N16 – 18/3/2019

PRIMO PIANO

Firma l’appello per la liberazione dell’avvocato e scrittrice Nasrin Sotoudeh
Il Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella” sostiene l’appello lanciato dal Partito Radicale e da Nessuno Tocchi Caino per chiedere la liberazione della scrittrice e avvocato dei diritti umani Nasrin Sotoudeh condannata in Iran a 38 anni di carcere e 148 frustate. L’appello è stato annunciato in una conferenza nella sede del Partito Radicale a Roma il 15 marzo alla quale ha partecipato anche il Presidente del GCRL Giulio Terzi di Sant’Agata.

Riteniamo vergognosa e inaccettabile la condanna di Nasrin Sotoudeh alla pena senza precedenti di 38 anni di carcere e di 148 frustate per fatti essenzialmente legati alle sue attività di avvocato di detenuti politici e difensore dei diritti umani, per le quali nel 2012 il Parlamento europeo l’ha insignita del Premio Sakharov per la libertà di pensiero. Enormi e politicamente motivate ci appaiono le accuse che le sono state mosse di “collusione contro la sicurezza nazionale”, “propaganda contro lo Stato”, “istigazione alla corruzione e alla prostituzione” e di “essere apparsa in pubblico senza hijab”.

Al contrario, sappiamo che l’attivista iraniana ha dedicato la sua vita a battersi contro la pena di morte e a difendere le persone vittime del regime oscurantista e misogino dei mullah e, in particolare, le donne che tra dicembre 2017 e gennaio 2018 avevano manifestato pacificamente contro la legge della Repubblica Islamica che le obbliga a indossare il velo (Hijab). La condanna a una pena assurda di 38 anni e la tortura medievale della fustigazione sono un insulto alla civiltà giuridica, alla dignità della persona e al senso di umanità, che sono principi basilari e valori universalmente riconosciuti.

Ci appelliamo al parlamento e al governo italiani e ai rappresentanti dei parlamenti e dei governi europei perché intervengano con urgenza sulle autorità iraniane per ottenere la liberazione di Nasrin Sotoudeh e porre fine alle pene e ai trattamenti inumani e degradanti che le sono stati inflitti.

La strategia cinese per dominare il progresso tecnologico
Nel dicembre 2018 l’International Institute for Strategic Studies (IISS) ha pubblicato un fondamentale Rapporto sulla strategia del Presidente cinese Xi Jinping per dominare l’avanzamento tecnologico europeo nell’ampio settore del “dual use”, in campo civile e militare. In entrambi i settori civile e militare infatti, l’innovazione tecnologica è diventata un importante obiettivo politico per i governi delle economie più avanzate. Il ruolo e la portata della tecnologia moderna continuano ad espandersi e grazie al suo approccio determinato rispetto alla tecnologia a duplice uso, la Cina è attualmente in testa in alcuni settori industriali.

Nello sforzo di diventare una “superpotenza scientifica e tecnologica” globale e di costruire un esercito forte che non conosca sconfitte, la Cina ha intrapreso un processo di integrazione dei settori civile e militare e sviluppare tecnologie avanzate a duplice uso. Promuovendo l’innovazione a livello domestico e accedendo a tecnologie e know-how stranieri, i cinesi intendono scavalcare gli Stati Uniti e l’Europa per ottenere il dominio in queste tecnologie. Le implicazioni civili e militari in futuro sono immense. Da parte sua, l’UE è sprovvista di strategie sufficientemente forti e coordinate sia per promuovere lo sviluppo delle tecnologie domestiche a duplice uso, sia per proteggere l’innovazione in Europa.

Il Rapporto dell’IISS, curato da Meia Nouwens e Helena Legarda, intitolato: “Dominio emergente della tecnologia: il significato della ricerca cinese nelle tecnologie avanzate a duplice uso per il futuro dell’economia europea e l’innovazione della difesa”, descrive lo stato dell’arte su questo punto. A questa pagina sono disponibili alcuni estratti in italiano.

Superate le 20.000 firme a sostegno di Radio Radicale
Mentre sta per raggiungere e superare la soglia delle 25.000 firme a sostegno della petizione per salvare radio Radicale dalla chiusura imminente a causa del taglio dei fondi voluto dal governo, prosegue anche la raccolta fondi per organizzare la Marcia di Pasqua per salvare il diritto di “conoscere per deliberare”, il motto einaudiano che da sempre ha contraddistinto il lavoro della emittente fondata nel 1976.

