ONU: diritto alla conoscenza cruciale per la democrazia

Nel giorno dell’ottavo mese dalla scomparsa di Marco Pannella, accogliamo con soddisfazione la dichiarazione di Alfred de Zayas, Esperto Indipendente ONU per la promozione di un ordine internazionale democratico ed equo, che afferma: “il diritto alla conoscenza è cruciale per ogni democrazia, perciò i lanciatori d’allerta (whistleblowers) devono essere protetti, non perseguitati.”

La dichiarazione dell’esperto dell’ufficio dell’Alto Commissario Onu ai Diritti Umani fa seguito alla decisione di Barack Obama di commutare la sentenza di Chelsea Manning, l’ex soldato statunitense condannato a 35 anni di carcerazione per aver fatto trapelare segreti militari a Wikileaks.

De Zayas ha aggiunto: “Ci sono molti informatori che hanno promosso la causa dei diritti umani e che sono ancora in carcere in molti paesi al mondo. E’ tempo di riconoscere il contributo che essi danno alla democrazia e allo Stato di diritto e di non perseguitarli più. […] I lanciatori d’allerta sono difensori dei diritti umani il cui contributo alla democrazia e allo Stato di diritto non deve essere sopravvalutato. Sono utili alla democrazia e ai diritti umani perché rivelano informazioni che tutte le persone hanno diritto a ricevere. Una cultura della segretezza è spesso anche una cultura dell’impunità. Poiché il diritto alla conoscenza proclamato dall’articolo 19 del Patto internazionale sui diritti civili e politici è cruciale per ogni democrazia, i lanciatori d’allerta (whistleblowers) devono essere protetti, non perseguitati

Auspichiamo che la legislazione che protegga i lanciatori d’allerta (whistleblowers) sia applicata il più rapidamente ed estensivamente, a partire dall’impulso delle Nazioni Unite dove stiamo agendo proprio per ribadire la centralità del diritto alla conoscenza in quanto fondamento dello Stato di Diritto. I casi delle rivelazioni effettuate da Wikileaks prima e Snowden poi, avvenute in maniera contraria alla legge, dovrebbero essere colte come occasione di riflessione per far sì che violazioni del diritto internazionale e infrazioni nel mondo della finanza o dell’industria non inficino la vita democratica dei Paesi e dei loro cittadini e contribuenti.

A tal proposito ricordiamo quel che dichiarò Marco Pannella nel dicembre 2010 in occasione dell’arresto di Assange:

Il Partito radicale è attivo alle Nazioni unite e ovunque nel mondo, per l’affermazione concreta del diritto alla libertà di informazione e conoscenza come parte integrante dei diritti umani fondamentali. […] Nonostante esistano differenze tra l’impostazione di Wikileaks e la nostra, riteniamo che non solo sia da garantire la libertà di stampa e di informazione, ma che Wikileaks contribuisca positivamente alla riforma di pratiche politiche quantomeno opache, o di vera e propria “doppia verità”, nell’esercizio del potere anche nelle cosiddette “democrazie”, che sempre più corrispondenti a “democrazie reali” quanto il “socialismo reale” corrispondeva agli ideali comunisti. Un esempio per tutti: la menzogna internazionale usata da Bush, Blair e Berlusconi per impedire la pace possibile in Iraq attraverso l’esilio di Saddam.”

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