N17 – 25/3/2019

PRIMO PIANO

Via della Seta o Via della Sete (di Diritto)?
Il 23 marzo il Partito Radicale ha manifestato davanti alla sede RAI in occasione della visita del Presidente cinese Xi Jinping in Italia per siglare numerosi accordi nell’ambito del progetto della “Via della Seta” o “Belt and Road Initiative” che la Cina sta promuovendo in tutto il mondo per volere del Presidente Xi Jinping. Accordi di cui si sa poco o nulla, in perfetto stile cinese. Radio Radicale ha raccolto le dichiarazioni dei vari partecipanti ed esponenti del Partito Radicale che hanno illustrato le ragioni della manifestazione che non si è potuta svolgere nel centro di Roma proprio per non “disturbare” la visita del Presidente Xi. Roma come Pechino. Lo stesso giorno una simile manifestazione si è tenuta a Torino, a Piazza Castello, con l’Associazione Marco Pannella che ha voluto ricordare l’aggravarsi della situazione sull’informazione in Italia con l’imminente rischio di chiusura di Radio Radicale.

Inoltre, il 20 marzo, il Presidente del Global Committee Giulio Terzi di Sant’Agata e la coordinatrice del Comitato scientifico Laura Harth del GCRL hanno partecipato ad un seminario al Senato organizzato dal Sen. Urso proprio sulle opportunità e soprattutto sui rischi che derivano dall’apertura agli investimenti cinesi. Il seminario intitolato “Il Dragone in Europa: opportunità e rischi per l’Italia” ha messo in luce la pericolosa collaborazione con la Cina in materia di sfruttamento tecnologico, cyber-sicurezza ed erosione dei diritti fondamentali a cui l’Italia ed altri paesi europei stanno andando incontro, affidandosi ciecamente alla infondata certezza di poter avviare e mantenere, con benefici reciproci, la partnership cinese. Mentre Laura Harth ha ricordato l’esistenza dei campi di rieducazione cinesi dove sono rinchiusi ormai oltre un milione di cittadini di etnia uigura, l’Amb. Terzi ha stigmatizzato gli accordi, incluso quello tra le agenzie d’informazione Ansa e Xinhua chiedendosi: “Da oggi la gloriosa agenzia di stampa ANSA dovrà prestarsi a diffondere propaganda del Partito Comunista Cinese e di Xi Jinping. Chissà se potrà anche solo menzionare i fatti di Piazza Tiananmen del 1989.”

All’allarme di Giulio Terzi si aggiunge quello di Jianli Yang, dissidente cinese membro onorario del GCRL, che in un intervento a Washington a detto: “..ciò che fu impossibile per la Germania nazista, è possibile nella Cina di Xi, ovvero la realizzazione del totalitarismo orwelliano – controllo digitale completo sulla società cinese – con l’applicazione del ‘modello Xinjiang’ in tutto il paese (…) Sotto Xi, la Cina ha intrapreso strade simili alla Germania nazista. Un unico partito onnipotente, un leader supremo, controllo totale su tutti i media, aggressione militare all’estero, brutale repressione del dissenso, la creazione di false minacce e nemici esterni, lo sciovinismo e il nazionalismo stridente mascherati da politica estera. Dopo l’olocausto del popolo ebraico sotto Hitler, abbiamo giurato: ‘mai più’. Ma alle atrocità del dopoguerra che smentiscono quell’impegno, oggi dobbiamo aggiungere i campi di concentramento, i campi di ‘rieducazione’, in cui più di un milione di persone di etnia uigura, un decimo di loro, sono detenute. Si tratta di un fascismo maturo combinato con il comunismo, il capitalismo clientelare e un totalitarismo digitale orwelliano del 1984. Lo definisco fascismo con caratteristiche cinesi. Così come si conosce la Germania nazista, dobbiamo conoscere la Cina di Xi.”

