N21 – 15/4/2019

PRIMO PIANO

Per gli USA i Guardiani della Rivoluzione sono ufficialmente un’organizzazione terroristica
L’8 aprile l’amministrazione Trump ha deciso di inserire il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana (IRGC) nell’elenco delle organizzazioni terroristiche. In un comunicato, la Casa Bianca ha dichiarato: “Questo passo senza precedenti, proposto dal Dipartimento di Stato, riconosce la realtà che l’Iran non è solo uno Stato sponsor del terrorismo, ma che l’IRGC partecipa attivamente, finanzia e promuove il terrorismo come strumento di governo. L’IRGC è il mezzo principale del governo iraniano per dirigere e attuare la sua campagna terroristica globale. Con questa azione chiariamo quali sono i rischi connessi all’entrare in affari con o fornire supporto all’IRGC. Chi entra in affari con l’IRGC, finanzia il terrorismo. Questa azione invia a Teheran un chiaro messaggio che il sostegno al terrorismo comporta gravi conseguenze.”

Il presidente di United Against Nuclear Iran (UANI), Joseph Lieberman e il CEO Amb. Mark D. Wallace, hanno rilasciato una dichiarazione in cui applaudono “la decisione dell’amministrazione Trump di designare l’IRGC come una Foreign Terrorist Organization (FTO): per anni gli Stati Uniti hanno considerato Hezbollah, Kataib Hezbollah e le Brigate al-Ashtar come FTO, ma non la principale fonte di risorse umane, strutturali e finanziarie, cioè l’IRGC. L’Iran è il principale sponsor mondiale del terrorismo e l’IRGC è il principale veicolo attraverso il quale il regime finanzia organizzazioni terroristiche e i soci all’estero. L’IRGC custodisce anche il programma missilistico illegale del regime. Domina buona parte dell’economia iraniana, possedendo e gestendo una rete opaca di innumerevoli aziende. La designazione dell’IRGC come FTO sarà un importante avvertimento per chiunque voglia investire in Iran e negherà inoltre a Teheran l’assistenza finanziaria di cui ha bisogno per realizzare le sue ambizioni egemoniche”.

Parlamentari del Consiglio d’Europa sostengono Radio Radicale
50 parlamentari di 5 gruppi da 23 Stati membri dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, con sede a Strasburgo, hanno depositato una dichiarazione scritta, a prima firma Roberto Rampi, affinché il Consiglio d’Europa inviti il Governo italiano a riconsiderare la decisione di chiudere Radio Radicale tagliando il finanziamento che ha contribuito alla formazione di ciò che Luigi Einaudi definì il diritto di “conoscere per deliberare”.

La dichiarazione, promossa dal Sen. Rampi e da Matteo Angioli della Presidenza del Partito Radicale è stata firmata, tra gli altri, da otto parlamentari italiani: tre del PD, Maria Elena Boschi, Piero Fassino e Andrea Orlando, tre di Forza Italia, Deborah Bergamini, Maria Rizzotti e Francesco Scoma, il Sen. Gianni Marilotti del M5S e il collega Maurizio Buccarella che ora siede nel Gruppo Misto.

“Nell’ultima legge di bilancio il contributo a Radio Radicale è stato dimezzato. Questo significa che se nulla accadrà entro maggio il lavoro di questa radio finirà”, ha detto poi in aula Roberto Rampi che aveva iniziato il suo discorso ripercorrendo la storia “molto particolare” di Radio Radicale.

Manifestazione a Pasqua per Radio Radicale
Il 21 aprile il Partito Radicale manifesterà a sostegno di Radio Radicale per scongiurare l’imminente chiusura dell’emittente fondata nel 1976. L’appuntamento è alle 11 in Piazza Madonna del Loreto, nei pressi dell’Altare della Patria, a Roma. E’ possibile preannunciare la propria partecipazione a questa pagina. Intanto prosegue sia la raccolta firme alla petizione indirizzata al Governo Conte per salvare Radio Radicale, che ha raggiunto e superato le 63.000 firme, sia la raccolta fondi per organizzare proprio la manifestazione di Pasqua.

