N10 – 4/2/2019

PRIMO PIANO

Lo Stato italiano ancora ambiguo sul Venezuela
Il 2 febbraio il Sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano ha dichiarato che l’Italia non riconosce il presidente ad interim del Venezuela Juan Guaido. Evidentemente preferisce “Maduro e i generali narcos, come per Russia, Cina, Iran, Cuba, e altri corrotti sanguinari. Contro i 27 Stati membri dell’Ue e quelli dell’America Latina dell’OSA che a grande maggioranza sostengono il Presidente legittimo. Sono cadute le maschere come a Praga nel 1968” ha dichiarato Giulio Terzi di Sant’Agata, Presidente del Global Committee for the Rule of Law.

Anche il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, il 3 febbraio, è intervenuto affermando‪ che “il veto italiano impedisce all’Unione di prendere una posizione chiara a favore della libertà dei Venezuelani. Chiedo all’ Italia di seguire la risoluzione del Parlamento europeo che riconosce Juan Guaido come Presidente ad interim.”

Intanto le forze armate si sono schierate con Nicolas Maduro. Tuttavia, un generale dell’Aeronautica militare venezuelana, Francisco Esteban Yanez Rodriguez, ha dichiarato in un video di riconoscere l’autorità di Juan Guaidò e di avere due aerei pronti per Maduro, offrendogli dunque la possibilità dell’esilio, come auspicato anche dal Partito Radicale.

Il Global Committee piange la scomparsa dell’Ambasciatore Zuccoli
L’Ambasciatore in Bulgaria del Sovrano Ordine di Malta, Camillo Zuccoli, è morto improvvisamente il 3 febbraio all’età di 61 anni. Era Ambasciatore dell’Ordine in Bulgaria dal 2007. “Grazie alla sua instancabile attività e al suo enorme amore per la Bulgaria, 460 iniziative umanitarie, ospedaliere, sociali ed educative sono state implementate in 177 diverse località in Bulgaria”, ha affermato l’Ordine.

Fieramente monarchico e innamorato della libertà, la briosa serietà e la grande cultura che lo accompagnavano generavano in lui un’instancabile e contagiosa operosità alla quale era pressoché impossibile rimanere indifferenti o disinteressati. Dedicatosi da sempre a difendere e promuovere la libertà, la democrazia e lo stato di diritto in zone del mondo che spaziavano da Taiwan al Venezuela, Camillo è stato un uomo creativo e pieno di idee che ha sostenuto il Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella” fin dalla sua creazione nei primi mesi del 2016.

La sua scomparsa ci rattrista e ci impoverisce tutti. Sarà un’impresa difficilissima continuare senza il suo incoraggiamento e il suo immancabile sorriso, ma cercheremo di proseguire il nostro impegno comune verso quei valori di libertà e compassione a cui si era dedicato. Sarà un impresa perché oggi se ne è andato un amico.

Alla moglie Ursula e alla famiglia esprimiamo la nostra profonda vicinanza.

DIRITTO ALLA CONOSCENZA

Giulio Terzi da Radio Radicale chiede un dibattito in Italia sulla rete 5G
Nella rubrica domanicale “Il Diritto alla Conoscenza” andata in onda il 3 febbraio, Giulio Terzi di Sant’Agata ha discusso con la conduttrice Laura Harth e Francesco Radicioni, corrispondente dall’Asia di Radio Radicale, i rischi associati allo sviluppo della rete 5G e del social credit system in Cina.

“Mi chiedo quali straordinarie campagne e parole ci avrebbe dato Marco Pannella di fronte ad una manipolazione e all’offuscamento della conoscenza, la sua strumentalizzazione, in un crescere così rapido di nuove tecnologie dell’informazione e così drammaticamente importante per il tipo di società liberale alla quale noi siamo attaccati” ha detto Giulio Terzi, che ha precisato: “la Cina è leader nel controllo sociale, ben più avanzato di chiunque altro, perché ciò non può avvenire in società dove esistono pesi in contrappesi come la democrazia americana, pur con tutte le difficoltà che sta attraversando lo Stato di Diritto lì, le democrazie europee e l’Occidente in genere, e che in Cina ha uno sviluppo estremamente libero. In Italia il dibattito centale dovrebbe essere se consentire o meno alle tecnologie cinesi di entrare massicciamente nel sistema della rete 5G”.