Ai primi firmatari della sottoscrizione Rocco Papaleo, Alessandro Haber, Luca Barbarossa, Jimmy Ghione, Alessandro Gassmann si sono aggiunti molti altri esponenti del mondo dello spettacolo, del giornalismo, della politica e del mondo dell’associazionismo.

Seminario: “Il Dragone in Europa: opportunità e rischi per l’Italia”
Mercoledì 20 marzo alle ore 9.30 avrà inizio il seminario di Studi “Il Dragone in Europa: opportunità e rischi per l’Italia” che avrà luogo nella Sala della Lupa della Camera dei Deputati. L’evento è organizzato dalla Fondazioen Fare Futuro e da New Direction ed avrà come obiettivo analizzare e descrivere sia le opportunità sia i rischi connessi agli investimenti predatori che caratterizzano l’espansione cinese attraverso l’imponente programma della “Nuova Via della Seta” fortissimamente voluto dal Presidente Xi Jinping.

Dopo le relazioni introduttive dell’On. Adolfo Urso e Helena Legarda, rispettivamente vice presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica e ricercatrice al Mercator Institute for China Studies, interverranno: Alessia Amighini, co-direttrice del Centro-Asia e ricercatrice all’ISPI; Giorgio Cuscito, studioso di geopolitica cinese e curatore di Bollettino Imperiale, Limes; Andrea Marcelletti, presidente del Centro Studi Internazionali; Giulio Terzi di Sant’Agata, Ambasciatore, già Ministro degli Esteri, preisdente del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”.

Per partecipare occorre accreditarsi inviando un’e-mail a: segreteria@farefuturofondazione.it oppure all’evento Facebook. Per entrare alla Camera vige l’obbligo di indossare giacca e cravatta.

Una delegazione del Partito Radicale incontra Carles Puigdemont
Il 15 marzo una delegazione del Partito Radicale formata dal Sen. Roberto Rampi, Matteo Angioli e Umberto Gambini ha incontrato per oltre un’ora a Waterloo l’ex Presidente della Generalitat della Catalogna Carles Puigdemont per esprimere solidarietà agli esponenti dell’indipendentismo catalani incarcerati da oltre un anno prima a Barcellona e poi a Madrid con accuse di ribellione, sedizione e malversazione. La reazione giudiziaria spagnola ha anche indotto il Presidente Puigdemont ad auto-esiliarsi in Belgio per continuare dal cuore dell’Europa la promozione di una soluzione politica ad un conflitto istituzionale che deve sciogliersi con una soluzione politica.

Concordando sui gravi limiti che appesantiscono gli Stati nazionali e sulla necessità di pensare a nuovi spazi di maggior democrazia e diritto, abbiamo invitato il Presidente Puigdemont ad una riflessione volta a cogliere l’opportunità di far sì che il sacrificio suo e dei colleghi incarcerati diventi un impegno straordinario non solo per 7,5 milioni di cittadini catalani ma per mezzo miliardo di potenziali cittadini degli Stati Uniti d’Europa. Marco Pannella era convinto dell’utilità di portare in Catalogna il dibattito per una Europa federale, una Repubblica europea dei cittadini, certo che gli amici catalani avrebbero ascoltato con sincero interesse.

Benché non crediamo che il punto specifico della creazione di un nuovo Stato nazionale catalano possa costituire la via d’uscita ideale, troviamo inaccettabile e contro lo Stato di Diritto ciò che stanno subendo i prigionieri politici e siamo convinti, come lo è Carles Puigdemont, che la ricerca di una nuova dimensione di maggior libertà e diritto, incarnata dagli Stati Uniti d’Europa, passi significativamente anche attraverso la Catalogna. Per questo siamo fiduciosi che il dialogo con lui ed altri esponenti della politica e del mondo dell’associazionismo della Catalogna possa proseguire. Infine, siamo molto grati a Carles Puigdemont per aver espresso il suo sostegno a Radio Radicale e alla campagna in corso per la salvezza dell’emittente fondata nel 1976.

