N12 – 18/2/2019

PRIMO PIANO

Le Monde denuncia il rischio di ingerenze straniere alle prossime europee
Il 16 febbraio Le Monde ha pubblicato un lungo e agghiaciante approfondimento sull’elevatissimo rischio di “ingerenze straniere” nelle elezioni europee del 26 maggio di quest’anno. Occorre che i governi informino i Parlamenti e il pubblico di ciò che sta accadendo e di quali sono le implicazioni. “Parigi teme di dover affrontare un’ondata di false informazioni russe o americane in occasione delle elezioni europee” scrive il quotidiano francese, ricordando che il 5 maggio 2017 decine di migliaia di documenti relativi alla campagna elettorale di Emmanuel Macron erano stati hackerati e diffusi in rete.

Il Direttore della campagna di En Marche si rifiuta di accreditare Russia Today e Sputnik affermando che le “fake news” sono il braccio armato di Rassamblement National e dei suoi alleati. Secondo il Commissario europeo alla Giustizia, Věra Jourová, il rischio di manipolazione non è stato mai tanto elevato e chiede alle grandi imprese informatiche di intensificare i controlli sulle inserzioni in rete.

Sul tema, Giulio Terzi di Sant’Agata, Ambasciatore, già Ministro degli Esteri e Presidente del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella”, ha curato di recente un Rapporto che analizza in dettaglio la minaccia cyber. La libertà che promuoviamo per i cittadini di molti altri paesi come Iran, Cambogia, Venezuela, Cina, Russia ecc. deve essere preservata e nutrita a partire dall’Europa, baluardo dei valori di democrazia e stato di diritto.

Il Partito Radicale manifesta davanti all’Ambasciata dell’Iran
Nel quarantennale della rivoluzione khomeinista, il 14 febbraio il Partito Radicale, con il sostegno di Nessuno Tocchi Caino e del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella”, ha manifestato davanti all’Ambasciata dell’Iran a Roma per chiedere libertà e diritti in Iran. L’elevato numero di impiccagioni, la politica di sostegno al terrorismo, la repressione di tutte le minoranze etniche e religiose nel paese e l’obbligo per le donne di indossare il velo sono state le principali denunce che gli attivisti per i diriti umani rivolgono al regime teocratico iraniano e che sono state ribadite in occasione della manifestazione a Roma.

Respinta una delegazione di eurodeputati all’aeroporto di Caracas
Il 18 febbraio una delegazione formata da cinque deputati europei, appartenenti al gruppo dei Popolari Europei, è stata respinta poco dopo l’arrivo in Venezuela, all’aeroporto della capitale Caracas. Il Ministero degli Esteri ha negato loro il visto di entrata “senza spiegarene le ragioni”, ha detto Juan Salafranca, uno dei componenti della delegazione. Le autorità venezuelane ha fatto sapere di aver “notificato giorni fa al gruppo di eurodeputati, che pretendeva di visitare il paese con fini cospirativi, che non sarebbero stati fatti entriare, con un invito a desistere ed evitare così un’altra provocazione”.

Anche il Presidente Tajani è intervenuto fermamente affermando: “Il regime di Maduro ha impedito agli eurodeputati di svolgere il loro lavoro. Una prova in più che è un dittatore. Spero che il Consiglio della Ue adotti misure di risposta in linea con questo nuovo oltraggio”.

CINA

L’UE faccia attenzione all’espansionismo cinese nei Balcani
“L’UE deve realizzare che i paesi balcanici rischiano di essere sottoposti alla ‘diplomazia della trappola del debito’ di Pechino, che accresce il loro debito con la Cina.” E’ il monito emesso dalla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco del 2019, in Rapporto pubblicato il 18 febbraio. L’espansione economica cinese nei Balcani occidentali pone dei rischi in termini di maggiore dipendenza dai prestiti cinesi, specialmente in un momento in cui le prospettive di adesione all’UE per gli Stati della ex Iugoslavia vanno affievolendosi.

