N41 – 2/9/2019

PRIMO PIANO

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condanna la Russia
Il 27 agosto la Corte Europea dei Diritti Umani ha stabilito che il governo russo ha violato numerosi articoli della Convenzione europea sui diritti umani condannando ad una detenzione preventiva di 11 mesi e ad una condanna penale postuma, Sergei Magnitsky, un revisore fiscale russo e collaboratore di Bill Browder che sfidò la corruzione del governo russo. Magnitsky fu ritrovato morto sul pavimento della sua piccola cella in una prigione moscovita dieci anni fa.

Nell’estate del 2008, Magnitsky aveva rivelato un programma approntato da diversi funzionari governativi per riscattare in modo fraudolento imposte per 230 milioni di dollari. Nel giro di un anno era stato detenuto, torturato e – citando la Corte – privato del “diritto alla vita”.

La sentenza arriva anni dopo che la difficile situazione di Magnitsky ha ispirato l’indignazione internazionale per l’erosione dello stato di diritto in Russia e diversi cosiddetti “Magnitsky Acts” in paesi di tutto il mondo che autorizza i governi a sanzionare determinati individui identificati come violatori dei diritti umani.

Wong e Chow: Hong Kong non teme la Cina
Il 31 agosto Joshua Wong e Alex Chow, due esponenti delle proteste e del movimento degli ombrelli e delle proteste di Hong Kong, scrivono sul NYT perché le manifestazioni a Hong Kong proseguiranno ancora. Come sottolineato da molti osservatori, il massiccio movimento di resistenza senza leader continua a dar battaglia contro il Partito Comunista Cinese di Pechino. Un partito autoritario che si fa impaziente nell’affrontare le pressioni nazionali e internazionali. Lo dimostrano gli arresti di attivisti e politici di spicco effettuati il 30 agosto a Hong Kong.

Quella mattina, uno dei volti noti delle manifestazioni, Joshua Wong, stava camminando verso la stazione della metropolitana, quando gli agenti della polizia di Hong Kong lo hanno fermato e spinto in una macchina. È stato arrestato con tre accuse relative ad una manifestazione tenutasi di fronte al quartier generale della polizia il 21 giugno. Lo stesso giorno sono stati arrestati altri attivisti, tra cui due legislatori a favore della democrazia e un difensore dell’indipendenza per Hong Kong. Le accuse sono rivolta, assalto ad agenti di polizia, incitamento e partecipazione ad un’assemblea non autorizzata, danneggiamento, e accesso illegale nel palazzo del Consiglio Legislativo.

Le autorità cinesi cercano di intimidire i manifestanti e hanno messo al lavoro l’imponente macchina di propaganda per convincere i cinesi che a provocare i disordini di Hong Kong sono agenti stranieri e cospiratori locali. Gli arresti del 30 agosto segnano un altro momento decisivo nella rapida evoluzione dell’erosione della libertà a Hong Kong. Lo stesso vale per la protesta di sabato 31 agosto: decine di migliaia di persone hanno di nuovo marciato per i loro diritti, nonostante il divieto della polizia e il rischio di finire arrestati, o bersagliati da gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. La gente di Hong Kong non teme il PCC.

Quelle foreste che spariscono con la complicità dell’UE
In un articolo pubblicato dall’Istituto Affari Internazionali, il Segretario del Comitato Global per lo Stato di Diritto, Matteo Angioli, scrive come le foreste nella penisola indocinese siano sempre più minacciate dallo sfruttamento, autorizzato dal governo cambogiano, da parte di aziende del settore agricolo che abbattono e bruciano per far spazio a coltivazioni da cui trarre enormi profitti, alimentando al contempo il commercio illegale di legname. Ciò avviene soprattutto nelle foreste pluviali dell’est della Cambogia.

“Sono stufo dell’Unione europea perché, anziché agire da donatore, stipula accordi commerciali sull’importazione di legname con il Vietnam, benché sappia che si tratta di un Paese canaglia che ruba legname”dice Huong Leng, un attivista locale.

Negli ultimi anni, 100.000 ettari di una foresta nel sud ovest della Cambogia non esistono più. Secondo Global Forest Watch, dal 2001 al 2018, la Cambogia ha perso 2,17 milioni di ettari ricoperti da foreste. La percentuale sale a quasi il 50% se calcoliamo la superficie verde erosa a partire dai primi anni Novanta quando l’ex khmer rosso Hun Sen, si insediò ufficialmente al potere. Ovviamente il danno coinvolge sia la flora che la fauna delle regioni interessate.

