Perché l’Onu sbaglia sull’Iran (e serve un assist al regime)

Michelle Bachelet, Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, ha invitato gli Stati Uniti a sospendere le sanzioni contro l’Iran per permettere la risposta sanitaria al coronavirus. Peccato che ci siano già eccezioni per gli aiuti umanitari. Un (altro) assist al regime da parte delle Nazioni Unite. Il commento di Giulio Terzi di Sant’Agata, già Ministro degli Esteri e Presidente del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella” per Formiche.net

Sono trascorsi pochi giorni dalle richieste iraniane di rimuovere le sanzioni americane. In un precedente articolo su Formiche.net si era sottolineato come il regime fosse riuscito a trovare una sponda in voci “amiche” in Europa, a sostegno della falsa narrativa secondo la quale Teheran non riuscirebbe a rispondere efficacemente all’emergenza coronavirus a causa della “massima pressione” esercitata dall’amministrazione Trump.

Nello scenario di crisi globale determinato dal Covid-19, il rispetto dei diritti umani universali e delle libertà fondamentali diviene ancor più problematico in molte parti del mondo. Ma è nei due principali Paesi autoritari — la Cina e l’Iran — che la pandemia viene ancor più smaccatamente strumentalizzata per sopprimere qualsiasi residua libertà di informazione, eliminando ogni forma di opposizione all’interno, o nelle regioni di specifico interesse come a Hong Kong. Censure e disinformazione sono diventate, ugualmente, metodi per destabilizzare le democrazie liberali. Condizionamenti e ricatti economici, insieme a diverse forme di pressione sul piano politico, stanno diventando ulteriore moneta corrente nei rapporti tra la Cina e i Paesi occidentali, producendo persino tendenze all’“autocensura” da parte di istituzioni e media, quando si discuta di pandemia e di Cina.

È quanto accaduto nelle recenti dichiarazioni del massimo organismo internazionale preposto alla tutela e alla promozione dei diritti umani universali. Michelle Bachelet, alto commissario Onu per i diritti umani, si è nei giorni scorsi unita al coro di quanti insistono con gli Stati Uniti affinché rimuovano, o sospendano, le sanzioni contro Teheran sostenendo che la popolazione non dispone di medicinali e attrezzature necessarie alla cura delle persone colpite proprio a causa delle sanzioni.

L’Alto Commissario Bachelet è parsa voler ignorare come il sistema sanzionatorio definito da Washington per ottenere che l’Iran rinunci in toto alle armi nucleari e ai missili strategici — come sancito dalle stesse Nazioni Unite con Risoluzione n. 2231/2015 del Consiglio di Sicurezza — preveda già tutte le necessarie eccezioni per gli aiuti umanitari. Non esiste perciò alcuna plausibile giustificazione per il rifiuto opposto dal presidente Hassan Rouhani a ingenti aiuti umanitari offerti dal governo americano. E appare altrettanto incomprensibile l’analogo rifiuto inizialmente opposto dall’Iran a Medici senza frontiere per l’invio di un ospedale da campo a Esfahan con medici e specialisti, con la motivazione che “l’Iran non ha bisogno di ospedali stranieri” e la conseguente espulsione dell’ONG dal Paese. Il regime lascia che la pandemia si aggravi per farne sempre più un’arma di propaganda e di accusa contro l’America. Le Nazioni Unite dovrebbero evitare di stare a questo gioco.

Dovrebbe essere chiaro anche ai piani alti del Palazzo di Vetro a New York e al Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra che le “stranezze” nel comportamento attuale della dirigenza iraniana rispondono invece a un disegno di fondo concepito sin dalla proclamazione della Repubblica Islamica quarantuno anni fa. Una visione anti-occidentale, unita alla vocazione messianica di un regime che ambisce al controllo totale della regione mediorientale; che finanzia milizie proxy in Iraq, Siria, Libano, Yemen; che lotta in ogni ambito e sede multilaterale contro i principi di libertà, democrazia, stato di diritto, diritti umani, e dei trattati che li hanno sanciti.

L’atteggiamento degli ayatollah nel corso degli anni non ha mai derogato a tale strategia. Nemmeno con i governi del presidente “riformista” Rouhani: a dimostrazione che il vero potere è in mano alla guida suprema Ali Khamenei e al fedelissimo Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, i Pasdaran. Lo stesso Khamenei ha ancora una volta ribadito il pieno sostegno di Teheran a qualsiasi Paese o gruppo si unisca nella lotta contro lo Stato di Israele e Rouhani ha autorizzato la diffusione di un poster nelle strade di Teheran che incita alla “soluzione finale” dell’annientamento della popolazione di Israele.

All’interno dell’Iran, la situazione economica e sociale appare tragica. La popolazione si sta rivoltando ormai da due anni. La crescente insofferenza verso il governo e le élite al potere si manifesta, nonostante una durissima repressione e la capillare presenza del sistema di sicurezza, con dimostrazioni ora aumentate per l’incapacità del regime di contrastare la pandemia. Tutto il mondo ha assistito, molto spesso in silenzio, alle scene di disperazione nelle piazze. Con l’emergenza coronavirus, il regime non solo non è stato in grado di salvaguardare la salute e la sicurezza dei suoi cittadini, ma ne ha aggravato la portata impedendo la diffusione di informazioni e nascondendo la reale dimensione della pandemia. La repressione degli ultimi mesi è costata più di 1.500 vittime, 4000 feriti e 12.000 arresti.

Appare quindi davvero incomprensibile la posizione espressa dall’alto commissario Bachelet in sostegno del regime iraniano, nonostante i precedenti e ripetuti richiami del Consiglio per i diritti umani e le condanne degli abusi contro i diritti umani che proprio le Nazioni Unite avevano espresso in passato nei confronti di Teheran. Era stata proprio la Bachelet a ricordare in un precedente tweet che nella lotta al coronavirus i “governi dovrebbero lavorare con i media, la società civile e le comunità per proteggere libertà di espressione e opinione, accesso alle informazioni, libertà di associazione. Devono anche portare di fronte alla giustizia coloro che violano i diritti umani”.

In ogni caso il fronte di quanti ritengono non più tollerabile l’impunità della Repubblica islamica si sta allargando. Le prove dei crimini commessi dal regime sono schiaccianti. Solo un’azione dell’Onu efficace, non inquinata da false narrative, contro la violazione sistematica dei principi fondanti della comunità internazionale può contribuire alla stabilità e alla sicurezza. Il passo falso dell’alto commissario Bachelet deve essere urgentemente corretto.

Giulio Terzi

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