N15 – 11/3/2019

PRIMO PIANO

Firma la petizione per salvare Radio Radicale
Vi invitiamo a sostenere la campagna a favore di Radio Radicale sottoscrivendo questa petizione indirizzata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per salvare il diritto di “conoscere per deliberare”. In pochi giorni la petizione ha raccolto moltissimi sostegni e sta per superare le 15.000 firme. Inoltre, a questa pagina è possibile effettuare una donazione per organizzare la Marcia di Pasqua per la vita di Radio Radicale, indetta dal Partito Radicale, che avrà luogo a Roma il 21 aprile.

La legge di Bilancio 2019 ha prorogato la convenzione per la trasmissione delle sedute parlamentari da parte di Radio Radicale per un solo semestre, stanziando a tale scopo 5 milioni di euro lordi (circa 4 netti) per l’anno 2019. In assenza di ulteriori provvedimenti alla scadenza semestrale (20 maggio 2019) Radio Radicale non avrà più risorse per proseguire l’attività. La stessa legge ha inoltre previsto l’eliminazione del contributo per l’editoria a partire dal 1 gennaio 2020.

Ma Radio Radicale trasmette molto più delle sedute parlamentari. L’emittente fondata nel 1976 costituisce un servizio pubblico, ampiamente riconosciuto, che Marco Pannella definiva una “università popolare”. Il Senatore Roberto Rampi ha creato l’Intergruppo per la Difesa di Radio Radicale al quale hanno già aderito numerosi Senatori e Deputati, e nei giorni scorsi il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ed altri deputati europei si sono attivati per salvare Radio Radicale. Oltre al Presidente Tajani, si sono espressi i deputati europei Pier Antonio Panzeri, Alessia Mosca, Brando Benifei, Flavio Zanonato, Silvia Costa, Mario Borghezio, Lara Comi, Daniele Viotti.

A questa pagina sono disponibili le dichiarazioni di politici, professori, giornalisti, attivisti, attori a sostegno di Radio Radicale.

La commemorazione del 60° anniversario dell’insurrezione tibetana
Il 10 marzo, il dissidente cinese Jianli Yang, membro del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella” e iscritto al Partito Radicale ha preso la parola a Dharamsala, nella sede del governo tibetano in esilio, durante la commemorazione del 60° anniversario dell’insurrezione nazionale tibetana, avvenuta nel 1959 contro l’invasione della Cina comunista che provocò la fuga e l’esilio di Sua Santità il Dalai Lama.

Nel ringraziare Sua Santità il Dalai Lama e il popolo tibetano intero, Jianli Yang ha evidenziato l’importanza di proseguire l’impegno non per l’indipendenza nazionale del Tibet ma a favore dell’autonomia tibetana al’interno della Cina, così come proposto dal Dalai Lama e da Marco Pannella stesso. Jianli ha infatti detto: “Ci impegniamo a rispettare e difendere il diritto dei Tibetani di determinare il loro destino, sostenendo la ‘via di mezzo’ raccomandata da Sua Santità e approvata dall’Assemblea del popolo tibetano per risolvere la questione tibetana.”

Il nazionalismo di Xi Jinping: interno ed esterno
In un editoriale del 6 marzo, Jianli Yang, dissidente cinese e membro onorario del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella” scrive che da quando Xi Jinping è giunto al potere nel 2012, la società cinese era politicamente, economicamente, sociologicamente e persino sentimentalmente divisa in più Cine. Una è la Cina Inc. costituita dall’élite politica, economica, sociale e culturale unita dalla corruzione che ha mantenuto l’oligarchia a partito unico; l’altra è la Cina di oltre un miliardo di “shitizens” cinesi, praticamente asserviti dalla China Inc. Questi non solo non hanno beneficiato dei frutti della rapido crescita, sono anche stati privati di quasi tutte le risorse politiche e sociali. Ogni anno si tengono più di un milione di proteste di almeno 100 manifestanti. Secondo alcuni osservatori, se la Cina continuerà su questa strada sarà come battere un tamburo con un candelotto di dinamite. La “riforma” del capitalismo clientelare avviata da Deng Xiaoping e proseguita da Jiang Zemin e Hu Jintao ha raggiunto un punto morto.