Intervista di Startmag a Giulio Terzi: “L’Italia sarà sottomessa alla Cina”
In un intervista alla rivista online Starmag, il Presidente del Global Committee ed ex Ministro egli Esteri Giulio Terzi spiega perché la “Via della Seta” intrapresa dall’Italia con la Cina è in realtà una “Via della Sottomissione”. Secondo l’Amb. Terzi l’esclusione della Cina e delle sue aziende dalla costruzione e gestione della rete 5G è prioritaria per la sicurezza nazionale dei paesi dell’UE e della NATO, oltre che per motivi commerciali, per mancanza di reciprocità, sussidi di Stato e protezione dei dati. La legge del 2017 sulla sicurezza nazionale obbliga le imprese cinesi a contribuire all’intelligence (spionaggio, sottrazione di dati sensibili, contro dell’informazione e propaganda). I documenti del Partito Comunista Cinese e del Governo precisano gli obiettivi per il dominio cyber, Intelligenza Artificiale e minacce alla sicurezza dei paesi NATO. La minaccia posta dalle tecnologie cinesi è concreta e non mitigabile. “Back-doors” ed esposizioni “IOT” evolvono costantemente e non esistono protezioni né prevenzioni possibili, una volta connessi a componenti o sistemi di provenienza cinese.

Non c’è nessuna ragione se non quella di avere prezzi tracciati per fare da “esca” ad usare prodotti e tecnologie cinesi. Le soluzioni europee, giapponesi e statunitensi sono infatti più avanzate di quelle cinesi in ambito 5G, come Samsung, Ericsson e Nokia. La minaccia non riguarda soltanto il 5G e le comunicazioni ICT ma anche altri settori “critici” ai sensi della diretta NIS e “Security Act”, ovvero reti energetiche, finanza, trasporti, infrastrutture, ospedali dove le “back-doors” cinesi costituiscono un rischio per la cyber-sicurezza. Occorre rafforzare la sorveglianza e la regolamentazione di investimenti esterni nei settori della sicurezza, dell’economia e in particolare del “Made in Italy” come del resto fanno 12 Stati membri del’UE, gli Stati Uniti ed altri ancora. Altrimenti, le collaborazioni a livello di commerciale e di difesa con i nostri partner statunitensi ed europei saranno a rischio.

Il 28 marzo convegno al Senato: Legge Magnitsky e applicazione in ambito europeo
Su iniziativa del Senatore Roberto Rampi, in collaborazione con la Federazione Italiana Diritti Umani, Open Dialogue Foundation, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, EU-Russian Expert Group On Combating Transborder Corruption, giovedì 28 marzo dalle 10 alle 13, presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro a Piazza Capranica 72 a Roma, si terrà il convegno “Legge Magnitsky e diritti umani: l’applicazione in ambito europeo”.

Parteciperanno: Bill Browder, Roberto Rampi, Antonio Stango, Alice Stollmeyer, Gunnar M. Ekeløve-Slydal, Laura Harth, Jared Genser, Paola Gaffurini, Emin Huseynov, Rodrigo Diamanti, Anastasia Kirilenko, Oleksandra Matviychuk, Maigul Sadykova.

Per informazioni e accrediti si prega di contattare Laura Harth, rappresentante all’ONU del Partito Radicale, scrivendo a: harthlaura@gmail.com

La legge Magnitsky prende il nome dal legale russo anti-corruzione Sergei Magnitsky, che nel 2007-2008 denunciò pubblicamente una frode fiscale su larga scala che coinvolgeva funzionari di polizia, magistrati, ispettori del fisco, banchieri e organizzazioni criminali di stampo mafioso. In seguito alle sue denunce, fu arrestato e dopo undici mesi di detenzione, senza processo e in condizioni durissime, morì in una prigione di Mosca, a 37 anni, nel novembre 2009. L’imprenditore statunitense Bill Browder, suo assistito, lanciò quindi una campagna affinché venissero imposte sanzioni mirate nei confronti dei funzionari coinvolti, finalizzate ad impedire loro di entrare nel territorio USA ed escluderli dal sistema economico-finanziario americano. Il seminario di Roma si propone di presentare l’impianto della norma e la sua concreta applicazione nei Paesi che l’hanno già adottata, con l’intento di sostenerne l’estensione nel contesto italiano ed europeo.

