N36 – 29/7/2019

PRIMO PIANO

Delegazione di Lord in visita a Radio Radicale
Il 26 luglio tre membri della Camera dei Lord, il laburista George Foulkes, l’indipendente Bob Kerslake e il lib-dem Jeremy Purvis, hanno effettuato una missione in Italia su invito del Sen. Roberto Rampi nell’ambito di un lavoro di ricerca per una riforma della Camera dei Lord che tenga maggiormente in considerazione la rappresentanze delle regioni del Regno Unito.

Essendo Lord Foulkes anche Relatore generale per la Libertà dei Media all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, i tre lord hanno potuto visitare anche Radio Radicale dove si è tenuta una discussione con Maurizio Turco, Irene Testa, Marco Beltrandi e Alessio Falconio sulla condizione dell’informazione in Italia e sui rischi che si produrrebbero per l’intero Paese e per l’Europa con la chiusura di Radio Radicale.

Perché dobbiamo essere a Hormuz? Analisi (e monito) di Giulio Terzi
In un’intervista a Formiche.net sulle tensioni tra Stati Uniti ed Iran e il ruolo di Europa e Italia, l’Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, già ministro degli Esteri e Presidente del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”, afferma che è inevitabile che l’Italia dia finalmente ascolto alle insistenti richieste provenienti da Washington e da altri Paesi amici in Europa.

E’ indispensabile e urgente un cambio di rotta della politica estera italiana, richiesta a gran voce da nostri Paesi alleati in Europa e nella Nato, da parlamentari italiani ed europei, e da think tank autorevoli, ma rimasto purtroppo inascoltato. L’appello, in questo senso, è assai opportuno e dovrebbe essere seguito da altri organi d’informazione che abbiano a cuore gli interessi di sicurezza, il ruolo e la credibilità internazionale del nostro Paese. Nell’immediato, il cambio di rotta – per correggere una traiettoria sbagliata e pericolosa che prosegue da almeno quattro anni – riguarda i rapporti con l’Iran e con la Cina.

L’Italia deve cogliere immediatamente l’opportunità di far parte, possibilmente con una posizione di rilievo quanto a unità impiegate e funzioni di comando, di una squadra navale europea che garantisca la libertà di navigazione nell’intera regione del Golfo Persico. L’Italia e l’Europa devono guardare all’insieme dei loro interessi vitali; e al tempo stesso si deve ricostruire la credibilità della presenza navale e della capacità di deterrenza atlantica molto sbiadita dal disimpegno statunitense in Siria e nel Mediterraneo Orientale.

Lo Stretto di Hormuz è lo snodo più importante del mondo, essendo attraversato dal 30% del petrolio greggio e di altri derivati petroliferi scambiati via mare a livello globale e provenienti da Kuwait, Bahrain, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti e Iran, nonostante la contrazione delle esportazioni dovuta alle sanzioni reintrodotte dall’Amministrazione Trump.

Giulio Terzi: l’Italia sfugga agli artigli del dragone
Il 22 luglio, “Port News”, la rivista dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, diretta da Marco Casale, ha ospitato una riflessione dell’Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata intitolata “L’Italia sfugga agli artigli del Dragone” in cui l’ex Ministro degli Esteri e Presidente del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella” illustra i rischi economici e politici connessi con lo sviluppo della Cina di Xi Jinping e i legami che l’Italia e buona parte dell’Europa vanno via via stringendo con Pechino.

La Cina di Xi Jinping è il punto di arrivo di un sistema di potere centralizzato, assoluto, imperniato sul PCC. Quel sistema aveva origine nella Lunga Marcia della Rivoluzione Maoista di settanta anni or sono. Lo stesso sistema evolveva negli anni Sessanta in senso ancor più repressivo attraverso la Rivoluzione Culturale. Ed era ancora lo stesso sistema a, per così dire, rigenerarsi nel 1989, alimentandosi ancora una volta nel sangue; nella repressione di un movimento giovanile che invocava libertà e riforme, ma che veniva massacrato a piazza Tiananmen. Un bieco paradosso della storia, nel momento in cui le tirannidi comuniste erano spazzate via da altre parti del mondo.