IRAN E MEDIO ORIENTE

Il Sottosegretario Di Stefano incontra il Vice Ministro degli Esteri iraniano
Il 7 marzo il Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Manlio Di Stefano, ha ricevuto alla Farnesina il Vice Ministro degli Esteri iraniano con delega alla diplomazia economica, Gholam Ansari. Nel comunicato diramato dalla Farnesina si legge che i due ministri hanno “passato in rassegna le prospettive del partenariato economico bilaterale, ribadendo l’interesse a favorirne il consolidamento, nella consapevolezza del quadro sanzionatorio esistente.” Il Sottosegretario Di Stefano ha inoltre ribadito “l’opportunità di evitare ‘overcompliance’ da parte degli operatori privati. Ha convenuto con il Vice Ministro Ansari sulla necessità di stimolare l’interazione fra le PMI italiane ed iraniane con i segmenti imprenditoriali delle rispettive società civili.”

Con questa dichiarazione, l’Italia si allinea ad una posizione in cui viene meno l’impegno teso a neutralizzare il finanziamento e le attività terroristiche di importanti segmenti del governo iraniano e dei suoi gruppi affiliati come Hezbollah in Libano, che proprio di recente è stato messo al bando dal Regno Unito, consenstendo così a Londra di andare incontro agli Stati Uniti nel contrasto alla destabilizzazione di Teheran nel Medio Oriente. Allo stesso tempo, poiché il divieto non riguarda direttamente l’Iran, Londra evita di dare a Teheran ulteriori appigli per abbandonare il JCPOA, nel tentativo di adottare un approccio più deciso per contrastare l’Iran senza compromettere l’obiettivo dell’UE di impedire alla Repubblica islamica di abbandonare l’accordo.

Chierico legato alle esecuzioni di massa nominato capo del sistema giudiziario iraniano
L’Ayatollah Khamenei ha nominato il chierico intransigente Ebrahim Raisi capo della magistratura della Repubblica islamica. Fino a qualche mese fa Raisi era considerato uno dei possibili successori al leader supremo dell’Iran. La sua nomina ha scatenato critiche tra gli attivisti per i diritti umani e negli Stati Uniti a causa del suo coinvolgimento nell’esecuzione di migliaia di prigionieri politici negli anni ’80, in particolare nel 1988 alla fine della guerra Iran-Iraq.

Nel 2016, Raisi è stato incaricato di gestire le fondazioni di beneficenza dell’Imam Reza, che gestisce un vasto conglomerato di imprese, aziende e beni in Iran. Si tratta di fondazioni alimentate dal patrimonio derivante dai beni e dalle attività sequestrate dopo la rivoluzione islamica del 1979. Queste fondazioni non sono tentute a presentare nessuna rendicontazione pubblica e rispondono solo al capo supremo dell’Iran.

Condannata la scrittrice e avvocatessa che difende i diritti delle donne
Il 6 marzo la scrittrice e avvocatessa specializzata in diritti umani Nasrin Sotoudeh è stata condannata per aver difeso alcune manifestanti che si erano tolte il velo in segno di protesta. L’accusa si basa su reati connessi con la sicurezza nazionale. Sotoudeth rischia una potenziale condanna a 34 anni di reclusione e 148 frustate. La scrittrice era stata arrestata il 17 giugno 2018, e in passato ha già scontato tre anni di carcere per il sostegno legale fornito ad alcune donne accusate di aver tenuto una manifestazione non autorizzata contro la legge sull’hijab. Anche suo marito, Reza Khandan, è stato detenuto da settembre a dicembre 2018, e dovrà scontare sei anni di prigione per aver scritto su Facebook del caso della moglie.

