La sentenza della Corte Suprema britannica difende il primato del Parlamento

Il 24 settembre gli undici giudici della Corte Suprema britannica hanno stabilito all’unanimità che il Primo Ministro Boris Johnson ha agito illegalmente impedendo al Parlamento di svolgere le sue funzioni costituzionali. La Presidente della Corte, Brenda Hale, ha spiegato che date le circostanze straordinarie in cui doveva applicarsi la sospensione del Parlamento, ovvero nel periodo precedente all’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, con le modifiche costituzionali che ne sarebbero conseguite, l’ordine di sospendere il Parlamento è “illegale, nullo e senza effetto” perché i parlamentari “in quanto rappresentanti eletti del popolo, hanno il diritto di esprimersi sul modo in cui tale cambiamento deve avvenire”.

Si tratta di una decisione importantissima e senza precedenti. Primo, perché conferma che nessuno, nemmeno il Primo Ministro, è al di sopra della legge. Secondo, perché difende il primato del Parlamento e della democrazia parlamentare come elemento al cuore del Regno Unito, ribadendo al contempo il ruolo cruciale del potere legislativo che consiste nell’esercitare funzioni di controllo su quello esecutivo. Subito dopo il verdetto, il Presidente della Camera dei Comuni, John Bercow, ha infatti dichiarato che “i cittadini del Regno Unito hanno diritto ad un Parlamento in grado di adempiere alle sue funzioni principali, che sia in grado di controllare l’esecutivo, i ministri e di legiferare quando lo ritenga”, e ha immediatamente convocato il Parlamento per domani 25 settembre.

Chi ritiene che il Parlamento e la politica ancora una volta si dimostrano sordi alla volontà dei cittadini o svuotati di significato per mano dei tribunali, forse dovrebbe chiedersi innanzitutto se l’operazione che ha portato al lungo caos sia stata davvero democratica e al servizio dei cittadini o se non sia stata una manovra puerile e di misero interesse di partito in cui le prime vittime sul campo sono stati l’informazione e il diritto dei cittadini a conoscere per poter deliberare. Il diritto alla conoscenza sulla posta in gioco è stato infatti negato in nome del popolo e della “democrazia diretta” mediante l’uso irresponsabile di un referendum (strumento raramente utilizzato nel Regno Unito) convocato senza prevedere approfondimenti e dibattiti degni di un paese democratico come il Regno Unito. Perciò la sentenza della Corte Suprema britannica di oggi costituisce un supremo esempio di argine alla “democrazia diretta”, agli abusi di potere e all’erosione dello Stato di Diritto.

Seguono le dichiarazioni della Presidente della Corte Costituzionale, Brenda Hale, e del Presidente della Camera dei Comuni, John Bercow:

Presidente Hale: “Questa non era una normale sospensione del periodo precedente al Discorso della Regina (apertura dell’anno parlamentare, ndr). Essa ha impedito al Parlamento di svolgere il suo ruolo costituzionale per cinque delle otto possibili settimane tra la fine della pausa estiva e il giorno di uscita del 31 ottobre. Questa prolungata sospensione della democrazia parlamentare ha luogo in circostanze del tutto eccezionali: il cambiamento fondamentale che avrebbe interessato la Costituzione del Regno Unito il 31 ottobre. Il Parlamento e in particolare la Camera dei Comuni, in quanto rappresentanti eletti del popolo, hanno il diritto di esprimersi sul modo in cui tale cambiamento deve avvenire. L’effetto sui fondamenti della nostra democrazia è stato estremo. A questa Corte non è stata presentata nessuna giustificazione che spieghi un’azione così estrema (…) questa Corte ha già concluso che il consiglio del Primo Ministro a Sua Maestà è stato illegale, nullo e senza effetto. Ciò significa che anche l’ordine del Consiglio che ne è conseguito è illegale, nullo e senza effetto e deve essere annullato. Ciò significa che quando il Royal Commissioner si è recato alla House of Lords è come se vi fosse andato con un foglio di carta bianco. Anche la sospensione era nulla e senza effetto. Il Parlamento non è stato sospeso. Questo è il giudizio unanime di tutti gli undici giudici. Spetta al Parlamento e in particolare al suo Presidente e al Presidente della Camera dei Lord decidere cosa fare. A meno che non vi siano regole parlamentari di cui non siamo a conoscenza, possono agire immediatamente per consentire a ciascuna Camera di riunirsi il prima possibile. Non ci è chiaro se sia necessaria o meno una iniziativa da parte del Primo Ministro, ma nel caso lo sia, la Corte è lieta che il Consiglio del Primo Ministro abbia riferito alla Corte che adotterà tutte le misure necessarie per conformarsi ai termini di qualsiasi dichiarazione resa da questo Tribunale.”

Speaker Bercow: “Accolgo con favore la sentenza questa mattina della Corte Suprema. Questa sentenza è unanime, non ambigua e senza riserve. Come ormai tutti sapete, questa sentenza afferma che la proroga del Parlamento è illegale. Illegale perché ha impedito o frustrato il Parlamento nell’adempimento dei suoi compiti principali e lo ha fatto in un momento cruciale per il nostro paese. I cittadini del Regno Unito hanno diritto ad un Parlamento in grado di adempia alle sue funzioni principali, che sia in grado di controllare l’esecutivo, i ministri e di legiferare quando voglia. Alla luce di questa esplicita sentenza ho incaricato i servizi della Camera dei Comuni di prepararsi non a riconvocare – la proroga era illegale ed è nulla – ma a preparare la naturale ripresa delle attività d’aula. In particolare, ho incaricato i servizi della Camera di intraprendere tali passi per garantire che la Camera dei Comuni si riunisca domani alle 11:30. Ho contattato i leader di partito e laddove ciò non sia stato possibile, i maggiori rappresentanti dei partiti politici per informarli delle mie intenzioni e mettere la Camera dei Comuni in condizione di svolgere il proprio lavoro. Visti i requisiti di notifica, che sono sicuro voi tutti conoscete benissimo, non sarà possibile tenere il Question Time al Primo Ministro domani. Tuttavia, a scanso di equivoci, vi sarà pieno spazio per le interrogazioni urgenti, per le dichiarazioni ministeriali e per le richieste di dibattito urgente. Vi ringrazio per il vostro interesse e spero che concorderete sul fatto che questa è una posizione chiara e inequivocabile.”

Matteo Angioli

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