NL 94 – 7/12/2020

FOTO DELLA SETTIMANAAltagracia De Orituco, 6 dicembre 2020: uno dei tanti seggi elettorali deserti in occasione delle elezioni legislative in Venezuela

Gli interventi dei nostri esperti al Consiglio d’Europa
Giovedì 3 dicembre si è svolta un’audizione online sul Diritto alla Conoscenza presso la Commissione cultura, scienza, istruzione e media dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa in cui sono intervenuti come relatori la direttrice di Access Info Europe Helen Darbishire e i nostri membri del Consiglio scientifico Ezechia Paolo Reale, Claudio Radaelli e Laura Harth.

Due ore in cui i nostri esperti hanno illustrato la relazione su cui si fonderà il progetto di risoluzione intitolato “Libertà dei media, fiducia pubblica e diritto alla conoscenza dei cittadini” e messo in evidenza quattro punti in particolare: la differenza tra diritto alla conoscenza e diritto di accesso alle informazioni; il dibattito parlamentare; i media pubblici e privati e i meccanismi di monitoraggio; i social media e l’uso di algoritmi e intelligenza artificiale nel processo decisionale. L’audizione è avvenuta durante una seduta della Commissione cultura in cui hanno preso la parola il Relatore Generale sul rapporto sul Diritto alla Conoscenza Roberto Rampi, il Presidente della commissione Olivier Becht, i componenti Koloman Brenner, Tadeja Sustar, Alvise Maniero, Lord Foulkes.

Il 10 dicembre incontro sul Diritto alla Conoscenza
Nella Giornata Mondiale dei Diritti Umani, giovedì 10 dicembre, alle 18:30, si terrà un incontro online organizzato dal Partito Radicale e Liberi Cittadini per illustrare e rafforzare l’iniziativa in corso all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) a favore del riconoscimento del Diritto alla Conoscenza. Sarà possibile seguire l’incontro attraverso la pagina Facebook di Liberi Cittadini e dal sito di Radio Radicale.

Niccolò Rinaldi, Presidente di Liberi Cittadini e membro del Consiglio Generale del Partito Radicale, introdurrà e modererà l’incontro al quale parteciperanno il Relatore Generale del Rapporto sul Diritto alla Conoscenza in APCE Sen. Roberto Rampi; il Segretario del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella” Matteo Angioli; il Presidente onorario del Partito Radicale Giulio Terzi, la Relatrice del Rapporto sull’intelligenza artificiale adottato a settembre dall’APCE On. Deborah Bergamini e il Segretario del Partito Radicale Maurizio Turco.

Laura Harth sull’Apple Daily: “un millimetro al giorno nella direzione giusta”
Mentre questa mattina ci siamo svegliati con nuovi arresti a Hong Kong, nell’arco di una settimana sono stati compiuti tre passi fondamentali per dotare i Paesi democratici di strumenti che possano contribuire all’effettiva difesa e promozione dei diritti umani universali:
– Il Diritto alla Conoscenza, approdato all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa il 3 dicembre, iniziando il suo iter verso il riconoscimento e dando una chance ai popoli oppressi di superare la censura imposta dai regimi nei Paesi democratici.
– L’adozione dello EU Global Human Rights Sanctions Regime, l’equivalente del Global Magnitsky Act statunitense (e di altri Paesi), con il quale l’Unione europea potrà imporre sanzioni individuali (blocco di fondi e beni e divieto di ingresso sul proprio territorio) a chi si macchia di violazioni dei diritti umani.
– Un emendamento ad un disegno di legge nella Camera dei Lord sul commercio che prevede non solo la sospensione di un Accordo bilaterale di Commercio internazionale con Paesi che praticano (elementi di) genocidio come definito nella Convenzione delle Nazioni Unite, ma che stabilisce la competenza per l’Alta Corte dell’Inghilterra e Galles di giudicare tali casi, dando una possibilità di appellarsi ad una giurisdizione.

Hong Kong sia una priorità. Il commento di Roberto Giachetti
Il governo italiano non può fare a meno di occuparsi degli arresti dei giovani attivisti di Hong Kong e di considerare la loro libertà tra le priorità diplomatiche nei rapporti bilaterali con la Cina. Quella di Joshua Wong è una vicenda grave, una storia di palese violazione dei diritti fondamentali di libertà, e di soffocamento vero e proprio di qualunque principio democratico, su cui tutta la comunità politica internazionale deve assolutamente continuare a farsi sentire anche con il supporto di chi fa informazione.

Tornando all’ultimo episodio che lo vede protagonista, e cioè la condanna a tredici mesi e mezzo di carcere per incitamento, organizzazione e partecipazione a una manifestazione illegale nel 2019, nell’ambito delle dure proteste registrate nell’ex colonia britannica a favore delle riforme e contro il governo locale e di Pechino, non posso fare altro che sottoscrivere in pieno l’appello che il Partito radicale Transnazionale aveva rivolto già prima della sentenza (che era ampiamente prevedibile) alle due Camere del Parlamento italiano.

Non è la prima volta che la Repubblica Popolare Cinese è teatro di fatti come questo, probabilmente non sarà l’ultima, ma ciò non può essere una scusa per far finta di non vedere, anzi deve spingerci a denunciare e ad agire con ancora più forza.