“Dopo mesi di detenzione, la condanna di Nasrin Sotoudeh è un colpo crudele”, ha dichiarato Karin Deutsch Karlekar, direttore di Free Expression in Risk Programs presso PEN America, e ha aggiunto: “Il lavoro incessante di Sotoudeh per difendere le donne in Iran, così come i suoi coerenti tentativi di sostenere lo stato di diritto, non dovrebbero essere penalizzati con un così palese errore giudiziario. Ancora una volta chiediamo alle autorità iraniane di fermare gli attacchi a coloro che sostengono e difendono i diritti umani e di liberare immediatamente e incondizionatamente Nasrin Sotoudeh”.

Oltre al premio PEN America Freedom to Write 2011, Sotoudeh ha ricevuto il premio Sakharov 2012 del Parlamento europeo.

Detenuta anglo-iraniana riceve la protezione diplomatica
Nazanin Zaghari-Ratcliffe, la cittadina anglo-iraniana residente nel Regno Unito ma incarcerata in Iran da quasi tre anni con l’accusa di spionaggio, ha ricevuto la protezione diplomatica dal governo britannico. L’8 marzo, un portavoce del Foreign Office ha dichiarato: “Il Ministro degli Esteri ha deciso che il Regno Unito assegnerà la protezione diplomatica alla signora Nazanin Zaghari-Ratcliffe come parte dell’impegno continuo del governo per garantire la sua liberazione”.

L’ottenimento della protezione diplomatica comporta il riconoscimento da parte del governo britannico che il trattamento subito dalla Zaghari-Ratcliffe non soddisfa gli obblighi che il governo iraniano è tenuto a seguire ai sensi del diritto internazionale, ed eleva formalmente il caso ad affare di Stato. La protezione diplomatica viene concessa raramente infatti e consente ad uno Stato di cercare protezione per conto di uno dei suoi cittadini, se ritiene che un altro Stato ne abbia leso i diritti.

Jeremy Hunt, Ministro degli Esteri britannico, ha affermato che la decisione non è stata presa alla leggera: “La mia decisione costituisce un importante passo diplomatico che segnala a Teheran che il suo comportamento è totalmente sbagliato: non è una bacchetta magica che risolve il problema all’improvviso, ma dimostra al mondo intero che Nazanin-Ratcliffe è innocente e che il Regno Unito non resta con le mani in mano quando uno dei suoi cittadini viene trattato ingiustamente”.

I sindacati chiedono un aumento del salario minimo
Il 7 marzo tre organizzazioni di difesa dei diritti dei lavoratori in Iran hanno chiesto un aumento del salario minimo mensile di 70 milioni di rial, equivalenti a circa 540 dollari mensili. L’inflazione nel paese è estremamente elevata e sono soprattutto i beni di prima necessità e i prodotti alimentari a subire aumenti a colpi di quasi due cifre ogni mese. Il portavoce della coalizione dei tre sindacati ha affermato che il fabbisogno minimo di sussistenza per i lavoratori è di circa 400 dollari mensili.

Attualmente il salario minimo è inferiore ai 100 dollari mensili. Nell’ultimo anno la valuta iraniana ha perso gran parte del suo valore rispetto alle principali valute. Il rial è ora quattro volte più economico rispetto al dollaro statunitense rispetto a febbraio 2018. Le sanzioni economiche statunitensi reimposte all’Iran lo scorso anno hanno contribuito all’enorme calo del rial. L’aumento richiesto si basa sul fabbisogno di una famiglia di quattro persone.

Sit-in degli insegnanti in tutto l’Iran
Decine di insegnanti hanno organizzato sit-in nelle scuole in Iran per il terzo giorno consecutivo per protestare contro i bassi salari e l’incarcerazione di attivisti per i diritti degli insegnanti. Gli scioperi sono stati organizzati dal Consiglio di Coordinamento degli Insegnanti in Iran (CCTSI) che il 5 marzo ha indetto una mobilitazione in più di 1.000 scuole primarie e secondarie a Teheran, Isfahan, Hamadan, Karaj, Kermanshah, Shiraz, Yazd.

