N35 -22/7/2019

PRIMO PIANO

A Hong Kong i pro-cinesi assalgono i manifestanti democratici
Le folte manifestazioni a Hong Kong contro l’avversatissimo disegno di legge sull’estradizione verso la Cina continuano e domenica 20 luglio le tensioni hanno raggiunto un nuovo livello di gravità quando alcuni cittadini vestiti di bianco hanno aggredito con bastoni altri cittadini che si trovavano in una fermata della metro di Yuen Long. Tra gli assaliti c’erano anche semplici pendolari che stavano facendo ritorno a casa.

Secondo il South China Morning Post il gruppo di violenti era formato da sostenitori mobilitati dai legislatori filo-cinesi che siedono nel Consiglio Legislativo di Hong Kong. L’assalto ha lasciato 36 feriti, tra i quali il parlamentare dell’opposizione Lam Cheuk-ting, che sanguinava dal volto, e una giornalista ferita al braccio. Dalle 23 i treni hanno cominciato a non fermarsi nella stazione proprio per evitare che gli uomini in maglietta bianca attaccassero altri manifestanti di ritorno da una marcia anti-governativa che si opponeva al conto di estradizione ora sospeso.

Il governo ha condannato gli attacchi in una dichiarazione rilasciata dopo la mezzanotte in cui si legge: “Alcune persone si sono radunate presso la stazione metro di Yuen Long e hanno aggredito i pendolari causando scontri e feriti. Ciò è assolutamente inaccettabile per una società come Hong Kong che osserva lo stato di diritto. Il governo condanna fermamente qualsiasi violenza e prenderà seriamente in considerazione azioni di contrasto.”

Intanto, il 18 luglio il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che invita le autorità di Hong Kong a ritirare la controversa legge sull’estradizione verso la Cina e a fare luce sulle violenze verificatesi nel corso delle manifestazioni.

BREXIT

A Westminster va in scena l’ultimo tentativo di bloccare la Brexit
Il 20 luglio, Keir Starmer, Ministro ombra per la Brexit, ha invitato i parlamentari conservatori in dissenso con Boris Johnson ad impegnarsi in un fronte trasversale per bloccare una Brexit senza nessun accordo con l’UE. Appellandosi al senso di responsabilità e scagliandosi contro il probabile prossimo Primo ministro del Regno Unito, Boris Johnson, che ha ribadito di voler la Brexit il 31 ottobre, Starmer scrive: “Ci saranno caos e incertezza giuridica. Non sarà Johnson a pagarne il prezzo; lo pagheranno i lavoratori, le loro famiglie e le comunità. La produzione e l’agricoltura saranno duramente colpite, alcuni medicinali non saranno disponibili e i cittadini dell’UE che vivono nel Regno Unito saranno lasciati nel limbo.”

Rispetto al confine tra Irlanda e Irlanda del Nord scrive: “I rischi di un ritorno a un confine fisico sono reali e potrebbero dilapidare 30 anni di progressi compiuti con l’accordo del Venerdì Santo (…) Dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione: riformare la legge, forzare i dibattiti di emergenza e innescare voti di sfiducia. La maggioranza in parlamento deve agire – e ciò comporterà un lavoro coordinato tra tutti i partiti politici.”

E in chiusura scrive: “Martedì mattina (23 luglio), alcuni ministri siederanno al Consiglio dei MInistri per l’ultima volta. Conoscono benissimo i pericoli del non accordo. Dopo che si saranno dimessi spero che vorranno lavorare con tutti quegli ex ministri che, come me, vogliono che il parlamento impedisca un’uscita disastrosa e caotica dall’UE.”

Dopo Brexit il Regno Unito dipenderà da una Interpol “compromessa”
Il 22 luglio Bill Browder, il finanziere britannico preso di mira da Interpol per il suo attivismo per i diritti umani in Russia, ha affermato che con la Brexit il Regno Unito finirà per dipendere dall’agenzia di polizia “totalmente compromessa”.

Sono otto i tentativi compiuti finora dalla Russia di arrestare Browder attraverso Interpol e questo nonostante il divieto degli Stati membri di usare i propri poteri per perseguire i nemici politici. Interpol è oggetto di procedimenti legali da parte della moglie di Meng Hongwei, il suo ex capo, che ha accusato l’agenzia di complicità nella scomparsa e nell’arresto da parte delle autorità cinesi.

