Premio “Etico 2017” alla memoria di Marco Pannella

Venerdì 9 febbraio è stato conferito il “Premio Etico” alla memoria di Marco Pannella. Il premio è stato consegnato a Giulio Terzi, presidente del Comitato Mondiale per lo Stato di Diritto e da anni iscritto al Partito Radicale. La cerimonia si è svolta a Palazzo Reale a Milano grazie all’Associazione Culturale Plana, presieduta da Sergio Costa. Si tratta di un riconoscimento che premia persone, organizzazioni e associazioni che operano in difesa del pianeta e a favore dell’essere umano, su un piano sociale, urbano e culturale.

Il Premio alla memoria di Marco Pannella, scomparso il 19 maggio 2016 all’età di 86 anni, vuole sottolineare valori quali la passione e la tenacia nel perseguire importanti traguardi per il progresso culturale di un Paese e dei suoi cittadini, proprio come fece Marco Pannella attraverso proposte, battaglie e digiuni.

Segue il testo del discorso pronunciato dal Presidente Giulio Terzi alla consegna del Premio:

“Sono commosso per essere stato invitato dal Presidente del Premio Etico, Dott. Sergio Costa a ricevere questo importante riconoscimento a Marco Pannella.

Credo che il significato di essere noi qui oggi a ricordare la figura di Marco debba andare al di là dell’ammirazione nei suoi confronti; della memoria di un’intera vita di battaglie: ritenute spesso impossibili, ma sempre vinte nel dimostrare il valore assoluto della giustizia, dell’uguaglianza e della dignità dell’uomo; traguardi sempre superati da Marco sul piano morale e civico ancor prima di aver potuto trasformare leggi, comportamenti, sensibilità dei Governi e del comune sentire.

Il significato dell’essere noi qui oggi è, in verità, quello di avvertire la Legacy e l’impegno trasmessoci da Marco in quel modo così speciale che lui stesso descriveva nel suo intervento al Convegno al Senato su Stato di Diritto e Diritto alla conoscenza, nel Luglio 2015:

“La complessità del presente è la complessità del presente che ci anima. E’ la presenza di coloro che non sono più visibili ma ai quali in realtà dobbiamo tanta parte del nostro essere, del nostro essere buoni ma anche del nostro non essere buoni, del nostro essere quali siamo.

Quindi con questa consapevolezza credo che possiamo accingerci a lavorare insieme, con semplicità, perché quel che sapremo concepire e creare lo dobbiamo consapevolmente alle voci, direi quasi prevalenti, di coloro che sono presenti e animano le nostre vite, le nostre capacità di concepimento, di lotta e ci consentono di dire che il nostro presente – quello che vediamo qui – registra la forma non visibile di presenza di coloro che sono presenti grazie ai lori lasciti, grazie a ciò che lasciano, che hanno immesso di animo, di spirito, di fecondità, di concepimento dell’avvenire.

Perciò credo che fosse opportuno che evocassi questo in quanto connotato consapevole che tentiamo di onorare rafforzandolo, assumendoci la responsabilità di una compresenza che ci vede oggi uniti, ciascuno di noi con le grandi eredità di cui si è consapevoli o meno, le grandi eredità che costituiscono la nostra capacità e i nostri modi di essere viventi”.

Come Presidente del Comitato Globale per lo Stato di Diritto, insieme al Segretario Generale Matteo Angioli e alla coordinatrice del Consiglio scientifico Laura Harth, vorrei esprimere un ringraziamento davvero speciale al Presidente di Etico e alla Commissione valutativa per la sensibilità dimostrata ai valori che hanno guidato per un’intera vita Marco Pannella: in una azione educativa – ancor prima che politica – per affermare dignità e libertà irrinunciabili. Una leadership intellettuale e morale che ha segnato in modo positivo e spero irreversibile la società italiana e europea, e non solo.

Pannella continua a essere un gigante nella vita politica e intellettuale del nostro Paese. Continua a esserlo in Europa, e così viene considerato in molte altre parti del mondo. Un suo tratto caratteristico ha riguardato la passione che ha saputo diffondere in intere generazioni di giovani per la vera democrazia liberali e per lo Stato di Diritto compiuto. Per questo motivo al Comitato Globale hanno subito aderito personalità di grande spessore e autorevolezza internazionale.

La “battaglia di tutte le battaglie” per la transizione universale verso lo Stato di diritto, democratico federalista e laico attraverso il diritto alla conoscenza, ha certamente preso corpo, e si è sempre meglio definita nella visione e nell’urgenza avvertite da Marco con l’esperienza della crisi irachena del 2003 e l’eliminazione di Saddam Hussein. Fu quello l’innesco di un’altra costante di Marco per tutti i suoi ultimi tredici anni: il “conoscere per deliberare” di Einaudi è diventato per Pannella e per il Partito Radicale Nonviolento l’imperativo assoluto per realizzare la democrazia compiuta, in una forma che va ben oltre quelle condizioni – pur essenziali – della accountability e della rappresentatività dei governanti verso i governati. Il “conoscere” deve investire e qualificare ogni istante della nostra quotidianità, quanto l’ossigeno che respiriamo.