Firma la petizione per salvare Radio Radicale
La petizione indirizzata al Governo Conte per salvare Radio Radicale dalla chiusura imminente a causa del taglio dei fondi ha superato le 35.000 firme e prosegue assieme alla raccolta fondi per organizzare la Marcia di Pasqua per salvare il diritto di “conoscere per deliberare”, il motto einaudiano che da sempre ha contraddistinto il lavoro della emittente fondata nel 1976.

Ai primi firmatari della sottoscrizione Rocco Papaleo, Alessandro Haber, Luca Barbarossa, Jimmy Ghione, Alessandro Gassmann si sono aggiunti molti altri esponenti del mondo dello spettacolo, del giornalismo, della politica e del mondo dell’associazionismo.

IRAN E MEDIO ORIENTE

Firma l’appello per la liberazione dell’avvocato e scrittrice Nasrin Sotoudeh
Continua la raccolta firme all’appello lanciato dal Partito Radicale e da Nessuno Tocchi Caino sostenuto dal Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella” per chiedere la liberazione della scrittrice e avvocato dei diritti umani Nasrin Sotoudeh condannata in Iran a 38 anni di carcere e 148 frustate. L’appello è stato annunciato in una conferenza nella sede del Partito Radicale a Roma il 15 marzo alla quale ha partecipato anche il Presidente del GCRL Giulio Terzi di Sant’Agata.

Riteniamo vergognosa e inaccettabile la condanna di Nasrin Sotoudeh alla pena senza precedenti di 38 anni di carcere e di 148 frustate per fatti essenzialmente legati alle sue attività di avvocato di detenuti politici e difensore dei diritti umani, per le quali nel 2012 il Parlamento europeo l’ha insignita del Premio Sakharov per la libertà di pensiero. Enormi e politicamente motivate ci appaiono le accuse che le sono state mosse di “collusione contro la sicurezza nazionale”, “propaganda contro lo Stato”, “istigazione alla corruzione e alla prostituzione” e di “essere apparsa in pubblico senza hijab”.

Al contrario, sappiamo che l’attivista iraniana ha dedicato la sua vita a battersi contro la pena di morte e a difendere le persone vittime del regime oscurantista e misogino dei mullah e, in particolare, le donne che tra dicembre 2017 e gennaio 2018 avevano manifestato pacificamente contro la legge della Repubblica Islamica che le obbliga a indossare il velo (Hijab). Ci appelliamo al parlamento e al governo italiani e ai rappresentanti dei parlamenti e dei governi europei perché intervengano con urgenza sulle autorità iraniane per ottenere la liberazione di Nasrin Sotoudeh e porre fine alle pene e ai trattamenti inumani e degradanti che le sono stati inflitti.

Russia e Cina sono i principali avversari dell’isolamento dell’Iran
Il nuovo Rapporto di UANI, “The Russia-China-Iran Axis”, analizza il ruolo svolto da Russia e Cina nel prevenire il completo isolamento economico della Repubblica Islamica. L’UE ha creato uno Special Purpose Vehicle (SPV), noto come INSTEX (strumento a sostegno degli scambi commerciali), per istituire un sistema di sanzioni per gli Stati Uniti. Tuttavia, con ogni probabilità sarà inefficace. Con il fallimento di INSTEX, la Cina e la Russia cercheranno di colmare il vuoto creato dal ritiro dell’Europa dall’Iran.

“La Russia e la Cina sono state storiche facilitatrici del comportamento maligno dell’Iran e sembrano desiderose di continuare questo modello inquietante”, ha dichiarato il capo di UANI Amb. Mark D. Wallace. “Come Uani ha ripetutamente dimostrato, fare affari con il regime di Teheran finanzia il terrorismo e mette a rischio vite umane in tutto il mondo. Aumentando i legami con l’Iran, Russia e Cina stanno rivelando la superficialità del loro impegno nella lotta al terrorismo e nel controllo della diffusione di armi nucleari”.

La Cina ha fornito un’ancora di salvezza vitale per il settore energetico iraniano al culmine del regime internazionale di sanzioni sotto le amministrazioni Bush e Obama. La Cina vende anche componenti di missili balistici iraniani e missili convenzionali e svolge un ruolo nel fornire beni e servizi sanzionati dall’Iran.