Il Comune di Siracusa sostiene Radio Radicale e il diritto alla conoscenza
Il 10 aprile, su iniziativa del Consigliere Paolo Reale, iscritto al Partito Radicale e membro del Consiglio scientifico del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”, il Comune di Siracusa ha adottato due delibere a sostegno di Radio Radicale e del diritto alla conoscenza.

Il primo documento è un atto di indirizzo a firma dei Consiglieri Reale e Messina per la “Prosecuzione della trasmissione radiofonica delle sedute dei lavori Parlamentari da parte di Radio Radicale mediante proroga del vigente regime convenzionale con il Centro di produzione SPA”. Il secondo riguarda la promozione in sede ONU del “diritto alla conoscenza” ed è a firma del Consigliere Reale ed altri.

Repubblica europea e cittadinanza: incontro con Carles Puigdemont
Il 13 aprile il Sen. Roberto Rampi, Matteo Angioli e Umberto Gambini hanno nuovamente incontrato a Waterloo, poco fuori Bruxelles, Carles Puigdemont ex Presidente della Catalogna attualmente in esilio e imputato nel processo in corso a Madrid assieme ad altre 11 figure di spicco del mondo della politica e dell’associazionismo catalano. Durante l’incontro sono stati affrontati i temi del rispetto dello stato di diritto in Spagna, del silenzio dell’Europa rispetto al caso catalano e del ruolo che la Catalogna può avere nella costruzione di una Repubblica europea.

Conferenza stampa sulla pena di morte in Iran
Martedì 16 aprile, Giulio Terzi di Sant’Agata, Ambasciatore e Presidente del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella” parteciperà ad una conferenza stampa di presentazione dell’11° rapporto annuale sulla pena di morte in Iran a cura di Iran Human Rights e ECPM (Ensemble Contre la Peine de Mort). L’evento, che si tiene su iniziativa del Sen. Roberto Rampi in collaborazione con la Federazione Italiana Diritti Umani, avrà inizio alle 13:15 presso la Sala Caduti di Nassirya al Senato della Repubblica.

Una critica sul NYT, con immagine del Partito Radicale, all’introduzione della shariah in Brunei
“E’ ovvio che ogni paese possa applicare e far rispettare le proprie leggi, ma il contenuto di tali leggi non è immune da critiche quando viola i diritti umani”. Così Mustafa Akyol, studioso di Islam, in un articolo comparso il 9 aprile sul New York Times in cui l’autore analizza la decisione del 3 aprile da parte del Sultano del Brunei, Hassanal Bolkiah, di introdurre la Shariah nel suo paese.

Il suo articolo intitolato “Lapidare i gay? Il Sultano del Brunei non comprende l’Islam moderno”, nota come fosse più liberale l’impero ottomano, sede dell’ultimo califfato sunnita, il cui ordinamento è scaturito in buona parte dal Codice Penale Imperiale del 1858. L’articolo, che include un’immagine della manifestazione del Partito Radicale a Roma sul tema, si chiude così: “La corsa alla reintroduzione della Shariah, nella sua forma più letterale e arcaica, è al cuore del ritorno islamista che sembra fare un passo avanti in Brunei. Contro costoro, noi, i musulmani più liberali, spesso ci riferiamo ai valori universali e alle teologie più razionali nell’Islam. Possiamo anche riferirci all’ultimo vero califfato, molto più raffinato dei fanatici che emergono in sua assenza”.