La Gran Bretagna riconosce il mandato d’arresto europeo, ma con la Brexit non sarà più così. Ciò significa che una volta fuori dall’UE, la Gran Bretagna diverrà dipendente da un sistema internazionale che ha dimostrato più volte di esser finito in preda alla politicizzazione.

BOSNIA ERZEGOVINA

La Corte Suprema ridimensiona il ruolo dell’Olanda nel massacro di Srebrenica
Il 19 luglio la Corte Suprema olandese ha emanato la sentenza definitiva sulle responsabilità dei Paesi Bassi nel massacro di Srebrenica, avvenuto l’11 luglio 1995 in Bosnia Erzegovina. Nella decisione, i giudici hanno rivisto al ribasso sentenza Corte Appello del 2017. Per la Corte, i soldati olandesi sbagliarono ad inviare 350 uomini fuori dal complesso militare vicino a Srebrenica nel 1995, ma i Paesi Bassi sono responsabili solo al 10% delle loro morti per mano serbo-bosniaca.

“La probabilità è del 10%”, si legge nella sentenza, “e quindi la responsabilità dello stato olandese per i danni ai parenti è del 10%”. Nel 2017 la Corte d’appello aveva dichiarato che lo stato olandese era responsabile del 30%. I giudici erano chiamati a decidere se i Paesi Bassi fossero parzialmente responsabili la morte circa 300 persone, uccise dalle forze serbo-bosniache dopo essere stati ceduti dai Caschi Blu olandesi delle Nazioni Unite. Il genocidio di Srebrenica ha portato complessivamente alla morte di oltre 8 mila uomini e ragazzi musulmani bosniaci, uccisi per mano dell’esercito serbo-bosniaco, guidato da Ratko Mladic.

Per il Presidente del Global Committee, Giulio Terzi di Sant’Agata, è “una sentenza inspiegabile secondo ogni logica umana.”

IRAN E MEDIO ORIENTE

Firma l’appello per l’antropologa Fariba Adelkhah arrestata in Iran
Il Partito Radicale e l’Istituto Luca Coscioni hanno lanciato questo appello per chiedere la liberazione di Fariba Adelkhah, antropologa franco-iraniana e ricercatrice presso il Centro studi internazionali Sciences Po di Parigi, dopo che le autorità iraniane hanno confermato il suo l’arresto. La notizia dell’arresto di Fariba Adelkhah è stata confermata anche dal Ministero degli Affari Esteri francese, che non ha specificato né il giorno, né il motivo del suo arresto. Da parte iraniana non è giunta alcuna risposta che possa ritenersi soddisfacente; pochi giorni fa un portavoce del governo iraniano ha sostenuto di non avere “nessuna informazione” e ha aggiunto di aver “sentito la notizia” ma di non essere in grado di dire chi l’avesse arrestata né “su quali basi” .

Fariba Adelkhah sarebbe stata arrestata lo scorso 7 giugno dalle Guardie rivoluzionarie iraniane, la principale forza armata del paese che fanno direttamente capo alla Guida Suprema Ali Khamenei: la carica politica e religiosa più importante e potente dell’Iran.

I primi firmatari dell’appello sono: Maurizio Turco e Irene Testa, Segretario e Tesoriere del Partito Radicale; Maria Antonietta Farina Coscioni, Presidente dell’Istituto Luca Coscioni; Manoocher Deghati, fotoreporter franco-iraniano; Ramin Bahrami, pianista iraniano; Alessio Falconio, Direttore di Radio Radicale; Pierluigi Battista, giornalista del Corriere della sera; Francesco De Leo, giornalista di Radio Radicale.

L’Iran condanna a morte “spie” della CIA
Il 22 luglio il Ministero dell’Intelligence iraniano diffusa dalla TV di Stato ha reso noto di aver scoperto un’operazione di spionaggio della CIA in cui le presunte spie erano “impiegate in centri sensibili e vitali del settore privato, nelle aree nucleari, militari e cibernetiche”. Dei sospetti coinvolti, 17 sono stati condannati a morte.