La Russia sembra anche meno preoccupata della Cina per l’esposizione alle sanzioni statunitensi nei suoi rapporti con l’Iran. Nel luglio del 2018, il funzionario iraniano Ali Akbar Velayati, consigliere chiave del Leader supremo Ali Khamenei, si è vantato che la Russia è “pronta a investire 50 miliardi di dollari nei settori petrolifero e del gas iraniano”. La Russia sta anche esplorando modi per assistere l’Iran nell’aviazione civile settore, dopo che Boeing e Airbus hanno demolito i piani per fornire all’Iran gli aerei. La Russia ha anche investito nei sistemi di difesa missilistica dell’Iran, fornendo loro missili terra-aria SA-20c nel 2016.

Il Rapporto di UANI contiene alcune raccomandazioni per tagliare le linee di approvvigionamento cinesi e russe dell’Iran e ridurre a zero le esportazioni di petrolio iraniano.

Gli Stati Uniti pronti ad aumentare la pressione politica ed economica sull’Iran
Il 22 marzo il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha detto a Fox News che gli Stati Uniti aumenteranno la pressione finanziaria e politica sul regime teocratico iraniano nel tentativo di limitarne l’influenza in tutto il Medio Oriente. “Abbiamo identificato come gruppi terroristici milizie sostenute dall’Iran all’interno dell’Iraq, abbiamo identificato alti dirigenti del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche, agenti e istituzioni finanziarie coinvolte nel trasferimento di somme di denaro illecito a favore delle milizie Houthi in Yemen, Hamas a Gaza e Hezbollah in Libano”, ha detto il Sottosegretario di Stato.

Pompeo ha parlato da Gerusalemme dove ha incontrato il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in vista della visita alla Casa Bianca la prossima settimana, visita che segue l’appoggio di Trump al riconoscimento del controllo da parte di Israele delle alture del Golan rispetto alle quali, la scorsa settimana, il Dipartimento di Stato ha cambiato l’espressione ufficiale territorio “occupato da Israele” in “controllato da Israele”.

La visita di Pompeo rischia di far infuriare ulteriormente i Palestinesi, che hanno già reciso i legami con gli Stati Uniti per la decisione di Trump di spostare l’Ambasciata americana a Gerusalemme l’anno scorso. Il Segretario di Stato si è comunque detto ottimista sulla possibilità che l’amministrazione Trump riesca a mediare un accordo di pace duraturo.

Khamenei vuole accrescere le capacità difensive iraniane nonostante la pressione degli Stati Uniti
L’Iran è determinato a potenziare le sue capacità di difesa nonostante le crescenti pressioni da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati volte a frenare il programma di missili balistici. Il 21 marzo il Leader supremo Ayatollah Ali Khamenei ha detto in diretta dalla TV di Stato: “Dobbiamo portare l’Iran al punto in cui il nemico capisca che non possono minacciarci. Le sanzioni americane renderanno l’Iran autosufficiente”.

Lo Stato iraniano continua a difendersi sostenendo che il programma missilistico è puramente difensivo e ha rifiutato i tagli richiesti dagli Stati Uniti. Allo stesso tempo però, Teheran afferma di avere a disposizione missili con un’autonomia fino a 2.000 km, in grado dunque di raggiungere le basi militari israeliane e statunitensi nella regione.

E mentre Germania, Francia, Gran Bretagna, Unione europea, Russia e Cina hanno tentato di mantenere in vita l’accordo sul nucleare con l’Iran eludendo le sanzioni di Trump con un nuovo meccanismo, Khamenei ha affermato che i firmatari europei dell’accordo non sono riusciti a mantenere gli interessi economici dell’Iran: “Hanno sempre pugnalato l’Iran alle spalle. I paesi occidentali hanno dimostrato che non ci si può fidare. Il meccanismo creato dagli europei è uno scherzo amaro”, ha detto nel suo discorso.

