L’Europa è diventata un terreno di caccia per i servizi di intelligence iraniani

L’ex Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, ha criticato aspramente il regime dell’Ayatollah e la politica dell’Unione Europea nei suoi confronti, in un’intervista speciale con Israel Hayom.

L’ex Ministro degli Esteri Giulio Terzi, che tra l’altro è tra i dirigenti di “Fratelli d’Italia”, ha rischiato di incontrare la morte in quello che sarebbe potuto essere uno dei più impressionanti attentati degli ultimi anni, pianificato dall’intelligence iraniana l’estate scorsa alla periferia di Parigi.In occasione dell’annuale raduno della Resistenza iraniana, Terzi ha tenuto un appassionato discorso guidando la delegazione italiana.

Allo stesso tempo, i servizi di sicurezza francesi, belgi, tedeschi e austriaci stavano compiendo una vasta operazione per catturare i terroristi in procinto di effettuare il gravissimo attacco. E’ stato catturato un diplomatico iraniano, in realtà agente segreto del regime, che aveva organizzato e stava attuando il piano terroristico.

In un’intervista al quotidiano “Israel Hayom”, sulla scia della risoluzione dell’Unione Europea di includere nell’elenco di terroristi un alto funzionario dell’intelligence iraniana, Terzi ha dichiarato: “È una risoluzione importante, ma è troppo poco e troppo tardi. È necessario esercitare una seria pressione sul regime iraniano. Teheran deve capire che se una simile circostanza dovesse accadere nuovamente, si troverà a pagare un prezzo molto alto. Deve esserci un’azione comune di deterrenza. Il pericoloso fenomeno del terrore iraniano non può essere eliminato se non per mezzo di una risposta decisa.”

Giulio Terzi, ex diplomatico di lungo corso che in passato ha prestato servizio come Ambasciatore italiano negli Stati Uniti e alle Nazioni Unite, è uno dei critici convinti dei legami tra la Repubblica Islamica e l’Italia: paese che si colloca tra i maggiori partner commerciali dell’Iran in Europa e che, anche per tale motivo, è grande sostenitore dell’accordo nucleare.

Infatti, la dipendenza italiana dal petrolio iraniano è rilevante e il governo americano ha deciso di includere l’Italia nella ristretta lista delle nazioni a cui è stata accordata una esenzione di sei mesi dalle sanzioni reinserite lo scorso novembre. L’Ambasciatore Terzi è Senior Advisor in Italia del Think Tank americano “United Against Nuclear Iran” (UANI) e il suo messaggio è inequivocabile:
“Il regime iraniano ha adottato una decisione strategica.Quella di tornare alla politica di annientamento dei suoi oppositori politici, anche di quelli che che vivono fuori dall’Iran,e principalmente in Europa”.

Inoltre, “a causa di un appeasement a tutti i costi nei confronti dell’Iran, consolidato da Federica Mogherini, Alto Rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, l’Europa è diventata un terreno di caccia per l’intelligence iraniana, che prende di mira gli oppositori del regime. La sovranità europea è stata così violata a più riprese dagli iraniani. Nella politica estera e di sicurezza europea la valutazione della gravità della minaccia iraniana contro l’Europa è ancora essenzialmente inesistente. L’Unione Europea non vede ancora l’Iran come una minaccia per la incolumità dei cittadini europei. E’da ricordare invece che molti oppositori del regime assassinati in Europa dai sicari di Teheran, o che sono stati l’obiettivo degli ultimi tentativi di attentato, fossero cittadini europei e dovevano essere protetti perché erano, o sono, rifugiati politici.”

Giulio Terzi chiede all’UE e ai governi europei di modificare narrativa e strategia nei confronti dell’Iran. “Con l’approvazione dell’accordo nucleare, l’Unione Europea ha indotto a credere che l’Iran rappresenti l’Eldorado dei giorni nostri, promettendo illimitate opportunità imprenditoriali, grazie alla ricchezza di risorse e ad una popolazione giovane e istruita in grado da garantire nel tempo lo sviluppo economico del Paese. La favola si aggiunge a quella di un Paese governato da leader cosiddetti riformisti”.

Terzi ha inoltre evidenziato le criticità della posizione europea: “Tutto ciò ha creato una politica estera e di sicurezza completamente cieca , estranea alla realtà iraniana e con scarsa comprensione dell’agenda di Teheran. L’Europa accondiscende al fatto che il Libano costituisca, a tutti gli effetti, un ‘satellite’ della Repubblica Islamica. E’ comunemente accettato, da settori della politica e dell’opinione pubblica europea, che Teheran abbia il diritto di esercitare una soverchiante influenza politica e di sicurezza in Siria, in Iraq, in Yemen e tra alcune minoranze Sciite nel Golfo. Questo non deve accadere! L’Iran rappresenta uno dei principali rischi per la sicurezza dell’Europa a causa anche della sua crescente ingerenza in tutto il Medio Oriente. È uno Stato sostenitore del terrorismo. Ma a Bruxelles non si può usare questo termine senza venire guardati di traverso. C’è un rifiuto intellettuale e psicologico nel vedere il vero volto del regime iraniano: un attore di primo piano nel panorama internazionale del terrore. Dopo lo sventato attacco terroristico alla Convention di Parigi, sono emersi altri episodi in Olanda, Danimarca, Norvegia e Belgio. L’Unione Europea deve imporre dure sanzioni a tutta la leadership della Guardia Rivoluzionaria e Hezbollah. È impossibile separare il braccio militare dal braccio politico di questa organizzazione. Tale separazione è come parlare del sesso degli angeli, con tutto il rispetto per gli angeli”.

Quando il Vicepremier italiano Matteo Salvini, leader della Lega, ha definito Hezbollah come “terroristi”, un mese fa visitando il confine israelo-libanese, è stato oggetto di severe critiche in Italia anche all’interno del governo di cui è membro. Ciò era dovuto principalmente al fatto che Salvini, con una simile affermazione, avrebbe “messo in pericolo la vita stessa dei soldati italiani che prestano servizio nella missione UNIFIL”.

La missione, sotto il cui naso Hezbollah ha scavato dei tunnel infiltrandosi nel territorio israeliano, è attualmente a comando italiano. Terzi respinge le affermazioni secondo le quali il mandato di UNIFIL non può essere esteso oltre il suo attuale compito di vigilanza.

“E’ proprio alle attuali condizioni “, ha sottolineato, “che stiamo mettendo a repentaglio la sicurezza dei nostri militari. Non abbiamo un mandato adatto a quella che è la reale situazione sul terreno, e non siamo schierati in modo tale da consentire la soluzione del problema essenziale. Se già in partenza manteniamo un’avversione mentale che impedisce lo svolgimento di operazioni appropriate ed efficaci, non dovremmo rimanere lì. Hezbollah è ormai diventata una sorta negativa di “Legione Straniera” iraniana che raccoglie nelle sue file forze mercenarie persino dall’Afghanistan e dal Pakistan, con giovani spinti in prima linea dal disperato bisogno di soldi.”

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