Se è giusto indignarsi e mobilitarsi per le scelte scellerate del presidente del Brasile Jair Bolsonaro che mettono in pericolo la Foresta Amazzonica, autentico polmone verde del pianeta, non è meno importante denunciare apertamente anche quanto sta avvenendo nel sud-est asiatico con la piena, consapevole complicità dell’Unione europea.

Il governo russo resta vago sull’esplosione al centro di ricerca nucleare
Il 26 agosto il servizio meteorologico statale russo ha reso noto di aver identificato quattro sostanze radioattive in campioni prelevati da Severodvinsk, la città in cui i livelli di radioattività sono rapidamente aumentati dopo l’esplosione dell’8 agosto in uno dei principali centri di ricerca (a 29 km di distanza) gestiti dalla società statale per l’energia nucleare, Rosatom, e in cui sono rimasti uccisi almeno cinque ingegneri nucleari. Le sostanze identificate come “radionuclidi tecnogenici” sono stronzio-91, bario-139, bario-140 e lantanio-140. Si tratta di sostanze radioattive a decadimento rapido che emetterebbero gas radioattivi inerti se esposte all’aria aperta.

Nei giorni successivi all’incidente, il governo russo e Rosatom sono stati vaghi sull’accaduto. In una dichiarazione di Rosatom del 10 agosto si leggeva soltanto che il dispositivo in questione era una “fonte di energia isotopica in un motore a combustibile liquido”, lasciando intendere che l’incidente era una specie di test missilistico fallito. Tuttavia, i quattro radionuclidi identificati sono estremamente insoliti, secondo Andrei Zolotkov, un chimico che ha lavorato per 35 anni sulla flotta di rompighiaccio nucleare russa e che conosce i dettagli dei tipici reattori nucleari.

Il Presidente del Comitato Globale per lo Stato di Diritto, Giulio Terzi, su Twitter ha commentato così la vicenda: “la Russia nega ancora il diritto alla conoscenza sui rischi corsi con l’incidente nucleare alla base Kegostrov l’8 agosto. L’Agenzia meteo russa avverte: 4 isotopi radioattivi reperiti a molti km di distanza, ma per Greenpeace, molto esperta in materia, il vero rischio é Cesio137.”

Sam Rainsy propone una “scommessa solenne” a Hun Sen
Il 30 agosto Sam Rainsy ha fatto una proposta via Twitter al Primo ministro cambogiano Hun Sen in vista del ritorno dall’esilio francese fissato per il prossimo 9 novembre:

Una proposta finale a Hun Sen: il 9 novembre, se il numero di persone che verranno ad accogliermi in Cambogia – senza esser ostacolate dalle forze dell’ordine – sarà inferiore al milione, accetterò l’arresto e metterò fine alla mia carriera politica. Se quel giorno, invece, il numero dei miei sostenitori raggiungerà o supererà il milione (forse tre volte tante quelle nel 2013 quando tornai a Phnom Penh dopo quattro anni in esilio), allora Hun Sen lascerà immediatamente il potere in segno di rispetto della volontà popolare. Chiederemo alle Nazioni Unite e alla stampa internazionale di essere testimoni di questa solenne scommessa.

In Venezuela i salari sono scesi a due dollari al mese
Luca Marfé torna a scrivere su Il Mattino un nuovo capitolo della crisi venezuelana: quello di due dollari americani per un mese di lavoro. Un’equazione già di per sé sufficiente a tracciare il profilo di un Venezuela oramai distrutto. Un salario che non basta nemmeno per comprare un uovo al giorno. Figurarsi per vivere, per protestare. E infatti non protesta più nessuno. Su Caracas e dintorni è calato di nuovo il silenzio. Dei media, ma soprattutto delle masse. Di quel popolo tanto decantato da Hugo Chávez e tanto umiliato da Nicolás Maduro che di invadere le strade e le piazze non ha più voglia, non ha più forza e, peggio ancora, ha una paura fottuta.