Perché l’Italia non deve ignorare l’appello USA su 5G e Huawei
“Il 5G non è una questione puramente tecnologica, ma anche strategica e di sicurezza, ovvero se l’Europa e l’Italia dovessero permettere una rete 5G sviluppata dalla Cina, permetteranno automaticamente a Pechino di controllare tutti i flussi di dati, la comunicazione e tutto l’Internet of Things della regione”.

Lo afferma Giulio Terzi di Sant’Agata, già Ministro degli Esteri e ambasciatore d’Italia in Israele e negli Stati Uniti, che in una conversazione con Formiche.net spiega perché l’Italia dovrebbe seguire la linea degli Stati Uniti (e di altri Paesi occidentali) su questo strategico dossier.

IRAN E MEDIO ORIENTE

Conferenza Internazionale sul terrorismo sponsorizzato dall’Iran
Oggi 4 febbraio si terrà a Bruxelles una Conferenza internazionale sull’aumento del terrorismo sponsorizzato dallo Stato iraniano e la minaccia che rappresenta per l’Europa e gli Stati Uniti. All’evento parteciperanno una serie di illustri ex alti funzionari, politici ed esperti tra cui Louis Freeh (ex direttore dell’FBI), l’Ambasciatore Giulio Terzi (ex Ministro degli Esteri italiano), Claude Moniquet (cofondatore e CEO del Centro strategico europeo di sicurezza e intelligence, antiterrorismo e specialista del Medio Oriente), Alejo Vidal Quadras (ex vicepresidente del Parlamento europeo).

La conferenza si svolge a seguito di un’impennata di mancati attentati di matrice iraniana in Europa nel 2018 con almeno quattro complotti sventati in Francia, Albania e Danimarca e altri negli Stati Uniti. In molti casi vi è stato il coinvolgimento attivo di diplomatici iraniani. Un diplomatico iraniano è ora in prigione in Belgio in attesa di processo, mentre altri diplomatici iraniani sono stati espulsi dai paesi europei. L’8 gennaio 2019 l’Unione europea ha incluso alcuni membri del Ministero dell’intelligence iraniana tra i destinatari di sanzioni. Si tratta della prima decisione dell’UE di applicare tali sanzioni dall’accordo nucleare nel 2015. Una decisione che riflette la gravità della questione e un cambiamento nella linea della diplomazia europea nei confronti di Teheran.

La conferenza è organizzata congiuntamente da: International Committee In Search of Justice (ISJ), European Strategic Intelligence and Security Center (ESISC), Alliance for Public Awareness (APA).

Annullato il forum delle imprese iraniane su pressione di UANI
La campagna di United Against Nuclear Iran (UANI) ha indotto il gruppo C5 di Londra ad annullare lo svolgimento dell’Iran Trade & Investment Forum, che avrebbe dovuto tenersi il 22 e 23 gennaio a Berlino. Il forum era stato presentato come un’opportunità per “capitalizzare sulla ricchezza di opportunità disponibili nel mercato iraniano, sviluppando allo stesso tempo un solido quadro giuridico” e avrebbe fatto seguito ad eventi simili tenuti nel 2017 e nel 2018.

La cancellazione dell’evento giunge mentre i leader dell’Unione europea stanno approntando di un nuovo meccanismo, lo “Special Vehicle Purpose” (SPV), progettato per consentire alle aziende di eludere le sanzioni statunitensi contro l’Iran. L’SPV è stato giudicato inutile e rischioso per la sicurezza da molte aziende europee e da Mark D. Wallace, CEO di Uani, che ha dichiarato: “Qualsiasi azienda che scelga di impegnarsi con l’Iran incoraggia consapevolmente l’economia del principale sponsor del terrorismo di Stato a livello mondiale e mina la strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Siamo lieti che C5 abbia deciso di cancellare l’Iran Trade & Investment Forum di quest’anno ed esortiamo il gruppo a non programmare eventi simili in futuro: occorre mantenere la massima pressione economica sull’Iran e UANI continuerà a lavorare in questo senso”.

