N7 – 14/1/2019

PRIMO PIANO

Perché la posta in gioco in Catalogna è lo Stato di Diritto
“Shame on Europe”. Questo si legge sull’asfalto all’ingresso del carcere di Lledoners, a 70 km a nord di Barcellona. Noi l’abbiamo letta martedì 8 gennaio, prima di incontrare quattro dei nove esponenti catalani in detenzione preventiva da un anno e due mesi. Vergogna per un’Europa che finge di non vedere che in quel carcere, oltre ai nove “presos politicos”, è detenuto anche lo Stato di Diritto.

L’8 gennaio dunque abbiamo speso due ore intensissime con l’ex portavoce del governo regionale catalano on. Jordi Turull, l’ex Ministro per il territorio e la sostenibilità on. Josep Rull, l’ex Ministro per le relazioni esterne ed ex deputato europeo on. Raul Romeva e l’attivista e presidente dell’associazione “Assemblea Nazionale Catalana” Jordi Sanchez. La visita in carcere è stata preceduta da un incontro nella sede della Presidenza della Catalogna, la Generalitat de Catalunya, con il Presidente Quim Torra, successore di Carles Puigdemont.

DIRITTO ALLA CONOSCENZA

Salviamo il diritto alla conoscenza, salviamo Radio Radicale: firma l’appello
Nel luglio 2015 il Partito Radicale ha lanciato un appello per prouovere il riconoscimento, anche in sede ONU, del diritto umano alla conoscenza. La battaglia è lunga e si colloca in un contesto nazionale, europeo e globale sempre più caotico, in cui le democrazie e i principi democratici sono esposti ad una grave e costante erosione. A ciò si somma il rischio di chiusura di Radio Radicale, che costituisce un’altra ragione che purtroppo si aggiunge alle tante importanti e urgenti già esistenti per sostenere il riconoscimento del tale diritto. Per questo ti invitiamo ancora a firmare e diffondere questo appello del Partito Radicale e del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella”, unendoti ai tanti cittadini, Comuni e Regioni che hanno già aderito.

Si è spento Kok Ksor, leader del popolo Degar del Vietnam
Il 9 gennaio, all’età di 75 anni, si è spento Kok Ksor il leader nonviolento dei Degar, “Montagnard” in francese, popolo indigeno degli Altopiani Centrali del Vietnam. Kok Ksor è stato anche un compagno tenace e generoso, e un dirigente del Partito Radicale Transnazionale (PRT) avendo fatto parte per molti anni del Consiglio Generale.

Kok ha dedicato la sua vita alla difesa dei diritti del suo popolo nella convinzione che tutti i Vietnamiti avrebbero un giorno conosciuto la democrazia, liberandosi dalle oppressioni che tagliano la libertà di pensiero, di parola e di credo religioso in quel paese. Per essere di fede cristiana ed essendosi schierati con gli Stati Uniti nella guerra del Vietnam, i Degar hanno subito vessazioni, persecuzioni, violenze che stanno compiendo un vero e proprio genocidio culturale e fisico.

Alla sua famiglia, ai suoi amici e sostenitori e a tutta la comunità Degar vanno il nostro cordoglio e la nostra vicinanza. Addio Kok.

IRAN E MEDIO ORIENTE

UANI plaude alle sanzioni dell’UE sul Ministero dell’intelligence iraniana
United Against Nuclear Iran (UANI) accoglie con favore la decisione dell’Unione europea (UE) di congelare il patrimonio del Ministero dell’Intelligence iraniano e di due membri dello staff a seguito di attacchi pianificati dall’Iran sul suolo europeo.

“Applaudiamo l’Unione europea per la decisione di sanzionare un’unità di intelligence iraniana e due membri del suo staff dietro i tentativi di assassinii in Danimarca e Francia. La via della conciliazione consentirà a Teheran di continuare a colpire gli avversari all’estero con impunità. Lo strumento delle sanzioni è l’unico per tenere in riga l’Iran. Esortiamo dunque i leader europei a garantire che queste sanzioni segnino l’inizio di un approccio più robusto nei confronti dell’Iran”, ha affermato il presidente Uani David Ibsen.