La Francia alza la voce sugli abusi commessi dall’Iran
Il 21 marzo il Ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian ha dichiarato che l’impegno europeo a mantenere in vita l’accordo nucleare con l’Iran non significa consegnare a Teheran un assegno in bianco per violare i diritti umani. La sua dichiarazione è giunta dopo la condanna di 38 anni di carcere e 148 frustate inflitta all’avvocato Nasrin Sotoudeh per aver difeso alcune donne che manifestavano contro l’obbligo di indossare il velo.

“C’è stata un’indignazione globale per il caso della signora Sotoudeh e questo governo condivide pienamente tale indignazione”, ha detto Jean-Yves le Drian, che ha proseguito: “Abbiamo fatto notevoli sforzi con l’Iran per mantenere l’accordo nucleare (firmato da Teheran e dalle potenze mondiali) nonostante il ritiro americano. Il nostro impegno per mantenere l’accordo di Vienna non è un assegno in bianco per l’Iran e certamente non per quanto riguarda i diritti umani, ed è per questo che la Francia farà di tutto per garantire la libertà della signora Sotoudeh”.

Nokia lascia l’Iran
L’azienda finlandese produttrice di apparecchiature di telecomunicazione Nokia, ha annunciato l’interruzione delle attività in Iran nel 2019. In occasione della presentazione del suo rapporto annuale, il 21 marzo, i responsabili Nokia hanno fatto riferimento alle difficoltà incontrate nell’affrontare le politiche commerciali degli Stati Uniti e dell’Europa: “Il divergente quadro normativo tra UE e Stati Uniti che disciplina le attività commerciali in Iran sarà molto più complesso in futuro. Come società europea, sarà molto difficile conciliare i regimi opposti di politica estera degli Stati Uniti e dell’UE”.

Nel 2018 Nokia ha ricavato 54,6 milioni di euro dalle vendite in Iran. La società finlandese ha fermato che “sebbene valutiamo le nostre attività commerciali su base continuativa, al momento non intendiamo intraprendere nuove attività in Iran nel 2019 e intendiamo solo completare gli obblighi contrattuali esistenti nel rispetto delle sanzioni economiche applicate e di altre leggi relative al commercio”.

Ancora in calo le esportazioni di petrolio iraniano
Secondo i dati delle navi cisterna e le fonti industriali, a marzo le esportazioni petrolifere iraniane hanno toccato il livello giornaliero più basso quest’anno. Il dato è interessante perché Washington non ha ancora chiesto formalmente ai paesi importatori di ridurre le importazioni dall’Iran per evitare di violare le sanzioni statunitensi.

Stando ai dati di Refinitiv Eikon e altre tre aziende che tracciano le esportazioni iraniane, a marzo le esportazioni hanno avuto una media tra 1 e 1,1 milioni di barili al giorno. Si tratta di un dato inferiore rispetto a febbraio, quando le esportazioni erano di circa 1,3 milioni barili al giorno.

Le spedizioni sono diminuite da almeno 2,5 milioni barili al giorno rispetto all’aprile 2018, il mese prima che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ritirasse gli Stati Uniti dall’accordo nucleare del 2015 con l’Iran e introducesse nuove sanzioni, innescando un anno di crisi economica.

Teheran ha promesso di continuare a esportare petrolio nonostante gli sforzi degli Stati Uniti per ridurre le spedizioni a zero, ma il calo delle esportazioni potrebbe essere un altro indicatore della pressione economica dell’embargo.

Il calo delle spedizioni iraniane si aggiungerà al taglio dell’offerta di petrolio diretta dall’OPEC e anticiperà il piano degli Stati Uniti di bloccare ulteriormente le esportazioni iraniane a maggio, mese in cui giungerà a scadenza la serie di deroghe piuttosto generose concesse dagli Stati Uniti rispetto alle sanzioni.

Leader sindacali sotto processo
Il processo a Esmaeil Bakhshi, Ali Nejati e altri imputati arrestati per aver organizzato proteste e scioperi nel complesso industriale Haft Tapeh Sugar Cane a Shush, città nel sud-ovest dell’Iran, è stato deferito al tribunale rivoluzionario di Teheran. I tribunali rivoluzionari, istituiti dopo la rivoluzione islamica del 1979, hanno il compito di processare imputati per spionaggio, blasfemia, contrabbando, tentativo di rovesciare il governo e altri reati connessi alla sicurezza nazionale. Secondo alcuni i tribunali rivoluzionari sono spesso usati quando le autorità vogliono una pena più dura e più segretezza di quella fornita dai tribunali penali regolari.

