N32 – 1/7/2019

PRIMO PIANO

Una settimana cruciale all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa
Il 26 giugno l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) ha eletto il nuovo Segretario Generale. Si tratta del Ministero degli Esteri della Croazia, Marija Pejčinović Burić che, con 159 voti su 268, ha superato l’altro candidato, il Ministro degli Esteri belga Didiers Reynders. La Pejčinović Burić sostituisce il Segretario uscente Thorbjorn Jagland, ex Primo Ministro norvegese. Lo stesso giorno, con una risoluzione approvata con 116 a favore, 62 contro e 15 astenuti, la Federazione Russa e i suoi 18 delegati hanno fatto ritorno nell’aula di Strasburgo dalla quale mancavano da due anni in segno di protesta per aver subito la rimozione del loro diritto di voto decretata dopo l’invasione del territorio ucraino della Crimea.

In proposito, André Gattolin, senatore francese eletto con En Marche, iscritto al Partito Radicale e membro d’onore del Global Comittee for the Rule of Law “Marco Pannella” che siede in APCE ha dichiarato: “La Corte europea dei diritti umani è l’ultimo di una serie di strumenti a cui si può ricorrere per far rispettare lo Stato di Diritto. È evidente il contrasto tra la posizione dei politici e quella degli attivisti per i diritti umani. Naturalmente non andremo a incidere subito sulle politiche repressive della Russia, ma possiamo aiutare lo Stato di Diritto e la popolazione russa. Continueremo a sostenere chi fa inchieste, chi si batte per il rispetto dei diritti fondamentali.”

Anche il Sen. Roberto Rampi ha ricordato che l’APCE non è “il club dei bravi, dei migliori dal quale ogni volta, ad ogni passo, escludiamo questo o quel paese perché non si è comportato bene in questa o quella circostanza”.

Il 27 giugno, inoltre, l’APCE ha approvato all’unanimità, con i parlamentari russi che non hanno partecipato al voto, il Rapporto Zingeris che chiede la riapertura delle indagini sull’assassinio nel febbraio 2015 del leader dell’opposizione russa Boris Nemtsov.

Conferenza sui diritti umani violati dai sistemi giudiziari
Mercoledì 3 luglio alle 15, presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro in Piazza Capranica 72, a Roma, si terrà la conferenza “I diritti umani violati dai sistemi giudiziari”. L’evento è organizzato dalla Fondazione Luigi Einaudi in collaborazione con lo European Liberal Forum (ELF). L’incontro sarà aperto e moderato dall’Amb. Giulio Terzi di Sant’Agata presidente del Dipartimento Relazioni Internazionali della Fondazione Luigi Einaudi e presidente del GlobalCommittee for the Rule of Law “Marco Pannella” (GCRL), per il quale interverrà anche Laura Harth, coordinatrice del Comitato scientifico del GCRL.

Gli altri interventi previsti sono quelli di Milosz Hodun componente del direttivo ELF, Davide Giacalone vice presidente della Fondazione Luigi Einaudi e Caterina Fratea professore associato di diritto europeo all’Università di Verona. Per partecipare occorre registrarsi a questa pagina.

Putin: “Liberalismo finito, multiculturalismo insostenibile”
Scrive Luca Marfé per Il Mattino a proposito dell’intervista di Vladimir Putin con il FT il 28 giugno: “L’idea liberale è vissuta oltre il suo scopo, ma adesso è finita”. Parole come rasoi quelle di Vladimir Putin, pronunciate nel corso di un’intervista rilasciata in esclusiva al Financial Times a margine dei lavori G20. Un’entrata a gamba tesa che mette in discussone l’intero impianto occidentale di cui il presidente russo rimarca un problema che definisce addirittura ovvio: “La distanza tra gli interessi delle élite e quelli della stragrande maggioranza delle persone”.