Il Difensore dei Diritti denuncia il rafforzamento della repressione in Francia
Il 12 marzo il Difensore dei Diritti, Jacques Toubon, si è detto preoccupato dal “rafforzamento della repressione” in Francia. Nel suo Rapporto annuale, questa autorità indipendente indica anche un “cedimento” dei diritti e delle libertà fondamentali, causato dall’introduzione dello stato di emergenza del 2015.

In Francia si è radicata “una politica di rafforzamento della sicurezza e della repressione di fronte alla minaccia terroristica, ai disordini sociali e al timore di una crisi migratoria alimentata da un ripiegamento su di sé”, ha dichiarato l’autorità indipendente, responsabile in particolare della difesa dei cittadini contro l’amministrazione.

Nel Rapporto del 2018, che analizza il periodo della nascita del movimento dei gilets jaunes, l’istituzione presieduta dall’ex Ministro di destra Jacques Toubon mette in discussione, tra l’altro, il numero “senza precedenti” di arresti e di fermi preventivi da parte della polizia durante alcune manifestazioni.

Secondo il documento, le direttive delle autorità per controllare la protesta sociale “sembrano essere in continuità con le misure dello stato di emergenza”, decretato dopo gli attacchi del 13 novembre 2015. Questo regime eccezionale, rimasto in vigore per due anni e parzialmente convertito in legge, ha funzionato come una “pillola avvelenata” che “ha contaminato gradualmente la legge ordinaria, indebolendo lo stato di diritto”. Per il Difensore, “ha contribuito a gettare le basi per un nuovo ordine legale, basato sul sospetto, in cui i diritti e le libertà fondamentali hanno subito una certo cedimento”.

IRAN E MEDIO ORIENTE

L’Olanda richiama il suo Ambasciatore in Iran dopo l’espulsione dei diplomatici
Il 4 marzo, il Ministro degli Esteri olandese Stef Blok ha richiamato in Olanda l’Ambasciatore in Iran per alcune consultazioni dopo l’espulsione di alcuni diplomatici dall’Ambasciata a Teheran. La decisione segue un’accusa formulata due mesi fa dai Paesi Bassi contro l’Iran, accusato di essere dietro alcuni assassinii politici perpetrati sul suolo olandese che hanno innescato nuove sanzioni dell’Unione europea contro Teheran.

“Il governo ha deciso di richiamare l’Ambasciatore olandese a Teheran per consultazioni. Questa decisione fa seguito all’annuncio da parte del Ministero degli Affari Esteri iraniano con cui due diplomatici olandesi presso la nostra Ambasciata a Teheran sono stati dichiarati non graditi e obbligati a lasciare il paese”, ha detto il Ministro Blok.

42 organizzazioni chiedono la conferma del Relatore Speciale delle Nazioni Unite sull’Iran
In una lettera pubblicata il 15 marzo, 42 organizzazioni per i diritti umani hanno sostenuto il rinnovo del mandato per il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran. Nella lettera, indirizzata a tutti i membri del Consiglio ONU sui Diritti Umani, le organizzazioni hanno chiesto di estendere l’incarico di Javaid Rehman.

Rehman è un professore britannico di diritto islamico di origine pachistana ed è stato nominato Relatore speciale ONU nel luglio 2018 dopo l’improvviso decesso del suo predecessore. Nella relazione presentata al Consiglio ONU a Ginevra il 27 febbraio, Rehman ha stigamatizzato le violazioni di diritti fondamentali, in particolare relative al modo in cui viene eseguita la pena di morte.

Rivolgendosi direttamente alle alte autorità iraniane, Rehman ha chiesto loro di fornire all’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e al Relatore speciale un elenco di tutti i minori detenutii nel braccio della morte. Anche i recenti attacchi contro i diritti dei lavoratori sono stati oggetto della sua attenzione.

Iran, 148 frustate e uno schiaffo
In suo articolo per il quotidiano “Il Mattino”, Luca Marfè scrive: “Le 148 frustate, condite da 38 anni di carcere, sono per l’avvocatessa Nasrin Sotoudeh. Lo schiaffo, invece, è per noi. Per l’Occidente tutto. I capi d’imputazione che pendono sulla testa della paladina dei diritti umani sono gravissimi nonché oggetto di pericolose forzature. Tra gli altri, propaganda contro lo Stato e istigazione alla prostituzione per essere apparsa in pubblico senza velo o, peggio ancora, per aver difeso delle assistite colpevoli dello stesso affronto.”