Farzaneh Zilabi, l’avvocato che segue molti dei lavoratori della fabbrica di zucchero, ha criticato aspramente la decisione sui social media: “Un membro del sindacato degli operai di Haft Tapeh, Esmaeil Bakhshi, e membro del consiglio di amministrazione dello stesso sindacato, sono dietro le sbarre per aver scioperato e partecipato a manifestazioni di protesta”, ha scritto su Telegram.

Centinaia di attivisti e difensori dei diritti umani, anche stranieri, hanno chiesto il rilascio incondizionato e immediato dei lavoratori e leader sindacali arrestati durante gli scioperi e le proteste nello stabilimento. Negli ultimi mesi i lavoratori hanno ripetutamente incrociato le braccia per chiedere gli stipendi arretrati e il ritorno della proprietà dei loro impianti al settore pubblico.

Intanto ai familiari e all’avvocato di Bakhshi è stato negato l’accesso in prigione e il sindacato Haft Tapeh Workers ha riferito che la produzione nel complesso industriale si è fermata dato che tutti i lavoratori hanno smesso di lavorare. Gli operai lamentano il mancato pagamento di bonus e salari per mesi.

L’Iran sostiene il cambiamento ai vertici del Kazakistan
“Gli attuali cambiamenti nella Repubblica del Kazakistan e il trasferimento di potere rientrano nel quadro della Costituzione e per questo motivo li sosteniamo”, ha detto il 21 marzo il portavoce del Ministero degli Esteri dell’Iran, Bahram Ghasemi, elogiando il presidente uscente Nursultan Nazarbayev.

Nazarbayev è stato Presidente del Kazakistan fin dal 1989 quando il paese (ricco di petrolio) dichiarò l’indipendenza dall’Unione Sovietica. Ghasemi ha definito Nazarbayev “un politico eccezionale, influente e intelligente” e ha aggiunto che sotto il suo governo le relazioni tra l’ex paese sovietico e l’Iran “sono state sempre amichevoli” e in continua crescita.

Nuovi ritardi nell’attuazione dell’accordo di pace in Yemen
Il 21 marzo l’Ambasciatore degli Stati Uniti in Yemen ha accusato gli Houthi di rallentare l’attuazione dell’accordo di pace mediato dall’ONU nel porto di Hodeidah e ha detto che la presenza di miliziani Houthi armati rappresenta una minaccia per l’intera regione. A dicembre il governo yemenita appoggiato dall’Arabia Saudita e gli Houthi avevano raggiunto una tregua e l’accordo sul ritiro delle truppe dalla città di Hodeidah, controllata dagli Houthi. Il patto è stato il primo grande passo avanti verso la fine alla guerra di quattro anni in Yemen.

Se la tregua ha retto, il ritiro delle truppe da entrambe le parti non si è materializzato ed entrambe le parti si scambiano accuse reciproche circa circa l’assenza di un qualche progresso. L’accordo mirava a scongiurare un assalto su larga scala al porto, unica ancora di salvezza per milioni di yemeniti.

“Siamo molto frustrati per i ritardi e lo stallo da parte degli Houthi nell’attuazione di ciò che avevano acconsentito a dicembre, ma ho molta fiducia nell’inviato dell’Onu e in quello che sta facendo”, ha detto l’ambasciatore Matthew Tueller in una conferenza stampa trasmessa in TV. “Siamo disposti a collaborare con tutti per cercare di attuare l’accordo e speriamo che gli Houthi mostrino maturità politica mettendosi al servizio degli interessi dello Yemen piuttosto che agire per il proprio tornaconto indebolendo e distruggendo il paese”, ha concluso Tueller.