Il rapporto di UANI intitolato “Iran’s Malign Intelligence Activities” spiega come il servizio di intelligence iraniano abbia pianificato ed eseguito assassinii ed esplosioni in diverse zone del mondo contro presunti oppositori del regime teocratico di Teheran. Il documento è disponibile qui.

Alla Camera dei Deputati conferenza “La sfida con l’Iran vista da Israele”
Il 10 gennaio si è svolta alla Camera dei Deputati la conferenza stampa, registrata da Radio Radicale: “La sfida con l’Iran vista da Israele. Motivazioni, azioni e prossime mosse di Gerusalemme” organizzata dal Centro Studi Politici e Strategici Machiavelli.

L’incontro, aperto da Rebecca Mieli analista politica e Matteo Bressan docente di Relazioni Internazionali all’Università di Roma LUMSA, è stato animato dal Senatore Lucio Malan, il Sottosegretario agli Affari Esteri Guglielmo Picchi e l’Amb. Giulio Terzi di Sant’Agata, Presidente del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”.

E’ morto il prossimo leader supremo
“Il prossimo leader supremo dell’Iran è morto”. S’intitola così un articolo apparso il 10 gennaio su Foreign Policy che annuncia il decesso dell’Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi il 24 dicembre.

“Benché fosse relativamente sconosciuto fuori dall’Iran rispetto ai colleghi ecclesiastici più vocali e controversi, Shahroudi era una colonna dell’establishment con accesso illimitato all’apice del potere e capace di mantenere, cosa piuttosto insolita, relazioni ragionevoli tra le fazioni. Fatto ancora più importante, era considerato il candidato principale alla successione del leader supremo Ali Khamenei. La sua scomparsa prematura potrebbe non solo rimodellare ma anche polarizzare notevolmente la lotta per la successione e portare maggiore instabilità all’Iran.”

Il governo olandese accusa l’Iran di ingaggiare sicari per assassinare dissidenti nei Paesi Bassi
Il governo olandese ha accusato l’Iran di assumere assassini per eliminare due dissidenti iraniani nei Paesi Bassi, dopo la decisione dell’UE di imporre sanzioni a Teheran in risposta ad una campagna di attentati in tutta Europa. L’UE ha introdotto sanzioni contro il Ministero dell’Intelligence iraniano e due funzionari a seguito di complotti scoperti l’anno scorso per uccidere un membro dell’opposizione iraniana in Danimarca e per compiere un attentato alla convention annuale in Francia dell’opposizione iraniana.

Il governo dei Paesi Bassi ha anche rivelato per la prima volta l’ipotesi che l’Iran fosse dietro gli omicidi di due cittadini olandesi di origine iraniana: Ahmad Mola Nissi, 52 anni, assassinato a L’Aia nel novembre 2017 e Ali Motamed, 56 anni, ucciso nel dicembre 2015 vicino ad Amsterdam. Entrambi sono stati assassinati a colpi di pistola.

Il Segretario di Stato americano annuncia un summit internazionale sull’Iran
L’11 gennaio il Segretario di Stato Mike Pompeo ha annunciato che il mese prossimo gli Stati Uniti organizzeranno un summit internazionale per promuovere la stabilità e la libertà in Medio Oriente. La conferenza si terrà il 13 e 14 febbraio in Polonia e si concentrerà in particolare sull’influenza regionale dell’Iran. “Metteremo insieme decine di paesi da tutto il mondo”, ha detto Pompeo, “per concentrarsi sulla stabilità in Medio Oriente, sulla pace, la libertà e la sicurezza qui in questa regione, e ciò include un importante elemento per assicurarsi che l’Iran non sia un’influenza destabilizzante”.

