata non ha voluto commentare.

La falla nella stampa europea di questa nota interna divulgando i suoi scambi con il Dipartimento di Stato è testimone dello stato d’animo degli americani, che non avrebbero apprezzato “la campagna di denigrazione di Parigi, che ha puntato a far capire che il sostegno al georgiano garantirebbe la vittoria dei cinesi”. Il georgiano, presentato come sostenitore del libero scambio e promotore di una riforma strutturale della FAO che deve affrontare dei problemi di bilancio, David Kiralidze sostiene di avere “il sostegno di un gran numero di paesi in via di sviluppo”, secondo uno dei suoi consiglieri.

Dal lato francese, escludono qualsiasi passo falso dall’ex direttrice dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). “Non l’ho mai nascosto: non desidero diventare Direttore Generale della FAO per difendere gli interessi di qualsiasi Stato o di un gruppo di Stati”, ha detto a Le Monde. “Non è mia ambizione monopolizzare la FAO per interessi particolari.” Per quanto riguarda la sua posizione in materia di biotecnologia, la rivendica con forza, così come il suo approccio pragmatico. “Io non credo che esiste una soluzione sola. Ci sono molte soluzioni, e ciò che conta per me è che questa organizzazione sia il luogo di dibattito su queste diverse soluzioni, a partire da fatti e scienza. E che siano naturalmente rispettosi della salute e dell’ambiente! Non dobbiamo necessariamente applicare al resto del mondo ciò che è stato fatto in Europa. Abbiamo molti esempi di modelli virtuosi sviluppati localmente, e che dobbiamo aiutare a passare a una scala più ampia.”

Ma, in alcune cancellerie europee c’è stupore nei confronti delle posizioni della Geslain-Lanéelle, vissuta come un disconoscimento di “una delle più importanti politiche agricole per Bruxelles”. Segno delle divisioni su questa candidature europea unica portata avanti dalla Commissione; divisioni a partire dai paesi dell’Est, dall’Italia e dal Regno Unito, i quali sarebbero riluttanti a sostenere la francese.

“L’agricoltura è a un bivio, e in termini di direzione e finanziamento della ricerca agricola, della definizione e attuazione delle politiche pubbliche sull’agricoltura, la FAO è un’agenzia cruciale”, dice Olivier de Schutter, presidente di IPES-Food (Comitato internazionale sui sistemi alimentari sostenibili) ed ex relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto all’alimentazione. “Riteniamo di dover concentrarci sull’agro-ecologia, che è molto lontana dall’approccio tecnologico sostenuto dall’amministrazione statunitense, che vuole una crescente industrializzazione dell’agricoltura. Scommettere sulla scienza, sull’innovazione: tutto il mondo sa cosa significano queste parole.”

Da parte sua, la Cina sta attivamente lavorando per eleggere il suo candidato, QU Dongyu, attuale Vice Ministro all’agricoltura e agli affari rurali. E per quello, secondo alcuni osservatori, Pechino non esita a prendere il libretto degli assegni e ad usare la sua influenza per assicurarsi i voti dei paesi africani. “La maggior parte di questi stati aderisce già al mega-progetto delle nuove vie della seta”, aggiunge una fonte diplomatica. “I cinesi si trovano su un terreno amico, non possiamo competere.” Pechino ha ottenuto una prima vittoria con il ritiro, a marzo, del candidato camerunese, Medi Moungui. Secondo un diplomatico, Pechino avrebbe pagato un debito di circa 70 milioni di dollari in cambio. “La pressione cinese è intensa”, afferma la stessa fonte. “Hanno anche minacciato il Brasile e l’Uruguay di vietare le loro esportazioni agricole se questi due paesi non votassero a favore del candidato cinese.”

La Signora Geslain-Lanéelle, da parte sua, si è recata più volte al quartier generale delle Nazioni Unite a New York per presentare la sua candidatura, in particolare sulla scia del suo Ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian, durante la presidenza francese del Consiglio di Sicurezza a marzo. Ha partecipato, tra l’altro, a una riunione chiusa che ha riunito i cinque paesi che partecipano alla forza comune del G5 Sahel. Obiettivo: rimanere in stretto contatto con gli Stati africani.

L’11 aprile, presso la sede della FAO a Roma, le audizioni plenarie dei candidati hanno rivelato una forte tensione tra il rappresentante degli Stati Uniti e il candidato cinese. “L’inchiesta del tuo stesso governo sull’ex presidente dell’Interpol – come te un vice ministro del tuo governo -, ha rivelato che uno dei motivi per cui è stato arrestato – e cito il tuo ministro della sicurezza pubblica – è che ‘non ha assolutamente alcun diritto di prendere decisioni senza permesso'”, ha detto il rappresentante americano al Sig. Qu. “Come puoi assicurare alla FAO che sarai in grado di prendere decisioni senza il permesso del tuo governo?”

La tensione che circonda queste elezioni – fortemente politicizzata dal fatto che la presidenza della FAO è tradizionalmente data a un paese in via di sviluppo – è ulteriormente rafforzata dal contesto della guerra commerciale tra Washington e Pechino. “Il gioco è serrato”, nota un alto funzionario, “e alcuni giocano sulle divisioni tra Nord e Sud per ottenere voti in un sistema di voto a maggioranza semplice che dà lo stesso peso a tutti i paesi”.

In questi giochi d’influenza, la lotta contro l’insicurezza alimentare “prende chiaramente il secondo posto”, si rammarica un alto funzionario occidentale, ma “il mondo deve rendersi conto che la Cina può assumere il controllo di un’importante organizzazione che influenzerà sugli standard agricoli e alimentari”.

Traduzione: Laura Harth

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