N 69 – 16/3/2020

PRIMO PIANO

Confronto tra Giulio Terzi e Luigi De Vecchis su Twitter
Il 15 marzo Giulio Terzi, Ambasciatore, ex Ministro degli Esteri, Presidente del Global Committee for the Rule of Law (GCRL), e Luigi De Vecchis, Presidente di Huawei Italia, hanno dato vita ad uno scambio di opinioni su Twitter iniziato con il rilancio da parte di Giulio Terzi di un tweet di Andrea Merlo, analista del GCRL, sulla notizia di aiuti cinesi per contrastare l’epidemia di coronavirus “donati” all’Italia. Ecco i primi due messaggi scambiati:

GT: Come da previsione, dopo i compassionevoli “aiuti” (??), arriva pure #Huawei. #Copasir a parte, le nostre istituzioni stanno valutando il rischio politico delle manovre da guerra ibrida in atto?

LDV: Il suo commento è fuori luogo soprattutto per gli italiani di Huawei che lavorano con onestà e amicizia dei colleghi cinesi per partecipare ad iniziative “spontanee” di solidarietà. Siamo certi dell’onestà e trasparenza del gruppo. Pregiudizi infondati che respingiamo al mittente.

Lo scambio prosegue qui.

Buon 100° compleanno Ben!
Mercoledì 11 marzo Benjamin Ferencz, giurista statunitense che durante il processo di Norimberga fu procuratore contro le Einsatzgruppen nazista, ha compiuto 100 anni. Poco più che ventisettenne, dopo aver partecipato come soldato allo sbarco in Normandia e alla battaglia delle Ardenne, Ben fu incaricato di raccogliere le prove degli efferati crimini nazisti e di portare in tribunale i gerarchi responsabili, per i quali, non chiese la pena morte ma l’ergastolo.

In seguito, dopo aver lavorato anche a fianco del Partito Radicale per la creazione della Corte Penale Internazionale negli anni ’90, i nostri cammini si sono incrociati nuovamente con l’iniziativa per il diritto alla conoscenza quando, nel giugno 2018, ha espresso il suo sostegno con un video trasmesso durante un evento organizzato dal Partito Radicale e dal Global Committee for the Rule of Law “MarcoPannella” al Consiglio ONU per i Diritti Umani a Ginevra.

Carissimo Ben, da parte di noi tutti, tantissimi auguri e grazie!

La Corea del Sud mostra che le democrazie possono sconfiggere il coronavirus
Proponiamo la versione italiana di un intervento pubblicato l’11 marzo dal Washington Post a firma dell’editorialista Josh Rogin.

Alcuni commentatori sostengono che la risposta della Cina al coronavirus attesti la superiorità del brand autoritario e la capacità di gestione della crisi. In realtà, sono le democrazie ad esser meglio equipaggiate per proteggere la salute pubblica – se si avvalgono della loro forza inerente. Ce lo mostra un Paese: la Corea del Sud.

“I vantaggi del sistema cinese sono ancora una volta sotto gli occhi di tutti”, ha dichiarato di recente l’organo di stampa ufficiale del Partito Comunista Cinese – con tanto di citazione compiacente da parte del Wall Street Journal: “La battaglia della Cina contro l’epidemia ha mostrato che il PCC, il partito di governo, è di gran lunga il partito più abile nel governare della storia umana”.

Una premessa che presenta due problemi evidenti. Primo, fidarsi della parola di Pechino e credere che sia riuscita a contenere il contagio presuppone un gigantesco atto di fede. Secondo, lodare la risposta cinese, descrivendola come una vittoria, significa ignorare mesi di dinieghi, insabbiamenti e passi falsi, rivelatisi determinanti nel far sì che il virus si diffondesse nel resto del mondo.

L’Assemblea Nazionale della Corea del Sud non chiude
La Commissione Speciale per il Bilancio e la Contabilità dell’Assemblea Nazionale sudcoreana inizierà la revisione della prima proposta di legge di bilancio supplementare 2020 e del piano rivisto per la gestione dei fondi pubblici. Il disegno di legge propone un bilancio supplementare a sostegno della battaglia del Paese contro il coronavirus. Il budget extra proposto è di circa 11,7 trilioni di won.

La commissione ha iniziato l’esame l’11 marzo con una sessione alla quale hanno partecipato il Primo Ministro e il Ministro dell’Economia. Il 13 e 16 marzo inoltre si è riunita la Sottocommissione per la Riassegnazione del Bilancio che ha approfondito ulteriormente il bilancio suppletivo.