A fronte di un’economia in frantumi, infatti, l’unica maniera per garantirsi le briciole del sostentamento sono i sussidi statali. Anche quelli ridotti agli avanzi dei minimi termini, ma pur sempre in grado di materializzarsi in qualche pacco di riso o in qualche sacco di farina che in questo preciso momento storico, all’ombra del monte Ávila, equivalgono alla sopravvivenza propria e dei propri figli. Questo senza contare la possibilità di ritorsioni cui il regime tradizionalmente è tutt’altro che estraneo. Il rapporto con il dollaro si piega di 120 punti percentuali in un mese, l’inflazione non è più neanche calcolabile, la vita dei venezuelani è da tempo impossibile e della luce in fondo al tunnel socialista, no, non ce n’è alcuna traccia. Traccia che rimarrà, invece, impressa nella storia di una sorta di capolavoro alla rovescia: quello di uno Stato fallito e del destino dei suoi (ex) abitanti di cui nessuno parla nemmeno più.

“I Fiori di Taiwan” dal 6 all’8 settembre a Roma all’Asiatica Film Festival
In occasione dell’Asiatica Film Festival, in programma dal 6 all’8 settembre al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, in Via Guido Reni 4A, registi e artisti di Taiwan racconteranno un paese e la sua affascinante “fioritura” di immagini in movimento. L’isola di Taiwan è stata per secoli uno dei principali punti di incontro culturale, geopolitico ed economico dell’Estremo Oriente. Nei tre giorni proiezioni, “Flowers of Taiwan” sarà un viaggio nel mondo cinematografico e dell’arte video. I protagonisti del festival sono le opere dei registi e degli artisti taiwanesi in un viaggio emotivo tra sincretismo culturale, identità e tradizione. Dai classici del cinema contemporaneo taiwanese del maestro Tsai Ming Liang, ai film di nuova generazione con i video artisti dell’era digitale come Yin Ju Chen, Chia-Wei Hsu, Yu-Chin Tseng e Chia-En Jao. Il programma completo è disponibile qui.

IRAN E MEDIO ORIENTE

Un incontro tra Stati Uniti e Iran sarebbe prematuro e controproducente
In merito alle notizie di un possibile incontro a breve tra il Presidente statunitense Trump e il Presidente iraniano Rouhani, il 28 agosto il senatore Joseph I. Lieberman e il CEO di UANI ambasciatore Mark D. Wallace, hanno dichiarato che la campagna di “massima pressione” del presidente Trump è riuscita a ridurre la capacità del regime iraniano di fornire ampio supporto finanziario e di armi ai suoi alleati terroristici come Hezbollah, Hamas e gli Houti.

Tuttavia i risultati ottenuti potrebbero rapidamente evaporare se i colloqui tra Stati Uniti e Iran avessero luogo prematuramente. L’economia iraniana, contrariamente a quella della Corea del Nord, è basata sul commercio. I mercati iraniani potrebbero quindi reagire prematuramente all’inizio dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a beneficio dell’Iran, indipendentemente dal fatto che i colloqui producano o meno un accordo. Abbiamo già visto questa dinamica prima del negoziato sul Piano d’azione comune congiunto (JCPOA), quando il valore del rial e del tasso d’inflazione si sono rialzati dopo l’elezione di Rouhani alla Presidenza nel 2013 dovuta a benefici legati alle sanzioni globali. In queste circostanze, la pressione massima può rapidamente trasformarsi in pressione minima.

Qualsiasi incontro tra gli Stati Uniti e l’Iran dovrebbe essere preceduto da attente discussioni tra funzionari di entrambi i paesi. Se quei colloqui si traducono in una serie di intese concrete, solo allora il presidente Trump dovrebbe sedersi con l’unica persona in Iran in grado di cambiare politica, il leader supremo Ayatollah Ali Khamenei.

Macron vuole riaprire il dossier nucleare iraniano
Il 24 agosto il Presidente francese Emmanuel Macron ha cercato di convincere il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump a lavorare ad un piano per porre fine allo stallo sull’accordo nucleare iraniano. Il piano consisterebbe nel consentire all’Iran di esportare petrolio per un periodo di tempo limitato in cambio del ritorno ai colloqui e del rispetto dell’accordo. La proposta è stata descritta da un funzionario francese dopo che Macron e Trump si sono seduti a un pranzo improvvisato che si è protratto per due ore al Vertice del gruppo dei sette a Biarritz, in Francia.