Pechino rivendica orgogliosamente tutto il suo passato comunista e maoista come una legacy di valori e di principi politici da perseguire da proporre al mondo. Ecco perché oggi è così necessario affrontare con la massima decisione e con grande coesione, nazionale ed europea, la questione della “cinesizzazione” economica, politica, culturale del mondo attraverso le Vie della Seta e la “One Belt One Road Initiative”.

La Cina condanna gli “orrendi incidenti” a Hong Kong
A seguito degli scontri avvenuti domenica 28 luglio a Hong Kong, le autorità cinesi hanno condannato le proteste antigovernative definendole “incidenti orribili” che hanno causato “gravi danni allo stato di diritto”. Attraverso un commento del responsabile dell’Ufficio Affari di Hong Kong e Macao, cosa abbastanza rara, Pechino ha sottolineato che la “massima priorità” è “ripristinare l’ordine sociale”. L’ultimo fine settimana è stato l’ottavo consecutivo di proteste anti-governative.

In conferenza stampa, il portavoce, Yang Guang, ha condannato quelli che ha definito gli “atti malvagi e criminali commessi da elementi radicali” a Hong Kong, e ha aggiunto: “Chiediamo ai cittadini di Hong Kong di essere consapevoli della grave natura della situazione attuale. Riteniamo inoltre che la massima priorità di Hong Kong… sia punire gli atti violenti e illegali in conformità con la legge, ripristinare l’ordine sociale il più presto possibile e mantenere un buon ambiente commerciale.”

L’ufficio inoltre ha ribadito che il governo cinese “sostiene fortemente” la leadership di Hong Kong. Ha invitato il popolo di Hong Kong a “opporsi inequivocabilmente e resistere alla violenza”. Ha espresso sostegno alle forze di polizia della città e addossato la responsabilità delle crescenti tensioni ad “irresponsabili attori nei paesi occidentali” che sperano di “contenere lo sviluppo della Cina“.

Sul tema è intervenuto Giulio Terzi di Sant’Agata che ha dichiarato: “si tratta della solita propaganda di Xi Jinping che magari dovremmo diffondere anche in Italia grazie al Memorandum of Understanding siglato con la Cina dal Sottosegretario Michele Geraci.”

Dichiarazione di Maurizio Turco sull’istruttoria dell’AgCom sulla RAI
Il 24 luglio, Maurizio Turco, Segretario del Partito Radicale, ha rilasciato la seguente dichiarazione sulla decisione dell’AgCom di aprire un’istruttoria nei confronti della RAI per possibile inadempimento degli obblighi di pluralismo.

Da decenni denunciamo costantemente alle diverse istituzioni deputate, e negli ultimi due decenni all’AgCom, la violazione da parte della RAI delle più elementari norme volte a garantire il diritto del cittadino a conoscere per giudicare. Oggi l’AgCom – finalmente! – ha deciso di aprire una istruttoria. Ma nel rilevare che è meglio tardi che mai, dobbiamo sottolineare che è troppo tardi. Le forze di governo, come tutte quelle precedenti, per garantire le norme più elementari sul fronte dell’informazione, non attendono altro… che nominare i nuovi membri dell’AgCom. E la giostra continuerà a girare. Il nostro progetto è semplice: fuori i partiti dalla Rai per liberare i giornalisti dal giogo partitocratico e garantire ai cittadini il diritto dei diritti: quello ad essere informati.