La discussione della Commissione si è concentrata sull’assegnazione del budget speciale per favorire gli obiettivi volti a ridurre al minimo i danni causati dal COVID-19, ovvero: realizzare un sistema di controllo della malattia più solido e aiutare le famiglie a basso reddito, le piccole imprese e l’economia locale tornare alla normalità prima possibile.

Data la gravità dell’epidemia di COVID-19, i responsabili della Commissione sia di governo che dell’opposizione hanno concordato di limitare al minimo il numero del personale autorizzato ad entrare nelle sale riunioni. Inoltre, tutti i partecipanti sono stati esortati a indossare una maschera e a farsi misurare la temperatura. La sessione dell’11 marzo è stata trasmessa in diretta su NATV, il canale televisivo dell’Assemblea nazionale e sul sito del parlamento.

Bugie di regime. Così Xi Jinping mette il bavaglio sul coronavirus (con applausi dall’Italia)
La chiamano “educazione alla gratitudine”. Verso chi? Xi Jinping, ovviamente, il presidente che ha “salvato” la Cina dal Covid-19 e ora vuole salvare il resto del mondo, a partire dall’Italia. Una panoramica sulla propaganda del Partito comunista cinese nell’analisi di Laura Harth per Formiche.net

“Never waste a good crisis”. Il Presidente cinese Xi Jinping, dopo essere sparito dai radar nel pieno inferno della crisi a Wuhan, ha visitato il capoluogo della provincia dove è esplosa il coronavirus. Più che da segnale che la tendenza è stata invertita, la sua visita veicola una serie di messaggi che da qualche settimana sono la vera (pre)occupazione del Partito comunista cinese per affermare la sua prepotenza interna e sulla scena mondiale.

Qualcuno potrebbe aver pensato – o addirittura sperato – che la crisi sanitaria mondiale scatenata nel mondo dalla censura e dagli insabbiamenti iniziali del regime oppressivo del Partito comunista cinese avrebbe finalmente aperto gli occhi ai responsabili politici e mediatici nel mondo occidentale. Ma mentre il buon senso popolare sembra aver centrato maggiormente il “pericolo cinese”, avendo visto il re nudo in tutto il suo splendore, buona parte dell’establishment rafforza la sua convinzione che si tratta di un regime superiore, da non contrastare e – se si riesce – da copiare. Il tutto ovviamente sorvolando completamente il fatto che si tratta di un regime autoritario che ha apertamente dichiarato guerra a tutti i valori fondamentali delle nostre società.

Dittatori digitali. Come la tecnologia rafforza le autocrazie
Proponiamo la versione italiana di un’analisi di Andrea Kendall-Taylor, Erica Frantz e Joseph Wright pubblicata dalla rivista Foreign Affairs nel numero di marzo/aprile 2020.

La Stasi, il servizio di sicurezza della Germania dell’Est, potrebbe essere stata una delle agenzie di polizia segrete più pervasive mai esistite. Era tristemente nota per la sua capacità di monitorare gli individui e controllare i flussi di informazioni. Aveva quasi 100.000 dipendenti regolari nel 1989 e, secondo alcuni resoconti, tra 500.000 e due milioni di informatori in un Paese con una popolazione di circa 16 milioni di abitanti.

Sulla scia dell’apparente trionfo della democrazia liberale dopo la guerra fredda, uno stato di polizia di questo tipo non sembrava più possibile. Le norme globali su ciò che costituiva un regime legittimo erano mutate. All’inizio del millennio, le nuove tecnologie, tra cui internet e il telefono cellulare, promettevano di responsabilizzare i cittadini, consentendo agli individui un maggiore accesso alle informazioni, la possibilità di stabilire nuove connessioni e costruire nuove comunità.

Ma questa speranzosa visione di un futuro più democratico si è rivelata ingenua. Le nuove tecnologie offrono infatti ai governi nuovi metodi per mantenere il potere che in molti casi ricordano, se non addirittura migliorano, le tattiche della Stasi. La sorveglianza alimentata dall’intelligenza artificiale (AI), ad esempio, consente ai despoti di automatizzare il monitoraggio delle opposizioni in modi che sono molto meno intrusivi rispetto alla sorveglianza tradizionale. Non solo questi strumenti digitali consentono ai regimi autoritari di estendere le ricerche rispetto ai metodi dipendenti dall’uomo; possono farlo impiegando molte meno risorse: non occorre spendere in software per monitorare i messaggi di testo delle persone, leggere i post sui social media o monitorare i loro movimenti. Non appena i cittadini comprendono che tutte queste cose stanno accadendo, alterano il loro comportamento senza che il regime debba ricorrere alla repressione fisica.

