N 85 – 20/7/2020

FOTO DELLA SETTIMANA – Atlanta, 19 luglio 2020: una veglia in memoria del Congressman John Lewis, scomparso il 17 luglio, ultima icona dello storico movimento dei diritti civili americano guidato da Martin Luther King jr

PRIMO PIANO

Giornalista della BBC all’Ambasciatore cinese in GB: “Cosa succede in Xinjiang?”
Il 19 luglio, Andrew Marr, noto giornalista della BBC, ha chiesto all’Ambasciatore cinese nel Regno Unito, Liu Xiaoming, di spiegare il contenuto di un video proveniente dalla regione dello Xinjiang, nella Cina settentrionale, in cui compaiono persone ammanettate, inginocchiate, bendate e rasate, successivamente fatte salire su un treno per esser portate via. Da notare come, nello spiegare che la popolazione uigura sia raddoppiata negli ultimi 40 anni, l’Ambasciatore prima dica “la popolazione uigura è raddoppiata”, per poi correggersi in “la popolazione in Xinjiang è raddoppiata”, lasciando così aperta la possibilità che l’incremento non sia da ricercarsi esclusivamente in abitanti di etnia uigura. Quella che segue è una parte della trascrizione in italiano dell’intervista realizzata negli studi di Londra della BBC.

Matteo Angioli

The Andrew Marr Show con Andrew Marr e Liu Liu Xiaoming

Marr: Guardiamo queste immagini molto inquietanti, catturate da un drone e largamente condivise in tutto il mondo. E’ quasi certamente la Cina settentrionale, lo Xinjiang. Cosa sta succedendo?
Xiaoming: Non riesco a vedere. Non è la prima volta che mi mostra immagini così. Anche l’anno scorso mi ha fatto vedere cosa accadeva in Xinjiang. Mi faccia dire questo: è mai stato in Xinjiang?
Marr: No, non ci sono mai stato.
Xiaoming: Lo Xinjiang è ritenuto il posto più bello. Abbiamo un detto in Cina che dice ‘non sai quanto è grande la Cina..’
Marr: Ambasciatore, queste immagini non sono belle in ogni caso, no?
Xiaoming: Le volevo dire che fin dagli anni ’90 ha subito attacchi terroristici.
Marr: Questo era dieci anni fa. Adesso le sto chiedendo perché quelle persone sono inginocchiate, bendate, rasate e fatte salire su dei vagoni, nella Cina moderna. Cosa sta succedendo?
Xiaoming: Non so dove abbia ottenuto questo video. Può essere un trasferimento di detenuti da una prigione all’altra, come avviene in ogni Paese.
Marr: Ma cosa sta succedendo qui in particolare, Ambasciatore?
Xiaoming: Non so dove abbia ottenuto questo video!
Marr: Queste immagini hanno fatto il giro del mondo e la loro autenticità è stata confermata dai servizi d’intelligence occidentali e da esperti australiani, che affermano che si tratta di cittadini uiguri fatti salire a bordo di treni e deportati.
Xiaoming: Mi lasci dire questo: i cosiddetti servizi d’intelligence occidentali continuano con false accuse contro la Cina. Dicono che c’è almeno un milione di uiguri perseguitati. Sa quanto è la popolazione dello Xinjiang? 40 anni fa era di 4-5 milioni, oggi è di 11 milioni. Ci accusano di pulizia etnica, ma in realtà la popolazione è raddoppiata in 40 anni.
Marr: Mi scusi se la interrompo, ma secondo le statistiche del suo governo locale, la popolazione uigura in quella giurisdizione è crollata dell’84%, tra il 2015 e il 2018. 84%!
Xiaoming: Non è vero. Lei mi ha chiesto i dati e io glieli ho forniti, come Ambasciatore cinese. Negli ultimi 40 anni la popolazione uigura, la popolazione in Xinjiang, è raddoppiata. Non c’è nessuna cosiddetta riduzione, nessun aborto forzato, ecc.