Il Rapporto evidenzia in particolare l’indebitamento di quattro paesi balcanici nei confronti della Cina, con il Montenegro (39% del debito totale) in testa, seguito dalla Macedonia, Bosnia-Eregovina e Serbia. Rispetto all’UE, il Rapporto nota che “mentre Pechino sostiene l’adesione all’UE della regione, le sue attività hanno sollevato il sospetto all’interno dell’Unione europea che la Cina possa sfruttare il suo peso economico per ottenere guadagni politici” e aggiunge che un altro problema è che i progetti cinesi non sono sempre conformi alle regole di trasparenza e sostenibilità dell’UE.

Altri esempi di influenza cinese nella regione comprendono la promozione mediatica “positiva” della Cina in Serbia e l’organizzazione di simposi sul “giornalismo serio”.

Regno Unito e Cina non più “friends” come prima
E’ cambiata non di poco la posizione del governo britannico nei confronti della Cina. Lo si evince da un discorso pronunciato l’11 febbraio dal Ministro della Difesa, Gavin Williamson, in cui considera la Cina e la Russia come una minaccia. Nell’era di Cameron e Osborne, il Regno Unito era determinato a diventare il migliore amico e partner della Cina in Occidente. L’enfasi era sulla creazione di una “era d’oro” nelle relazioni anglo-cinesi.

In particolare, Williamson ha deciso di inviare nel Pacifico la nuova portaerei del Regno Unito, con a bordo jet statunitensi e britannici, e di rafforzare varie alleanze soprattutto quella dei “Five Eyes”, ovvero l’accordo di condivisione dell’intelligence tra Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Il gruppo è impegnato ad affrontare il furto di proprietà intellettuale cinese e a contenere militarmente l’aggressivo espansionismo cinese. Friends won’t be friends.

Miliardario cinese privato del visto definisce l’Australia “un bambino gigante”
Huang Xiangmo, un miliardario cinese e donatore politico ha definito l’Australia un “bambino gigante” dopo la revoca della sua residenza permanente a causa della crescente influenza cinese in Australia. L’immobiliarista ha detto: “Tre generazioni della mia famiglia hanno vissuto in Australia per sette anni e tranne me, tutti i miei familiari sono cittadini australiani (…) l’Australia è la loro casa”. I media australiani hanno riferito il visto gli è stato negato per i suoi legami con il governo cinese. Dal 2012, Xiangmo ha fatto donazioni a entrambi i principali partiti politici australiani.

“E’ un fatto oggettivo e non significa che l’Australia debba sentirsi inferiore: la crescita di un bambino gigante richiede tempo e l’Australia ha ancora molta strada da fare”, ha affermato Xiangmo. Le relazioni tra Pechino e Canberra si sono inasprite nel dicembre 2017 dopo che il governo australiano ha introdotto un pacchetto di leggi per contenere l’ingerenza straniera, soprattutto della Cina, nei settori della politica, dei media e del mondo accademico.

Miliardario egiziano sostiene la guerra commerciale di Trump con la Cina
Il magnate delle telecomunicazioni Naguib Sawiris ha detto che il Presidente Trump ha ragione ad opporsi alla Cina attraverso la guerra commerciale dato che la posta in gioco è la sicurezza globale messa in pericolo dal gigante delle telecomunicazioni cinese Huawei. “Il Presidente Trump ha ragione su questo: abbiamo tenuto troppo a lungo gli occhi chiusi sulla Cina e sulle violenze che perpetrava contro di noi, quindi occorre dire loro che devono cambiare. Sono abituati a fare tutto ciò che vogliono, ma penso che la leadership cinese sia intelligente, quindi cambieranno ciò che possono cambiare” ha detto Sawiris, che poi ha aggiunto: “Dobbiamo capire cosa possiamo ottenere senza distruggere il loro sistema”.

