Norman Baker sulla legge per l’Accesso Reciproco in Tibet

Come presidente della Tibet Society, il più antico gruppo pro-Tibet del mondo, e Membro onorario del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella”, sono lieto di vedere i progressi compiuti per chiedere reciprocità al governo cinese in termini di accesso al Tibet.

Il 25 settembre, la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato la Legge sull’Accesso Reciproco in Tibet. Questo atto legislativo, introdotto dal deputato democratico Jim McGovern, rappresenta un importante sviluppo sullo status del Tibet e per le relazioni USA-Cina. Il disegno di legge bipartisan promuove l’accesso al Tibet per funzionari degli Stati Uniti, giornalisti, ONG e cittadini. La legge prevede che ai funzionari cinesi che vieteranno l’ingresso in Tibet agli Americani sarà negato l’ingresso negli Stati Uniti.

Jim McGovern ha definito l’approvazione “una grande giornata per i diritti umani. Gli Stati Uniti devono continuare a difendere i diritti umani e parlare apertamente contro le violazioni dei diritti umani della Cina in Tibet”. Matteo Mecacci, Presidente di International Campaign for Tibet, ha dichiarato: “L’approvazione della Legge sull’Accesso Reciproco in Tibet da parte della Camera dei Rappresentanti è una dimostrazione delle continue preoccupazioni del Congresso riguardo al trattamento da parte della Cina del popolo tibetano. È una dichiarazione forte degli Stati Uniti che mette sotto pressione il governo cinese affinché apra il Tibet al mondo esterno e mostra inoltre che la loro propaganda è vuota”. Il disegno di legge ora passa al Senato.

Attualmente, la Cina limita fortemente l’accesso in Tibet ai visitatori stranieri, soprattutto ai giornalisti che denunciano le violazioni dei diritti umani e che includono persecuzione religiosa, torture, detenzioni e uccisioni extra-giudiziarie. Anche quando ero Ministro del governo britannico, la mia richiesta di visitare le aree tibetane mentre ero in Cina fu negata.

La Cina proibisce quasi sempre a giornalisti, diplomatici e cittadini americani e britannici di accedere al Tibet, benché i cittadini cinesi siano liberi di viaggiare negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Gli stranieri ammessi in Tibet possono viaggiare solo sotto il costante monitoraggio delle autorità cinesi. Il loro contatto con i tibetani ordinari è generalmente ostacolato e, in ogni caso, parlare con un tibetano comune rischia che la persona venga arrestata e torturata dai cinesi poco dopo.

La situazione dei diritti umani in Cina peggiora di giorno in giorno. Xi Jinping, che assomiglia sempre più al Presidente Mao, ha intrapreso un processo di profonda “sinicizzazione”. Tutte le manifestazioni di pensiero indipendente che sono in conflitto con l’approccio del Partito Comunista Cinese (determinato dal presidente stesso) devono essere cancellate. I più vulnerabili sono coloro che aderiscono ad una religione e che provengono da gruppi di minoranza. I tibetani incarnano entrambe le caratteristiche e quindi sono i più colpiti.

Ma non sono soli. E’ incredibile e disgustoso che circa il 10% della popolazione uigura sia stato rinchiuso in campi di “rieducazione”, per subire un lavaggio del cervello, fatto per affermare che il nero è di fatto bianco.

Il governo cinese invera il vecchio detto secondo cui gli uomini preferiscono compiere cattive azioni nell’oscurità. Un comportamento simile non è indifendibile solo in termini morali. Va anche contro i termini della Costituzione cinese che garantisce tutti i tipi di diritti sulla carta, ma che evidentemente valgono meno della carta su cui sono scritti. Se lo Stato di Diritto deve essere rispettato, esso richiede rispetto nella pratica, non il semplice riconoscimento su pezzi di carta da sventolare nei fori mondiali.

La Cina è una nazione molto potente. Può diventare LA nazione più potente della nostra epoca, specialmente se gli Stati Uniti di Trump si piegano su se stessi lasciando campo libero alla Cina che potrà perseguire meglio i propri obiettivi di politica estera.

In queste circostanze, è fondamentale che la pressione che si può applicare alla Cina venga effettivamente applicata e questa proposta di legge rappresenta uno strumento utile. Resta da vedere se il disegno di legge riuscirà a limitare la politica altamente restrittiva della Cina in Tibet, o se sarà un costo che i cinesi sono pronti a pagare in termini di accesso reciproco agli Stati Uniti.

Spero che altre nazioni democratiche, in particolare l’UE, il Canada e l’Australia, seguiranno l’esempio. Dobbiamo fermare questo processo di putrefazione. Il vero pericolo è lasciare che il disprezzo cinese per lo Stato di Diritto dilaghi, che diventi la norma internazionale, perché in quel caso torneremo davvero ad epoche buie.

Norman Baker

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