L’omicidio di Marielle Franco mette a nudo la profonda crisi del Brasile

Un brutale omicidio mette a nudo la complessa crisi che colpisce il Brasile. Mercoledì 16 marzo Marielle Franco e il suo autista Anderson sono stati vittime di una azione omicida che noi diremmo di stampo mafioso, infatti la consigliera comunale di Rio de Janeiro Marielle Franco e Anderson, il suo autista, sono stati assassinati da un commando perfettamente organizzato. Marielle era la quinta degli eletti in Consiglio Comunale, con 46.000 voti. Era membro del PSOL (Partito del Socialismo e della Libertà), piccolo partito di estrema sinistra, ma molto attivo.

Nata in una delle tante favelas di Rio, aveva studiato e, durante anni ed anni di militanza, si era conquistata una grande notorietà per le sue battaglie contro il razzismo, contro le diseguaglianze sociali, per i diritti LGBT, di cui lei stessa faceva parte. Ma di recente la sua battaglia si era incentrata non solo sui temi a lei tradizionali come la violenza della polizia militare nei confronti degli abitanti delle favelas, ma anche su un recente intervento federale su Rio de Janeiro di un mese fa circa.

Di fronte ad una situazione dell’ordine pubblico fuori controllo, il Presidente Temer aveva infatti praticamente esautorato tutti i poteri civili e di polizia mandando un “Interventore Federale”, in pratica un commissario con poteri straordinari. Marielle, come tanti altri nel paese, aveva criticato l’iniziativa definendola inutile e senza efficacia. I fatti di questi giorni, i morti e feriti tra i civili per gli scontri tra forze armate e narcotrafficanti, sembrano darle ragione. Ma la crisi della sicurezza e dell’economia di Rio è solo un pezzo della profonda crisi che colpisce il paese.

In questi giorni ci sono state iniziative per ricordare i quattro anni di “Lavajato”, la Mani Pulite del Brasile. Da quattro anni la Magistratura di Curitiba, capitale del Parana, guidata dal giudice Sergio Moro, ha messo a nudo una spaventosa ragnatela di corruzione nel mondo politico ed economico. L’uso disinvolto dei pentiti, oggetto di molte critiche, ha colpito duramente la classe politica ed economica del Brasile. Il caso più noto, con pesanti conseguenze nel paese è quello dell’ex presidente Lula, condannato in primo grado a 9 anni di prigione e poi nel secondo grado a 12 anni.

Lula guida i sondaggi per le prossime elezioni presidenziali di ottobre con uno straordinario 37% di consensi, ma la legge elettorale brasiliana impedisce di candidarsi a chi ha condanne confermate nel secondo grado di giustizia. Per non dire della possibilità di essere arrestato secondo le decisioni del STF, un organo un po’ Corte Costituzionale e massimo livello di giustizia nel paese. Sono molti i critici di questa scelta, che ferisce il principio della presunzione di innocenza, sacra negli Stati di diritto.

Molti commentatori hanno scritto che nel Sud America, nel passato, la crisi della politica faceva emergere i militari, adesso invece i giudici. Per gli alti costi delle loro retribuzioni i giudici sono accusati di essere una potente corporazione. Ma se in campo economico la crisi trova alcune risposte positive nel dinamismo delle forze economiche, nel campo politico non vi sono che segnali negativi. I principali partiti del paese hanno visto i loro gruppi dirigenti falciati dall’azione della Magistratura. Ad oggi non sembrano in grado di esprimere un candidato credibile per le prossime elezioni presidenziali.

Il rischio, dicono gli esperti più attenti, è che possa affermarsi un candidato tipo Bolsonaro, un pericoloso incrocio di estremismo di destra e di rigido moralismo dei suoi sostenitori neo pentecostali. Potrebbe apparire all’ultimo momento un “esterno” alla politica. Subito gli esperti ricordano che nel Parlamento brasiliano sono presenti ben 27 partiti, un outsider non saprebbe assolutamente come muoversi e governare.

Nel paese intanto continuano le manifestazioni per chiedere verità e giustizia per Marielle, ad oggi tutto rimane oscuro, l’unica cosa certa è che chi chiede giustizia dovrà affrontare un potere forte. Solo tra le varie polizie, le milizie, i gruppi di narcotrafficanti si potrà trovare il perché dell’ennesima vittima tra chi difende i diritti civili dei brasiliani.

Roberto Lovari
Esperto di America Latina

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