Ciascun popolo, insomma, deve tornare necessariamente al centro di ciascun dibattito pubblico.
Con il multiculturalismo additato come una piaga oramai “insostenibile”. No all’economia globale, dunque. E no ai migranti che vanno e vengono in un contesto di Stati senza confini. Donald Trump di gran lunga meglio di Angela Merkel. Con una Germania allo sbando e con degli Usa, sì, concorrenti (sleali), ma guidati da un uomo “di grande talento”. In termini ancora più semplici, capitanati da uno “in grado di fare l’interesse dei suoi”.

È un mondo “più frammentato e meno prevedibile” quello di cui hanno discusso i leader di Casa Bianca e Cremlino durante l’incontro di Osaka, durato ben 80 minuti. Uno scenario vasto, fatto di rischi che oggi, in particolare, si chiamano Golfo Persico e Iran. Un contesto che Putin non esita ad etichettare come “drammatico e potenzialmente esplosivo”.

C’è tempo anche per qualche sorrisino legato alla storia infinita di elezioni americane e interferenze russe. Così lo ‘zar’: “Mitologia, invenzioni”. Così invece Trump, al termine del faccia a faccia: “Cosa ci siamo detti? Non sono affari vostri”.

41° Congresso del Partito Radicale dal 5 al 7 luglio
Dal 5 al 7 luglio si terrà a Roma, presso l’Auditorium Antonianum in Viale Manzoni 1, il 41° Congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito. La Presidenza ha inteso superare la prassi che vedeva la distribuzione dell’Ordine dei lavori e del Regolamento congressuale all’inizio dei lavori congressuali. Parimenti ha voluto distribuire con largo anticipo una proposta unitaria e complessiva di Statuto anziché renderla pubblica all’ultimo minuto, in occasione delle votazioni sulle modifiche statutarie. Qui sono disponibili le informazioni per partecipare al Congresso, mentre ai seguenti link sono disponibili una nota sulla proposta di statuto, la proposta di regolamento, la proposta di ordine dei lavori e la proposta di statuto.

IRAN E MEDIO ORIENTE

L’Iran ha violato il limite di arricchimento dell’uranio
La BBC riferisce che l’Iran ha superato il limite di scorte di uranio a basso arricchimento fissato nell’accordo nucleare del 2015. “Basandomi su quanto mi è stato detto, l’Iran ha superato il limite di 300 kg in conformità con il nostro piano”, ha detto all’agenzia semi-ufficiale Isna oggi, primo luglio, il Ministro degli Esteri iraniano Mohammed Javad Zarif, aggiungendo: “abbiamo chiaramente detto ciò che avremmo fatto, lo consideriamo parte dei nostri diritti nell’ambito del Piano d’azione globale congiunto”, riferendosi al nome ufficiale dell’accordo nucleare (JPCOA). L’uranio arricchito è utilizzato per produrre combustibile per reattori e potenzialmente per armi nucleari. La mossa è in risposta alle sanzioni reintrodotte negli Stati Uniti.

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) ha fatto sapere che presenterà una relazione e se la violazione è confermata l’accordo consente la reintroduzione delle sanzioni multilaterali che sono state revocate in cambio della limitazione delle attività nucleari dell’Iran.

In scadenza le restrizioni sui programmi militari iraniani
Le “sunset provisions” in scadenza tra poco più di un anno – che aboliranno le restrizioni esistenti sui programmi militari, missilistici e nucleari iraniani – sono state un fattore chiave nella decisione del Presidente Trump di ritirarsi dal piano d’azione globale (JCPOA) nel maggio dell’anno scorso. La prima delle disposizioni, l’embargo sulle armi previsto dalla risoluzione n. 2231 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, scadrà il 18 ottobre 2020.

Nel Rapporto “JCPOA Sunset Alert”, United Against Nuclear Iran (UANI) descrive i pericoli che emergeranno una volta raggiunta la scadenza della Risoluzione 2231 sul trasferimento di armi. Fucili, obici, mortai, carri armati, veicoli corazzati da combattimento, aerei da combattimento, elicotteri d’attacco, navi da guerra e missili o sistemi missilistici prolifereranno in tutta la regione.

