N 27 – 27/5/2019

PRIMO PIANO

La battaglia per Radio Radicale prosegue con la FNSI martedì 28 maggio
Il 21 maggio, a causa dell’unico voto contrario espresso, quello dei membri del M5S, le commissioni parlamentari competenti hanno dichiarato inammissibili gli emendamenti che avrebbero potuto prorogare la convenzione con Radio Radicale fino a dicembre di quest’anno. Mentre la petizione online per salvare Radio Radicale e indirizzata al Governo Conte ha raggiunto 165.000 sottoscrizioni, la battaglia prosegue: martedì 28 maggio alle 15 si terrà una manifestazione organizzata dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana a Piazza Montecitorio.

Anche il quotidiano britannico The Guardian ha dato notizia della grave situazione di Radio Radicale e della libertà di stampa in Italia, mentre l’AGCOM ha chiesto al Governo di non interrompere il servizio pubblico svolto dall’emittente fondata nel 1976.

Sono quasi 300 i cittadini che hanno aderito allo sciopero della fame, con uno o più giorni di digiuno, lanciato dal Partito Radicale che ha visto mobilitarsi in primis Maurizio Bolognetti, nuovamente in sciopero della fame dopo aver sospeso per otto giorni un lungo digiuno durato 78 giorni, Rita Bernardini, Roberto Giachetti, deputato del PD in sciopero della sete per cinque giorni tuttora in sciopero della fame, Roberto Deriu, consigliere regionale della Sardegna che ha condotto uno sciopero della sete per tre giorni portando all’approvazione di una delibera regionale a sostegno di Radio Radicale. E’ possibile unirsi allo sciopero attraverso questa pagina.

Presentata la rivista “Mondo Nuovo” diretta dal prof. Michel Korinman
Il 22 maggio Michel Korinman, professore emerito di geopolitica alla Sorbona di Parigi e membro del Consiglio scientifico del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella” (GCRL), ha presentato a Palazzo della Valle a Roma il primo numero di “Mondo Nuovo. E’ tornata l’Italia?“, rivista di geopolitica da lui fondata e diretta, edita da Licosia. La presentazione, moderata da Giuseppe Terranova, ha vista la partecipazione tra gli altri di: Giulio Terzi di Sant’Agata, Guido Bolaffi, Nunziante Mastrolia, Bernard El Khoury.

La rivista nasce con l’obiettivo di analizzare i cambiamenti internazionali in corso e gli aggiustamenti a livello geopolitico che ne conseguiranno soprattutto alla luce dell’influente emersione della Cina. Partendo dal caso italiano, dove si trova un governo formato da due partiti che superano il tradizionale asse destra-sinistra, Michel Korinman offre una lettura attenta che varca i confini nazionali, resa possibile anche grazie ai contributi di numerosi collaboratori intervenuti nella composizione di questo primo numero.

Tra i giornalisti, docenti universitari, esponenti politici e analisti internazionali che hanno partecipato alla stesura del primo numero figurano l’Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, il Senatore francese di En Marche André Gattolin e Matteo Angioli rispettivamente presidente, membro onorario e segretario del GCRL. Nei loro rispettivi interventi i tre autori si sono occupati di big data e intelligenza artificiale, i rapporti tra Francia e Italia, una riflessione sul parlamentarismo e la democrazia rappresentativa.

Boris Johnson potrebbe comparire in tribunale per aver mentito durante la campagna su Brexit
Il 29 maggio un tribunale britannico deciderà se Boris Johnson dovrà comparire di fronte al giudice nell’ambito di una causa intentata contro di lui da un gruppo di avvocati che hanno raccolto oltre 200.000 sterline per denunciare le menzogne consapevolmente offerte agli elettori durante la campagna per il referendum sulla Brexit. L’accusa riguarda in particolare l’affermazione ripetuta più volte secondo la quale il Regno Unito inviava 350 milioni di sterline a settimana a Bruxelles, anziché per esempio al Sistema Sanitario Nazionale.

