Martin Luther King jr Day: una festa e una proposta

Negli Stati Uniti, il terzo lunedì di ogni gennaio si celebra il Martin Luther King jr Day. Una festa federale considerata come una sorta di “Giornata del servizio” in cui, oltre a celebrare la vita, i successi e l’eredità del reverendo di Atlanta, gli Americani si dedicano al volontariato per aiutare i meno fortunati, gli ultimi. Benché la giornata a lui dedicata sia legata alla sua data di nascita, il 15 gennaio 1968, questa cambia ogni anno. C’è un motivo: affinché le persone abbiano più tempo per viaggiare e stare in famiglia e con gli amici, per legge (lo Uniform Monday Holiday Act del 1968) le feste federali cadono di lunedì. Ecco spiegata la scelta compiuta quando il Presidente Reagan istituì il M. L. King Day nel 1983.

Va sottolineato che a partire dall’8 aprile 1968, appena quattro giorni dopo l’assassinio di King, ad ogni legislatura furono introdotte proposte di legge bipartisan per istituire la giornata, ma è stato solo nel 1979 che la proposta è finalmente giunta al voto alla Camera dei Rappresentanti per essere poi approvata definitivamente quattro anni dopo, il 2 novembre 1983. Più di quindici anni. Ironia della sorte, la misura non era riuscita a superare il Congresso nel 1979, quando entrambe le camere del Congresso erano controllate dal Partito Democratico. Accadde nel 1983, quando la Presidenza e il Senato erano controllati dai Repubblicani.

Tornando a King, è unanime il riconoscimento per l’impareggiabile influenza che ha esercitato nella condotta e nell’affermazione della lotta per i diritti civili e la fine della segregazione razziale attraverso una rigorosa applicazione del metodo nonviolento. In America, la sua giornata viene talvolta chiamata “Giornata dei diritti civili” o “Giornata dei diritti umani” e per una buona ragione: dedicarsi al volontariato in una mensa per poveri, in un ospedale, in una comunità penitenziaria. L’idea è portare una luce e una speranza in luoghi che spesso vengono considerati solo in testi costituzionali o che si incontrano solo nel momento di necessità o di sventura. Raramente sono ritenuti meritevoli di consapevole attenzione volta a promuovere una cultura del diritto e della libertà.

Anche il 5 dicembre 1955 era un lunedì. Quel giorno Martin Luther King jr era un ragazzo di 26 anni, padre di una bimba di 20 giorni, che nella Chiesa battista di Holt Street tenne un discorso che la storia non ha esitato ad abbracciare. Incoraggiò, esortò e convinse gli abitanti afroamericani della città di Montgomery in Alabama a non mollare e a proseguire il boicottaggio degli autobus deciso dopo che, quattro giorni prima, una signora di nome Rosa Parks si era rifiutata di cedere il posto ad un passeggero bianco. King convinse perché antepose il ruolo della democrazia all’obiettivo stesso del boicottaggio. Disse: “siamo qui per il nostro amore per la democrazia, per la nostra profonda convinzione che la democrazia che si trasforma da sottile foglio ad intensa azione è la migliore forma di governo sulla terra (…) Una delle migliori cittadine di Montgomery – non una delle migliori cittadine negre, ma una delle migliori cittadine – è stata arrestata perché si è rifiutata di cedere il suo posto sull’autobus ad un bianco.”

Da quel momento, il reverendo dette il via ad un percorso di lotta straordinario che ha fatto sognare e traumatizzare, sperare e disperare, amare e odiare, ma che alla fine ha sciolto le catene dell’ingiustizia, liberando segregati e segreganti. La battaglia non è certo finita. La sua è stata interrotta bruscamente il 4 aprile 1968 a Memphis. Quando si spense, dissanguato per le ferite causate dalle pallottole che lo centrarono mentre rientrava in hotel da una conferenza, era un giovane uomo di nemmeno quarant’anni, padre di quattro bambini. Un anno meno di chi scrive. E fa una certa impressione.

Come tredici anni prima, le parole pronunciate il giorno prima di essere ucciso furono per la democrazia e il diritto: “Tutto ciò che diciamo all’America è: ‘Sii fedele a cosa hai scritto sulla carta’. Se vivessi in Cina o persino in Russia, o in qualsiasi paese totalitario, forse potrei capire alcune di queste ingiunzioni illegali. Forse potrei capire la negazione di alcuni privilegi del Primo Emendamento, perché là non sono previsti. Ma da qualche parte ho letto della libertà di riunione. Da qualche parte ho letto della libertà di parola. Da qualche parte ho letto della libertà di stampa. Da qualche parte ho letto che la grandezza dell’America è il diritto di protestare per il diritto. E allora, non lasceremo che i cani o gli idranti ci facciano indietreggiare, non permetteremo a nessuna ingiunzione di farci indietreggiare.”

L’opera di quel giovane reverendo richiama quella illustrata dai bassorilievi del Della Robbia che rappresentano le sette opere di misericordia: seppellire i morti, visitare i carcerati, dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi, curare gli infermi, dar da bere agli assetati, ospitare i pellegrini. Diceva Marco Pannella, che a King e a Gandhi si è ispirato: “beato chi ha fame e sete di diritto e giustizia”. Come King, è stato recluso in carcere per aver sfidato leggi ingiuste e proprio nei diritti umani e civili straziati negli istituti penitenziari e dalla malagiustizia, che appesta un numero maggiore di Paesi, aveva identificato il punto di partenza per la rigenerazione dell’Italia e di un’Unione Europea inadeguata a far vivere quel diritto europeo ormai lacerato e minacciato da legislazioni nazionali e nazionalistiche.

Martin Luther King, che raggiunse appena il mezzo del cammin di nostra vita, ha sfidato le autorità statali e federali marciando, studiando, pregando, intonando canti che hanno animato generazioni intere con umiltà, con saggezza, con la nonviolenza. Ha sparigliato e sconvolto i sentimenti dell’America profonda, riuscendo però spesso a portare avversari precostituiti a comprendere e condividere la necessità di rimuovere vecchie e ingiuste disuguaglianze, nel solco della Costituzione.

Recentemente il governo italiano ha istituito il “Dantedì”, la giornata dedicata a Dante Alighieri. La data scelta è il 25 marzo, giorno identificato come l’inizio del viaggio nell’aldilà – nella Divina Commedia. Dante non fu ucciso ma, come Martin Luther King jr, era un giovane uomo quando fu condannato a morte in contumacia e forzato a vivere il resto della sua vita in esilio. Nelle loro immensa diversità, i due giovani uomini hanno portato una luce dove prevalevano gli abusi.

Se talvolta Dante è visto come antesignano dell’umanesimo, Martin Luther King jr è certamente il precursore del movimento per i diritti civili e politici in America. E poiché quella dei diritti è una strada probabilmente senza fine, in Italia potrebbe essere percorsa istituendo la “Giornata di Martin Luther King jr” per festeggiare una personalità transazionale con cui incoraggiare, per esempio, le visite nei luoghi di privazione della libertà. Il Partito Radicale lo fa già, solitamente in occasione delle feste comandate, in particolare a Ferragosto e nelle festività di fine anno. Potrebbe essere un modo per promuovere ulteriormente una cultura del diritto e onorare chi si è storicamente battuto per gli ultimi, nelle strade, nelle piazze, nei tribunali, nelle carceri, nelle istituzioni.

Matteo Angioli

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