Dichiarazione di Giulio Terzi sul processo Assadi, devastante per il regime iraniano
“Il processo ad Assadollah Assadi ad Anversa, in Belgio, è devastante per il regime iraniano perché tutte le prove che ci sono collegano questo diplomatico-terrorista direttamente ai vertici del regime. Quell’attentato, sventato due anni fa, è qualcosa che deve essere autorizzato dalla Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, dal momento che il Mois, i servizi iraniani, rispondono alla Guida Suprema e perché era un attentato del regime nella sua interezza”, parla così con l’Adnkronos l’ambasciatore Giulio Terzi, ex Ministro degli Esteri.

C’era anche lui a Villepinte, alle porte di Parigi, nel luglio del 2018. Assadi è accusato di aver partecipato all’organizzazione di un attentato, sventato, contro il Consiglio nazionale di resistenza iraniano, voce dell’opposizione all’estero. “Sarebbe stato un colossale attentato terroristico, il più grande attentato terroristico avvenuto su suolo europeo nel dopoguerra, una cosa inimmaginabile, una bomba ad altissimo potenziale, una storia ampiamente documentata, con prove schiaccianti per usare un termine eufemistico. Erano presenti decine di migliaia di iraniani espatriati, forse qualche migliaio di personalità straniere, una grande delegazione americana (compreso Rudolph Giuliani) con diversi esponenti dell’Amministrazione Trump, del mondo repubblicano, democratici, sindaci di città francesi, ma anche alcuni italiani, c’erano parlamentari italiani, intellettuali, europarlamentari anche italiani. Sarebbe stata un’immensa carneficina che il regime iraniano avrebbe potuto dimostrare al mondo di essere stato capace di fare”, dice Terzi.

Il Sen. Gattolin sulla legge di sicurezza in Francia: “Si lede la libertà d’informare”
Ospite del canale francese BFM, André Gattolin, Senatore e membro onorario del Comitato Globale per lo Stato di Diritto, ha valutato così il disegno di legge sulla “Sicurezza Globale” in discussione in Francia: “Ho votato per un Presidente della Repubblica che si voleva precisamente che ci si conformasse al diritto, e che ci si conformasse il più possibile a quello europeo della Corte Europea dei Diritti Umani. Se lasciamo passare un disegno così si esce da questo cammino e si lede un diritto fondamentale, la libertà d’informare. Si deve regolamentare, certo, ma servono intelligenza e tempo, e non un articolo venduto come di origine parlamentare da parte del Ministero, dunque senza il controllo preliminare del Consiglio di Stato.”

Il regime venezuelano “perde” le elezioni farsa per la valanga astensionista
Il 6 dicembre si sono tenute le elezioni legislative in Venezuela, al termine del mandato quinquennale previsto per l’Assemblea Nazionale. Elezioni già preannunciate come totalmente prive di legittimità per una pluralità di motivi: illegittimità dell’organo convocante (Maduro, presidente illegittimo), illegittimità dell’organismo elettorale centrale (Consiglio Nazionale Elettorale, nominato illegalmente dal Tribunale Supremo di Giustizia, e non dall’Assemblea Nazionale legittima), assenza di tutti i partiti di opposizione, ai quali mesi fa una sentenza dell’illegittimo Tribunale Supremo di Giustizia aveva sottratto sigle e nomi per consegnarli ad altrettante personalità funzionali e sotto il controllo del regime.

Secondo Meganalisis, società venezuelana super partes di sondaggi demoscopici ed elettorali, ha calcolato che l’astensione ha superato l’80% degli aventi diritto al voto. Il regime ha dichiarato che il 30% degli elettori si sarebbe recato ai seggi. Un dato che appare del tutto gonfiato sia per la tradizionale propaganda del regime, abituato a manipolare da sempre i dati elettorali, sia per l’assenza di affollamenti fuori dai seggi durante tutta la giornata.

L’opposizione cambogiana annuncia il ritorno dall’esilio
Alcuni dirigenti del principale partito dell’opposizione cambogiana, il Cambodia National Rescue Party (CNRP) fuorilegge dal 2017, hanno reso noto il loro piano per rientrare dall’esilio autoimposto per rispondere in tribunale delle accuse penali mosse contro di loro. Sono oltre 130, tra membri, sostenitori e altri dissidenti, a dover comparire in tribunale all’inizio del prossimo anno con accuse di tradimento e istigazione a commettere crimini. I dirigenti del CNRP hanno fissato il 4 gennaio come data in cui fare ritorno nel loro Paese. L’esponente più importante è la vice presidente del CNRP, Mu Sochua, ex deputata con doppia cittadinanza cambogiana e americana, iscritta al Partito Radicale. Questo è il secondo tentativo di tornare in Cambogia e riprendere la lotta nel Paese. Nel novembre dello scorso anno, Sam Rainsy, cofondatore del partito, aveva cercato di tornare dall’esilio ma è stato bloccato dal governo.

Allarme dell’ONU: lo Yemen è sull’orlo della carestia
Già l’80% della popolazione dipende dagli aiuti umanitari e già nel 2018 l’ONU aveva parlato di imminente carestia. Quest’anno la combinazione di restrizioni per il coronavirus, scarsi raccolti, invasione di locuste, inondazioni e l’insufficienza generale di finanziamenti per mantenere gli aiuti del 2020 stanno facendo aumentare la fame e a farne le spese sono soprattutto i bambini. La guerra nello Yemen, in cui una coalizione a guida saudita combatte dal 2015 contro il movimento Houthi allineato con l’Iran, ha ucciso più di 100.000 persone e ha lasciato il Paese diviso con gli Houthi che tengono Sanaa e la maggior parte dei principali centri urbani.

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