L’agenzia sanitaria federale statunitense ha classificato le deliberazioni sul coronavirus
La Casa Bianca ha ordinato all’agenzia sanitaria federale di trattare le riunioni di coronavirus di alto livello come classificate. Secondo quattro membri dell’amministrazione Trump è una decisione insolita che ha limitato la circolazione delle informazioni e ostacolato la risposta del governo degli Stati Uniti al contagio. Per i quattro, discussioni riservate sulla portata dell’infezione, su quarantene e restrizioni di viaggio si sono svolte da metà gennaio presso il Dipartimento della Salute (HHS).

Il personale non autorizzato, compresi gli esperti del governo, è stato escluso dalle riunioni interaziendali, che includevano videochiamate, hanno detto le fonti. Un ex funzionario di alto livello che ha contribuito a far fronte alle epidemie di sanità pubblica nell’amministrazione George W. Bush ha affermato che “non è normale secretare le discussioni che riguardano la risposta ad una crisi di salute pubblica”.

L’epidemia di coronavirus è nata in Cina e l’obiettivo principale dell’amministrazione di prevenire la diffusione era limitare i viaggi di cittadini non statunitensi provenienti dalla Cina e piazzare in quarantena le persone che avrebbero potuto esporsi al virus. Uno dei membri dell’amministrazione ha detto che le autorizzazioni a partecipare alle riunioni dell’HHS sono state imposte non per proteggere la sicurezza nazionale ma per mantenere le informazioni in una cerchia stretta.

“Sembrava che fosse un modo per la Casa Bianca per mantenere ristretta la partecipazione a quelle riunioni”, ha detto il funzionario. Due senatori democratici, entrambi membri senior della Commissione sull’Intelligence hanno rilasciato una dichiarazione alla Reuters. “Le pandemie richiedono trasparenza e competenza. Del potere di secretare non si deve abusare, non deve essere utilizzato per nascondere ciò che il governo sta facendo, o non sta facendo, curandosi solo di tornaconti politici interni”, ha dichiarato Mark Warner della Virginia. Ron Wyden dell’Oregon ha dichiarato: “L’esecutivo deve immediatamente spiegare se la Casa Bianca ha nascosto o meno informazioni al popolo americano ricorrendo ad una secretazione strumentale”.

Coronavirus, la linea dura di Trump: blinda gli USA e chiude all’Europa
Trenta giorni di stop ai viaggi in Europa. In un drammatico discorso alla nazione, Donald Trump prende (finalmente) atto della gravità della situazione e blinda gli Stati Uniti.
Potrebbe essere, però, già troppo tardi. 1272 soggetti positivi al coronavirus, 38 morti, 43 Stati e il Distretto di Columbia coinvolti e 70 persone rimpatriate dall’Oriente. Statistiche comunque fittizie, falsate dall’elevato costo dei tamponi, dalla scarsità dei test dunque eseguiti e più in generale da una soglia dell’attenzione nei confronti del fenomeno ancora molto scarsa. Cronaca di un disastro annunciato che il tycoon deve aver preso quanto meno sottogamba.

Con il terremoto delle borse e dell’economia già in atto e con la possibile catastrofe sanitaria alle porte. L’amministrazione Trump teme per il destino degli americani e trema in chiave Casa Bianca 2020. Corre così ai ripari, stanzia fondi straordinari per controlli e ricerca, spera nel vaccino e non manca di puntare il dito dritto contro la Cina che accusa platealmente di aver provato ad insabbiare tutto. Ma la ricerca di un colpevole, vero o presunto che sia, non sanerà né le persone né il quadro a stelle e strisce. Né salverà lo stesso Trump dal “cigno nero” di un’imprevedibile ma oramai possibile disfatta elettorale.

L’Africa si prepara al coronavirus
Diversi stati africani hanno imposto restrizioni importanti nel tentativo di frenare la diffusione del coronavirus. Il Sudafrica ha dichiarato lo stato di calamità nazionale e ha annunciato il divieto di viaggiare dai Paesi più colpiti. Anche il Kenya ha imposto forti restrizioni ai viaggi. Sono almeno 27 gli Stati africani finora colpiti dal virus. Benin, Liberia, Somalia e Tanzania sono gli ultimi a denunciare casi confermati.