IRAN E MEDIO ORIENTE

L’Ayatollah Khemenei reagisce alla designazione delle IRGC come gruppo terroristico
Il leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno fatto “una mossa feroce” nel designare le Guardie rivoluzionarie come organizzazione terroristica straniera, e ha promesso di agire contro le forze degli Stati Uniti nella regione. “Nonostante la pressione negli ultimi 40 anni, gli americani non sono riusciti a combinare nulla e anche questo atto malvagio non porterà alcun frutto”, ha detto Khamenei.

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) conta un esercito stimato attorno alle 125.000 unità suddivise in esercito, marina ed aviazione. Sotto il loro comando finiscono anche i Basij, una forza paramilitare di volontari di stampo religioso, e i programmi sui missili balistici iraniani. All’estero, le forze Quds, legate ai Guardiani della Rivoluzione, combattono per procura nella regione.

Il comandante in carica dell’IRGC, Mohammad Ali Jafari, ha respinto la decisione di Washington affermando che per tutta risposta l’IRGC migliorerà le sue capacità militari: “Questa decisione degli Stati Uniti è tutto sommato risibile perché le Guardie della Rivoluzione sono nel cuore degli iraniani. Perciò dal prossimo anno aumenteremo le nostre capacità difensive e offensive”.

Il 9 aprile, in segno di sostegno, i parlamentari iraniani hanno indossato le uniformi della Guardia durante una sessione del Parlamento, cantando “Morte all’America”. Il Presidente del Parlamento, Ali Larijani, ha dichiarato: “La decisione dell’America di etichettare l’IRGC come gruppo terroristico è il picco della stupidità e dell’ignoranza della leadership americana”.

Secondo Rouhani i veri terroristi sono gli Stati Uniti
Il 9 aprile il Presidente iraniano Hassan Rouhani ha dichiarato che gli Stati Uniti sono i ​​veri “leader del terrorismo mondiale” dopo che il Corpo delle Guardie della Rivoluzionarie Islamica (IRCG) è stato designato ufficialmente dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica straniera. “Chi sono per etichettare le istituzioni rivoluzionarie come terroristi?” ha chiesto Rouhani in un discorso trasmesso in diretta dalla televisione di stato.

“Vogliono usare i gruppi terroristici come strumenti contro le nazioni della regione. Sono loro i capi del terrorismo mondiale. Chi sta propagando e incoraggiando il terrorismo nel mondo di oggi? Chi voleva usare l’ISIS come strumento? Ancora oggi l’America nasconde i capi dell’ISIS, e non è disposta a dire ai governi regionali dove si nascondono”, ha affermato Rouhani che poi ha citato l’abbattimento dell’Iran Air Flight 655 nel luglio 1988 da missili lanciati dalla nave militare statunitense USS Vincennes. “Chi ha abbattuto il nostro aereo di linea civile nelle acque del Golfo Persico?” ha detto, aggiungendo che era finalizzato a intimidire l’Iran.

Le minacce di Hezbollah dopo la designazione dell’IRGC organizzazione terroristica
L’11 aprile il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha detto che il suo movimento potrebbe rispondere alla decisione dell’amministrazione Trump di etichettare il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane (IRGC). Secondo alcuni analisti, è una mossa che indebolirà la posizione dell’Iran in Siria a vantaggio della Russia.

“Al momento giusto ci sarà una reazione adeguata”, ha detto Nasrallah che ha aggiunto: “E ‘nostro dovere, sia morale che morale, affrontare tutti coloro che, con le loro azioni, minacciano la nostra gente, il nostro paese e la nostra resistenza”.

Nasrallah ha detto che il gruppo libanese potrebbe essere “paziente” oggi, ma ciò non significa che non possa “giocare carte importanti” in futuro. E’ possibile che la designazione dell’IRGC come organizzazione terroristica indurrà Hezbollah e i suoi alleati ad aumentare la violenza nella regione. “Credo che una qualche forma di violenza debba arrivare”, ha detto un analista libanese che ha chiesto di parlare anonimamente.

