Mediatore europeo: “a volte conosciamo quando è troppo tardi”

Il 26 marzo abbiamo intervistato il Mediatore europeo, la sig.ra Emily O’Reilly, sul livello di trasparenza nell’UE e sulla campagna per il riconoscimento del diritto alla conoscenza.

Signora O’Reilly, il 13 febbraio scorso, dopo un’inchiesta di undici mesi, lei ha confermato un caso di cattiva amministrazione da parte del Consiglio europeo. Come è giunta a questa conclusione?

Eravamo consci della discussione generale al Parlamento Europeo, nella società civile e negli Stati membri, sulla diffusa sensazione di mancanza di trasparenza del Consiglio rispetto al co-legislatore, il Parlamento europeo, che è molto trasparente per quanto riguarda il lavoro che svolge. La trasparenza dell’UE è molto importante per aumentare la sua responsabilità nei confronti dei cittadini, se vogliamo che questi siano messi nelle condizioni di essere informati e di essere coinvolti quando lo desiderano. Questo è il motivo principale per cui abbiamo deciso di aprire questa particolare indagine.

Crede che il Consiglio Europeo trattenga troppe informazioni inutilmente?

Il Consiglio cerca sempre di raggiungere il consenso tra i 28 membri ed è difficile ovviamente. Comunque è importante evitare l’idea che le cose siano fatte segretamente o alle spalle dei cittadini. La questione principale su cui ci stiamo concentrando consiste nel registrare le posizioni degli Stati membri durante le varie fasi del processo normativo. Come sapete, comincia tutto a livello tecnico, con la formazione di gruppi di lavoro composti da funzionari provenienti da vari Stati membri incaricati di svolgere un certo tipo di lavoro. Una volta raggiunto il consenso si passa al livello successivo, quello degli Ambasciatori, che discutono e dibattono e raggiungono un nuovo consenso. Alla fine la decisione spetta ai Ministri. Fino a quel punto il processo decisionale non è pubblico, per cui se si osserva la traiettoria del progetto, può essere molto difficile sapere a che punto sono state prese determinate decisioni o quale posizione ha assunto un paese in un momento specifico. Quindi, alla fine non è che non si conosca il risultato, ma a volte lo conosciamo quando è troppo tardi. Le conclusioni a quel punto sono già state raggiunte e la possibilità dei cittadini di essere coinvolti è molto limitata.

Venendo ad eventi più recenti, ha seguito la vicenda del cosiddetto “Selmayrgate”? Se sì, in che modo?

Sì, abbiamo ricevuto numerosi reclami in relazione alla modalità in cui Martin Selmayr è stato nominato. Li stiamo controllando, ma ovviamente siamo consapevoli che anche la Commissione al Controllo del Bilancio del Parlamento europeo sta cercando delle risposte. Dunque, seguiremo i loro lavori e poi decideremo i prossimi passi.

Cosa pensa della doppia promozione di Martin Selmayr? Potrebbe essere un altro caso di cattiva amministrazione dell’UE?

Come può capire, in quanto Mediatore è mio dovere prima di tutto stabilire i fatti prima di avere qualsiasi opinione a riguardo. Quello che farò è raccogliere tutte le informazioni che mi saranno necessarie e visionare la documentazione di una certa rilevanza. Parlerò con chiunque sia necessario e infine formulerò le mie conclusioni. Sarebbe scorretto, verso il processo e verso il sig. Selmayr, se mi esprimessi in questa fase.

Il Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella” e il Partito Radicale promuovono da tempo un’iniziativa che mira ad una risoluzione sul diritto alla conoscenza da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Cosa pensa a riguardo? Sosterrebbe una risoluzione del genere?

Penso che nel contesto europeo, quello cioè su cui si basa il mio mandato, la sosterrei. Ho esaminato il regolamento che disciplina la trasparenza dell’UE, l’accesso ai documenti, ovvero il regolamento 1049, che è stato introdotto nel 2001 e che da allora non è stato modificato. Ricordo spesso nei miei interventi che questo regolamento è venuto prima dell’avvento dei social media. E’ venuto prima di Facebook e prima di Twitter ed è il regolamento in base al quale vengono resi pubblici i documenti nell’UE. E’ necessaria una revisione, ma al momento è tutto fermo, e quindi credo che sarebbe importante per me, per le istituzioni e per i cittadini per fare dei progressi in tal senso.

Grazie.

Intervista di Irene Guidarelli
@IreneGuidarelli

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