IRAN E MEDIO ORIENTE

A Vienna il meeting internazionale per salvare l’accordo sul nucleare
Domenica 28 luglio si è tenuto a Vienna un incontro di emergenza tra i sottoscrittori dell’accordo sul nucleare iraniano del 2015 (JCPOA), Gran Bretagna, Germania e Francia oltre a Russia e Cina. L’incontro è stato deciso in risposta a un’escalation delle tensioni tra Iran e Occidente caratterizzate da scontri in mare e violazioni di Teheran del JCPOA. Per l’Iran era presente Abbas Araqchi, negoziatore principale del JCPOA oltre al Ministro degli Esteri iraniano Zarif. “L’atmosfera era costruttiva. La discussione à stata buona. Non posso dire di aver risolto tutto, posso dire che sono stati presi molti impegni”, ha detto ai giornalisti Araqchi, aggiungendo che “continueremo a ridurre i nostri impegni nell’accordo fino a quando gli europei non garantiranno gli interessi dell’Iran nell’ambito dell’accordo.”

Fu Cong, direttore generale del Dipartimento del controllo degli armamenti del Ministero degli Esteri cinese, che guidava la delegazione cinese, ha dichiarato: “Tutte le parti hanno espresso il loro impegno a salvaguardare il JCPOA e a proseguirne l’attuazione in modo equilibrato.”

Pompeo vuole parlare direttamente agli Iraniani, come Zarif fa con gli Americani
In un tweet del 29 luglio, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha scritto che le autorità iraniane hanno respinto la sua proposta del 25 luglio di andare a Teheran per rivolgersi direttamente al popolo iraniano via TV. “Recentemente mi sono offerto di viaggiare a Teheran e di parlare direttamente al popolo iraniano. Il regime non ha accettato la mia offerta”, ha scritto Pompeo. Anche in un’intervista a Bloomberg TV, Pompeo ha detto: “Vorrei andare a Teheran, non per fare propaganda, ma per dire la verità al popolo iraniano sulle azioni della sua leadership e come abbia danneggiato l’Iran.”

Pompeo ha specificato che il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif può comunicare liberamente con il popolo americano ogni volta che effettua un viaggio a New York per recarsi alle Nazioni Unite.

In un altro tweet Pompeo ha dichiarato: “Non temiamo che Zarif venga in America, dove gode del diritto di parlare liberamente. Gli atti compiuti dal regime di Khamenei sono così negativi che non possono permettermi di fare la stessa cosa a Teheran? E se il suo popolo ascoltasse la verità, senza filtri, senza restrizioni?”

Un portavoce del governo iraniano ha dichiarato il 28 luglio che l’Iran potrebbe inviare un giornalista negli Stati Uniti per intervistare il Segretario di Stato. Pompeo, ha inteso questa risposta come un rifiuto della sua offerta.

Gli Stati Uniti puntano sull’informazione diretta al popolo iraniano
L’amministrazione Trump sta cercando di conquistare il pubblico iraniano con una campagna di informazione spiegando che la causa delle difficoltà economiche del paese è da ricercarsi nei suoi leader e screditando coloro che si oppongono alle politiche della Casa Bianca. Il tentativo di lavorare sull’informazione è un aspetto della pressione esercitata sull’Iran non molto discusso da quando Donald Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare del 2015 e reintrodotto dure sanzioni nel tentativo di raggiungere un accordo più comprensivo che freni il programma di Teheran e le sue azioni di aggressione regionale.

L’Iran intende riavviare le attività nel reattore nucleare di Arak
Il 28 luglio il capo dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica, Ali Akbar Salehi, ha detto ai legislatori che l’Iran riprenderà le attività nel reattore nucleare di acqua pesante di Arak. Lo ha riferito l’agenzia di stampa ISNA. L’ISNA ha citato un membro del parlamento che ha partecipato alla riunione. L’acqua pesante può essere impiegata nei reattori per produrre plutonio, il combustibile usato nelle testate nucleari.

L’Iran ha effettuato un test missilistico
L’Iran ha lanciato un missile Shahab-3 a medio raggio il 24 luglio e gli Stati Uniti hanno confermato che non ha costituito una minaccia per le navi o le basi militari americane o occidentali nella regione. Il missile è stato lanciato dalla costa meridionale dell’Iran ed è atterrato a est di Teheran. Ha volato per circa 1.100 chilometri e non ha mai valicato i confini iraniani.