Il team di legali è stato formato da Marcus Ball, un uomo d’affari di 29 anni che ha accusato l’ex Ministro degli Esteri, di “misconduct in public office”. Uno degli avvocati, Lewis Power, ha detto al giudice nella prima udienza: “Il problema che si può riscontrare è che quando i politici mentono, la democrazia muore. La giustizia e lo stato di diritto valgono per tutti, indipendentemente dal ruolo. La notorietà e la fama non offrono a Boris Johnson nessun tipo di protezione dalle regole che devono essere applicate a tutti noi”. La posizione di Johnson è aggravata dal fatto che all’epoca era sindaco di Londra, rivestendo quindi un incarico di governo.

Da parte sua, l’avvocato di Johnson, Adrian Darbishire, ha detto che c’è “molta retorica e pochissima legge” nel caso presentato e che non c’è mai stato un caso analogo nel common law perché fondamentalmente si tratta di un caso fondato su un fraintendimento del reato di cattiva condotta in pubblico ufficio.

Convegno su Europa e Albania al Partito Radicale
Il 24 maggio si è tenuto a Roma, nella sede del Partito Radicale, il convegno “Stati Uniti d’Europa tra opportunità e sfide: quale futuro per l’Albania?” nel quale sono intervenuti: Elisabetta Zamparutti (membro della Presidenza del Partito Radicale), Anila Briti (Ambasciatore d’Albania in Italia), Giuseppe Basini (deputato), Mario Baldassarri (economista, presidente del Centro Studi Economia Reale), Teuta Vodo (segretario per le Relazioni Internazionali del Partito Socialista albanese), Giulio Maria Terzi di Sant’Agata (Ambasciatore, Presidente del Comitato Mondiale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella”, GCRL), Sir Graham Watson (ex presidente del Partito ALDE), Titti Di Salvo (presidente di Libertà e Diritti Socialisti Europei), Ermir Lushnjari (giurista), Ela Daci (rappresentante del Forum Albanians for EU), Gjergji Kajana (pubblicista).

Nel suo intervento, il Presidente del GCRL, Giulio Terzi di Sant’Agata, ha tenuto a sottolineare, tra l’altro, la rilevanza, in chiave europea, della Carta dell’Osservatorio Germania-Italia-Europa realizzata in collaborazione tra l’Università LUMSA e la Fondazione Konrad Adenauer Stiftung. Si tratta di una Carta in tredici punti sul futuro dell’Europa che propone di “dare attuazione ai valori incontrovertibilmente inscritti nel DNA del progetto europeo. A tal fine, e considerando la necessità per l’Unione di far fronte alle gravi e complesse sfide dell’attuale contesto internazionale, riteniamo sia ormai inderogabile recuperare lo spirito, la visione e la progettualità politica dei Padri fondatori.”

Quarta Conferenza Internazionale: “A World Of Sanctions”
Il 29 maggio dalle ore 9, presso la Sala Convegni del Centro Studi Americani, in Via Michelangelo Caetani 32, si terrà il Convegno “I nuovi protezionismi economici. Guerre commerciali, sanzioni internazionali, attacchi cyber e gli effetti sulle imprese” organizzato nell’ambito della nell’ambito della Quarta Conferenza Internazionale: “Un Mondo di Sanzioni”.

E’ previsto l’intervento dell’Amb. Giulio Terzi di Sant’Agata, Presidente del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”, che si concentrerà sul significato che rivestono nei rapporti politici e economici tra Italia e Stati Uniti le misure sanzionatorie, dato che esse costituiscono uno strumento di fondamentale importanza, previsto dallo Statuto delle Nazioni Unite, al quale la comunità internazionale può ricorrere per affermare la legalità, il rispetto dei trattati, la pace e la sicurezza internazionale. Giulio Terzi si soffermerà in particolare sulle posizioni degli Stati Uniti e dell’Unione Europea rispetto all’Iran e della necessità di una forte unità euro-atlantica.