Se Marco porta tutto questo al centro delle sue campagne all’inizio degli anni Duemila, e lo afferma in modo sempre più esplicito – con il suo martellante “subito” – non c’è dubbio che informazione, conoscenza, consapevolezza, siano le direttrici costanti nel suo determinato percorso di coerenza e di integrità.

Il 24 gennaio nella sede del Partito Radicale Non Violento di via di Torre Argentina a Roma, che è anche sede del Comitato Globale per lo Stato di Diritto, si è tenuta una conferenza stampa sullo stato dell’informazione politica in Italia alla vigilia di queste elezioni. Da molti anni il Partito radicale non violento denuncia la grave opacità e le carenze altrettanto gravi di un “sistema” che Pannella non esitava mai a bollare come “regime”.

In quella Conferenza stampa di due settimane fa, ripresa dalla sola Radio Radicale e da nessuna emittente governativa, sono state analizzate e documentate ancora una volta modalità, sotterfugi, omissioni, manipolazioni di dati statistici di cui si sono anche negli ultimi mesi resi responsabili gli uffici preposti all’attuazione delle norme sulla par condicio – peraltro obsolete dato che risalgono al 2000, prima della rivoluzione digitale. Ebbene neppure a queste forti denunce radicali vi è stata da parte delle autorità di settore alcuna risposta, preferendosi evidentemente puntare sulla tattica del silenzio. Ancora una volta, abbiamo avuto un altro esempio della negazione plateale del diritto del cittadino a conoscere i molti “perché” di un’informazione distorta, e proprio a poche settimane dalle elezioni.

La grandezza di Marco sta nell’averci insegnato che non si deve mai lasciar cadere nell’oblio un valore fondamentale per la persona e per le “società aperte” alle quali miriamo. La battaglia della conoscenza e dell’informazione si sarà certamente precisata meglio nella testa di Marco al tempo dell’invasione dell’Iraq. Essa è però stata – teniamolo ben presente – la preoccupazione costante di Pannella, da sempre. Lo dimostra, per tutte, una sua intervista del maggio 1976, in un periodo buio della storia italiana che ancora allunga le sue ombre sulla nostra democrazia.

Diceva Marco a “La Prova Radicale” nel Maggio 1976, a proposito di violenza e ricatto:

“Molti hanno capito istintivamente che era essenziale rompere una illegalità che dura da decenni, aprire a tutti il monopolio dell’informazione. Si tratta di obiettivi essenziali e ‘doverosi’ per dei libertari quali siamo; e la gente l’ha capito bene, soprattutto man mano che si accorgeva della complicità dei partiti di sinistra, e soprattutto del PCI con la DC. Ha capito che in queste situazioni non c’è scelta: o si lotta, anche fino alle ultime conseguenze, o ci si rende complici del regime. Ma c’era un altro obiettivo ‘doveroso’ per i radicali: spezzare una volta per sempre la censura pratica contro le loro lotte e la loro stessa esistenza politica. Non è un’auto-suggestione vittimistica, al contrario è il rifiuto di quella sorta di complicità che spesso lega i perseguitati ai persecutori.

Devono censurarci, perché se no dovrebbero parlare di noi troppe volte: per l’aborto, per la droga, l’omosessualità e la sessualità, l’antimilitarismo e così via; non c’è momento vitale in cui non siamo presenti. Ci censurano perché rappresentiamo la forza alternativa al regime; per questo, quanto hanno dovuto ammetterci alla televisione abbiamo ‘bucato’, come dice Umberto Eco, lo schermo.

In quale situazione ci siamo trovati, invece? Che mentre eravamo esclusi e censurati da più di un anno il PDUP era ammesso, al pari dei partiti di regime. Come mai questo regalo a un partito che non si è mai battuto per ‘aprire’ la Rai-TV? Semplice: il PDUP è arrivato alla Rai-Tv quando, proprio in seguito alle nostre battaglie, è diventato insostenibile ammettere solo i partiti ufficiali di regime. Così lo hanno ammesso. E il PDUP si è comportato da PSIUP: ritrovandosi questo regalo su un piatto d’argento, non si è sognato neanche di guadagnarsi una facile popolarità dichiarando di rifiutare il privilegio corporativo che isolava ancor di più le forze non di regime. Ha ingoiato regalo e piatto, invece, senza batter ciglio”.

Grazie Marco per la coerenza con la quale ti sei battuto per una vita per la libertà dell’informazione, e per il diritto di tutti a vivere in società dove la conoscenza sia reale e diffusa, e diventi finalmente un fondamentale diritto umano riconosciuto e garantito.

Sono onorato e lieto che questo Premio abbia un significato così alto per tutti noi.”

Guarda il video della consegna sul sito di Radio Radicale

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