Lake Urmia, il lago che sta scomparendo
Una volta era il più grande lago salato del Medio Oriente. Oggi è condannato a scomparire del tutto dopo che, negli ultimi due decenni, il suo volume ha toccato il 10% rispetto alla capacità registrata nel 1995. La denuncia (non la prima) è del fotografo iraniano Ebrahim Noroozi che ha introdotto così il suo reportage: “Sento che è mio dovere mostrare le cose terribili che accadono per mano degli umani”.

Nelle sue immagini tuttavia, la tragedia non è enfatizzata: anzi, l’attenzione è rivolta verso la bellezza, la luminosità e l’orizzonte illimitato che il lago offre e che Noroozi tenta di cogliere per dar vita ad un’esperienza umana nuova, un’esperienza in cui, nonostante le forze che non possiamo controllare, sia possibile amare e magari salvare ciò che è nostro finché ce l’abbiamo. Benché stia soccombendo alle devastazioni dei cambiamenti climatici e allo sfruttamento delle risorse da parte dell’uomo, le fotografie vogliono sottolineare il valore di ciò che si sta perdendo.

Il Lago Urmia era meta di turisti e navi. Ora è interamente percorribile a piedi e stanno emergendo isole saline. Noroozi lamenta il silenzio che ancora circonda questo disastro ambientale contribuendo così al completo prosciugamento. “Abbiamo sfruttato eccessivamente questa risorsa con le nostre coltivazioni, abbiamo modificato o bloccato i corsi d’acqua che sfociavano nel lago, e abbiamo tutti contribuito a cambiare la temperatura che ora sta asciugando il lago”, dice Noroozi.

Khamenei dice ai suoi esperti di non scannarsi tra loro
Il 14 marzo il Leader supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha detto ai membri dell’Assemblea degli Esperti del Paese che non devono “aggredirsi a vicenda per questo o quell’accordo o convenzione“. Secondo alcuni osservatori, Khamenei si riferiva alle convenzioni internazionali contro il riciclaggio di denaro e anti-corruzione richieste dall’organizzazione internazionale a ciò preposto, la FATF (Financial Action Task Force), un’agenzia multilaterale con sede a Parigi. L’Iran deve adattare le sue leggi per assorbire le direttive del FATF, già accettate dal governo e dal parlamento, ma i conservatori vicini a Khamenei si stanno opponendo.

Il capo della linea dura ha detto: “Quando una determinata convenzione o accordo viene discusso, favorevoli e oppositori dovrebbero esprimere i loro punti di vista, senza accusarsi reciprocamente di cameratismo con il nemico” e infiammare le divisioni. Khamenei, che controlla l’Assemblea, non ha ancora rivelato la sua posizione, ma tutti i suoi alleati si oppongono al disegno di legge in questione.

Nonostante il suo invito a non etichettare le persone come camerati o collaboratori, Khamenei ha detto che coloro che mettono in discussione il ruolo della Repubblica islamica in Medio Oriente “in realtà stanno aiutando il nemico” e venendo alle sanzioni statunitensi, il Leader supremo ha affermato che mentre gli Stati Uniti ipotizzano sanzioni più forti, “se ci mobiliteremo al massimo infliggeremo la sconfitta più pesante sull’America nella storia di quel paese”.

Celebrazioni per il lancio di due missili su Tel Aviv
Il 14 marzo i media e social network pro-Iran e pro-Hezbollah sono stati inondati di frasi e immagini celebrative subito dopo il lancio di due missili da Gaza da Tel Aviv. A pochi istanti dall’attivazione dell’Iron Drome israeliano, la TV satellitare libanese Al-Mayadeen, generalmente vicina sia al regime siriano che a Hezbollah, ha scritto: “L’occupatore ammette che i Palestinesi bombardano Tel Aviv” attingendo al canale israeliano Channel 12.

Sempre grazie ai media israeliani, Tasnim News Agency in Iran ha scritto che l’Iron Dome aveva intercettato i razzi, mentre Shehab News, che sostiene Hamas, ha pubblicato un video del lancio. Anche Al-Manar di Hezbollah ha riferito del lancio di razzi. I due razzi Fajr-5 sono stati sviluppati dall’Iran e forniti alla Jihad islamica a Gaza, ed hanno una portata di almeno 75 km. Erano cinque anni che non venivano lanciati razzi su Tel Aviv da Gaza. Con l’avvicinarsi delle elezioni israeliane, si manifesta il rischio dell’ingerenza iraniana.