L’arresto dei sospetti risale ad alcuni mesi fa e, fatto insolito, non sono stati comunicati i nomi dei detenuti. Ai giornalisti presenti ad una conferenza stampa è stato detto tuttavia che uno dei sospetti è il direttore del dipartimento di controspionaggio del Ministero dell’Intelligence iraniano. Secondo il portavoce del Ministero, né lui né altri agenti passati al servizio del nemico sono riusciti a raccogliere e trasmettere informazioni sensibili agli Stati Uniti.

L’Iran cattura una petroliera britannica
Le tensioni tra Regno Unito e Iran sono esplose all’inizio di questo mese quando il 4 luglio i Royal Marines hanno sequestrato vicino Gibilterra una petroliera iraniana, denominata “Grace 1”, che stava trasportando petrolio verso la Siria ed era sospettata di aver violato le sanzioni dell’UE. In risposta al sequestro, l’Iran ha subito minacciato di sequestrare una petroliera britannica. Il 9 luglio, il Regno Unito ha elevato il grado di minaccia nella navigazione nelle acque iraniane nel Golfo a “critico”, il livello più alto. Il 19 luglio il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha annunciato la cattura della petroliera britannica “Steno Impero” nello Stretto di Hormuz “per non aver rispettato il diritto internazionale.”

Jeremy Hunt, Ministro degli Esteri britannico, ha dichiarato: “Questi sequestri sono inaccettabili, è essenziale che la libertà di navigazione sia mantenuta e che tutte le navi possano muoversi in sicurezza e liberamente nella regione.” Per Richard Weitz, analista di sicurezza nella società di consulenza Wikistrat, ha detto che era tutto previsto: “Questa è solo l’ultima di una serie di mosse sub-convenzionali provocatorie.”

Zarif invoca “prudenza e lungimiranza” dopo la cattura della petroliera britannica
Il 21 luglio il Ministro degli Esteri iraniano Zarif ha detto che solo con “prudenza e lungimiranza” sarà possibile superare le tensioni tra il suo paese e la Gran Bretagna dopo il sequestro di una petroliera battente bandiera britannica da parte di Teheran.

Il 19 luglio Londra ha definito la cattura da parte dell’Iran di Stena Impero nello Stretto di Hormuz un “atto ostile”. Alcune settimane fa Teheran aveva promesso di vendicarsi per il sequestro della petroliera Grace 1 da parte delle forze britanniche che però avevano agito in base alle sanzioni dell’Unione europea sulla Siria.

L’Iran potrebbe chiudere lo Stretto di Hormuz ma non lo farà
L’Iran è in grado di chiudere lo stretto di Hormuz, snodo cruciale per i flussi petroliferi, ma non vuole farlo, ha detto il 17 luglio il Ministro degli Esteri dell’Iran. “Abbiamo certamente la capacità di farlo, ma non vogliamo farlo perché lo Stretto di Hormuz e il Golfo Persico sono la nostra ancora di salvezza”, ha detto Mohammad Javad Zarif in un’intervista con Bloomberg a New York, aggiungendo che “deve essere protetto. Abbiamo un ruolo importante nel garantirlo e deve essere sicuro per tutti.”

Circa un terzo del greggio e dei carburanti trasportati in mare passano attraverso lo Stretto di Hormuz. A maggio e giugno, sei petroliere sono state attaccate nella regione. L’Iran è stato accusato degli attacchi e ha negato la responsabilità. “È pericoloso perché è molto trafficato. Percepiamo il pericolo ed è per questo che vogliamo evitare una pericolosa escalation, ma non possiamo rinunciare a difendere il nostro Paese”, ha detto Zarif.

Nave da guerra americana distrugge un drone iraniano nello Stretto di Hormuz
Il 18 luglio il il Presidente Trump ha annunciato che una nave da guerra statunitense, a seguito di alcune minacce, ha distrutto un drone iraniano nello Stretto di Hormuz. L’Iran aveva abbattuto un drone americano nella stessa area pochi giorni prima e Trump si era quasi giunto ad ordinare un attacco militare in rappresaglia. Trump ha accusato l’Iran di un’azione “provocatoria e ostile” e ha detto che gli Stati Uniti hanno risposto per legittima difesa.