Condannati tre soldati israeliani per aver percosso detenuti palestinesi
Il 10 marzo un tribunale militare israeliano ha condannato tre soldati dell’esercito religioso Netzach Yehuda a sei mesi di reclusione, tre mesi in libertà vigilata e la retrocessione al grado di Privato, per aver abusato fisicamente di due detenuti palestinesi. L’incidente è avvenuto all’inizio di gennaio durante una caccia ad As’am Barghouti, che aveva ucciso due soldati dal battaglione Netzah Yehuda presso l’avamposto di Giv’at Asaf in Cisgiordania a dicembre. I due palestinesi erano stati arrestati con l’accusa di aver aiutato Barghouti e il fratello, anch’essi coinvolti in un attacco terroristico nei pressi di Ofra Junction.

Un portavoce dell’Israeli Defence Force (IDF) ha detto che i soldati sono stati accusati di abuso aggravato e percosse. I soldati avrebbero preso pugni e colpito i sospetti con oggetti contundenti, ferendoli alla testa e ad altre parti del corpo, mentre i due palestinesi erano legati e bendati.

VENEZUELA

L’opposizione venezuelana si prepara al peggio
Gli esponenti dell’opposizione del Venezuela si stanno preparando ad una severa repressione politica dopo che nei giorni scorsi Nicolás Maduro si è scagliato ripetutamene contro i “diabolici burattini filo-imperialisti”. La lotta tra Maduro e il suo avversario, Juan Guaidó, si è inasprita drammaticamente la scorsa settimana con l’arresto e la detenzione del braccio destro di Guaidó, Roberto Marrero.

Marrero, un avvocato di 49 anni, è stato accusato di esser uno dei responsabili di una cellula terroristica anti-Maduro che stava pianificando una serie di omicidi e attentati politici progettati per rimuovere il successore di Hugo Chávez dal potere.

Il 23 marzo il Ministro dell’Informazione del Venezuela, Jorge Rodríguez, ha affermato che il capo di quella presunta rete era il mentore politico di Guaidó, Leopoldo López e ha accusato il gruppo di reclutare mercenari per colpire leader politici e militari della “rivoluzione bolivariana” di Maduro.

Maduro ha fatto capire che Guaidó e altre figure chiave dell’opposizione sono ormai nel mirino. “Nei prossimi giorni vedremo sicuramente la cattura di molti terroristi, chiunque essi siano. Ci sarà giustizia in Venezuela. Non esiteremo a mandare questi truffatori in prigione. Uno per uno, prima o poi. Abbiamo i loro nomi. Conosciamo le loro facce”, ha detto Maduro.

CAMBOGIA

Sam Rainsy: “L’UE deve continuare a chiedere la liberazione di Kem Sokha”
Il regime di Phnom Penh sta diffondendo voci secondo cui il presidente del Partito di Salvezza Nazionale Cambogiano (CNRP) Kem Sokha sarebbe disposto a chiedere a Hun Sen la sua “riabilitazione”. E’ una pura assurdità. I 118 membri del CNRP, tra cui Kem Sokha, sono stati interdetti dalla politica quando il CNRP è stato sciolto incostituzionalmente dal regime di Hun Sen nel 2017. Mettendo al bando arbitrariamente l’unico partito di opposizione credibile, Hun Sen ha distrutto la democrazia in Cambogia. Pertanto, Kem Sokha e i colleghi del CNRP hanno il diritto di lottare per la piena reintegrazione del CNRP, che implicherà la loro completa, dignitosa e automatica riabilitazione.

Hun Sen sta conducendo una guerra psicologica per ingannare la comunità internazionale in generale e l’Unione europea in particolare, sostenendo che non è necessario reintegrare il CNRP, l’avversario che teme di più. La grande menzogna è quella secondo la quale Kem Sokha intenderebbe fondare un altro partito avendo rinunciato alla speranza di vedere reintegrato il CNRP. Questa non è altro che una notizia falsa che Hun Sen sta attualmente cercando di diffondere.

FOTO DELLA SETTIMANA
Roma, 23 marzo 2019: il Partito Radicale manifesta davanti alla Rai in occasione della visita in Italia del Presidente cinese Xi Jinping

Print Friendly, PDF & Email

Add Comment