Diversi altri paesi si sono posizionati sulla scia di Washington e stanno andando verso il divieto di utilizzare i prodotti Huawei nello sviluppo della tecnologia 5G. Secondo Sawiris potrebbero crearsi barriere tecnologiche tra alcuni paesi per cui, per esempio, un’azienda cinese non potrà avvalersi di nessuna attrezzatura da Motorola. L’imprenditore egiziano ritiene che l’unico modo per risolvere il problema sia “che tutte le agenzie di sicurezza giurino sulla Bibbia e che non si spiino a vicenda. Ma anche se dovesse verificarsi un evento così improbabile, chi li crederà?”

IRAN E MEDIO ORIENTE

La strategia iraniana per il predominio regionale documentata nel nuovo rapporto UANI
Dopo la riunione di 60 nazioni a Varsavia per discutere delle sfide per la pace e la stabilità in Medio Oriente, United Against Nuclear Iran (UANI) ha pubblicato un nuovo Rapporto che documenta il ruolo sempre più destabilizzante, distruttivo e divisivo dell’Iran nella regione. Il documento intitolato “Guerre per delega: strategia di predominio regionale” illustra graficamente le ambizioni egemoniche di Teheran in Libano, nei territori palestinesi, in Siria, Iraq, Arabia Saudita, Kuwait, Bahrain e Afghanistan. Descrive dettagliatamente il controllo e il finanziamento da parte dell’Iran dei suoi affiliati in tutta la regione, da Hezbollah agli Houthi.

Sin dal suo inizio nel 1979, la Repubblica islamica dell’Iran ha cercato aggressivamente di “esportare” la sua rivoluzione islamica e, con l’involontario aiuto di errori dell’Occidente, di rimodellare il Medio Oriente sotto di sé. La via maestra per affermarsi e potenziarsi è stata quella di legarsi a fedeli partner regionali, cosa che gli Iraniani hanno fatto con successo in Libano con Hezbollah. Tale volontà di predominio ha dunque causato una tremenda instabilità in tutto il Medio Oriente, infiammando le divisioni settarie e innescando guerre devastanti.

UANI colpisce ancora gli interessi economici iraniani
Questa settimana, il Gruppo CRU, specializzato nell’analisi e nella consulenza nel settore dei metalli, minerario e dei fertilizzanti, ha confermato a UANI (United Against Nuclear Iran) che un influente investitore iraniano che avrebbe dovuto parlare davanti a centinaia di investitori nel settore energetico ad una conferenza sull’energia a Berlino non parteciperà. Mahdi Abadi, un ingegnere dell’azienda Kermanshah Petrochemical Industries, era stato invitato alla conferenza, ma dopo l’avviso di UANI che Kermanshah è una controllata della società di sviluppo petrolifera e del gas Parsian sanzionata dagli Stati Uniti, gli organizzatori hanno il contratto di Abadi è stato rescisso.

La cancellazione del contratto di Abadi offre un esempio della complessità del rispetto delle sanzioni e dell’opacità dell’economia iraniana. “Impegnarsi con le imprese iraniane a qualsiasi titolo è pericoloso e potrebbe costituire una violazione delle sanzioni statunitensi. Conformarsi al regime sanzionatorio è complicato e costoso. Per ora la maggior parte degli investitori ha concluso che non vale la pena correre il rischio di essere coinvolti con l’Iran”, ha detto il presidente di UANI David Ibsen.

UANI ribadisce che offrire all’Iran opportunità di accreditarsi a livello mondiale come attore legittimo è pericoloso. L’anno scorso l’Iran è stato accusato di aver ordito numerosi bombardamenti e assassini sul suolo europeo. Il suo sostegno a sponsor del terrore come Hezbollah, Hamas e gli Houthi in Yemen è continuato indisturbato. Le aziende in Iran non dovrebbero essere ricompensate con il lusso di impegnarsi in affari globali fino a quando il governo iraniano non cambierà il suo comportamento.