“Le disposizioni più ampie dell’accordo sul nucleare iraniano sono una delle carenze più importanti dell’accordo”, ha dichiarato il capo di UANI, Mark D. Wallace il 27 giugno, aggiungendo: “A partire dal prossimo anno con la scadenza dell’embargo sulle armi fissato con la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2231, il potenziale dell’Iran di nutrire i propri gruppi terroristici proxy con trasferimenti di materiale aumenterà. È fondamentale che l’attuale campagna di massima pressione economica dell’amministrazione statunitense venga pienamente applicata e sostenuta affinché venga meno la capacità dell’Iran di diffondere armi in tutta la regione”.

Il Canada dovrebbe riconoscere l’IRGC come entità terrorista
“Il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC) non è elencato nella sua interezza come entità terrorista dal governo del Canada, nonostante le numerose attività di sostegno ad atti di terrorismo. Solo la forza Qods, l’ala armata dell’IRGC, è elencata come tale.” A scriverlo, il 27 giugno, sono due esponenti della comunità ebraica e quella iraniana in Canada, Michael Mostyn e Avideh Motmaen-Far, che chiedono che non sia un solo segmento dell’esercito iraniano ad esser riconosciuto come un gruppo terroristico.

“L’estate scorsa, la mozione di un deputato canadese Garnett Genuis che proponeva al governo canadese di correggere questa omissione elencando l’intero IRGC come gruppo terroristico, aveva ricevuto il sostegno bipartisan alla Camera dei Comuni. Un’ulteriore mozione era stata introdotta al Senato nel dicembre 2018 dalla senatrice Linda Frum. È passato un anno da quando è stata approvata la mozione. Il gruppo deve ancora essere designato, nonostante la chiara volontà del Parlamento”, scrivono i due rappresentanti.

Le importazioni di petrolio iraniano in Asia ai minimi da almeno cinque anni
Secondo i dati diffusi il 28 giugno dai governi e da fonti commerciali, nel mese di maggio le importazioni asiatiche di greggio dall’Iran sono scese al minimo da almeno cinque anni dopo che Cina e India hanno ridotto gli acquisti a causa delle sanzioni statunitensi, mentre Giappone e Corea del Sud li hanno bloccati del tutto.

Le importazioni totali dai quattro principali acquirenti asiatici sono state pari a 386.021 barili al giorno (bpd) in calo del 78,5% rispetto a un anno fa toccando il livello mensile più basso da quando la Reuters ha iniziato a raccogliere dati nel 2014. Le importazioni avevano raggiunto il picco di 1,62 milioni di barili solo un mese prima, in occasione ci una corsa all’acquisto prima che le esenzioni dalle sanzioni statunitensi sull’Iran scadessero il 2 di maggio.

Pompeo: “Abbiamo fatto il possibile per ridurre la tensione in Medio Oriente”
Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha detto il 27 giugno in un’intervista ai media locali in India che gli Stati Uniti hanno fatto tutto il possibile per ridurre le tensioni con l’Iran. “Se ci sarà un conflitto, se scoppierà la guerra, se ci sarà un’attività cinetica lo sarà per scelta delle autorità iraniane. Spero che non la compiano”, ha detto Pompeo all’emittente indiana Today di Nuova Delhi.

Il Vice Segretario di Hezbollah non vede nessuna guerra con gli Stati Uniti
Secondo Naim Qassem, numero due di Hezbollah, è improbabile che scoppi un conflitto tra Stati Uniti e Iran, nonostante le crescenti tensioni regionali. Secondo Qassem ciò è dovuto alla forza militare iraniana e alla determinazione della sua leadership e del suo popolo e al fatto che gli Stati Uniti si sono preoccupati principalmente di prelevare denaro dagli Stati del Golfo, che sarebbero stati indeboliti dalla guerra.