L’Argentina designa Hezbollah come organizzazione terroristica
Nel 25° anniversario dell’attacco di Hezbollah ad un centro ebraico di Buenos Aires che causò la morte di 85 persone, l’Argentina ha designato il gruppo libanese come organizzazione del terrore e ordinato il congelamento di tutti i beni nel paese ad esso riconducibili.

Hezbollah è già nell’elenco delle organizzazioni terroristiche di Stati Uniti, Regno Unito, Israele e di diversi stati del Golfo Persico, ma l’Argentina è il primo paese dell’America Latina a farlo. La decisione coincide con una visita del Segretario di Stato americano Mike Pompeo in Argentina, alla quale si è aggiunta una dichiarazione dall’Unità per le Informazioni Finanziarie argentina in cui si afferma che Hezbollah “continua a rappresentare una minaccia attuale per la sicurezza e l’integrità dell’ordine economico e finanziario del Repubblica Argentina.”

A seguito della decisione di Buenos Aires, anche i parenti israeliani delle vittime dell’attentato perpetrato nel 2012 da Hezbollah su un autobus a Burgas, in Bulgaria, hanno chiesto al governo di Sofia di designare il gruppo come un’organizzazione terroristica.

Netanyahu: Israele colpirà Hezbollah anche in aree popolate
Il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, parlando il 19 luglio ad un memoriale per i soldati israeliani caduti dalla Seconda Guerra del Libano, ha avvertito Hezbollah e il Libano che non ci sarà nessuna “immunità” per chiunque lanci missili contro Israele “anche se si nasconde in aree densamente popolate”. Dal momento che il governo libanese, “non si oppone al trinceramento militare di Hezbollah nel suo territorio, si assumerà la responsabilità di ogni attacco”, ha detto Netanyahu.

Israele ritiene che decine di migliaia di missili appartenenti a Hezbollah siano nascosti all’interno, vicino o sotto le case nel sud del Libano. “Faremo tutto il possibile per evitare danni a persone innocenti, ma non garantiremo l’immunità né a chi lancia razzi né a chi li distribuisce, in Libano, a Gaza o altrove”, ha affermato Netanyahu.

L’Iran invita il Libano ad evitare ogni crisi regionale
Il 17 luglio, dopo aver incontrato il Presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, il collaboratore del Presidente del parlamento iraniano, Hossein Amir-Abdollahian, ha dichiarato che il Libano “deve evitare tutte le crisi regionali”. Tuttavia, pur sottolineando contemporaneamente la necessità della neutralità libanese, il funzionario iraniano ha assicurato il sostegno di Teheran per “la resistenza” criticando i tentativi israeliani e americani di “manipolare la sicurezza regionale”.

Contrariamente a quanto affermato, è stato in gran parte proprio l’alleato locale di Teheran, Hezbollah, ad aver coinvolto il Libano in conflitti esterni, a partire dalla guerra civile in Siria. La retorica e le azioni del gruppo terroristico libanese hanno anche messo a dura prova i legami del Libano con gli alleati nel Golfo Persico e minacciano di far esplodere una nuova guerra con Israele.

Maduro e Zarif si incontrano a Caracas
Il Ministro degli esteri iraniano Javad Zarif, nella capitale venezuelana per partecipare ad una riunione del Movimento Non Allineato, ha incontrato il 20 luglio il Presidente Maduro per scambiate opinioni sui legami bilaterali e su altre questioni di reciproco interesse.

La riunione ministeriale del Coordinating Bureau dei paesi non allineati tenutasi a Caracas il 20 e 21 luglio aveva come tema: “Promozione e consolidamento della pace attraverso il rispetto del diritto internazionale”. Zarif incontrerà altri funzionari venezuelani prima di proseguire la visita in Nicaragua e in Bolivia. “Avrò colloqui con i membri del governo venezuelano sulla cooperazione economica e sul tipo di aiuto che l’Iran può dare per il ripristino della pace”, ha detto Zarif prima di lasciare New York per Caracas venerdì 19 luglio.