Trump contro il meccanismo europeo per aggirare le sanzioni sull’Iran
Il 7 febbraio l’Ambasciatore degli Stati Uniti presso l’UE, Gordon Sondland, ha affermato che le aziende che si avvarranno del meccanismo approntato da Germania, Francia e Regno Unito (lo “Special Vehicle Purpose”) per facilitare gli scambi commerciali con l’Iran aggirando le sanzioni introdotte dagli USA subiranno ritorsioni dagli Stati Uniti.

Nella sua dichiarazione, che getta ancora ulteriori dubbi sull’efficacia del già debole piano per superare le sanzioni statunitensi, l’Amb. Sondland ha detto: “Chiunque lo usi per commerciare su altro che non sia il settore umanitario sarà sanzionato dagli Stati Uniti”. L’avvertimento americano significa che il cosiddetto veicolo speciale rimarrà largamente inutilizzato. D’altronde, l’Ambasciatore ha aggiunto che si tratta di una “foglia di fico” che l’Unione europea ha offerto alla Repubblica islamica per salvare l’accordo nucleare iraniano dopo che Trump ha deciso il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare ripristinando le sanzioni.

Mike Pence rimprovera gli alleati degli USA alla conferenza di Varsavia sull’Iran
Il 14 febbraio, in un intervento molto risoluto, il Vice Presidente degli Stati Uniti Mike Pence ha detto che il meccanismo approntato dall’UE per aggirare le sanzioni e facilitare gli scambi con l’Iran è “sconsiderato”. Ha rimproverato gli alleati europei di Washington per la convinzine di poter proteggere le loro imprese dalle sanzioni.

Pence ha affermato che il meccasnimo istituito dall’UE intende “neutralizzare le sanzioni americane contro il regime rivoluzionario assassino dell’Iran. Purtroppo, alcuni dei nostri principali partner europei non sono stati cooperativi” e ha invitato l’Europa ad abbandonare del tutto l’accordo nucleare.

I diplomatici europei alla conferenza hanno respinto le accuse di Pence. “Siamo fortemente in disaccordo”, ha detto a Reuters un diplomatico che ha aggiunto: “È un passo sconsiderato che non farà altro che rafforzare l’Iran, indebolire l’UE e creare ancora più distanze tra Europa e Stati Uniti”.

I rimpianti nel 40° anniversario della rivoluzione khomeinista
In un’intervista a Deutsche Welle, Sadegh Zibakalam, politologo dissidente di Teheran, dice di non si aspetta molto dal 40° anniversario della rivoluzione islamica: “I politici faranno nuovi discorsi, parleranno dell’esportazione della rivoluzione islamica, della distruzione di Israele e della guerra contro gli Stati Uniti, ma ciò che non appare quasi mai nei loro discorsi sono i veri obiettivi della rivoluzione 40 anni fa, ovvero la rivoluzione co cui ci avevano promesso democrazia, stato di diritto, libertà di stampa e di opinione senza essere arrestati e torturati”.

Nel 1979 Sadegh era uno studente di scienze politiche che sosteneva la rivoluzione. Incarcerato per due anni sotto il regime dello Shah Mohammad Reza Pahlavi, nel 2018 è stato condannato nuovamente a 18 mesi di carcere per aver solidarizzato, in un’intervista a DW, con le manifestazioni anti-governative tenutesi nel paese tra dicembre 2017 e gennaio 2018.

Un altro dissidente, Abbas Abdi, che partecipò all’assalto all’Ambasciata americana nel 1979 dice: “Se un sistema politico non trova un modo per riformarsi e accettare le richieste dei suoi cittadini, prima o poi porterà a una grave crisi, a una rivoluzione o a un crollo”. L’attuale situazione in Iran può essere paragonata alla situazione prima della rivoluzione in molti modi. Ma molti di coloro che hanno assistito alla rivoluzione 40 anni fa sono delusi e temono il prezzo da pagare se qualcosa di simile dovesse ripetersi. “Se avessimo saputo che i nostri desideri non sarebbero stati soddisfatti nei successivi 40 anni, non avremmo sostenuto la rivoluzione”, conclude Abbas.