Il Marocco ha chiuso hammam, caffetterie, ristoranti, cinema e moschee dopo aver riportato 28 casi e un decesso. In totale, sono circa 350 i casi conosciuti e confermati in tutta l’Africa. Sette persone sono morte mentre 42 sono guarite, ha affermato l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ma restano timori e problemi.

Lettera del Segretario e Tesoriere del Partito Radicale al Presidente Mattarella
Il 13 marzo Maurizio Turco e Irene Testa, rispettivamente segretario e tesoriere del Partito Radicale, hanno inviato una lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sull’emergenza sanitaria chiedendo di preservare il ruolo centrale delle istituzioni democratiche italiane a cominciare con il Parlamento.

L’iper-regolamentazione dei momenti più personali della vita quotidiana sta avvenendo con un coinvolgimento minimo – se non meramente formale e sostanzialmente nullo – dei presìdi di partecipazione democratica. Alle decisioni che impattano sulle libertà di tutti, in primo luogo, dovrebbe essere compartecipato il Parlamento, che invece di fatto sta essiccando il suo ruolo: accettando il sistema dei “decreti a grappolo” e dei “decreti a perdere”, le Camere stanno di fatto abdicando al loro ruolo e legittimano l’espansione dei poteri dell’Esecutivo. Nella seduta di mercoledì scorso della Commissione giustizia del Senato il rappresentante del Governo ha estorto dalla maggioranza una sostanziale rinuncia ad esaminare nel merito il decreto che incide sull’articolo 24 della Costituzione, respingendo l’offerta di collaborazione espressa dall’opposizione. Leggi la lettera integrale.

Dal 10 marzo Bolognetti in sciopero della fame per Li Zehua
Occorrerebbe trovare un vaccino per immunizzare noi stessi e questo pazzo mondo da virus perniciosi che, inevitabilmente, anche se non ce ne accorgiamo, incidono sulle nostre vite, sulle vite delle nostre comunità, di interi stati. Dovremmo provare a immunizzarci dal virus dell’antidemocrazia e dai virus che distruggono ogni giorno le cellule dei diritti umani. Ci sono momenti in cui occorre inchiodarsi e tenersi ben ancorati a tutto ciò che da una vita intera proviamo a difendere e a rappresentare con il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, nella consapevolezza che, mai come ora, appare evidente che la strage di diritto, diritti, diritti umani, democrazia e giustizia si traduce in strage di popoli.

A chi in queste ore fa della Cina un modello da seguire, plaudendo alla sua efficienza, provo a rispondere che anche il regime nazista era efficiente. Non parlo, sia chiaro, delle necessarie misure messe in campo per tutelare la salute pubblica, dico semplicemente che in Cina l’efficienza viaggia a braccetto con l’assenza di libertà e democrazia. Forse, in queste ore, in troppi fanno fatica a ricordare, e i più non sanno, che un giornalista cinese, Lì Zehua, è stato arrestato dagli sgherri del Partito Popolare del Popolo contro il popolo e poi si è letteralmente smaterializzato. Niente da dire: davvero efficienti! La colpa di Zehua? Come ci ricorda il Global Commitee for the Rule of Law, organizzazione fortemente voluta da Marco Pannella, Zehua voleva raccontare ai cinesi quel che stava accadendo a Wuhan, in Cina; voleva raccontare l’assenza di trasparenza e le manipolazioni di Xi Jinping e soci sulla vicenda Covid-19.

IRAN E MEDIO ORIENTE

IranAir continua a volare in Italia nonostante il contagio
La compagnia di Stato aerea iraniana, IranAir, sanzionata dagli Stati Uniti e inserita nella lista delle aziende su cui sono previste sanzioni per chiunque vi faccia affari, continua ad operare tra Teheran e Rimini e Pescara. Oltre a violare le sanzioni, espone i passeggeri, il personale di bordo e di terra, le società aeroportuali e i due Paesi ad un rischio costante di diffusione e contagio da coronavirus. L’epidemia in Iran è nascosta e fuori controllo.