Il 27 giugno Qassem ha anche minimizzato l’efficacia delle attuali sanzioni statunitensi su Hezbollah, affermando che se tali misure punitive avessero avuto l’effetto desiderato, Washington non avrebbe fatto ricorso a “ridicole invenzioni” per “infangare la reputazione di Hezbollah” con fandonie che parlano di un coinvolgimento del gruppo nel commercio di droga o o nella preparazione di attacchi all’estero.

Le autorità libanesi respingono il piano di pace israelo-palestinese degli USA
Il 26 giugno il Primo Ministro libanese Saad Hariri ha affermato che il governo, il parlamento e tutto il Libano “respingono l’iniziativa di pace israelo-palestinese guidata dagli Stati Uniti”, soprannominata dall’amministrazione Trump “l’accordo del secolo”. Il portavoce del Parlamento libanese Nabih Berri ha detto che il Libano non si fa tentare dai “miliardi di dollari” promessi per rinunciare ai principi relativi ai diritti dei palestinesi o al diritto di non naturalizzare i profughi palestinesi in Libano. Le parole di Berri hanno trovato una sponda anche presso un oppositore politico, il vice presidente del Partito delle Forze Libanesi, George Adwan. Anche altre fazioni libanesi e palestinesi hanno manifestato nei giorni scorsi contro un’iniziativa organizzata dagli Stati Uniti in Bahrein.

Una delegazione del Congresso americano in visita in Libano
Il presidente Michel Aoun ha ricevuto il 24 giugno una delegazione statunitense di Congressmen e diplomatici per valutare la situazione in Siria e la questione dei confini tra Libano e Israele. La delegazione resterà nel paese alcuni giorni e l’esito della visita sarà annunciato prossimamente.

I coniugi Zaghari-Ratcliffe sospendono lo sciopero della fame
Hanno digiunato insieme per più di due settimane: Nazanin Zaghari-Ratcliffe, la donna anglo-iraniana detenuta a Teheran e suo marito, Richard Ratcliffe, che si era accampato fuori dall’Ambasciata iraniana a Londra. Il 29 giugno, al 15° giorno di sciopero della fame, hanno sospeso ribadendo la richiesta di rilascio incondizionato di Nazanin. Richard Ratcliffe ha dichiarato al programma “Today” su BBC Radio di aver parlato al telefono con sua moglie e di averle detto che avrebbe messo fine allo sciopero della fame perché “in Iran siamo diventati una faccenda molto più grande rispetto a prima, c’è una consapevolezza maggiore che questo problema debba essere risolto davvero”.

Una delegazione della Banca Mondiale si reca in Yemen
Una delegazione della Banca Mondiale in visita a Aden, nello Yemen, ha riaffermato oggi primo luglio il sostegno al popolo yemenita nelle sue aspirazioni di sviluppo di fronte al conflitto in corso. Merza Hasan, Direttore esecutivo dei programmi della Banca Mondiale per lo Yemen e Presidente del Consiglio di Amministrazione del World Bank Group e Ferid Belhaj, Vice Presidente della Banca Mondiale per il Medio Oriente e il Nord Africa, hanno incontrato funzionari governativi e destinatari locali di progetti finanziati dalla Banca Mondiale per esaminare sul terreno i problemi che affliggono lo Yemen da cinque anni di conflitto e comprendere come la Banca Mondiale debba agire.

“La Banca Mondiale è stata un partner attivo nello sviluppo dello Yemen per più di quattro decenni, e continueremo a sostenere il paese anche in questo periodo difficile”, ha dichiarato Merza Hasan spiegando che l’obiettivo della visita è “riconfermare il nostro impegno a sostenere il popolo yemenita e preservare le istituzioni da cui dipendono milioni di yemeniti”.