I Sauditi favorevoli all’inserimento dell’IRGC nella lista nera del terrorismo
L’Arabia Saudita ha accolto con favore la decisione degli Stati Uniti di designare l’IRGC come organizzazione terroristica straniera. I sauditi accusano l’Iran musulmano sciita di interferire negli affari interni suoi e di altri paesi del Medio Oriente. L’Iran e l’Arabia Saudita hanno combattuto guerre per procura per anni, appoggiando le parti opposte nei conflitti in Siria e Yemen.

Il 9 aprile un membro del Ministero degli Esteri saudita ha detto: “La decisione degli Stati Uniti traduce le ripetute richieste del Regno alla comunità internazionale circa la necessità di affrontare il terrorismo sostenuto dall’Iran”.

Turchia e Qatar contrari alla mossa statunitense contro l’IRGC
La Turchia e il Qatar si sono detti contrari alla designazione da parte degli Stati Uniti dell’IRGC come gruppo terroristico. “Non appoggiamo il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, ma nessun paese può dichiarare le forze armate di un altro paese un’organizzazione terroristica e non appoggiamo le decisioni unilaterali. Tali misure porterebbero all’instabilità nella regione”, ha detto il Ministro degli Esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu durante una conferenza stampa congiunta tenuta il 10 aprile ad Ankara con la controparte del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani. Quest’ultimo ha detto che i disaccordi sul comportamento dell’esercito iraniano non dovrebbero essere risolti con l’imposizione di sanzioni.

Wall Street Journal: “Etichettare l’IRGC come organizzazione terroristica è semplice verità”
In un video editoriale, il WSJ illustra e difende la decisione dell’amministrazione Trump di designare i Guardiani della Rivoluzione islamica iraniana come organizzazione terroristica straniera, affermando che, se da un lato tale decisione sconvolgerà chi vuole fare affari con l’Iran, dall’altro essa rappresenta un “gradito riconoscimento della realtà”.

Il governo tedesco stoppa i finanziamenti ad organizzazioni vicine all’Iran
L’11 aprile il quotidiano tedesco Das Bild ha riferito che il governo tedesco interromperà entro il 2019 i finanziamenti pubblici alla Comunità Islamica delle Comunità Sciite di Germania, un’organizzazione che include numerosi rappresentanti antisemiti che chiedono apertamente la distruzione di Israele. Il Ministero degli Interni ha illustrato quali sono i finanziamenti colpiti, come per esempio quello al Centro islamico di Amburgo, che riceve denaro sia dal Ministero della Famiglia tedesco sia dall’Unione europea.

Il governo federale tedesco ha dichiarato che l’organizzazione ombrello sciita è “influenzata dagli estremisti”, che il suo presidente Mahmud Khalilzadeh è “un membro dell’establishment politico e religioso della Repubblica islamica dell’Iran”, e che tutti i principali ruoli all’interno del gruppo sono occupate figure vicine al regime iraniano e pro-Hezbollah.

La decisione, che secondo Das Bild “giunge con circa 426.037 dollari di ritardo”, è stata presa a seguito di una serie di rivelazioni del giornale stesso. Un’inchiesta condotta nel 2017 aveva rivelato infatti che il governo aveva donato all’organizzazione 317.454 dollari per contrastare l’estremismo. Nel 2018 la cifra è aumentata ulteriormente.

Scontro Iran-USA sul blocco degli aiuti post-inondazioni a causa delle sanzioni
Le sanzioni statunitensi hanno bloccato gli aiuti finanziari destinati dall’estero alla Mezzaluna Rossa iraniana per le vittime delle recenti inondazioni che hanno ucciso almeno 70 persone e inondato circa 1.900 municipalità dell’Iran. Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha dichiarato la scorsa settimana che Washington era pronta ad aiutare attraverso la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa, ma ha accusato i dirigenti clericali dell’Iran di “malagestione dell’urbanistica e della preparazione alle emergenze”.