Il sito Rimini2.0 ha raccolto le dichiarazioni di Giulio Terzi: “E’ stata per me una scoperta agghiacciante: navigando su Internet, sui siti ufficiali che registrano i movimenti di aerei a livello internazionale e soprattutto gli scali in alcuni aeroporti italiani, in particolare nell’aeroporto di Pescara e in quello di Rimini, si può vedere che ancora negli ultimi giorni, esattamente mercoledì 11 e sabato 14 marzo, Iran Air va avanti e indietro, fa scali tecnici in continuazione senza nessuna restrizione dalle autorità italiane. Questo è sconvolgente, dal punto di vista dell’epidemia da coronavirus e non solo”. La denuncia viene da un “pezzo grosso”, l’ex Ministro degli Esteri del governo Monti, diplomatico di lungo corso (è stato anche ambasciatore negli Stati Uniti) e attualmente anche presidente onorario del Partito Radicale Transnazionale, Giulio Terzi di Sant’Agata. Le sue parole sono state proprio raccolte il 15 marzo da Radio Radicale nella rubrica Diritto alla conoscenza condotta da Laura Harth.

Immagini satellitari mostrano la realizzazione di fosse comuni in Iran per le vittime del coronavirus
Alcune immagini satellitari ottenute e pubblicate dalla CNN il 13 marzo mostrano che le autorità iraniane ha dato disposizioni di ampliare rapidamente un importante cimitero di Qom, l’area più colpita dal nuovo focolaio di coronavirus del Paese. L’Iran ha riportato almeno 10.075 casi confermati di coronavirus e 429 decessi. E’ il terzo numero più alto di casi dopo la Cina e l’Italia. Le immagini satellitari, scattate il 1° e l’8 marzo, pubblicate da Maxar Technologies, sembrano mostrare un aumento delle attività all’interno del cimitero Behesht-e Masoumeh di Qom. Altre immagini video provenienti da un obitorio iraniano mostrano decine di corpi avvolti in sacchi neri sul pavimento, con lavoratori in abiti protettivi e maschere si occupano di loro.

Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti conferma che le sanzioni non ostacolano gli aiuti umanitari all’Iran
Parlando a Washington al Commissione per gli Stanziamenti della Camera dei Rappresentanti l’11 marzo, il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti Steven Mnuchin ha dichiarato che le sanzioni all’Iran non impediscono il flusso di aiuti umanitari per contrastare l’epidemia di coronavirus in Iran. Gran Bretagna, Francia e Germania hanno offerto all’Iran un pacchetto di supporto materiale e finanziario per combattere la rapida diffusione il 3 marzo e hanno concordato aiuti per 5 milioni di euro. L’11 marzo anche l’Azerbaigian ha annunciato lo stanziamento di 5 milioni di dollari.

Per il governo iraniano gli Stati Uniti sono invece responsabili della carenza di attrezzature e medicine. Il portavoce del Ministero degli Esteri Abbas Mousavi ha ribadito che le sanzioni statunitensi non consentono l’importazione di articoli umanitari. A febbraio è entrato in vigore un nuovo meccanismo di pagamento svizzero noto come Accordo Commerciale Umanitario svizzero per consentire l’invio di cibo, medicine e altri aiuti umanitari in Iran senza inciampare sulle sanzioni statunitensi. Ciononostante, Mousavi ha dichiarato che le sanzioni statunitensi “non hanno lasciato che le risorse finanziarie dell’Iran in altri Paesi rientrassero nell’accordo commerciale umanitario svizzero”.

Per Khamenei l’epidemia di virus potrebbe essere un “attacco biologico”
Il leader supremo dell’Iran Ayatollah Ali Khamenei ha affermato che l’epidemia di coronavirus potrebbe far parte di un attacco biologico contro la Repubblica islamica, e ha invitato le forze armate a sostenere la lotta del governo contro la malattia. In una lettera indirizzata al Capo di Stato Maggiore delle forze armate iraniane, Khamenei ha scritto che i militari devono lavorare a stretto contatto con il Ministero della Salute e stabiliscano una base dedicata alla lotta. “Dato che ci sono fatti che comprovano la possibilità che questo sia un attacco biologico, questa iniziativa può anche essere considerata come un esercizio di difesa biologica”, ha affermato Khamenei.

La produzione di petrolio iraniano aumenta di 6.000 barili al giorno
L’agenzia di stampa ufficiale IRNA, citando Alireza Salmanzadeh, capo della Iranian Offshore Oil Company, ha reso noto che la capacità di produzione di petrolio dell’Iran è aumentata di 6.000 barili al giorno grazie all’installazione di una piattaforma nel giacimento offshore di Salman nel Golfo. Il valore stimato della produzione aggiuntiva ammonta a 240.000 di dollari al giorno.