La partecipazione ai sit-in, in particolare nella capitale, è stata bassa. I media statali hanno ignorato gli scioperi e le autorità non hanno rilasciato alcun commento ufficiale. Non è stato segnalato nessun arresto, ma i precedenti scioperi hanno incontrato una dura risposta da parte delle autorità, con molti insegnanti arrestati o detenuti.

Iran incerto se aderire o meno alla task-force contro il finanziamento del terrorismo
L’inserimento di Hezbollah nella lista nera nel Regno Unito delle organizzazioni terroristiche ha frenato l’adesione dell’Iran alla Financial Action Task Force (FATF), l’organismo preposto al controllo sul riciclaggio di denaro, il finanziamento del terrorismo e la criminalità organizzata transnazionale.

La decisione del governo del Regno Unito di inserire nella lista nera Hezbollah complicherà gli sforzi del governo Rouhani e di tradurre in legge le regole previste dal FATF. I membri del Consiglio competente in materia (Expediency Council), che gode di poteri legislativi e ha il compito di risolvere le situazioni di stallo e le dispute tra Parlamento e Consiglio dei Guardiani, sono nominati dal Leader Supremo Ayatollah Ali Khamenei. I progetti di legge FATF proposti dal governo sono da tempo bloccati nell’Expediency Council, dove i membri più intransigenti sostengono apertamente che l’approvazione di tali disegni renderà difficile il sostegno finanziario non solo a Hezbollah, ma anche ad altri gruppi attivi all’estero come Hamas nella Striscia di Gaza.

“La mossa del governo britannico ha intensificato le polemiche sulla questione tra le fazioni politiche”, ha detto Sajad Abedi, analista del National Defense and Security Think Tank, affiliato all’ufficio del Leader Supremo. “Posso dire che ha perfino ostacolato la finalizzazione delle dimissioni del Ministro Zarif”, ha aggiunto Abedi.

Gli Stati Uniti esortano l’ONU a ripristinare severe restrizioni missilistiche sull’Iran
Il 7 marzo gli Stati Uniti hanno accusato l’Iran di aver infranto una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU con un test balistico e due lanci di satelliti effettuati a partire da dicembre e hanno esortato il Consiglio a “applicare nuovamente restrizioni internazionali più severe” su Teheran. Una risoluzione ONU del 2015 aveva invitato l’Iran ad astenersi per almeno otto anni da attività sui missili balistici progettati per poter essere caricati con armi nucleari. Su questo punto, alcuni Stati membri sostengono però che la formulazione della risoluzione non prevede che ciò sia un obbligo.

In una lettera ai 15 membri del Consiglio di Sicurezza, l’Ambasciatore americano alle Nazioni Unite Jonathan Cohen ha scritto che l’Iran ha testato un missile balistico a medio raggio il 1° dicembre 2018 e ha tentato di installare due satelliti nello spazio il 15 gennaio e il 5 febbraio. “L’Iran ha portato avanti questi tre lanci a dispetto della volontà espressa dal Consiglio di Sicurezza degli Stati Uniti e tali provocazioni continuano a destabilizzare l’intera regione del Medio Oriente”, ha scritto Cohen.

Gli Stati Uniti non hanno proposto nessuna azione concreta al Consiglio per rafforzare le restrizioni sulle attività missilistiche sull’Iran. E’ assai probabile comunque che qualsiasi mossa in questo senso incontri il veto di Russia e Cina.

Khamenei rifiuta la guerra economica
Il 7 marzo il Presidente iraniano Hassan Rouhani ha dichiarato che il Leader supremo dell’Iran, Ali Khamenei, ha rifiutato di guidare la “guerra economica”, accusando gli Stati Uniti di voler usare la pressione economica per rovesciare l’establishment clericale della repubblica islamica ed escludendo la possibilità di colloqui con Washington. “L’Iran è in una guerra economica e psicologica con l’America e i suoi alleati, il loro obiettivo è cambiare il regime, ma ciò non si avvererà”, ha detto Rouhani in un discorso nella provincia settentrionale di Gilan.