Il caso Huawei svela legami con Iran e Siria
Il caso che coinvolge gli Stati Uniti e Meng Wanzhou la vice direttrice e responsabile finanziario dell’azienda cinese Huawei Technologies, arrestata in Canada il mese scorso, ha fatto emergere sospetti legami della società con due aziende sconosciute. Una è nel business degli accessori per telecomunicazioni che operava a Teheran; l’altra è proprietaria di quell’azienda, una holding registrata a Mauritius.

Gli Stati Uniti sostengono che la vice direttrice abbia ingannato le banche internazionali in operazioni di compensazione con l’Iran, sostenendo che le due società erano indipendenti da Huawei, quando in realtà erano sotto il controllo di Huawei. Da parte sua, Huawei afferma che le due società sono indipendenti. Si tratta del fornitore Skycom Tech Co Ltd e dell’azienda canadese Canicula Holdings Ltd.

Documenti aziendali trovati dalla Reuters in Iran e in Siria mostrano che Huawei è legata a entrambe le aziende in maniera più stretta di quando fosse precedentemente noto. I documenti riportano la nomina di un dirigente di alto livello di Huawei a direttore di Skycom in Iran. Inoltre, altri tre individui, cinesi, avevano diritti di firma per i conti bancari Huawei e Skycom in Iran. Reuters ha anche rivelato che un avvocato mediorientale sostiene che Huawei abbia condotto operazioni in Siria attraverso Canicula Holdings Ltd.

L’Iran prepara un’offensiva internazionale di phishing
Secondo l’agenzia per la sicurezza cyber “FireEye” hacker iraniani si stanno preparando a lanciare una massiccia campagna di phishing dopo aver acquisito metodicamente accesso a servizi di domini che consentono ad email cariche di malware di apparire come provenienti da organizzazioni legittime.

Il rapporto, presentato il 10 gennaio, indica l’uso di varie tecniche per dirottare il Domain Name System (DNS) e altre funzioni, facendo così apparire come autentiche, email fasulle. “Le entità prese di mira da questo gruppo includono i governi del Medio Oriente le cui informazioni riservate sarebbero di interesse per il governo iraniano e hanno relativamente poco valore finanziario” scrivono i ricercatori.

Gli hacker iraniani non sono considerati sofisticati come quelli Russi e Cinesi, ma sono sono comunque efficaci contro obiettivi che non usano le migliori pratiche di sicurezza informatica, come l’autenticazione a due fattori.

In un rapporto del Carnegie del 2018 sull’attività di hacking iraniana, il ricercatore Collin Anderson ha scritto: “Se l’intrusione russa nelle istituzioni del Partito Democratico alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 2016 ha dimostrato che la guerra dell’informazione può essere condotta con tattiche elementari, gli strumenti semplici impiegati dall’Iran hanno causato costi politici e finanziari enormi ad avversari ignari. I responsabili dello spionaggio nel settore privato sorvegliano anche i difensori dei diritti umani e gli attacchi alla società civile iraniana spesso prefigurano tattiche e strumenti che saranno impiegate contro altri obiettivi e lasciando intravedere i rischi connessi alla guerra cibernetica iraniana”.

Pompeo: “Gli Stati Uniti non accetteranno più lo “status quo” del potere di Hezbollah in Libano”
Nel suo discorso all’Università americana del Cairo del 10 gennaio, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha detto che gli Stati Uniti non accetteranno più lo “status quo” di Hezbollah come una delle maggiori potenze libanesi e che colpiranno l’organizzazione e la sua leadership nell’ambito della “campagna di sanzioni aggressive contro l’Iran”. Pompeo ha dichiarato: “L’Iran pensa di possedere il Libano, l’Iran ha torto”.