Sostegno alla Foundation for the Defense of Democracies
Il 28 agosto United Against Nuclear Iran (UANI) e il Comitato Globale per lo Stato di Diritto hanno risposto alle sanzioni e alle minacce rivolte dalle autorità iraniane alla Foundation for Defense of Democracies (FDD) condannando fermamente l’azione oltraggiosa di Teheran contro la FDD. E’ un segno del successo della campagna di massima pressione del governo degli Stati Uniti. L’Iran è un regime che sponsorizza il terrorismo e una minaccia ad un’organizzazione specifica deve essere vista come una minaccia per tutti noi. Nessuna organizzazione né i suoi dirigente dovrebbero subire questo tipo di intimidazione. Nel corso degli anni, UANI ha subito simili minacce; l’ultima è giunta dal governo russo a seguito della campagna per dissuadere le imprese russe dal fare affari con l’Iran. Esprimiamo quindi sostegno ai nostri amici della FDD e chiediamo a tutte le organizzazioni di non accogliere il Presidente iraniano Rouhani e il Ministro degli Esteri Zarif durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del mese prossimo.

Nuove tensioni tra Israele e Hezbollah dopo un attacco israeliano in Siria
Hezbollah e Israele sono tornati a scontrarsi dopo un attacco domenica scorsa dell’Aeronautica israeliana nel sud della Siria in cui sono morti due membri di Hezbollah, Hassan Youssef Zbeeb e Yasser Ahmad Daher. Israele sostiene che i due sono stati eliminati perché stavano approntando un’operazione diretta dal comandante della Forza Quds del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC), Qassem Soleimani, che consisteva nell’inviare droni d’attacco in Israele.

L’esercito israeliano ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che Zbeeb e Daher si erano addestrati all’uso dei droni in Iran. Il giornale on-line pro-Hezbollah Al-Akhbar ha scritto che i due avevano studiato “ingegneria aeronautica” presso l’Università Imam Hussein di Teheran, un’istituzione legata all’IRGC, e che volevano impiegare le conoscenze acquisite al servizio di Hezbollah. Il giorno in cui sono stati uccisi, il giornale ha scritto che “erano insieme ad altri combattenti di Hezbollah in una casa” nel sud della Siria, “al lavoro come ogni giorno per prepararsi a colpire Israele in una maniera mai vista”.

Poco dopo l’attacco a Damasco, Hezbollah ha dichiarato che due droni israeliani si sono schiantati a Dahiyeh, periferia meridionale di Beirut, roccaforte di Hezbollah. Nasrallah ha affermato che uno dei due droni svolgeva una missione in stile kamikaze per colpire la sede di Hezbollah dell’ufficio relazioni con i media.

Netanyahu a Hezbollah: “State attenti”
Il 29 agosto il Primo ministro israeliano Netanyahu ha accusato l’Iran e il suo alleato libanese Hezbollah di lavorare assiduamente ad un programma di produzione missilistica in Libano. Promettendo la distruzione di tale progetto, in una conferenza stampa Netanyahu ha detto: “oggi abbiamo scoperto parte del progetto missilistico dell’Iran e di Hezbollah. Sappiamo qualcosa in più. Siamo determinati ad eliminare questo pericoloso progetto. Non staremo a guardare mentre i nostri nemici si dotano di armi letali che vogliono impiegare contro di noi.” E ha terminato dicendo: “Oggi dico loro: ‘Dir Balak'”, usando una popolare frase araba che significa “stare attenti”, spesso usata come avvertimento o minaccia nel gergo ebraico.

Nuove regole sull’obbligo di indossare l’hijab
Di fronte alla crescente opposizione pubblica all’obbligo di indossare l’hijab attuato mediante arresti e severe pene detentive, la polizia della Repubblica islamica sta approntando un nuovo programma far rispettare tale obbligo. Il vice capo della polizia, Ayyoub Soleimani, ha affermato che il nuovo programma, denominato “Watch 2”, entrerà in vigore a partire dal primo settembre.

Secondo il nuovo piano, gli agenti di polizia saranno schierati in luoghi pubblici, compresi supermercati e spiagge, per “avvisare verbalmente” le donne che “indossano male l’hijab”. Negli ultimi mesi, la polizia aveva cercato di attuare un altro piano, noto come “Watch 1”, per redarguire in particolare le donne che ignorano il codice di abbigliamento islamico mentre sono alla guida.