Scoperto dal Mossad un impianto nucleare più vecchio di quanto dichiarato dal’Iran
Nuove prove, estratte dal Mossad dagli archivi nucleari segreti dell’Iran, mostrano che l’impianto nucleare sotterraneo di Fordow è più vecchio di quanto dichiarato dalle autorità iraniane. Secondo l’Institute for Science and International Security questa scoperta potrebbe essere particolarmente significativa perché conferma che l’Iran sta ancora mentendo alla comunità internazionale su una struttura nucleare il cui uso difficilmente potrebbe avere finalità che non siano di tipo militare.

La comunità internazionale scoprì l’esistenza di questa struttura, che l’Iran aveva tentato di nascondere, nel 2009. Tale scoperta portò la Russia, la Cina e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad aumentare la pressione per applicare sanzioni contro la Repubblica islamica che indussero Teheran a firmare l’accordo nucleare del 2015. Come parte dell’accordo, l’Iran era obbligato a rivelare tutti gli aspetti del suo programma nucleare che non aveva divulgato in precedenza o per i quali aveva fornito informazioni false. In questo quadro, le autorità iraniane hanno indicato che la struttura risaliva al 2007. Tuttavia, il gruppo di esperti che ha ottenuto la documentazione ha dimostrano che essa potrebbe risalire al 2002, con prove schiaccianti che risaliva almeno al 2004.

Pompeo e Guterres a colloquio su Iran, Yemen, Venezuela e riforma dell’ONU
Il 15 marzo il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha incontrato a Washington il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres per discutere le “attività distruttive e dirompenti” del regime iraniano in Medio Oriente. Pompeo e Guterres hanno affrontato anche la denuclearizzazione della penisola coreana, gli eventi in corso in Venezuela e la crisi umanitaria in Yemen.

Il portavoce del Segretario generale ha affermato che le discussioni si sono incentrate sulla “necessità di una forte cooperazione tra gli Stati Uniti e le Nazioni Unite” in particolare sullo stato degli attuali tentativi di riforma delle Nazioni Unite per i quali è stata caldeggiata la partecipazione convinta degli Stati Uniti.

In Iran scendono le entrate da esportazioni petrolifere
L’Iran ha perso 10 miliardi di dollari di entrate da quando le sanzioni americane a novembre hanno rimosso circa 1,5 milioni di barili al giorno (bpd) di greggio iraniano dai mercati globali, ha detto Brian Hook un funzionario del Dipartimento di Stato americano. Hook, rappresentante speciale del Dipartimento di Stato sull’Iran, ha dichiarato in un commento alla conferenza CERAWeek che a causa di un’eccedenza petrolifera mondiale – in parte dovuta alla produzione statunitense – gli Stati Uniti stanno accelerando il piano di portare a zero le esportazioni di greggio iraniano.

India e Corea del Sud diminuiscono le importazioni di petrolio iraniano
Secondo fonti industriali, i raffinatori indiani acquisteranno 8 milioni di barili di petrolio iraniano in meno ad aprile, segnando un calo di circa il 12% rispetto al mese precedente. L’India è in trattativa con gli Stati Uniti per rinnovare la rinuncia alle sanzioni statunitensi contro Teheran. Gli Stati Uniti hanno introdotto sanzioni volte a paralizzare l’economia dipendente dalle entrate petrolifere dell’Iran a novembre, ma hanno concesso una deroga di sei mesi a otto nazioni, tra cui l’India, che le ha permesso di continuare ad importare il petrolio iraniano. Anche le importazioni in Corea del Sud sono diminuite, con un calo del 12,5% registrato a febbraio. Il paese asiatico ha importato per quel mese 983.497 tonnellate di greggio dall’Iran, o 256.412 barili al giorno. Nel febbraio dell’anno precedente le importazioni avevano raggiunto 1,12 milioni di tonnellate.