Un portavoce della Mezzaluna Rossa ha dichiarato che l’organizzazione non ha ricevuto nessun aiuto in denaro estero, aggiungendo che “a causa delle inumane sanzioni americane, non c’è modo di inviare questo aiuto in denaro”. Il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha detto che le sanzioni statunitensi ostacolano gli aiuti alle città e ai villaggi e il primo aprile ha scritto su Twitter: “Le attrezzature bloccate includono elicotteri di soccorso: non si tratta solo di guerra economica: è terrorismo economico”.

Perché le esportazioni di petrolio iraniano tornano a crescere
Le esportazioni petrolifere iraniane verso i suoi cinque clienti sono salite a 1,7 milioni di barili al giorno (mb/g) a marzo, il livello più alto da quando gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni nel novembre 2018. Oltre alle sanzioni però, otto paesi (Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Turchia, Italia e Grecia) hanno beneficiato di un’esenzione di sei mesi che permetterà loro di comprare petrolio iraniano fino al 2 maggio.

Taiwan, Grecia e Italia non si sono avvalsi dell’esenzione e a novembre hanno cessato di importare petrolio iraniano. Tuttavia, il volume delle esportazioni verso gli altri cinque clienti registrato a marzo è quasi pari al livello delle importazioni del marzo 2018. La ragione è che questi paesi importavano una quantità di petrolio inferiore a quella consentita dalle deroghe ed è possibile che nello scorso marzo abbiano cercato di compensare questo deficit.

Alleanza sempre più solida tra Iran e Iraq
Il Primo Ministro iracheno Adel Abdul Mahdi ha visitato Teheran il 6-7 aprile. E’ la sua prima visita ufficiale nel paese vicino da quando ha assunto la carica nell’ottobre 2018. Accompagnato da una grande delegazione di alti funzionari iracheni e rappresentanti del settore privato, Abdul Mahdi è stato invitato formalmente del Presidente iraniano Hassan Rouhani. Si tratta di una visita che segna una crescente sintonia nei rapporto Iran-Iraq, per almeno tre ragioni.

In primo luogo, la visita è avvenuta mentre la pressione degli Stati Uniti per limitare l’influenza dell’Iran in Iraq è sempre più accentuata. Il 20 marzo l’amministrazione statunitense ha concesso all’Iraq di estendere l’esenzione dalle sanzioni, così da poter importare gas ed elettricità dall’Iran per altri 90 giorni. Gli Stati Uniti premono affinché Baghdad superi la dipendenza energetica da Teheran, ma la visita di Abdul Mahdi e la volontà chiaramente espressa di sviluppare legami con la Repubblica islamica sono stati interpretati dai media iraniani come un segno di indifferenza di Baghdad verso le posizioni degli Stati Uniti.

Secondo, due giorni prima del suo viaggio, Mahdi ha ospitato una delegazione saudita di alto rango, guidata dal ministro del commercio saudita Majid bin Abdullah al-Qasabi. Il funzionario saudita non è stato solo incaricato di riaprire il consolato saudita a Baghdad dopo quasi tre decenni di chiusura, ma anche di rafforzare i legami economici tra i due paesi, incluso quello di fornire all’Iraq prestiti per 1 miliardo di dollari. La visita è un segnale del desiderio di Riyadh di avviare un riavvicinamento con Baghdad, ed è stata interpretata come finalizzata a frenare l’influenza dell’Iran in Iraq.

Il terzo aspetto importante della visita di Abdul Mahdi a Teheran è quello economico. Le questioni economiche hanno dominato la visita, con entrambe le parti intenzionate ad aumentare il commercio bilaterale annuale a 20 miliardi di dollari entro i prossimi tre anni. Secondo Reza Rahmani, Ministro dell’Industria, delle miniere e del commercio iraniano, le due parti stanno anche lavorando a un accordo di libero scambio. Separatamente, il Ministro iraniano del Petrolio Bijan Zanganeh ha annunciato che i due governi avrebbero iniziato a lavorare sullo sviluppo di due giacimenti petroliferi condivisi. I media hanno anche riferito che il capo della banca centrale iraniana Abdolnaser Hemmati si recherà presto a Baghdad per supervisionare personalmente l’attuazione degli accordi finanziari.