“Watch 1 ha funzionato all’80% nelle province, mentre a Teheran la percentuale scende fino al 40%”, ha affermato il capo del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC) Qassem Soleimani. Con “Watch 1”, se le donne vengono viste con “hijab sciolto” alla guida, la polizia invia un messaggio di testo al proprietario dell’auto, dando 72 ore per presentarsi in una stazione della “polizia della moralità” e redigere una dichiarazione in cui l’interessato si impegna a non ripetere l’infrazione. In caso di rifiuto, il veicolo verrà trattenuto per una settimana. Se il reato si ripete per la terza volta, la polizia confischerà il veicolo e denuncerà il proprietario alla magistratura.

Il leader supremo della Repubblica islamica, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha istruito le forze dell’ordine affinché ignorino “l’opposizione di alcuni individui e il clamore dei media” e di applicare il codice di abbigliamento islamico con la massima forza.

Gli Stati Uniti sanzionano una banca libanese
Il 29 agosto il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha aggiunto la Jammal Trust Bank con sede in Libano e tre entità collegate – Trust Insurance, Trust Insurance Services e Trust Life Insurance Company – all’elenco denominato “Specially Designated Nationals”. Il Ministero del Tesoro ha dichiarato che la banca ha fornito servizi finanziari a Hezbollah e ha intrattenuto a lungo rapporti con Al-Qard al-Hassan, uno dei principali enti finanziari di Hezbollah, oltre a fornire supporto e servizi al Consiglio esecutivo di Hezbollah e alla Fondazione Martyr. La banca ha negato qualsiasi collegamento con Hezbollah.

Attivista iraniana incarcerata per aver rimosso l’hijab in pubblico
L’attivista iraniana per i diritti civili Saba Kord Afshari è stata condannata a 24 anni di carcere per aver rimosso il suo hijab in pubblico. La sentenza della Corte Rivoluzionaria di Teheran del 27 agosto contro Afshari, 20 anni, è stata emessa dopo un processo svoltosi la scorsa settimana con le accuse di “diffusione della corruzione e la prostituzione, rimozione dell’hijab, propaganda contro lo stato”. Sia Afshari che la madre, Raheleh Ahmadi, partecipano regolarmente alle manifestazioni del “mercoledì bianco”, in cui ragazze e donne si tolgono l’hijab e mostrano i capelli in pubblico.

Nuove regole d’ingaggio per le missioni aeree contro l’ISIS in Iraq
Le missioni aeree degli Stati Uniti e della coalizione impegnati nella campagna anti-ISIS in Iraq dovranno seguire un nuovo regolamento per sorvolare i cieli iracheni. Su decisione del Primo ministro Adil Abdul-Mahdi ogni uso dello spazio aereo iracheno dovrà essere pre-approvato, altrimenti sarà considerato come atto ostile.

I voli di emergenza continueranno a ricevere l’approvazione generale, ha detto un portavoce dell’Operazione Inherent Resolve a Military Times, ma per quanto riguarda ogni altro volo, i militari iracheni passeranno in rassegna quotidiana ogni richiesta, esigendo informazioni più dettagliate sui tipi di missioni, aerei e aree operative per ogni volo, ha affermato un portavoce dell’Operazione Inherent Resolve. Di tali informazioni fanno parte attacchi pre-pianificati, intelligence, sorveglianza e ricognizione.

Attentato in Yemen contro i separatisti
Il 30 agosto un attentatore suicida su una motocicletta ha ucciso sei separatisti nella periferia della città yemenita di Aden. Questo attacco complica e inasprisce ulteriormente il quadro bellicoso che attanaglia da quasi cinque anni lo Yemen e indebolisce i tentativi di pace perseguiti dalle Nazioni Unite. E’ lo Stato Islamico ad aver rivendicato la responsabilità dell’attacco contro il fronte separatista che combatte le forze governative yemenite per il controllo della città portuale di Aden.

I separatisti e le forze governative yemenite fanno entrambi parte di una coalizione guidata dai sauditi che combatte il movimento Houthi allineato all’Iran, che ha conquistato la maggior parte delle città dello Yemen nel 2014. Ma i separatisti hanno rotto con il governo questo mese, accusandolo di legami con islamisti e sequestrato la sua base temporanea di Aden il 10 agosto.

FOTO DELLA SETTIMANA
Hong Kong, 2 settembre 2019: centinaia di studenti delle secondarie e delle università boicottano l’inizio dell’anno scolastico

Print Friendly, PDF & Email

Add Comment