Giulio Terzi e Andrea Merlo: Strategia e obiettivi dell’intelligence economica cinese, l’arma confuciana ‘to win’
L’ultimo numero della Rivista di Studi Politici Internazionali, pubblicato il 15 luglio, contiene un contributo a doppia firma di Giulio Terzi di Sant’Agata e Andrea Merlo, rispettivamente presidente e analista del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”, sull’intelligence economica cinese. Proponiamo l’abstract dell’articolo intitolato “Strategia e obiettivi dell’intelligence economica cinese, l’arma confuciana ‘to win’”.

L’attuale clima di competizione, in via di aggravamento sul piano geopolitico, tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese, ha radici storiche lontane, paradossalmente proprio negli anni in cui Washington e Pechino cominciavano ad approfondire le relazioni diplomatiche. Il ponte tra le due capitali consentiva alla Cina, fin dagli anni ’80, di pianificare una strategia di lunghissimo periodo, tutta basata sulla crescita economica, con l’obiettivo di tornare sul podio delle potenze mondiali tramite la rassicurante strada della moltiplicazione di potenza geo-economica. In questo quadro, è stata cruciale la costruzione di una abile e pervasiva strategia di intelligence economica, che ancora oggi prosegue, secondo costanti operative fondamentali, ma con l’aiuto di nuovi meccanismi, e con ambizioni ancora più palesemente evidenti. Nelle scelte strategiche sulla cooperazione internazionale e sulla collocazione geopolitica, ogni Paese, Italia inclusa, non può prescindere da questi elementi, che dimostrano come dietro l’offerta di legami economici e commerciali sempre più intensi da parte di Pechino, ci sia una volontà di penetrazione geopolitica che non può non mettere in pericolo i legami atlantici. Specialmente se non si attribuisce il giusto peso alle dinamiche, agli obiettivi e alle modalità operative del sistema di intelligence economica della potenza orientale.

In Xinjiang il genocidio più tecnologicamente sofisticato del mondo
Proponiamo la versione italiana di un articolo pubblicato da Foreign Policy il 15 luglio, a firma di Rayhan Asat e Yonah Diamond.

Due inquietanti eventi recenti potrebbero finalmente aprire gli occhi del mondo sulla portata e sull’orrore delle atrocità commesse contro gli uiguri, una minoranza etnica musulmana per lo più laica, nello Xinjiang, in Cina. Uno è un rapporto autorevole che documenta la sterilizzazione sistematica delle donne uigure. L’altro è il sequestro da parte dell’agenzia per la protezione doganale degli Stati Uniti di 13 tonnellate di prodotti fabbricati con capelli umani, probabilmente rimossi con la forza a cittadini uiguri imprigionati nei campi di concentramento. Entrambi gli eventi evocano agghiaccianti parallelismi con passate atrocità avvenute altrove: la sterilizzazione forzata di minoranze, disabili, indigeni, e l’immagine della vetrina con montagne di capelli conservate ad Auschwitz.

Presidenziali USA: la proposta di riforma della giustizia penale dei Democratici
L’8 luglio la campagna di Joe Biden per le presidenziali statunitensi del prossimo 3 novembre ha presentato alla stampa un documento contenente le raccomandazioni della task force creata insieme ai sostenitori del senatore Bernie Sanders in vista della Convenzione Nazionale Democratica, in programma a Milwaukee, Wisconsin, dal 17 al 20 agosto. Il documento di 110 pagine è stato presentato al Comitato Nazionale Democratico e sarà rivisto da Biden prima della convenzione.

In aggiunta alle proposte sull’estensione della copertura nell’ambito del sistema nazionale sanitario “Medicare for All” e all’impulso verde all’economia, con il “Green New Deal”, i Democratici propongono un’ampia riforma della giustizia penale che abbraccia misure per mettere fine all’incarcerazione di massa, per abbattere la recidiva, per rimuovere gli ostacoli al reinserimento nella società di chi ha scontato la propria condanna e per abolire il sistema delle cauzioni. Le raccomandazioni mirano anche a contrastare il razzismo sistemico e ridurre gli abusi e la violenza nelle forze di polizia. Infine, viene riaffermata la volontà di abolire la pena di morte e di mettere fine alla guerra alla droga, “un fallimento che ha incarcerato milioni di americani”.