Rifugiati siriani si attivano per portare Bashar al-Assad alla Corte Penale Internazionale
Un gruppo di rifugiati siriani ha lanciato un nuovo tentativo di portare alla Corte Penale Internazionale (CPI) il governo siriano di Bashar al-Assad per crimini di guerra. I precedenti tentativi contro il governo siriano sono falliti perché la Siria non ha ratificato lo Statuto di Roma della CPI, che dunque non ha la giurisdizione per indagare sui crimini commessi nel paese.

Stavolta gli avvocati dei rifugiati fuggiti dalla guerra civile in Siria e che hanno trovato rifugio in Giordania ritengono di aver trovato il modo di farsi ascoltare. L’idea è quella di interpellare la Corte affinché accusi la Siria del reato di “deportazione”, sostenendo che gli attacchi contro i civili hanno costretto questi ultimi a lasciare il paese. Su questo punto il tribunale è competente perché la Giordania, paese che ospita i rifugiati, è uno Stato membro della CPI.

Secondo l’avvocato internazionale specializzato in diritti umani Rodney Dixon: “Potremmo essere ad una svolta perché si tratta di un punto di entrata che prima non c’era”. Dixon ha poi precisato: “Questi crimini non devono rimanere impuniti. Le vittime e le loro famiglie hanno il diritto alla verità, alla riparazione e alla giustizia. Iniziative come questa offrono un approccio innovativo per garantire la responsabilità dei governi e, in caso di successo, possono fare da apripista verso la giustizia per tutti quei siriani che sono stati cacciati dalle loro case”.

COREA DEL NORD

Il Presidente di UANI Joe Lieberman sul negoziato con la Corea del Nord
Il 6 marzo, il Senatore Joe Lieberman, presidente di UANI, è intervenuto a Fox sul negoziato tra Stati Uniti e Corea del Nord e su alcuni rapporti secondo cui la Corea del Nord starebbe ricostruendo e potenziando le principali strutture per i test missilistici. Lieberman ha detto: “Stranamente, secondo l’intelligence nordcoreana, la ricostruzione di alcune strutture era già stata avviata prima dell’incontro tra i due presidenti, Donald Trump e Kim Jong-un in Vietnam. Cosa significhi esattamente non lo so, ma so che il Presidente Trump ha fatto bene a lasciare il tavolo negoziale e spero che i nostri agenti parlino con la controparte per capire quale sarà la loro prossima mossa, perché non credo che sia finita qui.”

Quasi quattro milioni di nordcoreani soffrono di denutrizione
L’ONU ha richiesto circa 120 milioni di dollari per fornire aiuti umanitari di cui hanno disperatamente bisogno 3,8 milioni di nordcoreani. In una dichiarazione del 6 marzo, Tapan Mishra, coordinatore delle Nazioni Unite in Corea del Nord ha espresso particolare preoccupazione per la diminuzione nella produzione alimentare di quasi il 10% tra 2017 e 2018. E’ la produzione più bassa in più di un decennio.

Oggi circa 11 milioni di nordcoreani non hanno accesso a quantità sufficienti di cibo nutriente, acqua potabile e servizi di base. Un bambino su cinque è sottosviluppato a causa della denutrizione cronica. Mishra ha affermato che le attività umanitarie nel paese sono “pericolosamente sottofinanziate”. L’anno scorso, solo un quarto dei 111 milioni di dollari richiesti è stato effettivamente erogato dai donatori, il che significa che circa un milione e mezzo di nordcoreani sopravvivono senza il cibo necessario e quasi 800.000 non hanno accesso ai servizi sanitari essenziali.

FOTO DELLA SETTIMANA
Bruxelles, 13 marzo 2019: il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, sostiene la campagna per salvare Radio Radicale

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