Militare iraniano ribadisce il no ai negoziati con gli Stati Uniti
Il principale consigliere militare del leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha dichiarato il 24 luglio che Teheran non avrebbe negoziato con gli Stati Uniti in nessun caso. Lasciando così in stallo la crisi delle petroliere del Golfo. L’operatore svedese della petroliera battente bandiera britannica sequestrata dall’Iran nel Golfo la scorsa settimana ha potuto parlare con tutti e 23 i membri dell’equipaggio, affermando che erano al sicuro. L’operatore ha anche aggiunto di non avere prove del fatto che la nave fosse stata coinvolta in una collisione, che era uno dei motivi forniti dall’Iran per giustificare l’invio di commandos per catturare l’imbarcazione.

Un alto comandante del Corpo delle Guardia della Rivoluzione, Hossein Dehghan, le cui opinioni sono considerate al pari di quelle di Khamenei, ha ribadito la linea dura del suo paese: l’Iran prenderà provvedimenti se lo status dello Stretto verrà modificato, spingendosi a dire che nessun paese sarà autorizzato a trasportare petrolio attraversando lo Stretto.

L’Iran propone uno scambio per risolvere il sequestro della petroliera a Gibilterra
Il 24 luglio il Presidente iraniano Hassan Rouhani ha proposto uno scambio per risolvere la crisi delle petroliere con il Regno Unito: il suo paese potrebbe liberare una nave cisterna battente bandiera britannica in cambio del ritorno di una nave iraniana sequestrata dai militari britannici al largo delle coste di Gibilterra. Funzionari iraniani avevano precedentemente insinuato che una simile offerta sarebbe stata imminente, descrivendo la cattura della petroliera britannica come “ritorsione” verso Londra che avevano sequestrato la nave iraniana all’inizio di questo mese. La Gran Bretagna ha replicato che l’esito della vicenda dipenderà dal sistema giudiziario di Gibilterra.

Condannato a un anno di carcere un noto regista iraniano
Il pluripremiato cineasta iraniano Mohammad Rasoulof è stato condannato a un anno di prigione per “diffusione della propaganda” contro la Repubblica islamica. E’ un’accusa che viene spesso formulata contro intellettuali e critici dell’establishment iraniano. Rasoulof ha dichiarato a Radio Farda il 22 luglio che gli è stato anche vietato di lasciare il Paese per due anni nonché di aderire a organizzazioni politiche e sociali di qualsiasi tipo.

“Penso che ci sia un problema con il modo in cui faccio film. Ma se un regista vuole rimanere onesto, allora c’è molto da fare perché tutto diventa politico”, ha detto Rasoulof, aggiungendo che “anche un film sull’aria di Teheran può diventare politico.”

Sale la tensione tra Israele e Hezbollah
Secondo David Daoud, analista su Hezbollah e Libano presso United Against Nuclear Iran, l’intensificarsi di attacchi nell’area del Golan è dovuto ad “una maggiore presenza di Hezbollah. Il riconoscimento del Golan mette d’accordo le diverse fazioni in campo perché diversi gruppi regionali o assi che sarebbero altrimenti in disaccordo ora hanno qualcosa in comune”.

Secondo Phillip Smyth, del Washington Institute for Near East Policy, l’accumulo di forze locali da parte di Iran e Hezbollah è un aspetto importante che è stato trascurato: “Hezbollah non vuole condurre un’intera guerra nel sud della Siria. È molto più facile negare o smentire ed è più difficile distruggere una cellula Hezbollah se composta da abitanti locali”. Smith ha anche detto che “Hezbollah sa che Israele sta osservando, quindi si muove con molta più cautela rispetto al passato”, e per questo Hezbollah preferisce affidarsi sempre più alle forze locali piuttosto che inviare brigate di combattenti libanesi nell’area. Il successo militare in Siria ha anche permesso a Hezbollah di ridistribuire agenti e truppe di alto livello nell’area del Golan e del Libano meridionale.