Struan Stevenson: “I leader del regime in Iran finanziano il terrore mentre l’economia crolla”
Nonostante la sua cultura ricca, civilizzata e aperta, l’Iran è diventato un paria internazionale; il regime fascista religioso è condannato per gli abusi dei diritti umani e l’esportazione del terrore, mentre i suoi 80 milioni di cittadini assediati, oltre la metà dei quali sotto i 30 anni, lottano per sfamare le loro famiglie in un contesto di interruzioni di corrente, carenza idrica e prezzi alimentari aumentati di oltre il 50%. Da quando sono entrate in vigore le sanzioni statunitensi su petrolio e banche il 5 novembre, l’Iran produce 1 milione di barili di petrolio al giorno in meno. È un costo per l’economia iraniana di due miliardi di dollari. Ma i mullah continuano a finanziare il terrorismo.

La responsabilità della discesa iraniana nel caos economico ricade sul capo supremo Ayatollah Ali Khamenei e sul Presidente Hassan Rouhani. La politica di aggressivo espansionismo militare in tutto il Medio Oriente li ha visti impiegare costantemente uomini e risorse nella guerra civile omicida di Bashar al-Assad, nella campagna di genocidio contro la popolazione sunnita del vicino Iraq, nel sostegno ai ribelli Houthi in Yemen e nei massicci finanziamenti ai terroristi di Hezbollah in Libano. Hezbollah da solo riceve 750 milioni di dollari all’anno. Questo chiaramente non è più sostenibile.

L’Iran di fronte alla situazione economica più dura degli ultimi 40 anni
Il 30 gennaio il Presidente iraniano Hassan Rouhani ha detto che il paese si trova ad affrontare la situazione economica più dura degli ultimi 40 anni e che la responsabilità non è del governo ma degli Stati Uniti. “I nostri problemi oggi sono principalmente dovuti alla pressione dell’America e dei suoi seguaci. Il nostro governo diligente e il sistema islamico non sono da biasimare”, ha affermato, riferendosi alla decisione del Presidente Trump di ritirarsi dall’accordo internazionale sul nucleare reintroducendo le sanzioni sull’Iran.

Molti lavoratori hanno dato vita a manifestazioni e proteste contro le difficoltà economiche, causando anche scontri con le forze dell’ordine. Rouhani ha parlato durante una cerimonia presso il santuario del fondatore della Repubblica Islamica, l’Ayatollah Ruhollah Khomeini, nell’ambito di una serie di eventi che per celebrare il 40° anniversario della rivoluzione dell’11 febbraio 1979.

Pronto, ma sospeso, il meccanismo europeo per aggirare le sanzioni all’Iran
Il 28 gennaio i diplomatici di Germania, Francia e Gran Bretagna hanno annunciato che il meccanismo europeo per salvare l’accordo sul nucleare iraniano aggirando le sanzioni degli Stati Uniti, noto come “Special Purpose Vehicle”, è pronto, ma ostacolato da disaccordi tra i paesi europei. Durante una riunione a Bruxelles organizzata dal governo belga, il Ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha detto: “Sarà registrato, anche se non lo è ancora. Direi che siamo nella fase immediatamente precedente all’attuazione del nostro piano”.

L’UE vuole lanciarlo insieme a una dichiarazione formale sull’Iran approvata da tutti i 28 Stati membri con cui affrontare l’intero capitolo delle preoccupazioni europee sulla repubblica islamica. L’Italia e la Spagna hanno finora bloccato l’adozione del meccanismo e non è chiaro se Germania, Francia e Regno Unito attenderanno il consenso sulla dichiarazione o andranno avanti comunque.

Accordo bancario tra Damasco e Teheran per ricostruire la Siria
In vista della ricostruzione della Siria, il governo di Damasco e quello di Teheran hanno concordato misure che consentiranno transazioni bancarie tra i due paesi per incrementare il commercio e gli investimenti. Il governatore della Banca centrale dell’Iran, Abdolnaser Hemmati, ha detto che l’accordo permetterà di effettuare transazioni in valute locali e straniere, non in dollari.