Ancora un attentato nel Sistan e Balucistan
Il gruppo salafita sunnita Jaish al-Adl (Esercito della Giustizia) ha rivendicato un attentato compiuto il 14 febbraio nella provincia del Sistan-Baluchistan, a sud-est dell’Iran e al confine con il Pakistan, contro un autobus di Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran) che stavano rientrando dopo un servizio di pattugliamento.

L’attacco (tra i più sanguinosi) ha causato 27 morti tra i Pasdaran che hanno accusato dell’accaduto “terroristi takfiri e mercenari di intelligence al servizio di potenze globali”. Nella provincia del Sistan-Baluchistan abita una grande comunità musulmana sunnita di etnia Baloch, nel contesto di una nazione a maggioranza largamente sciita. L’area è nota come via di comunicazione per il traffico di droga. I leader della Repubblica islamica hanno accusato gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita di sostenere i gruppi separatisti.

L’attentato ha coinciso con l’apertura a Varsavia di un vertice organizzato da Washington, con l’obiettivo di consolidare il fronte anti-Iran. In risposta all’attacco, il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha affermato che “non è una coincidenza che l’Iran sia stato colpito nello stesso giorno” in cui si tiene la conferenza in Polonia, che ha definito “un circo”.

Vice Ambasciatore di Israele in Italia: “Rimuovere le sanzioni era il regalo più grande per l’Iran”
“In Siria è in corso da anni un tragico conflitto che, prima di essere un terreno di contesa geopolitica, è una enorme tragedia umanitaria. Israele non è parte di questo conflitto ma, nonostante lo stato di guerra ‘ufficiale’ che esiste tra Israele e Siria, l’esercito israeliano – seguendo i suoi valori morali – ha operato per curare migliaia di feriti siriani. Ovviamente, si tratta di operazioni fatte nella massima riservatezza, nel rispetto della sicurezza degli stessi siriani curati negli ospedali israeliani”, così in un’intervista al Vice Ambasciatore israeliano in Italia Ofra Farhi sugli opposti ruoli ed interessi di Israele e Iran nella regione mediorientale, in Europa e in Italia.

CAMBOGIA, MAURITANIA, SPAGNA

La Commissione Esteri della Camera approva una risoluzione sulla Cambogia
Il 12 febbraio la Commissione Esteri della Camera dei Deputati ha adottato una risoluzione sulla Cambogia con cui impegna il governo a invitare tutte le parti in causa a riprendere il cammino democratico come indicato dagli Accordi di Parigi del 1991 siglati sotto l’egida dell’ONU e ad attivarsi nel dibattito sulla sospensione dell’accordo per l’accesso preferenziale della Cambogia al mercato europeo.

Via Facebook, Sam Rainsy nota con soddisfazione che uno Stato europeo come l’Italia abbia mostrato interesse per la Cambogia e per la ripresa democratica, attraverso un sostegno all’opposizione. L’attenzione da parte del Parlamento italiano per la Cambogia si è concretizzata a seguito di una visita in Italia da parte di una delegazione del CNRP guidata da Sam rainsy nell’ottobre 2018, che aveva partecipato ad un’audizione proprio in Commissione Esteri della Camera dei Deputati alla quale avevano partecipato anche il Sen. Roberto Rampi e Matteo Angioli, componente della Presidenza del Partito Radicale.

Incontro in Senato sulla schiavitù nel 21° secolo in Mauritania
La schiavitù non è un ricordo sepolto nel lontano passato. E’ un dramma vivo e reale. Il Califfato islamico è l’esempio più noto degli ultimi anni. Donne irachene, soprattutto appartenenti alla minoranza yezida, una volta imprigionate dai combattenti islamici venivano e vengono vendute al mercato per un prezzo esiguo, l’equivalente di cinque dollari l’una. Nel tentativo di comprendere la problematica oggi, il 13 febbraio si è svolto presso il Senato della Repubblica l’evento “La schiavitù nel XXI secolo”, promosso dalla FIDU (Federazione Italiana Diritti Umani), con il patrocinio del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, che ha presentato un’indagine sul fenomeno della schiavitù moderna, ancora tollerata in molti paesi, con un focus specifico sull’Africa sub-sahariana.