Pompeo ha aggiunto che gli Stati Uniti avrebbero lavorato per “ridurre la minaccia” rappresentata dall’arsenale missilistico di Hezbollah per Israele precisando che “molti di questi missili sono dotati di sistemi di guida avanzati”. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha recentemente affermato che Hezbollah possiede solo “qualche decina” di missili così, e secondo il Generale Tamir Hyman, capo dell’intelligence militare israeliana, il gruppo non è in grado di produrli a livello nazionale.

Il governo dello Yemen accusa l’Iran di violare le risoluzioni dell’ONU
Il 10 gennaio il Consiglio dei Ministri yemenita ha denunciato l’Iran per aver violato le risoluzioni delle Nazioni Unite sostenendo che le milizie Houthi si pongono contro la comunità internazionale mantenendo la base aerea di Al-Anad nel governatorato di Lahij e violando costantemente il cessate il fuoco di Hodeidah. Il governo considera queste azioni una chiara indicazione del rifiuto da parte degli Houthi di giungere ad una pace e di obbedire invece alle istruzioni del loro sponsor a Teheran.

Il Consiglio dei Ministri yemenita ha dichiarato che “gli attacchi mortali crescenti da parte degli Houthi dopo l’accordo con la Svezia sono programmati e mirano al fallimento dell’obiettivo del Segretario generale delle Nazioni Unite e del suo inviato nello Yemen”. La dichiarazione sottolinea anche che così facendo vengono messe a dura prova le capacità delle Nazioni Unite e della comunità internazionale.

Ancora promesse da un generale iraniano di eliminare Israele
Un generale iraniano ha dichiarato che l’Iran annienterà Israele, vantandosi della superiorità dell’Iran che potrebbe facilmente sconfiggere l’Arabia Saudita e minacciare l’invasione delle basi militari americane in Medio Oriente.

Il Generale Mohammad Reza Naqdi, vice comandante per gli affari culturali e sociali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, ha affermato il 28 dicembre alla rete televisiva irachena Al-Nujaba che “la rivoluzione islamica in Iran non si tirerà indietro” dall’obiettivo di “spazzare via” lo stato ebraico. Nel caso non fosse stato abbastanza chiaro, ha specificato che “non c’è dubbio che i sionisti debbano essere annientati e distrutti. Accadrà sicuramente. Eravamo, siamo, e saremo i soldati dell’Imam Khamenei fino al nostro ultimo respiro e fino all’ultima goccia del nostro sangue. Io stesso isserò la bandiera della rivoluzione islamica a Gerusalemme, ad Allah piacendo”, ha concluso.

I leader iraniani predicano regolarmente la distruzione di Israele e il regime iraniano arma e finanzia gruppi terroristici contro Israele come Hezbollah e la Jihad islamica. Quello che è meno frequente è vedere figure del regime dichiarare direttamente che l’Iran spazzerà via lo stato ebraico. Nel frattempo, un capo dell’esercito israeliano, Gadi Eisenkot, ha reso noto il 10 gennaio che Hezbollah ha un piano per infiltrare 1.500 combattenti in Israele attraverso la serie di tunnel che l’esercito ha recentemente scoperto lungo il confine.

Iraq e Iran avvieranno esplorazioni petrolifere congiunte
Il Vice Primo Ministro e Ministro del Petrolio iracheno Thamir Ghadhban ha annunciato che, nonostante gli sforzi degli Stati Uniti per isolare l’Iran dal mercato petrolifero mondiale, l’Iraq e l’Iran stanno per iniziare un’esplorazione congiunta di due giacimenti petroliferi condivisi dai due paesi. Il 10 gennaio, ricevendo a Baghdad il Ministro del Petrolio iraniano Bijan Zanganeh, Ghadhban ha affermato che l’Iraq sta onorando un accordo di esplorazione con il vicino Iran. Giovedì ha

Gli Stati Uniti hanno fatto pressione sull’Iraq per rompere la dipendenza energetica dall’Iran dal quale già importa gas ed elettricità. All’Iraq è stata concessa una deroga sanzionatoria fino a marzo per continuare ad acquistare gas dall’Iran, dopodiché l’Iraq potrebbe subire misure punitive. Zanganeh ha detto che l’Iran è pronto ad aumentare le esportazioni di gas al suo vicino.

