L’Italia è vittima delle ingerenze cinesi

La mattina dell’8 novembre è morto a Hong Kong Chow Tsz-lok, studente di 22 anni della Hong Kong University of Science and Technology, per le gravi ferite alla testa riportate lunedì 4 novembre. E’ il primo caso di morte confermato per gli scontri tra polizia e i milioni di dimostranti che da mesi manifestano per lo stato di diritto e la democrazia a Hong Kong.

La sua scomparsa avviene a pochi giorni della presa di posizione ufficiale dal governo italiano, espressa dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il quale parlando il 5 novembre ai media italiani a Shanghai ha affermato: “Noi in questo momento non vogliamo interferire nelle questioni altrui e quindi, per quanto ci riguarda, abbiamo un approccio di non ingerenza nelle questioni di altri paesi”.

Il 14 agosto, il Partito Radicale aveva lanciato un appello alle autorità italiane e europee chiedendo una posizione forte e intransigente di difesa dei diritti dei manifestanti e a sostegno delle loro richieste legittime di democrazia e la manutenzione del sistema “un Paese, due sistemi”. Lo stato di diritto, i diritti umani e la democrazia sono valori universali e patrimonio dell’umanità intera, che vanno difeso con convinzione contro chiunque tenta di rovesciarli.

Da tempo il Partito Radicale denuncia infatti il progetto di rovesciamento del diritto internazionale portato avanti dal Partito Comunista Cinese – con il crescente sostegno di regimi autoritari in tutto il mondo – che dichiara apertamente la sua intenzione di riscrivere le regole e i principi universali in materia di diritti umani e stato di diritto, ridefinendoli in termini “socialisti” o “con caratteristiche cinesi” e la cui prima regola è proprio quella della non ingerenza negli affari altrui.

E’ il principio invocato in questo preciso istante dai paesi vicini alla Cambogia per aiutare il regime dell’ex Khmer Rosso Hun Sen, al potere da 34 anni, ad impedire al Presidente onorario del Partito Radicale e leader dell’opposizione democratica Sam Rainsy di tornare in modo nonviolento nel suo paese per dare via ad un processo di democratizzazione come richiesto dai Trattati internazionali firmati dallo stesso governo cambogiano.

Vedere oggi quel principio ribadito negli stessi esatti termini da un massimo rappresentante italiano all’estero è ulteriore prova della cinesizzazione di cui l’Italia è sempre più vittima e dimostra quanto l’ingerenza di Pechino nelle nostre istituzioni sia sempre più pregnante, come avevamo previsto alla firma del Memorandum of Understanding.

Fa rabbrividire che sia oggi la Repubblica italiana, in passato una delle fautrici più importanti in materia della creazione e la difesa dei diritti umani universali – pensiamo soltanto al Trattato di Roma per l’istituzione della Corte Penale Internazionale -, a correre ai ripari da un regime che ha riportato al presente lo scempio dei campi di concentramento, la colonizzazione predatoria di paesi poveri, e che sempre grazie al non-rispetto dei diritti al suo interno riesce a fare una concorrenza commerciale spietata.

Noi ribadiamo l’urgenza della definizione di una politica europea comune che ribadisce la assoluta necessità di inserire il principio di condizionalità e di reciprocità nei rapporti commerciali e non solo con la Repubblica Popolare, come meccanismo di contenimento e di contrasto alle minacce “dual use” rilevate dall’intelligence americana e di stati membri europei nei settori strategici industriali, infrastrutturali e energetici, nonché nel 5G, l’intelligenza artificiale, l’Internet of Things, da parte di – ma non solo – società di stato cinesi o equivalenti com Huawei.

Infine, facciamo appello a tutte le forze democratiche in Italia di unirsi nel denunciare quanto affermato dal Ministro degli Esteri, e di prendere una posizione netta nei confronti di Pechino a difesa dei diritti universali dei cittadini di Hong Kong.

Laura Harth
Rappresentante all’ONU del Partito Radicale

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