Convegno a Roma: “Stabilità e sicurezza nel mar mediterraneo nel quadro della European Union Maritime Security Strategy”
Il 26 giugno dalle ore 16.30 alle ore 19.00 presso il Circolo Ufficiali Marina Caio Duilio (Lungotevere 45) si terrà un dibattito a porte chiuse promosso dal CENASS (Center for Near Abroad Strategic Studies) e dalla Konrad-Adenauer-Stiftung sulla sicurezza e difesa del Mediterraneo al quale interverranno numerosi esperti, tra cui Giulio Terzi di Sant’Agata, Presidente del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”.

Gli latri oratori previsti sono Caroline Kanter, direttrice di Konrad-Adenauer-Stiftung Italia, Amm. Paolo Treu, Capo di Stato Maggiore della Marina italiana, il Sen. Raffaele Volpi, Sottosegretario, Ministero della Difesa in Italia, il Vice Ministro On. Prof.sa Emanuela Claudia Del Re, il Contrammiraglio Fabio Caffio, Jürgen Ehle, capo dell’ufficio di politica militare presso la Rappresentanza permanente della Repubblica federale di Germania presso l’Unione europea e il Vice Ammiraglio Ferdinando Sanfelice di Monteforte, Ammiraglio di Squadra, docente di Storia delle Istituzioni Militari presso l’Università Cattolica di Milano e di Strategia presso l’Università di Trieste.

CINA

La Commissione Esteri del Senato americano adotta una Legge sui Diritti Umani degli Uiguri
Il 22 maggio i Senatori statunitensi Marco Rubio (R-FL) e Bob Menendez (D-NJ) hanno rilasciato le seguenti dichiarazioni dopo l’approvazione della Legge bipartisan Uyghur Human Rights Policy Act 2019 da parte della Commissione Affari esteri del Senato:

Oggi siamo tutti Uiguri. L’orribile e sistematica violenza contro la minoranza uigura da parte del Governo cinese è un affronto a tutte le persone che tengono ai principi dei diritti umani universali. L’imposizione della sorveglianza sistematica di massa nello Xinjiang da parte di Pechino dovrebbe far rabbrividire chiunque ami l’umanità, la vita umana e la libertà etnica, religiosa e culturale. Oggi la Commissione Affari Esteri del Senato ha preso una posizione importante contro la visione del Presidente Xi e del Partito Comunista Cinese di un futuro autoritario distopico per il proprio popolo e per il pianeta. Invitiamo i colleghi ad unirsi a noi per passare questa legge il prima possibile.” Gli elementi chiave della legge sono:

1) Una relazione del direttore dell’Intelligence nazionale, in coordinamento con il Dipartimento di Stato, sulla minaccia per la sicurezza regionale, posta dal rimpatrio forzato di profughi musulmani e richiedenti asilo. Il rapporto è anche un elenco delle società coinvolte nella gestione dei campi, e una valutazione della minaccia rappresentata dal trasporto e allo sviluppo di tecnologie che facilitano la sorveglianza e l’internamento di massa.

2) Un rapporto dell’FBI per fornire informazioni a tutela dei cittadini americani e americani (tra cui gli Uiguri) dalle molestie e dalle intimidazioni del Governo cinese sul suolo americano.

3) L’istituzione di una nuova posizione di Coordinatore speciale per lo Xinjiang presso il Dipartimento di Stato.

4) Un rapporto del capo dell’Agenzia statunitense per i mezzi di comunicazione globale sugli atti di intimidazione ai danni dei dipendenti di Radio Free Asia (RFA), sulla condizione e l’impatto delle trasmissioni nello Xinjiang, e un’analisi della propaganda di disinformazione da parte cinese che contro le comunità uigure a livello globale.

Il Canada alza i toni con la Cina e chiede il rispetto delle regole
Il 21 maggio il quotidiano canadese The Globe and Mail scrive che mentre una delegazione di parlamentari canadesi è in visita in Cina per chiedere il rilascio di due cittadini canadesi accusati da Pechino di aver violato la sicurezza nazionale, il Primo Ministro Justin Trudeau ha dichiarato che il Canada e altre democrazie occidentali sono sempre più preoccupate per la condotta della Cina. Secondo Trudeau, i due canadesi Michael Kovrig e Michael Spavor, sono stati “arrestati arbitrariamente” da funzionari cinesi l’anno scorso “per motivi politici”.