La guerra contro le donne in Iran continua
Il 9 marzo il Relatore Speciale ONU per i diritti umani in Iran, Javaid Rehman, ha dichiarato al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, presentando il suo ultimo rapporto, che prosegue la discriminazione sistematica contro le donne, inclusa la detenzione arbitraria di chi promuove i loro diritti.

L’approfondimento di United Against Nuclear Iran (UANI), Iran’s War on Women, cataloga la storia della repressione delle donne da parte del regime. Il regime ha impiegato la violenza, la prigione e le molestie come strumenti principali. Viene descritta anche la discriminazione strutturale nei confronti delle donne, analizzando il sistema giuridico della Repubblica islamica, in particolare il codice penale e la legge sulla famiglia e le successioni. Come ha osservato il relatore speciale delle Nazioni Unite, la Repubblica islamica ha anche violato i propri regolamenti penitenziari e il diritto internazionale, specificatamente negando “alle donne detenute la possibilità di incontrare i propri figli come mezzo di punizione”.

Regno Unito e Iran trattano il rilascio di una prigioniera in Iran
Il 14 marzo l’ambasciatore iraniano nel Regno Unito ha affermato che il governo britannico sta esplorando un nuovo approccio per ottenere il rilascio di Nazanin Zaghari-Ratcliffe, la cittadina anglo-iraniana in carcere in Iran. Hanno avuto inizio colloqui bilaterali sul pagamento di un debito in sospeso di 400 milioni di sterline dovuto dal Regno Unito all’Iran. Hamid Baeidinejad ha affermato che le due parti stanno cercando un’alternativa per saldare il debito. Esiste anche la possibilità che il debito venga estinto attraverso medicine e beni umanitari. È la prima volta che un membro di alto livello di uno dei due Paesi ammette l’esistenza di trattative sulla questione.

Un nuovo attacco missilistico colpisce le forze internazionali in Iraq
Il 14 marzo alcuni razzi hanno colpito una base che ospita le truppe statunitensi in Iraq, ferendo almeno tre militari statunitensi e due iracheni. L’attacco, probabilmente, aumenterà le tensioni tra gli Stati Uniti e l’Iran. Il colonnello Myles Caggins ha riferito che sono almeno 25 i missili da 107 mm che hanno colpito Camp Taji, una base a nord di Baghdad. L’esercito iracheno ha dichiarato che l’attacco ha colpito le unità di difesa aerea irachene e che sono stati trovati alcuni lanciarazzi in un garage vicino alla base, insieme a una ventina di missili che non erano stati lanciati. “Gli autori di questo atto devono costituirsi”, afferma la dichiarazione. Il comando delle operazioni congiunte del governo “considera chiunque si mobiliti o favorisca in qualsiasi modo queste azioni correo”, ha aggiunto.

Gli Stati Uniti distruggono cinque strutture della milizia appoggiata dall’Iran in Iraq
Il 12 marzo il Pentagono ha confermato che gli Stati Uniti hanno attaccato cinque strutture di deposito di armi della milizia appoggiata dall’Iran in Iraq, in risposta all’attacco missilistico che ha ucciso due americani soldati e tre iracheni. “Gli Stati Uniti hanno condotto attacchi di precisione difensiva contro le strutture di Kataib Hezbollah in Iraq. Queste strutture per lo stoccaggio di armi custodivano armi usate per colpire le truppe degli Stati Uniti e della coalizione”, si legge in una dichiarazione del Pentagono in cui si specifica anche che gli attacchi sono “difensivi, proporzionati e in risposta diretta alla minaccia rappresentata dalla milizia sciita sostenuta dall’Iran”.

Lo Yemen sospende alcuni voli
Il 14 marzo anche il governo yemenita, appoggiato dai sauditi e in guerra da cinque anni contro i ribelli Houthi, ha dichiarato la sospensione per l’emergenza coronavirus di due settimane a partire dal 18 marzo di tutti i voli da e per gli aeroporti di cui mantiene ancora il controllo, ovvero quelli delle città di Aden, Sayoun e Mukalla. Una dichiarazione dell’ufficio del Primo Ministro Maeen Abdulmalik Saeed chiarisce che la sospensione non riuguarda i voli a fini umanitari.

FOTO DELLA SETTIMANA
Seoul, 4 marzo 2020: una donna cammina davanti a soldati sudcoreani mentre spruzzano disinfettante contro il coronavirus COVID-19

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