La coalizione araba prepara la prossima fase in Yemen
La coalizione di paesi arabi in guerra contro i ribelli Houthi sostenuti dall’Iran in Yemen si sta preparando ad una nuova fase della guerra. Lo ha detto il 20 luglio il Ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash.cL’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti guidano l’alleanza di nazioni arabe intervenute in Yemen nel 2015 per cercare di ripristinare il governo riconosciuto a livello internazionale, cacciato da Sanaa dai ribelli alla fine del 2014.

La coalizione “ha respinto i tentativi di cambiare gli equilibri di potere e ha restaurato il governo e ciò che resta ora sta ripristinando la stabilità politica sostenibile”, ha aggiunto Gargash, ricordando che sia Abu Dhabi che Riyadh sono “i maggiori donatori umanitari nello Yemen e manterranno gli impegni presi”, ha affermato il dott. Gargash.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno stanziato 5,59 miliardi di dollari in aiuti allo Yemen tra aprile 2015 e giugno 2019, assistendo 17,2 milioni di yemeniti in ogni governatorato del paese, comprese quelle in mano ai ribelli. Secondo le Nazioni Unite, quello in Yemen è il peggior disastro umanitario, con milioni di persone sull’orlo della carestia e con la comparsa di malattie come il colera. “Sia l’Arabia Saudita che gli Emirati Arabi Uniti stanno attualmente collaborando con l’ONU sulle modalità dell’impegno del 2019 per garantire i massimi benefici per il popolo yemenita”, ha affermato il Gargash.

CAMBOGIA

Sostegno all’appello dell’Internazionale Liberale per il ritorno di Sam Rainsy in Cambogia
Il Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella” e il Partito Radicale sostengono questo appello lanciato dalla Internazionale Liberale in favore dell’opposizione della Cambogia e dei suoi leader Sam Rainsy e Kem Sokha nella lotta per una Cambogia democratica. Come membro onorario del Comitato Globale, Sam Rainsy può contare sul nostro sostegno nel giorno in cui tenterà di rientrare nel suo paese.

Il governo autoritario della Cambogia, guidato da 34 anni dal Primo ministro Hun Sen, ha reagito furiosamente alle dichiarazioni di parlamentari liberali e di difensori dei diritti umani di tutto il mondo che si sono impegnati ad affiancare il leader dell’opposizione Sam Rainsy quando farà ritorno nel suo paese. Il governo cambogiano ha inserito nella sua lista nera i legislatori europei che hanno dichiarato pubblicamente di essere pronti ad accompagnare in Cambogia Sam Rainsy ed altri membri in esilio dell’opposizione.

Il Congresso degli Stati Uniti passa una legge che sanziona i leader cambogiani
Ii 15 luglio la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato all’unanimità il “Cambodia Democracy Act”, una legge che mira a negare i visti e congelare eventuali beni negli Stati Uniti dei singoli membri e dei funzionari del governo Hun Sen, dei generali e degli ufficiali delle forze di sicurezza ritenuti responsabili di violazioni di diritti umani o di aver indebolito la democrazia. “L’approvazione alla Camera dei Rappresentanti del Cambodia Democracy Act è un passo importante affinché il Primo ministro Hun Sen e i suoi accoliti rispondano degli abusi commessi ai danni del popolo cambogiano”, ha dichiarato Steve Chabot, repubblicano dell’Ohio.

Il disegno di legge era stato depositato in Congresso a gennaio dal repubblicano Ted Yoho della Florida dopo che le autorità cambogiane hanno messo a tacere i critici facendo pressione sui gruppi della società civile, sui media indipendenti e sui politici dell’opposizione in vista delle elezioni generali del luglio 2018.

Un portavoce del governo cambogiano ha detto che è un’azione destinata a fallire e che “questa legislazione mira solo a distruggere la democrazia che la Cambogia continua a rafforzare, a partire dai diritti elettorali della popolazione”. Il disegno di legge passa ora alla Commissione affari esteri del Senato. Entro l’anno, il Senato dovrebbe adottarlo e inviarlo al Presidente Trump per la firma.

FOTO DELLA SETTIMANA
Hong Kong, 21 luglio 2019: uomini pro-Pechino vestiti di bianco attaccano manifestanti e pendolari in una fermata della metro

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