“La Cina gioca sempre al rialzo, muovendosi in modo sempre più prepotente per promuovere la sua visione sulla scena mondiale. I paesi occidentali e le democrazie di tutto il mondo devono unirsi perché sia chiaro che non possiamo continuare ad autorizzare un tale comportamento”, ha detto Trudeau ai giornalisti.

L’ex ambasciatore canadese in Cina ha evidenziato che l’appello agli alleati democratici fa parte di un disegno di più ampia portata volto a mantenere un ordine internazionale basato sulle regole: “Il Canada sta lavorando con altri paesi per cercare di rinvigorire il sistema multilaterale in modo che tutti i paesi possano agire in un ambiente dove le regole si applicano a tutti e sono prevedibili. Altrimenti, finiremmo in un sistema in cui la Cina e gli Stati Uniti dettano le regole e tutti gli altri perdono.”

IRAN E MEDIO ORIENTE

Gli Stati Uniti inviano 1500 soldati in Medio Oriente
Il 24 maggio il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è detto disposto a prendere in considerazione l’ipotesi di inviare più truppe statunitensi in Medio Oriente per contrastare l’Iran. Benché dubiti che il dispiegamento di forze sia necessario, Trump approfondirà la vicenda con il Pentagono. L’ipotesi era quella di inviare circa 5.000 soldati nella regione mediorientale. Il 25 maggio, prima di partire per il Giappone, Trump ha detto che la cifra si aggirerà attorno ai 1500 soldati.

Cambio di strategia dell’Ayatollah Khamenei
Per anni, il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha criticato l’occidente quasi esclusivamente per l’accordo nucleare di Teheran con le potenze mondiali. Recentemente però, ha iniziato a rimproverare pubblicamente sia il Presidente Hassan Rouhani, sia il Ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif proprio nel momento in cui l’accordo si indebolisce sempre più e le tensioni con gli Stati Uniti crescono.

Il rimprovero di Khamenei è quello di non aver eseguito i suoi ordini sull’accordo, e così facendo sta spostando la Repubblica islamica su una linea più intransigente. L’ottantenne Ayatollah rivendica di aver lanciato un avvertimento a non fidarsi degli Stati Uniti nell’ottobre 2015 quando scrisse a Rouhani che l’accordo ha “numerose ambiguità e debolezze strutturali che potrebbero infliggere grandi danni al presente e al futuro del paese”.

Gli analisti ritengono che l’Iran stia cercando di guadagnare tempo, in attesa di vedere se Trump sarà rieletto nel 2020. Il termine di Rouhani scade nel 2021. A quel punto Khamenei potrebbe sostituire i due “negoziatori screditati” con due membri scelti all’interno del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, e non della presidenza, per consentire loro di negoziare sul programma iraniano di missili balistici, controllato dalla forza paramilitare stessa.

L’Iran reagisce all’invio di truppe statunitensi in Medio Oriente
“I nostri nemici devono sapere che le forze armate iraniane non perderanno neanche un solo istante nel monitorare i loro piani avventuristici”, ha detto il capo di gabinetto del generale delle forze armate iraniane Mohammad Hossein Bagheri il 23 maggio scorso.

“Abbiamo le mani sul grilletto e siamo fermamente pronti ad annientare qualsiasi aggressore e sguardo avido contro l’Iran islamico. Ci sono tutte le condizioni affinché, per contrastare la minaccia arrogante e faraonica degli Stati Uniti, tutti gli iraniani si uniscano alla jihad, con la massima allerta e mobilitando un potere crescente”, ha affermato Bagheri.

Da mesi è in corso una campagna di pressione da parte degli Stati Uniti per colpire le finanze dell’Iran. Le ultime sanzioni applicate mirano l’industria metallurgica iraniana. A inizio maggio inoltre, gli Stati Uniti hanno schierato la portaerei USS Abraham Lincoln e una task force di caccia bombardieri, in Medio Oriente in risposta a potenziali minacce per persone e asset statunitensi nella regione.

