La Polizia contro lo Stato di Polizia

Non è un controsenso. E’ la retta via. E non a caso passa per la patria della Magna Carta, la Gran Bretagna. Secondo il Guardian, le forze di polizia delle regioni del Kent e del West Midlands stanno “contrastando tenacemente” i tentativi del Ministero dell’Interno di lanciare un progetto pilota che prevede un sistema di sorveglianza attraverso il riconoscimento facciale. Non solo, alcuni documenti ottenuti dallo stesso quotidiano attraverso un accesso agli atti, possibile grazie al Freedom of Information Act, mostrano che a giugno il governo aveva mentito nell’annunciare che la polizia stava collaborando sull’impiego di tale tecnologia.

Il Ministero degli Interni aveva lanciato il progetto pilota per rintracciare “persone scomparse e vulnerabili”. L’annuncio ha suscitato preoccupazione, lasciando supporre che le forze dell’ordine britanniche fossero ansiose di adottare una tecnologia accusata di violare la privacy e di intensificare l’intrusiva sorveglianza da parte dello Stato.

Nella risposta fornita al Guardian dalla polizia del Kent, datata 8 agosto, si legge che “al momento non sta usando o sperimentando alcuna forma di tecnologia di riconoscimento facciale e non ha in programma di utilizzare alcuna forma di tale tecnologia”. Non molto diversa la replica proveniente dal West Midlands (la seconda forza di polizia in Inghilterra e Galles, che copre una popolazione di quasi 2,8 milioni di abitanti), che “è stata contattata per contribuire al progetto, tuttavia non è stato assunto alcun impegno a contribuire”.

Alla luce di ciò, l’unica forza di polizia ad attuare un progetto pilota sul riconoscimento facciale finanziato dal Ministero dell’Interno è quella del Galles del Sud, che ha recentemente annunciato l’installazione di un’app per il riconoscimento facciale sui cellulari degli agenti per identificare i sospetti senza doverli condurre in una stazione di polizia.

La Commissaria per le Informazioni (una sorta di Mediatore) Elizabeth Denham ha annunciato di aver avviato un’indagine sull’uso del riconoscimento facciale a seguito di alcune denunce da parte dell’associazione Liberty e di alcuni cittadini. Il mese scorso, si è espressa anche la Commissione parlamentare per la Scienza e la Tecnologia che ha affermato che le autorità dovrebbero interrompere i progetti relativi al riconoscimento facciale fino a quando non verrà istituito un quadro giuridico definito.

Nel frattempo, un portavoce del Ministero dell’Interno ha assicurato il sostegno a tutte le forze di polizia, aggiungendo che “il governo ritiene che esista già un quadro giuridico per l’uso della tecnologia di riconoscimento facciale. Tuttavia, siamo favorevoli a un dibattito aperto per mantenere la fiducia dei cittadini e la fiducia nelle forze dell’ordine.”

Ben venga il dibattito allora. Purché non sia alterato da menzogne iniettate in parlamento proprio dal governo, come avvenne nel caso della guerra in Iraq. Se da un lato i britannici possono ancora avere fiducia nella polizia nonostante il Regno Unito non sia più immune all’impiego di nuove tecnologiche che permettono una sorveglianza sempre più capillare della popolazione, dall’altro è ancora allergico alle menzogne raccontate dal governo.

Una polizia che combatte lo Stato di polizia è la forse la dimostrazione più alta di cosa significhi vivere in uno Stato di diritto democratico.

Matteo Angioli

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