Mentre Putin dilaga in Libia, l’Italia dorme? Il commento di Giulio Terzi

Non sono pochi, su entrambi i versanti dell’Atlantico, ad inquietarsi per l’attivismo russo in Libia, in un settore che è di preminente interesse nazionale per l’Italia. Quali sono gli obiettivi e le iniziative del governo italiano? Il commento per Formiche.net dell’Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, già Ministro degli Esteri e Presidente del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”.

In questi giorni sono tornate di forte attualità nei media europei ed americani le iniziative di Mosca per allargare sempre più la propria presenza in Libia: non solo nel settore energetico, ma anche per quanto concerne una soluzione militare e politica all’instabilità del post-Gheddafi.

Putin sta da tempo lavorando per acquisire un ruolo determinante. Gli è riuscito in Siria, con il più spregiudicato ricorso alla forza militare. Intende, con ogni verosimiglianza, replicare una simile strategia nella soluzione del conflitto che oppone il generale Khalifa Haftar e la “Libyan National Army” al primo ministro Fayez al-Sarraj – riconosciuto dalle Nazioni Unite alla guida del “Governo di Accordo Nazionale”. Dopo l’esperienza acquisita con le operazioni in Siria, nella totale assenza di iniziative politiche o di altra natura da parte occidentale, la Libia ha per il Cremlino un grande interesse economico e geopolitico. Una forte presenza nel Paese, consentirebbe alla Russia di esercitare la propria influenza anche nel Mediterraneo centrale e nel Sahel.

Formiche.net aveva già spiegato, diverso tempo fa, l’importante significato dell’Accordo firmato dalla società petrolifera Rosneft il 21 febbraio 2017 con la National Oil Corporation – Noc, per rilanciare la produzione petrolifera, sino a 1,6 milioni di barili/giorno entro il 2022, dopo che si era attestata a 700mila barili/giorno a inizio 2017.

Ciò era stato possibile grazie all’intesa con l’Ente petrolifero libico che avrebbe dovuto dipendere esclusivamente da Tripoli. Ma il benestare di Haftar era necessario perché controllava alcuni degli snodi più importanti nella rete di oleodotti. Il generale otteneva in cambio importanti aiuti militari che lo avrebbero rafforzato sino a convincerlo di poter attaccare Tripoli.

Nonostante fosse stato sottolineato – per la verità solo da pochi – come il quadro che si andava prefigurando andasse ben oltre l’interesse russo ad accrescere le proprie disponibilità di idrocarburi e lucrarne sul mercato spot, le autorità italiane ed europee sembravano distratte. Ma gli obiettivi della Russia in Libia erano chiarissimi. Anzitutto perché, come simbolicamente dimostrato dagli incontri avuti dal generale Haftar sulla portaerei Kutznetsov, la valenza militare e strategica dell’Accordo petrolifero del 2017 contribuiva a modificare i rapporti di forza sul terreno.

In secondo luogo perché la visione di una Libia quale fattore di differenziazione delle forniture energetiche all’Italia e all’Europa, rispetto al quasi monopolio russo già esistente, era destinata a tramontare.

Rapporti attendibili pubblicati in questi ultimi giorni segnalano che il numero di paramilitari russi- i cosiddetti “volontari” utilizzati in Ucraina, in Siria e in alcuni paesi africani e in Venezuela – sta aumentando rapidamente. Esso viene ad oggi stimato tra i mille e i 2mila uomini. Vi sono pochi dubbi che le forze russe siano direttamente coinvolte con quelle di Haftar: sono stati reperiti documenti di identità, riconoscimenti facciali attraverso videocamere e cellulari, e altre prove di ogni tipo.

Il copione ripete drammaticamente quanto avvenuto nel Donbass e in Siria. Altrettanto inquietanti le documentazioni sui crimini estremamente efferati di cui si macchiano “mercenari” che apparterebbero al “Gruppo Wagner” organizzato e diretto da un Oligarca molto vicino al Cremlino, Yevgeny Prigozhin.

Quanto emerge dalla visita, il 14 novembre, del “Governo di Accordo Nazionale” negli Stati Uniti, rivela il timore di Washington per l’inedito attivismo militare russo nel teatro libico, visto – dice un comunicato congiunto – come “tentativo della Russia di sfruttare il conflitto contro la volontà del popolo libico”. Non sono tuttavia pochi, su entrambi i versanti dell’Atlantico, ad inquietarsi per possibili “do ut des” che anche per la Libia, come probabilmente per la Siria e per la Crimea, possano essere stati discussi tra la Casa Bianca e il Cremlino. Questa volta in un settore che è di preminente interesse nazionale per l’Italia. Quali sono gli obiettivi e le iniziative del governo italiano?

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