L’Iraq chiede all’Iran di non derogare dall’accordo sul nucleare
Il 24 maggio il Ministro degli Esteri iracheno ha invitato l’Iran a rispettare l’accordo sul programma nucleare, anche se indebolito dalla decisione degli Stati Uniti di ritirarsi e dalla decisione di Teheran di non rispettare alcuni dei punti. “Riteniamo che sia un buon accordo. Incoraggiamo il governo iraniano a mantenerlo e a proseguire con esso”, ha affermato il Ministro Mohammed Ali al-Hakim.

Le relazioni già tese tra Washington e Teheran si sono deteriorate e in proposito, al-Hakim ha specificato: “L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un altro conflitto nell’area. Abbiamo già avuto molti conflitti nell’area. Nessuno vuole vedere il costo di un barile di petrolio schizzare a 200 dollari” e perciò di è detto pronto ad aiutare a risolvere la situazione inviare “molto presto” una delegazione sia negli Stati Uniti che in Iran.

L’Oman cerca di ridurre le tensioni tra Stati Uniti e Iran
Come l’Iraq, anche l’Oman si è attivato per smorzare le tensioni crescenti tra Stati Uniti e Iran. In un tweet del 24 maggio, il Ministro degli Esteri omanita Yousuf bin Alawi bin Abdullah ha reso noto che l’Oman sta provando assieme ad altri attori a ridurre le tensioni tra Stati Uniti e Iran. Il 20 maggio si era incontrato a Teheran con l’omologo iraniano Mohammad Javad Zarif.

“C’è il pericolo che scoppi una guerra che colpirebbe il mondo intero. Entrambe le parti, quella americana e quella iraniana, sono consapevoli del pericolo”. L’Oman mantiene legami amichevoli con entrambi ed è stato in precedenza un importante intermediario tra i due paesi.

Le sanzioni americane dimezzano il sostegno a Hezbollah
Il 22 maggio il quotidiano francese Le Figaro ha pubblicato un articolo intitolato Libano: Hezbollah messo a dieta dalla caduta degli aiuti iraniani sulle sanzioni statunitensi contro l’Iran che hanno soffocato il sostegno finanziario di Teheran a Hezbollah, uno dei principali alleati in Medio Oriente. Secondo Le Figaro, l’Iran ha dimezzato i trasferimenti al gruppo libanese, riducendo gli stipendi dei membri del partito.

Citando un membro di Hezbollah, i salari (che vanno dai 600 ai 1.200 dollari) sono stati ridotti di due terzi, così come il risarcimento alle famiglie dei “martiri”. Anche i salari dei combattenti di Hezbollah di ritorno dalla Siria sono diminuiti del 50%. Secondo una fonte francese “i trasferimenti di denaro da Teheran all’aeroporto di Beirut attraverso le compagnie aeree iraniane sono stimati attorno ai 70-80 milioni di dollari al mese; anch’essi sono diminuiti del 50% circa”.

Infine, vi sono le restrizioni statunitensi sui trasferimenti bancari. I sistemi di vigilanza bancaria “colpiscono gravemente i mercanti libanesi all’estero, così come le raccolte di fondi e i servizi situati nella roccaforte libanese di Hezbollah, il sud del Libano”.

Anche la Turchia fa a meno del petrolio iraniano
Il 23 maggio Ankara ha smesso di importare petrolio dall’Iran agli inizi di maggio per “rispettare” le sanzioni americane, nonostante il disaccordo con loro, ha detto oggi un funzionario turco che ha voluto rimanere anonimo. “Come alleato strategico” degli Stati Uniti, la Turchia “rispetta” le sanzioni, ha detto.

La Turchia era tra otto paesi, compresi Cina, India e Giappone, che inizialmente erano esenti dalle sanzioni statunitensi e autorizzati provvisoriamente a continuare ad importare greggio iraniano. Ma l’esenzione è terminata il 2 maggio e non è stata rinnovata. Inizialmente, Ankara non era disposta a adeguarsi alle nuove circostanze ma secondo l’ufficiale anonimo, le importazioni di petrolio sono cessate il 2 maggio.