Il Ministro della Difesa del Libano contrario alle sanzioni su Hezbollah
Il Ministro della Difesa libanese, Elias Bou Saab, ha negato l’efficacia delle sanzioni statunitensi su Hezbollah. Parlando il 7 aprile ad un evento del World Economic Forum in Giordania, Bou Saab ha detto che la politica estera degli Stati Uniti nei confronti di Hezbollah è una politica di “accanimento” contro il Libano che “non pagherà”, sottolineando il carattere da “mosaico” del Libano che nessuno può e deve destabilizzare.

“Gli Hezbollah sono libanesi.. fanno parte dei Libano… e dobbiamo vivere insieme. Ciò non significa che tutti siano d’accordo con la loro politica”, ha detto Bou Saab che ha spiegato come i funzionari libanesi fossero in costante contatto con i funzionari americani per spiegare le delicate circostanze del Libano. Pressato sulla questione del finanziamento iraniano a Hezbollah come ulteriore fattore di destabilizzazione della regione, il Ministro ha affermato di non essere un sostenitore di Hezbollah e ha poi cercato di portare l’attenzione sull’ISIS e sul conflitto israelo-palestinese.

Gli Houthi in Yemen sfruttano le tregue per preparare gli attacchi successivi
Il 12 aprile il Primo Ministro yemenita Maeen Abdulmalik Saeed ha ribdadito che l’operazione “Decisive Storm” è lo strumento migliore per contrastare l’agenda ostile che l’Iran porta avanti nel paese attraverso le milizie Houthi. Nel quarto anniversario del lancio dell’operazione, il sito d’informazione Asharq Al-Awsat ha discusso con il Primo Ministro Saeed dellle prospettive di pace in Yemen.

“Dal lancio nel 2016 delle tante consultazioni di pace sponsorizzate dall’ONU, abbiamo raggiunto la stessa conclusione alla quale come yemeniti siamo giunti da tempo, cioè che con i golpisti non è possibile fare pace. La loro politica di stallo immutata, non è scalfita minimamente dagli orrori della guerra che stanno alimentando. Gli Houthi vedono i colloqui di pace come una pausa per prepararsi alla prossima battaglia e continuare il loro colpo di stato e i loro crimini”, ha detto, aggiungendo che è forse giunto il momento di dichiarare il fallimento di questo approccio.

Secondo il Primo Ministro l’operazione Decisive Storm è stata una delle più coraggiose decisioni prese dall’Arabia Saudita in risposta alla richiesta di intervento da parte del presidente yemenita Abdrabbuh Mansur Hadi. L’operazione non è soltanto militare, ma si estende anche al campo politico e diplomatico nei rilevanti fori internazionali.

L’Iran ha subito una battuta d’arresto grazie a quest’azione che, nonostante i problemi con cui deve fare i conti, ha evitato che lo stato yemenita finisse nelle mani degli Houthi. “È stato un chiaro segnale che i paesi arabi non diventeranno un’arena aperta per il progetto distruttivo dell’Iran”, ha osservato il premier.

Sul ruolo umanitario dell’Arabia Saudita nello Yemen, Saeed ha detto che il Regno ha avuto un ruolo enorme sia attraverso il Centro di aiuto umanitario e soccorso King Salman (KSRelief), sia grazie al contributo finanziario di Riad che Hh stanziato 500 milioni didollari per il piano di aiuti del 2019 per lo Yemen.

FOTO DELLA SETTIMANA
Strasburgo, 12 aprile 2019: depositata all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa una dichiarazione scritta a sostegno di Radio Radicale a prima firma Roberto Rampi

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