Entro i prossimi tre anni è prevista inoltre la costruzione da parte dell’Iran di una centrale elettrica da 526 MW nella città costiera di Latakia per un costo di 213 miliardi di sterline siriane (315 milioni di sterline) e di un gasdotto proveniente dalla città di Baniyas, 50 km a sud, per rifornirla.

India e Iran trovano l’accordo per il commercio del petrolio
All’inizio di gennaio, durante la visita a Nuova Delhi del Ministro degli Esteri Iraniano Mohammad Javad Zarif, funzionari iraniani e indiani hanno raggiunto un accordo per permettere all’India di importare il petrolio dall’Iran. L’accordo prevede che i pagamenti all’Iran per le esportazioni in l’India avverranno in rupie e saranno depositati presso la UCO Bank di proprietà statale.

I fondi saranno sgravati da considerevoli ritenute d’acconto e potranno essere utilizzati per acquistare beni dal mercato indiano, per coprire missioni diplomatiche, per investire in borsa e altroancora. È stato anche concordato che la Banca iraniana di Pasargad aprirà una filiale a Nuova Delhi dove Teheran depositare i ricavi dalle esportazioni.

L’Iran continua dunque a siglare accordi bilaterali con i principali partner commerciali per ampliare il mercato e beneficiare dall’esportazione di petrolio e gas naturale, nonostante l’accesso limitato al sistema bancario internazionale causato dalle sanzioni statunitensi. Tuttavia, l’uso di valute non convertibili, come lo yuan e la rupia, comporta il rischi di perdite derivanti dalle fluttuazioni dei tassi di cambio, il che rende improbabile che l’Iran possa interamente basare il commercio di petrolio su valute diverse dal dollaro, soprattutto a lungo termine.

Amnesty International chiede la liberazione di due attivisti
Due attivisti iraniani per i diritti dei lavoratori, Esmail Bakhshi e Sepideh Gholian, arrestati ancora una volta il 20 gennaio dopo aver rivelato le torture subite durante la detenzione alla fine del 2018, corrono il rischio di ulteriori torture. Amnesty chiede quindi ne chiede la liberazione immediata e incondizionata in quanto esclusivamente per il loro attivismo pacifico in difesa dei diritti dei lavoratori.

Anche il sindacato internazionale dei lavoratori del trasporto con sede a Londra ha inviato una lettera al Presidente iraniano Hassan Rouhani. Nella lettera del 25 gennaio, il Segretario generale Stephen Cotton ha evidenziato che ci sono “prove credibili” che le confessioni di diversi attivisti rese in una TV di stato sono state ottenute attraverso minacce e torture.

“Queste violazioni dei diritti umani fondamentali devono cessare immediatamente. Chiedo di fermare le torture e di rilasciare immediatamente i detenuti”, ha scritto Cotton a Rouhani.

Un arresto e un rilascio tra i praticanti Baha’i
Il 28 gennaio le autorità iraniane hanno arrestato un cittadino di fede baha’i e ne ha rilasciato un altro. L’accusa per entrambi è quella di disseminare propaganda contro lo Stato e di minacciare la sicurezza nazionale.

L’agenzia iraniana per i diritti umani ha reso noto che agenti dell’intelligence hanno arrestato Farzad Rouhani Manshadi, un abitante della città di Yazd, mentre portava il figlio a scuola. Gli agenti hanno anche perquisito la sua casa e hanno sequestrato alcuni oggetti. Sempre il 28 gennaio, Neda Shabani, una donna baha’i residente nella città Karaj, è stata rilasciata su cauzione dopo l’arresto avvenuto il 28 novembre.

L’Iran considera i cittadini baha’i come eretici e le autorità arrestano regolarmente i membri della minoranza bahá’í, stimata attorno alle 300.000 persone.

