Proteste in Iran e blocco quasi totale di internet

L’Iran ha bloccato l’accesso a Internet quasi completamente in tutto il paese, mentre continuano le proteste sull’aumento dei prezzi del carburante. “L’Iran è nel mezzo di un quasi totale blocco nazionale di Internet a partire dalle 18:45 UTC di sabato. I dati di rete in tempo reale mostrano che la connettività è scesa al 5% dei livelli ordinari dopo dodici ore di disconnessioni progressive della rete mentre le proteste pubbliche sono continuate in tutto il paese”, ha affermato l’ONG Netblocks.

Le proteste sono scoppiate in tutto il paese negli ultimi giorni dopo la brusca decisione, annunciata dalle autorità a mezzanotte del 15 novembre, di aumentare i prezzi della benzina come parte degli sforzi per attenuare gli effetti delle paralizzanti sanzioni statunitensi sull’economia del paese.

La mossa improvvisa ha scatenato manifestazioni in città e paesi in tutto l’Iran, con conducenti che hanno abbandonato i veicoli sulle autostrade e manifestanti che hanno bloccato le strade. Si stima che 87.000 persone abbiano preso parte alle proteste, secondo funzionari della sicurezza citati dall’agenzia di stampa semi-ufficiale Fars. Dozzine di banche e negozi sono stati incendiati o danneggiati, e circa 1.000 persone sarebbero stati arrestati. Inoltre, secondo stime di Al Arabiya al momento almeno 12 persone avrebbero perso la vita.

Il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei ha etichettato i manifestanti come “criminali” e ha accusato controrivoluzionari e nemici stranieri di alimentare i disordini: “Tutti i centri della malvagità nel mondo contro di noi hanno applaudito le proteste”. Ha ordinato le forze di sicurezza di “attuare i loro compiti”.

Da parte sua, Rouhani è stato citato dicendo: “Le persone hanno il diritto di protestare, ma questo è diverso dai disordini. Non possiamo lasciare che l’insicurezza si insedia nel paese attraverso tali disordini.”

In una dichiarazione alla televisione di stato, i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno fatto eco alla dichiarazione di Rouhani lunedì, avvertendo di un’azione “decisiva” se i disordini non cessano: “Se necessario, intraprenderemo azioni decisive e rivoluzionarie contro eventuali continui passi per disturbare la pace e la sicurezza delle persone.”

“Gli Stati Uniti sostengono il popolo iraniano nelle loro pacifiche proteste contro il regime che dovrebbe guidarli”, ha affermato la Casa Bianca in un comunicato domenica. “Condanniamo la forza letale e le severe restrizioni sulle comunicazioni utilizzate contro i manifestanti.”

Il 16 novembre, il Segretario di Stato Mike Pompeo aveva già twittato: “Come ho detto al popolo iraniano quasi un anno e mezzo fa: gli Stati Uniti sono con voi.” Ha anche ritwittato la sua dichiarazione di sostegno del luglio 2018 per gli iraniani che protestavano contro la “tirannia” del loro governo.

Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Abbas Mousavi ha attaccato Pompeo domenica per questo suo sostegno ai manifestanti iraniani, descrivendo il tweet del Segretario di Stato come “ipocrita” e dicendo: “La nobile nazione iraniana sa bene che dichiarazioni così ipocrite sono completamente prive di sincera simpatia.”

Laura Harth

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