D’impatto e molto toccante è stato il ricordo di Marco Pannella da parte di Biram Dah Abeid, il leader antischiavista mauritano iscritto al Partito Radicale: “Voglio ricordare il primo che in Italia si è interessato al mio caso e alle sorti del mio paese: Marco Pannella. A lui e al Partito Radicale va la mia riconoscenza”. Biram è il anche leader di Initiative de Résurgence du Mouvement Abolitionniste.

Il futuro e la libertà dell’Europa si giocano anche in Catalogna
Le elezioni europee del 26 maggio non sono l’unico appuntamento rilevante per il futuro europeo. C’è un altro evento da non sottovalutare, legato a una vicenda largamente ignorata dai mass- media, ovvero il processo che inizierà il 12 febbraio a Madrid agli esponenti catalani indipendentisti in detenzione preventiva da 15 mesi.

Marco Pannella era convinto che se non riusciremo a costruire la patria europea, l’Europa delle patrie, con i suoi Stati indipendenti nazionali, distruggerà l’Europa e le patrie stesse. Negli ultimi anni della sua vita, in riferimento alla Catalogna e alla Scozia, di cui lodava la scelta nonviolenta, affermava: “Non deve più importare il colore del passaporto, quindi anche la storia antropologica di quell’area, ma deve invece contare il grado di riforma dello Stato nella direzione di maggiori diritti e libertà. La lotta non può essere ritenuta di progresso se è di rottura delle unità nazionali per creare altre mini realtà nazionali e nazionaliste. Occorre invece proporre come motivo unificante quella di riforme radicalmente democratiche degli Stati nei confronti dei quali ci si trova in posizione minoritaria”.

Lo straordinario impegno e sacrificio che passa per i detenuti politici è di un livello tale da poter mobilitare nuove forze ed energie non per riformare il Regno di Spagna ma per riprendere a edificare gli Stati Uniti d’Europa, uscendo così dall’isolamento che produce pasticci e offrendo un’isola e uno slancio di speranza e di azione politica per salvarsi dal mare intergovernativo europeo sempre più in tempesta.

Alla Camera dei Comuni non è reato parlare di indipendenza
Il 13 febbraio, all’indomani dell’inizio del processo nella Corte Suprema spagnola contro dodici leader indipendentisti catalani, l’on. Hywel Williams ha chiesto al Presidente della Camera dei Comuni John Bercow se sia regolare tenere un dibattito democratico in Parlamento su una simile questione, ovvero l’indipendenza del Galles, senza correre il rischio di essere processati. Il Presidente ha risposto che “è del tutto regolare che ci sia un dibattito in quest’Aula sull’indipendenza del Galles”. L’on. Williams ha ricordato la visita alla Camera dei Comuni da parte dell’ex Presidente del Parlamento catalano, Carme Forcadell, accusata da Madrid di aver autorizzato un dibattito sull’indipendenza catalana nel Parlamento di Barcellona eletto democraticamente.

L’affermazione del Presidente Bercow è molto importante non solo rispetto a quanto sta accadendo in Spagna, ma anche alla luce della recente decisione del Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, di annullare una conferenza alla quale dovevano partecipare l’ex Presidente del governo catalano Carles Puigdemont e l’attuale Presidente, Quim Torra, a causa di “minacce alla sicurezza”.

FOTO DELLA SETTIMANA

Roma, 14 febbraio 2019: Manifestanti del Partito Radicale davanti all’Ambasciata dell’Iran per chiedere democrazia e libertà dopo 40 anni dalla rivoluzione khomeinista

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