Il Libano costituisce un governo dominato dai partiti alleati di Hezbollah
Nove mesi dopo la tenuta delle elezioni, il 31 gennaio in Libano si è finalmente formato un governo. Il Primo MInistro sarà Saad Hariri e vi saranno ben 30 ministri. Il nuovo gabinetto sarà dominato dai partiti alleati di Hezbollah, che hanno ricevuto un totale di 18 ministeri. Hezbollah ha ottenuto due ministeri: Mahmoud Qmati è stato nominato Ministro di Stato per gli affari parlamentari e Mohammad Fneish ha ricevuto il portafoglio Gioventù e Sport.

Ma Hezbollah ha ricevuto indirettamente anche il Ministero della Salute con la nomina di Jamil Jabaq, che non è un membro del partito di Hezbollah, ma è strettamente legato agli ambienti interni del partito. È stato infatti personale del Segretario generale diHezbollah, Hassan Nasrallah, per un periodo precedente al 2006.

Israele allerta l’ONU su altri tunnel di Hezbollah in Libano verso Israele
“La scoperta dei tunnel non influenza nemmeno del 10% i nostri piani di conquistare la Galilea. Se decidiamo di farlo – anche se hanno distrutto i tunnel – possiamo ricostruirli.” Così, il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah il 26 gennaio in un’intervista ad al-Mayadeen TV. Nasrallah ha anche specificato che il progetto dei tunnel è iniziato prima della Seconda Guerra del Libano del 2006.

Intanto, il governo israeliano ha già trasmesso alle Nazioni Unite informazioni sull’esistenza di ulteriori “infrastrutture sotterranee” appartenenti a Hezbollah lungo il confine israelo-libanese.

Nuovo attentato nella provincia del Sistan e Balucistan nell’Iran meridionale
Il 29 gennaio sono esplose due bombe davanti a una stazione di polizia a Zahedan, capitale della provincia del Sistan e Balucistan nel sud-est dell’Iran, causando alcuni feriti a tre agenti di polizia. L’attentato è stato rivendicato da Jaish al-Adl, un gruppo militante sunnita.

La provincia ospita principalmente Baluci etnici sunniti, una minoranza in Iran prevalentemente sciita. A ottobre Jaish al-Adl aveva rapito 10 membri delle forze dell’ordine, tra cui alcune Guardie rivoluzionarie nel Sistan e Balucistan. Alcuni sono ancora detenuti. L’organizzazione ha fatto sapere che gli attacchi sono in rappresa per l’oppressione dello stato iraniano contro i sunniti nel Sistan e Balucistan.

Il Regno Unito auspica un Iraq economicamente indipendente dall’Iran
Il Sottosegretario agli Esteri britannico con delega al Medio Oriente, Alistair Burt, ha detto che l’Iraq deve superare la dipendenza economica dall’Iran e diventare più autosufficiente dal punto di vista energetico. “Aspettarsi che l’Iran non abbia alcuna influenza in Iraq è fantasia. L’importante è che abbia l’opportunità di perseguire il proprio futuro in termini di relazioni con l’estero e che crei un’economia forte non dipendente dall’Iran”, ha dichiarato il Sottosegretario.

Per Burt l’Iraq deve migliorare il processo di conversione delle risorse petrolifere per liberare nuove energie nel paese e diventare più autosufficiente. La capacità di esportazione di petrolio dell’Iraq è di circa 5 milioni di barili al giorno.

Attaccata una squadra ONU di sminatori in Yemen
Il 29 gennaio le milizie Houthi filo-iraniane hanno attaccato una squadra di sminatori delle Nazioni Unite che stavano lavorando nella città costiera di Hodeidah. Un portavoce del governo ha detto che il personale ONU e alcuni funzionari governativi si erano coordinati con i miliziani stessi prima di recarsi a lavoro.

Le milizie Houthi si erano impegnate a non impedire alla squadra di compiere la missione di sminamento. Invece, gli sminatori sono stati attaccati e hanno dovuto abbandonare la zona.

FOTO DELLA SETTIMANA
Caracas, 2 febbraio 2019: una folla immensa partecipa al comizio del Presidente dell’Assemblea Nazionale Juan Guaido, riconosciuto dal Parlamento europeo come Presidente legittimo ad interim del Venezuela

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