I possibili interessi russi sui progetti commerciali dell’Iran con la Siria
Sulla base delle informazioni fornite dal Servizio doganale federale della Russia, nel 2018 il commercio della Federazione Russa con la Siria ha totalizzato 401,5 milioni di dollari – un aumento del 42% dal 2017. Una cifra assai inferiore rispetto a quelle di Iran (che ad aprile 2017 aveva superato il miliardo), Turchia, Arabia Saudita, Iraq, Libano, Giordania e Cina.

Sia Damasco che Mosca hanno espresso l’intenzione di aumentare la cooperazione economica, il coordinamento militare e il dialogo politico. Il 31 dicembre, il primo ministro russo Dmitry Medvedev aveva emesso una direttiva per avviare colloqui sull’agevolazione delle preferenze tariffarie per la Siria rispetto all’accesso al mercato russo.

Tali preferenze commerciali per la Siria dipendono dalla volontà di Damasco di sviluppare legami economici con la Crimea. La Siria e la Crimea stanno infatti prendendo in considerazione la creazione di una comune entità di compravendita per lo scambio di grano, metallo ed apparecchiature elettriche della Crimea e per frutta, verdura e fosfati della Siria.

Nonostante i segnali positivi da e per Mosca e Damasco, è presto per dire se effettivamente il commercio bilaterale tra Russia e Siria aumenterà, dato che a farne le spese potrebbe essere l’Iran, le cui sanzioni americane inducono anche i paesi più vicini come la Russia a cercare partnership con paesi terzi.

Una cantante iraniana portata in tribunale per aver cantato in pubblico
Il 27 maggio, Negar Moazzam, una donna si è esibita per un gruppo di turisti nel villaggio storico di Abyaneh cantando in pubblico e registrando un video per la sua pagina di Instagram e Telegram. La donna indossava l’abito tradizionale di quella parte della provincia di Isfahan. All’improvviso sono intervenute le forze dell’ordine per interrompere l’esibizione.

La donna ha dovuto comparire in tribunale e il video è stato subito cancellato dalle autorità, anche se è stato ampiamente ripubblicato altrove. Il procuratore capo della provincia di Isfahan, Ali Esfahani, ha confermato all’agenzia Tasnim che il suo ufficio sta indagando “una donna che cantava da solista”.

In Iran non ha una legge specifica che impedisce alle donne di cantare da soliste in pubblico. Tuttavia le autorità continuano a bloccare spettacoli di questo genere, punendo anche cantanti maschi che hanno cantato con donne. Inoltre, le cantanti soliste non vengono trasmesse in TV e radio, ragion per cui artisti come Negar Moazzam usano Instagram e Telegram per promuovere i propri video.

SPAGNA

Sospesi i deputati catalani processati
Il 24 maggio il Congreso de los Diputados spagnolo ha sospeso i quattro deputati catalani Oriol Junqueras, Jordi Sànchez, Josep Rull e Jordi Turull, eletti alle elezioni del 28 aprile, ancora in carcere e sotto processo a Madrid per aver organizzato il referendum sull’indipendenza il primo ottobre 2017. La presidente del parlamento, Meritxell Batet, ha definito la loro posizione “di grande complessità giuridica”. Nella commissione che ha esaminato la loro situazione hanno votato a favore della sospensione i membri del PSOE, i Popolari e Ciudadanos. Contrari Podemos.

Intanto, dopo le elezioni europee e amministrative in del 26 maggio in Spagna, la distanza tra Madrid e Barcellona aumenta. Al parlamento europeo sono stati eletti, in Catalogna, entrambi i leader indipendentisti Carles Puigdemont (in esilio a Waterloo) e Oriol Juqueras (in carcere a Madrid). A livello locale, Madrid ha eletto il candidato del Partito Popolare, mentre Barcellona ha eletto il primo candidato indipendentista dal 1978, anno dell’approvazione della Costituzione della Spagna democratica.