La lista nera segreta per artisti scomodi
Il 13 marzo l’ex direttore di una radio e tv statale iraniana ha rivelato che migliaia di attori, registi e altri artisti iraniani sono su una lista nera segreta che vieta loro di esibirsi o presentare il proprio lavoro pubblicamente. Parlando al quotidiano riformista Sharq, Mohammad Sarafraz, che in passato ha diretto la Islamic Republic of Iran Broadcasting (IRIB), l’ente statale che monopolizza tutte le trasmissioni radiofoniche e televisive nel paese, ha anche detto che per alcuni degli artisti presenti nell’elenco è perfino proibito entrare negli edifici dell’IRIB.

L’ex direttore ha dichiarato: “Una delle ragioni per cui mi sono dimesso dalla mia posizione è stata l’interferenza e l’intromissione delle organizzazioni di intelligence nella gestione interna dell’IRIB, organizzazioni che hanno insistito sul fatto che migliaia di persone impegnate nel mondo dell’arte, del teatro e del cinema e della TV dovevano essere semplicemente messe al bando.” Sarfaraz, che tra l’altro è noto per essere un attivista ultraconservatore, ha chiarito che non è contrario al divieto in linea di principio, ma solo al modo in cui è attuato.

Liberato da Hamas il capo di un’organizzazione terrorista
L’11 marzo Hamas ha rilasciato Hisham Salem, 47 anni, capo del gruppo Harakat al-Sabireen Nasiran li-Filasteen (Movimento dei Pazienti per la Vittoria Palestinese), un’organizzazione terroristica attiva nella Striscia di Gaza e affiliata all’Iran, insieme ad altri militanti che erano stati arrestati la scorsa settimana. Lo hanno riferito i media palestinesi, che hanno anche aggiunto che Salem ha lasciato le armi da fuoco e i razzi in suo possesso ad Hamas.

Hezbollah chiede donazioni e dichiara “guerra” alle sanzioni
L’11 marzo il leader di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, ha esortato i sostenitori di Hezbollah a rimanere risoluti e a metter mano al portafoglio per fronte alle pressioni occidentali che voglio isolare finanziariamente l’organizzazione. “La resistenza ha bisogno della sua base popolare e le sanzioni e le liste del terrore sono una forma di guerra che dovremo trattare proprio come un atto di guerra”, ha dichiarato.

Hezbollah ha condannato il governo del Regno Unito per averlo elencato come organizzazione terroristica, affermando che è una mossa che rivela la “servile obbedienza” britannica per gli Stati Uniti. “Non riusciranno a impoverirci, affamarci o isolarci. Coloro che ci sostengono continueranno a farlo, siano essi paesi compatrioti o meno. E’ il popolo della resistenza”, ha detto Nasrallah.

Il gruppo controlla tre dei 30 ministeri del governo libanese guidati dal Primo Ministro Saad Al-Hariri, appoggiato dall’Occidente.

Coppia iraniana arrestata dopo la proposta di matrimonio in pubblico
Dopo che il video di una proposta di matrimonio in pubblico è andata virale online, la polizia ha arrestato la giovane coppia per aver offeso i costumi islamici sulla pubblica decenza. I due giovani sono stati rilasciati poco dopo su cauzione. Nel video compare il ragazzo in piedi all’interno di un anello a forma di cuore fatto da petali di fiori, circondato da palloncini colorati in un centro commerciale nella città di Arak.

Dopo il fatidico “sì”, lei indossa l’anello e saluta la folla che nel frattempo si era formata attorno ai due. Poco dopo è intervenuta la polizia. Mostafa Norouzi, vice capo della polizia di Arak, ha detto al quotidiano Shahrvand che è inaccettabile che i giovani “facciano gesti o atti come in altri posti del mondo ignorando costumi, cultura e religione. Il reato della coppia è molto chiaro e non c’è bisogno di spiegazioni”.

L’agenzia di stampa semi-ufficiale Fars ha definito la proposta “vergognosa” perché potrebbe promuovere “immoralità”. L’agenzia ha anche richiesto una punizione “dura” per impedire che tali gesti e visualizzazioni vengano ripetute.

FOTO DELLA SETTIMANA
Roma, 15 marzo 2019: Giulio Terzi, Presidente del Global Committee for the Rule of Law, nella conferenza per lanciare l’appello per la liberazione della scrittrice iraniana Nasrin Sotoudeh

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