Pubblicato il Rapporto 2017 di Human Rights Watch

Introduzione del Direttore esecutivo Kenneth Roth

La pericolosa ascesa del populismo. Attacchi a livello globale contro i valori dei diritti umani.

I diritti umani esistono per proteggere le persone dagli abusi e dall’abbandono del governo. I diritti limitano quello che uno Stato può fare e impongono degli obblighi su come uno Stato deve agire. Eppure oggi una nuova generazione di populisti sta trasformando questa protezione in modo inverso. Affermando di parlare per “il popolo”, trattano i diritti come un impedimento alla concezione della volontà della maggioranza, un ostacolo inutile alla difesa della nazione dalle minacce e dai mali percepiti. Invece di accettare i diritti come una protezione per tutti, si privilegiano gli interessi della maggioranza, incoraggiando le persone a convincersi pericolosamente che non avranno mai bisogno di affermare i propri diritti nei confronti di un governo ingombrante che afferma di agire in loro nome.

Il fascino dei populisti è cresciuto di pari passo con il malcontento generale verso lo status quo. In Occidente, molte persone si sentono escluse a causa dei cambiamenti tecnologici, dell’economia globale e a causa della crescente disuguaglianza. Episodi orribili di terrorismo generano apprensione e paura. Società più diversificate in termini etnici, religiosi e razziali hanno prodotto fenomeni di disagio. Vi è un crescente senso che i governi e le élites ignorano le preoccupazioni del pubblico.

In questo calderone di malcontento, certi politici fioriscono e guadagnano potere ritraendo i diritti come una protezione soltanto a servizio del sospetto terrorista o del richiedente d’asilo a discapito della sicurezza, del benessere economico e delle caratteristiche culturali di una presunta maggioranza. Dipingono come capri espiatori i rifugiati, la comunità di immigrati e le minoranze. La verità è una vittima frequente. La supremazia degli indigeni, la xenofobia, il razzismo e l’islamofobia sono in aumento.

Questa tendenza pericolosa minaccia di invertire i risultati del movimento dei diritti umani moderno. Nei suoi primi anni, questo movimento si occupava delle atrocità della Seconda Guerra Mondiale e la repressione associata alla guerra fredda. Avendo visto il male che i governi possano fare, gli Stati hanno adottato una serie di trattati sui diritti umani per limitare e scoraggiare abusi futuri. La protezione di questi diritti era intesa come una necessità per la vita dignitosa degli individui. Il crescente rispetto per i diritti ha gettato le basi per la fondazione di società più libere, sicure e prospere.

Ma oggi, un numero crescente di persone è arrivato a vedere i diritti non come una forma di protezione dallo Stato ma come un indebolimento degli sforzi governativi per difenderli. Negli Stati Uniti e in Europa, in cima alla lista delle minacce percepite troviamo la migrazione, dove le preoccupazioni relative all’identità culturale, le opportunità economiche e il terrorismo si intersecano. Incoraggiato dai populisti, un segmento crescente dell’opinione pubblica percepisce i diritti come una protezione soltanto per queste “altre” persone, non per se stessi, e quindi non indispensabili. Se la maggioranza vuole limitare i diritti dei rifugiati, dei migranti, o delle minoranze, dovrebbe essere libera di farlo, suggeriscono i populisti. Il fatto che i trattati e le istituzioni internazionali blocchino questa via non fa che intensificare l’antipatia verso i diritti in un mondo dove la supremazia dell’indigeno è spesso più apprezzata del globalismo.

Forse è la natura umana che rende più difficile il riconoscersi con persone diverse da noi stessi, ed è più facile accettare violazioni dei diritti. Si trova conforto nel presupposto pericoloso che l’applicazione selettiva dei diritti è possibile – che i diritti degli altri possono essere compromessi, mentre i propri rimangono al sicuro.

Ma per loro natura i diritti non consentono un approccio à la carte. Puoi anche non gradire i tuoi vicini, ma se sacrifichi i loro diritti oggi, metti a repentaglio i tuoi diritti domani, perché in ultima analisi i diritti sono fondati sul dovere reciproco di trattare gli altri come si vorrebbe essere trattati. La violazione dei diritti di alcuni è l’erosione dell’edificio dei diritti che, inevitabilmente, saranno necessari per i membri della presunta maggioranza nel cui nome si compiono le violazioni in corso. 

Dimentichiamo, a nostro rischio, i demagoghi di un tempo – i fascisti, comunisti, e loro simili che sostenevano una visione privilegiata degli interessi della maggioranza e che hanno finito per schiacciare l’individuo. Quando i populisti trattano i diritti come un ostacolo alla loro visione della volontà della maggioranza, è solo una questione di tempo prima che si scaglino contro chiunque sia in disaccordo con la loro agenda. Il rischio non fa che aumentare quando i populisti attaccano l’indipendenza della magistratura per il sostegno allo Stato di Diritto – cioè, per far rispettare i limiti al comportamento dei governi imposti dai diritti.

Tali affermazioni di una volontà della maggioranza senza restrizioni e gli attacchi ai controlli ed equilibri che limitano il potere governativo, oggi sono forse il più grande pericolo per il futuro della democrazia in Occidente.

I principali punti evidenziati da Kenneth Roth nella sua introduzione sono:

1. La diffusione delle minacce e le risposte tiepide
2. La retorica pericolosa di Trump
3. L’ondata populista in Europa
4. Autoritarismo crescente in Turchia e Egitto
5. Il fascino poco profondo dell’uomo forte
6. Gruppi civici e la Corte Penale Internazionale sotto attacco
7. Attacchi sulla popolazione civile in Siria
8. La necessità di riaffermare i valori dei diritti umani

Scarica qui il Rapporto 2017

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