CINA

La Cina autorizzerà cittadini kazaki a lasciare lo Xinjiang
Conscio delle proteste interne e della crescente pressione internazionale, il governo di Pechino ha deciso di autorizzare oltre 2000 cittadini di etnia kazaka a lasciare il Paese rinunciando alla cittadinanza cinese. La repressione in Cina contro i musulmani ha portato alla detenzione di cittadini uiguri, kazaki e di altre minoranze etniche nei campi di internamento. Di recente il vicino Kazakistan, che fino ad ora aveva schivato la questione e con cui la Cina ha importanti relazioni commerciali, ha cominciato ad accogliere le richieste di soggiorno finalizzate ad ottenere la cittadinanza da parte di cittadini cinesi di origine kazaka che stanno fuggendo dalle persecuzioni.

Serikzhan Bilash, responsabile di un’associazione kazaka di nome Atajurt, aveva ricevuto pressioni affinché interrompesse le sue attività, ma gli avvertimenti si sono fermati visto il crescente numero di denunce di cittadini kazaki in Kazakistan che segnalavano la perdita di ogni contatto con parenti in Xinjiang. A dicembre, Bilash è stato addirittura invitato ad una trasmissione televisiva, a dimostrazione che il suo lavoro nel pubblicizzare la situazione dei kazaki detenuti è ormai tollerato. Durante la trasmissione ha detto che “i funzionari cinesi sono pericolosi per l’Asia centrale, per il Kazakistan”.

CAMBOGIA

Anche gli Stati Uniti vogliono rivedere gli accordi commerciali con la Cambogia
Due senatori degli Stati Uniti, Ted Cruz Repubblicano del Texas e Chris Coons Democratico del Delaware, hanno presentato una proposta di legge denominata “Cambodian Trade Act of 2019”, per chiedere all’amministrazione Trump di rivedere l’accordo commerciale preferenziale che gli Stati Uniti hanno accordato alla Cambogia dal 1997, il General System of Preferences (GSP). Come spiegato dai due senatori, è una misura tesa a seguire e rafforzare la decisione già assunta dalla Commissione Europea rispetto al tariffario preferenziale che l’UE ha con la Cambogia nell’ambito del programma di scambi commerciali noto come Everything But Arms (Tutto Tranne Armi).

Il Sen. Cruz ha dichiarato: “L’America ha investito nel futuro politico della Cambogia stabilendo scambi e un commercio affidabili, come codificato nel Sistema di preferenze generalizzate (SPG) ma il Primo Ministro cambogiano, Hun Sen, ha sfruttato i programmi offerti da Stati Uniti e Europa, non rispettando gli standard minimi di diritti del lavoro, minando le elezioni in Cambogia e avvicinandosi alla Cina. Il suo governo è responsabile di tutto ciò e questo disegno di legge mira a far sì che Huns Sen si assuma le sue responsabilità a rafforzare le misure prese dai nostri partner europei.”

Il Sen. Coons ha affermato: “Non credo che la Cambogia debba mantenere un accesso preferenziale ai mercati statunitensi. I paesi che minano la democrazia, ignorano i diritti del lavoro, calpestano i diritti umani e non proteggono la proprietà intellettuale non dovrebbero godere di privilegi commerciali speciali. Durante i suoi 34 anni di regno, Hun Sen ha mostrato il suo disprezzo per lo stato di diritto e le libertà fondamentali in Cambogia.”

FOTO DELLA SETTIMANA

Lledoners, 8 gennaio 2019: il Sen. Roberto Rampi e Matteo Angioli all’ingresso del carcere a nord di Barcellona prima dell’incontro con quattro dei nove prigionieri politici catalani in detenzione preventiva da 14 mesi

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