La Banca ha annunciato lo scorso mese 400 milioni di dollari assegnati tramite il fondo per i paesi più poveri del mondo, per garantire che milioni di yemeniti vulnerabili abbiano accesso a servizi sanitari e nutrizionali, benefici per il benessere sociale e opportunità di reddito. Dal 2016, la Banca Mondiale ha assegnato allo Yemen 1,76 miliardi di dollari. I fondi sono stati utilizzati anche per distribuire vaccini contro il colera di cui hanno beneficiato più di un milione di persone grazie alla formazione di circa 12.000 operatori sanitari. I vaccini somministrati in totale hanno interessato 6,9 milioni di bambini, di cui cinque milioni sotto i 5 anni.

TAIWAN

La Presidente di Taiwan presto in visita negli Stati Uniti
La Presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, si fermerà negli Stati Uniti durante una visita a quattro alleati diplomatici dei Caraibi. Una tappa che potrebbe non far piacere a Pechino, che vede l’isola autogovernata come parte del suo territorio in attesa di riunificazione. Washington è rimasto il più potente alleato non ufficiale di Taiwan e il più grande fornitore di armi.

L’ufficio del presidente Tsai Ing-wen ha annunciato oggi primo luglio che ci saranno due scali negli Stati Uniti durante il suo viaggio dall’11 al 22 luglio in quattro paesi alleati dei Caraibi. Di solito, Taiwan annuncia con discrezione gli itinerari del Presidente per timore che la Cina utilizzi il suo peso per interrompere i viaggi.

Tsai visiterà Haiti, Saint Vincent e Grenadine, Santa Lucia e San Cristoforo e Nevis. Haiti è tra 17 paesi che ancora riconoscono ufficialmente Taiwan e ha promesso di mantenere legami con Taipei nonostante la vicina Repubblica Dominicana abbia stabilito relazioni con la Cina lo scorso anno. Taiwan ha promesso un fondo per sviluppo di 150 milioni di dollari ad Haiti, mentre sembra che Pechino abbia promesso investimenti e prestiti alla Repubblica Dominicana per un totale di 3 miliardi di dollari.

BOSNIA-ERZEGOVINA

La Republika Srpska ritira la proposta di istituire una forza di polizia di riservisti
Il 30 giugno l’entità dominata dai serbi della Republika Srpska in Bosnia ed Erzegovina ha annunciato il ritiro di un disegno di legge che mirava ad istituire una nuova forza di polizia riservista. La marcia indietro è dipesa dalle diffuse critiche dei musulmani bosniaci e degli alleati occidentali della Bosnia ed Erzegovina. Durante la guerra in Bosnia (1992-1995), i poliziotti riservisti furono usati come strumenti per colpire i civili non di etnia serba. Il ritiro ha diminuito, almeno in parte, le complesse tensioni all’interno della Bosnia ed Erzegovina.

Il Ministero dell’Interno della Republika Srpska ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Considerando che l’istituzione di una forza di polizia di riserva richiede un periodo di tempo e fondi consistenti per realizzare procedure e selezioni adeguate, per dotare le unità di uniformi e altre attrezzature, nonché tempi e modi adeguati per la formazione di una forza di polizia di riserva funzionale, il Ministero dell’Interno della Republika Srpska ha deciso di ritirare la proposta”.

CAMBOGIA

L’opposizione di Sam Rainsy a Bruxelles per il dossier sugli aiuti allo sviluppo
Il 26 giugno il presidente ad interim del Cambodia National Rescue Party (CNRP) Sam Rainsy e i leader del partito Saumura Tioulong e Mu Sochua, sono stati in visita a Bruxelles al Parlamento europeo assieme a Makarar Thhai, Emil Kirjas, Umberto Gambini e Matteo Angioli per incontrare alcuni deputati europei, tra cui Ana Gomes, Ilhan Kyuchyuk e Phillip Bennion e sensibilizzarli sulle discussioni in seno alla Commissione europea rispetto alla sospensione del programma di aiuti alla Cambogia noto come Everything But Arms (EBA). Al termine degli incontri, Sam Rainsy ha diramato questo comunicato.

FOTO DELLA SETTIMANA

Strasburgo, 28 giugno 2019: Roberto Rampi, André Gattolin e Matteo Angioli alla sessione di giugno dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa

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