Sostieni l’appello per il diritto alla conoscenza
Mai come in questo momento, in cui l’umanità intera sta affrontando la stessa pandemia, è stato così evidente quanto urge adottare il diritto alla conoscenza. Un diritto civile e politico fondamentale soppresso per decenni dai regimi despota, a partire dal Partito comunista cinese, responsabile senza dubbio di aver soppresso informazioni utili e tempestive sull’epidemia di COVID19 all’interno e all’esterno dei suoi confini. Un diritto fondamentale sempre più soppresso anche dai governi democratici di tutto il mondo, nel passaggio ad un modello sempre più simile – e apertamente invocato da alcuni – del “modello cinese”. Medici, giornalisti, cittadini e interi territori sono stati messi a tacere nel tentativo di tenere i cittadini al buio, impedendo loro di proteggere il loro diritto fondamentale alla salute. È ora di dire basta! Abbiamo bisogno di uno standard mondiale per controllare i governi e le istituzioni internazionali!

IRAN E MEDIO ORIENTE

Giustiziato un uomo condannato per spionaggio per Stati Uniti e Israele
Il 20 luglio le autorità iraniane hanno giustiziato un uomo, Mahmoud Mousavi-Majd, condannato per spionaggio a favore della CIA e dell’agenzia d’intelligence israeliana del Mossad. Majd era accusato di aver trasmesso al nemico i movimenti delle forze iraniane in Siria e del comandante delle Guardie rivoluzionarie, Qasem Soleimani, ucciso con un drone dagli Stati Uniti lo scorso 3 gennaio. La scorsa settimana è stato giustiziato un altro uomo, un ex dipendente del Ministero della Difesa, accusato di aver passato informazioni agli Stati Uniti. Majd era stato arrestato circa due anni fa e non è stato direttamente coinvolto nell’attacco al comandante Soleimani. Il 19 luglio invece, a seguito di una campagna online, un giudice ha annullato l’impiccagione di tre uomini che avevano partecipato alle manifestazioni anti-governative dello scorso anno.

Internet bloccato in una provincia iraniana per neutralizzare le manifestazioni
Il 16 luglio la polizia ha disperso alcuni manifestanti nell’Iran sud-occidentale in collera per la crisi economica della Repubblica islamica. L’accesso a Internet nella regione è stato interrotto in tutta la regione impedendo ai manifestanti di diffondere i video della manifestazione. NetBlocks.org, gruppo di difesa dell’accesso a internet, ha riferito che l’interruzione ha colpito la provincia di Khuzestan, area ricca di petrolio, e che l’intervento è coinciso con le manifestazioni nella città di Behbahan, a circa 570 km da Teheran.

La valuta iraniana continua a scendere
La recente ondata di svalutazione della valuta iraniana continua, facendo toccare al rial un nuovo minimo: 240.000 per un dollaro. Di recente, era stato scambiato a circa 160.000 dollari, ma le pressioni delle sanzioni statunitensi e il coronavirus hanno svalutato ulteriormente la valuta del 50%. Meno di tre anni fa, il rial valeva 30.000 dollari.

Bocciato l’ultimo piano di pace dell’ONU in Yemen
Il 17 luglio il governo dello Yemen, riconosciuto a livello internazionale, ha dichiarato che l’ultima bozza di un piano di pace presentato dall’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Martin Griffiths, è sbilanciato a favore dei ribelli Houthi appoggiati dall’Iran e mina la legittimità del governo. “La proposta prevede di accettare la situazione attuale e i cambiamenti sul campo, incluso il riconoscimento degli Houthi come gruppo armato”, ha detto un Ministro, parlando a condizione di anonimato. Un altro Ministro ha detto che “il piano dà legittimità al colpo di stato che gli Houthi hanno alla fine del 2014. La politica non può dare legittimità internazionale ai putschisti”, e ha aggiunto che che gli Houthi dovrebbero condividere i costi per pagare gli stipendi del governo, sostenendo che la milizia sostenuta dall’Iran ha preso ingenti somme di denaro da porti marittimi, banche e società di telecomunicazioni.

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