L’ONU inserisce nella lista nera le forze saudite e gli Houthi in conflitto in Yemen
La coalizione militare guidata dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Arabia Saudita che combatte contro i ribelli Houthi dello Yemen è stata inserita per il terzo anno consecutivo nella lista nera delle Nazioni Unite per l’uccisione e il ferimento di centinaia di bambini. Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha dichiarato nella relazione annuale presentata al Consiglio di Sicurezza che la coalizione ha ucciso e ferito almeno 729 bambini yemeniti nel 2018.

La cifra rappresenta quasi la metà del totale dei bambini uccisi nel devastato dalla guerra che, stando alle cifre dell’ONU, sono 1.689 per il 2018, di cui 576 uccisi 1.113 mutilati. Si tratta nella maggior parte dei casi di morti che sono “il risultato di attacchi aerei in zone densamente popolate e contro strutture civili, tra cui scuole e ospedali”, ha affermato Guterres.

Con il suo Rapporto, il Segretario generale ha inserito nella lista nera anche gli Houthi, affermando che i ribelli hanno ucciso e ferito 398 bambini. Il rapporto non comporta nessuna azione. L’obiettivo è, nominandole, indurre le parti in conflitto a riflettere nella speranza di spingerle ad attuare misure per proteggere i bambini.

COREA DEL NORD

Riecco Kim, altri due missili. E i falchi di Trump ora vogliono la guerra
Luca Marfé continua a seguire i test missilistici nella penisola coreana raccontando su Il Mattino come due proiettili abbiano sorvolato tre giorni fa il Mar del Giappone in direzione est, percorrendo mantenute circa 450 e 700 chilometri.

Un doppio volo fortunatamente privo di conseguenze concrete, ma che ha come conseguenza comunque enorme quella di lontano riesplodere la tensione in Oriente. In un fazzoletto di terra e mare in cui si incrociano gli interessi delle due Coree, dello stesso Giappone, naturalmente, ma anche e soprattutto di Stati Uniti, Cina e Russia.

Una sorta di centro nevralgico delle speranze e delle preoccupazioni internazionali che sembrava pendere più verso le prime, e cioè verso una distensione definitiva, dalla storica stretta di mano in scena tra Donald Trump e Kim Jong-un presso la DMZ, ovvero presso la zona demilitarizzata che corre lungo il 38esimo parallelo dal lontano 1953. Era il 30 giugno scorso, era meno di un mese fa.

CAMBOGIA

Il governo nega il visto di entrata a sei deputati europei
Il governo cambogiano ha confermato che negherà il visto ai deputati europei che si sono dichiarati pronti ad accompagnare Sam Rainsy quando farà ritorno in patria. Il Ministro ha detto che “non viene preso di mira nessuno in particolare, è semplicemente nostro diritto stabilire chi può entrare e chi no.”

Il 3 luglio scorso, parlando a Ginevra, il Primo ministro Hun Sen aveva dichiarato: “Ci sono sei membri del Parlamento europeo che, secondo quanto riferito, accompagnerebbero qualcuno [Sam Rainsy] che vuole tornare in Cambogia. Voglio ribadire che qualunque cittadino cambogiano ha il diritto di entrare in Cambogia. Nessuno può impedirlo. Può entrare in qualsiasi momento. Gli stranieri però, solitamente, devono chiedere un visto. Se non viene rilasciato, è meglio che non vengano. Provino a venire e vedremo cosa succederà. Lasciamo che quei parlamentari lo accompagnino [Sam Rainsy], non farò nulla. Avranno comunque bisogno di un visto da timbrare [sui loro passaporti] prima di entrare in Cambogia. Mandateci i vostri nomi! Mandateceli! Ci semplificherete il lavoro. Ambasciate cambogiane in tutto il mondo, quando vedrete i nomi di quei deputati europei, non date loro i visti! È semplice!”

FOTO DELLA SETTIMANA
Roma, 26 luglio 2019: tre membri della Camera dei Lord, (da sinistra) George Foulkes, Bob Kerslake e Jeremy Purvis, visitano Radio Radicale con il direttore Alessio Falconio e il Sen. Roberto Rampi

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