VENEZUELA

Luca Marfé sul Mattino: in Venezuela “manca tutto, pure la benzina”
Il Paese con le più grandi riserve di petrolio al mondo senza un goccio di benzina. Quando nel 1998 Hugo Chávez salì al potere (si prese il potere), la raffinazione del greggio oscillava attorno alla mostruosa cifra di tre milioni e mezzo di barili al giorno. Nel marzo 2019, il dato crolla a 750.000 unità.

Oggi José Guerra, economista e deputato dell’assemblea Nazionale venezuelana, parla di meno di 100.000 barili al giorno. A Caracas la benzina scarseggia, nel resto del Venezuela non si trova proprio più. Capolavoro alla rovescia figlio dell’inefficienza ideologica che ha spinto Chávez prima e Maduro poi a cacciare tutti gli ingegneri nonché gli operai specializzati perché “colpevoli” di essere americani.

Eccolo dunque, pure bello evidente, il corto circuito di un mostro chiamato socialismo che non si è accontentato di ridurre un intero popolo alla fame, ma che si sta suicidando mentre ottuso continua a puntare il dito contro il demone a stelle e strisce. Mentre, con fare quasi fiero di non si capisce bene che, muore.

COREA DEL NORD

Migliaia di schiave del sesso vendute ai cinesi
Il 21 marzo, dalle colonne de Il Mattino, Luca Marfé ha sinteticamente ma impietosamente descritto la condizione a cui sono sottoposte da “trafficanti di donne, migliaia di giovani nordcoreane, spesso giovanissime e minorenni, vendute come schiave sessuali ai cinesi.”

Scrive Marfé: Spose per uomini d’affari, prostitute e cyber prostitute costrette a lasciare un inferno per abbracciarne un altro. Questo è quanto accade dietro alla facciata posticcia della propaganda di Pyongyang. A denunciare il dramma è la Korea Future Initiative, un’organizzazione no-profit con sede a Londra che in un rapporto choc parla di ragazzine, addirittura di 12 anni, violentate e ridotte in fin di vita dagli abusi, dalla privazione del cibo e dell’acqua, dall’azzeramento di qualsiasi forma di dignità.

Per un Paese che muore di fame, dunque, ce n’è un altro che prospera e che se ne approfitta a mani basse. Follia di domanda e offerta, per un business disumano costruito letteralmente sulla pelle di povere vittime innocenti. Il Ministro degli Esteri cinese non conferma né commenta. Non esistono statistiche ufficiali al riguardo, ma KFI indica come probabile un numero che potrebbe oscillare attorno alle 200.000 unità. Un dato sconvolgente.

Rimarcato, peraltro, da una stima ancor più allarmante: il 60% delle donne accolte come rifugiate in Cina vengono poi imprigionate nel circuito del sesso a pagamento. Altro che la nuova via della Seta: il vecchio vicolo cieco dei diritti umani.

CAMBOGIA

Sam Rainsy condannato per diffamazione e sovversione
Il 18 maggio il tribunale municipale di Phnom Penh ha pronunciato una sentenza di condanna diffamazione e sovversione per Sam Rainsy, presidente ad interim del principale partito d’opposizione cambogiana, iscritto al Partito Radicale.

Rainsy è stato processato in contumacia e il verdetto è di otto anni di carcere e una multa di 5.000 dollari per invitato, nel 2017, le forze armate a disobbedire agli ordini dei superiori, cioè a non aprire il fuoco sui civili, in caso di manifestazioni contro il dittatore Hun Sen (al potere da 34 anni) e per aver insultato Re Norodom Sihamoni, autore di una lettera che certificava la legalità delle elezioni del luglio 2018. Rainsy ha sostenuto che la lettera fu scritta “sotto coercizione”.

Già l’anno scorso Rainsy era stato condannato per diffamazione a versare un milione di dollari al Primo ministro Hun Sen per aver affermato che una nota attivista che militava nelle fila del partito di Rainsy si era fatta corrompere per passare al partito del Primo Ministro.

FOTO DELLA SETTIMANA
Roma, 22 maggio 2019: il Prof. Michel Korinman e l’Amb. Giulio Terzi di Sant’Agata alla presentazione della nuova rivista di geopolitica “Nuovo Mondo” creata e diretta dal professore

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